9.11.11

[RECE] Uncharted 3


Ultimamente ho qualche problema con quei giochi che mi danno l'impressione di giocarsi da soli.
Il primo esponente di questo genere è stato Assassin's Creed che, oltre a numerosi altri problemi di gameplay (più o meno aggiustati nei capitoli successivi) introduceva un sistema di movimento e uno di combattimento estremamente facilitati. In sostanza, per balzare di tetto in tetto o per vedersela con un gruppo di avversari che ci accerchiavano, tutto quello che bisognava fare era premere un pulsante e poi, la posizione contestuale del protagonista rispetto all'ambiente o agli avversari, avrebbe fatto il resto, producendo azioni molto spettacolari da vedere ma per nulla appaganti da realizzare.
Questo approccio è poi stato replicato da numerosi altri giochi (su tutti, vale la pena ricordare uno degli ultimi, ignobili, capitoli di Prince of Persia) fino ad arrivare al recentissimo Batman: Arkham City, meraviglia tecnica assoluta e gioco incredibilmente bello e curato ne suoi contenuti e nella sua storia, ma forse non così divertente come si dice in giro, sotto il profilo del gameplay.
E veniamo alla serie di Uncharted, realizzata dai tipi di Naughty Dog.
Per quanto l'azienda di Santa Monica non abbia mai spiccato per la sua originalità nell'approccio, si è sempre distinta per l'elevatissimo livello tecnico e artistico, per la grande attenzione in fase di scrittura e per la sia capacità di "rubare" gli elementi validi di altri titoli, di saperli integrare nei loro gameplay di stampo tradizionale, e di perfezionarli nel processo.
Dove il primo Uncharted era un Tomb Raider + Gears of War (aggiungendo però un dinamismo e una varietà di scelte del tutto assenti dal titolo Epic), e il secondo capitolo continuava su questa linea rendendo il tutto ancora più preciso, veloce  e spettacolare, questa terza iterazione trafuga il meccanismo della azioni contestuali di cui parlavo in apertura, trasformandolo però in qualcosa di appagante anche in termini ludici, oltre che estetici.
E così, per quanto il nuovo sistema di combattimento corpo a corpo non sia poi così differente da quanto visto in Batman Arkham City, il risultato finale è tutto diverso. Dove nel gioco targato Rocksteady si ha la netta impressione che sia il computer a condurre i combattimenti, in Uncharted 3 ci si esalta per delle azioni che sono sempre e comunque una nostra scelta voluta e consapevole e non un qualcosa di precalcolato che prescinde dalla nostra volontà. E vi assicuro, non è roba da poco.
Aggiungeteci poi lo stato dell'arte della grafica, alcune scene tra le più spettacolari mai viste, una sceneggiatura che forse è la migliore mai scritta per un videogioco e una colonna sonora che non sfigurerebbe in una produzione cinematografica di alto livello e non vi dovrebbe essere difficile capire il perché io ritenga Uncharted 3 non solo uno dei migliori videogiochi dell'anno, ma uno dei migliori di sempre in senso assoluto.

Certo, il gioco non si inventa nulla e la sua formula è sempre la classica alternanza tra fasi di esplorazione-arrampicata, furiose sparatorie, combattimenti corpo a corpo, enigmi e corse spericolate, ma ognuna di queste fasi è talmente perfezionata, profonda e in grado di garantire un tale numero di scelte diverse, che non si sente il desiderio di avere nulla di più.
Giocare a Uncharted 3 è una goduria assoluta che appaga sotto tutti i punti di vista.
E' bello, spettacolare e coinvolgente, come un grande film d'avventura (uno di quelli buoni davvero) e offre un grado di divertimento che è proprio solo delle pietre miliari del medium videogioco.
Sul serio, se avete una Playstation 3, non potete perdervelo.
E, se non ce l'avete, andate a comprarla anche fosse solo per questo gioco.