5.12.11

Non ci hai pensato davvero.

Ho riflettuto a lungo sull'opportunità, o meno, di parlare di Davvero di Paola Barbato.
Perché, da una parte, ritengo che si potrebbe dire molto sulle basi progettuali e artistiche che stanno dietro a questo fumetto per il web e sulla loro messa in pratica. Dall'altra parte però, c'è sempre quella forma di censura che ci permette di parlare del lavoro dei nostri colleghi (e, in questo caso, amici) solo quando la nostra visione critica è pienamente positiva, rendendoci però muti quando il prodotto non ci convince in pieno.
Adesso, pur ritenendo questa convenzione ipocrita e molto dannosa (perché penso che attraverso un confronto onesto e aperto, si potrebbe crescere tutti meglio), non sono intenzionato a infrangerla.
Non oggi, almeno.
Ho deciso però di intervenire su un discorso che è a margine del progetto di Paola e che mi sta molto a cuore, specie nel preciso momento storico in cui ci troviamo.

Riporto qui di sotto uno stralcio tratto da un'intervista che Paola ha rilasciato sul blog di Antani (sì, quello che mi ha clonato l'indirizzo web):


Una volta che il progetto si è evoluto allora in molti sono entrati a gamba tesa sulla questione "soldi", cercando di farmi passare per una sfruttatrice. Ma i ragazzi sono adulti e vaccinati, sapevano che quelle sei tavole non gli avrebbero fruttato soldi ma solo visibilità, ed è abbastanza offensivo affermare che siano stati circuiti. Del resto neanche io ci guadagno nulla...


Dunque, io non so bene se Paola si riferisse a me, o meno perché, sì, qualche frecciatina sulla questione l'ho lanciata (non solo a lei, comunque).
Potrei chiederglielo facendogli una telefonata ma, in realtà, non è nemmeno importante.
Perché è verissimo che io vedo nella questione economica un punto di forte criticità per tutto il suo progetto.
La questione è che, dal mio punto di vista, il discorso di Paola sul fatto che i disegnatori sapevano che non sarebbero stati pagati ma che gli stava bene in funzione un investimento in termini di visibilità, somiglia troppo alle tante offerte di lavoro che si vedono in giro oggi e che stanno tagliando le gambe alle nostre generazioni più giovani (e non).

"Vieni a fare uno stage da noi. Lavori otto ore al giorno, tutti i giorni e senza retribuzione. Non guadagni una lira ma fai esperienza e stringi contatti e poi, chissà, magari da questo nascerà un lavoro vero. Come dici? E' un'offerta tremenda e dovremmo vergognarcene? Forse sì... ma qualcuno ti ha offerto di meglio?"

E, no.
Il fatto che nemmeno Paola veda soldi da questa cosa non la mette sullo stesso piano dei suoi disegnatori. Perché c'è una differenza grossa come una casa, etica e artistica, tra un professionista che un lavoro retribuito ce l'ha e che decide, per sua libera scelta, di pendersi gratis, in nome della passione o della voglia di fare qualcosa di diverso, e l'aspirante che accetta di lavorare gratis perché nessuno gli ha proposto del lavoro pagato.
Il mondo reale, quello che Davvero vorrebbe evocare, non è fatto da giovani ragazze della Brescia bene a cui vengono offerti ventimila euro in una busta. Il mondo reale è fatto da persone che, in questo momento, sono disposte a fare qualsiasi cosa e non per un guadagno immediato (magari!), ma solo per la promessa che, un giorno, grazie a quanto fatto, si possa iniziare a lavorare in maniera retribuita.

Ma le mie perplessità non sono legate solo a questo.
C'è anche il discorso sulle responsabilità.

Perché nel momento in cui tu non sei un pinco pallino qualsiasi ma un autore affermato, con un nome che ha un peso, quella visibilità che offri come contropartita al mancato pagamento è sì ampia ma, proprio per questo motivo, pure impietosa.
E diventa quindi  tuo preciso dovere fare in modo che quell'esordiente volenteroso sia pronto e che non venga gettato nell'arena in pasto ai leoni solo perché tu non hai trovato dei gladiatori migliori (che, vogliono essere pagati).

Nell'attimo in cui tu dai visibilità a qualcuno, se quel qualcuno è bravo e pronto, gli stai facendo un favore.
Ma se quel qualcuno pronto non lo è, gli stai facendo un danno, visto che la gente lo giudicherà con una durezza molto maggiore rispetto a quella con cui si giudica un autore esordiente che inizia a pubblicare su prodotti di profilo più basso.

Quindi, no, Paola, io non credo che tu sia una sfruttatrice.
Anzi, sono sicuro che nel dare vita a Davvero tu sia stata animata dalle più nobili intenzioni e credo che tu sia convinta che questo progetto farà bene al nostro settore.
Però credo che tu stia sbagliando e che abbia agito con poca consapevolezza.
E purtroppo penso che l'esempio di Davvero, se emulato (e verrà emulato, puoi giurarci, e non solo da persone in buona fede come te), finirà per dare vita a un sistema produttivo ancora peggiore di quello attuale (con le solite nobile eccezioni).

Chiamatemi dinosauro ma, oggi più di ieri, continuo a credere che il lavoro debba essere pagato.
Per una questione etica ma pure per una questione di puro e semplice professionismo.

95 commenti:

Pinocuozzo ha detto...

ottima nalisi..parlavo proprio ieri con la Barbato... è indubbia la sua buona fede... inoltre qualcosa bisogna inventarsi... io ad esempio dividerò spese e profitti con chi parteciperà a The Writer...etc...ci sono sistemi e sistemi...ma il succo rimane che ormai il mercato è cambiato e devono essere gli autori in prima persona a muoversi fuori dal classico circuito Bonelli etc...

Lowfi ha detto...

aldilà del discorso, che non posso che condividere, cos'è sta buffonata dell'indirizzo clonato???

RRobe ha detto...

Per Lowfi: lasciam perdere.
Cosa non si farebbe per due clik.

Lowfi ha detto...

apro subito prontiallaspesa

Fabrizio Spinelli ha detto...

Uhm...e io che stavo per dare alla luce "Dalla Parte di Casso Merrill" :D

DAVID MESSINA ha detto...

...pienamente d'accordo con te Rrobe, e da quello che intuisco tra le righe del tuo post credo che abbiamo le stesse perplessità sul progetto anche sotto gli altri punti di vista. (lo avevo notato anche io la cosa dell'indirizzo clonato e mi aveva lasciato parecchio perplesso, mi chiedevo se la cosa fosse stata fatta di comune accordo o meno!)

dedalus ha detto...

da precario universitario aggiungo che è sufficiente chiedere qualcosa, un compenso anche minimo, per separare interlocutori seri e responsabili da quelli a cui di te non può fregare di meno.

Non è questione di soldi, é proprio la mentalità che sta a monte che è diversa: c'é gente che davvero non vede ragione per cui il lavoro vada pagato.

Design270 ha detto...

Io sto partecipando al progetto. Ne sono orgoglioso e ci sono entrato perché c'è un gruppo di persone di cui sono amico e che stimo. Paola manco la conoscevo e dopo 4 chiacchiere mi è subito stata simpatica.
Condivido in parte il tuo ragionamento da buon genovese non faccio nulla che non sia retribuito ad esclusione di 2 casi fondamentali: il primo è l'amicizia, se un amico mi chiede un lavoro (che non impegni più di 3 giornatine di lavoro) io lo faccio gratis, che schifoso sarei, dai! :-) ma come ho detto io e Paola non sapevamo manco di esistere su questo pianeta (credo).
il secondo caso è quando si devono aprire nuovi spiragli, nuove prospettive, sperimentare nuove idee che coinvolgano più di 2 o 3 individui, dove una collettività può beneficiare di quel mio piccolo contributo e in linea prospettica anche il settore di intervento può iniziare a svilupparsi su quell'idea.
La verità è che sarà facilissimo che questo meccanismo torni utile alle file dei furbi, ma per quanto mi riguarda non mi sento sfruttato ne parte di un meccanismo difettoso. Penso sia l'inizio di qualcosa di importante, oh poi magari no, ma io ci credo. Si può?

Nebo ha detto...

rotfl l'indirizzo clonato, una tristezza di miseria che non credevo umanamente possibile

io faccio "tronchinellasfesa.blogspot.com"

Francesco_Imp ha detto...

Discorso condivisibile in linea di principio, però, se c'è differenza fra "un professionista che un lavoro retribuito ce l'ha e che decide, per sua libera scelta, di pendersi gratis, in nome della passione o della voglia di fare qualcosa di diverso, e l'aspirante che accetta di lavorare gratis perché nessuno gli ha proposto del lavoro pagato", c'è anche una differenza (pure grossa come una casa) fra chi sfrutta gli aspiranti per guadagnarci sopra (i tanti squali del mondo del lavoro), e chi ci mette del suo senza guadagnarci niente dal lavoro altrui.
E anche fra chi lo fa a sistema, e chi organizza un progetto una tantum, in cui i partecipanti fanno un singolo contributo , tutto sommato quantitativamente modesto.
Se alla fine poi dovesse nascere un progetto 'serio' (e quindi, pagato), poi non sarebbe meglio per il settore e per tutti, piuttosto che non lasciar perdere e continuare a lavorare con lo stipendio garantito dalla Bonelli?

p.s: poi sarei pure curioso di sapere un giudizio puramente narrativo sulla cosa, ma mi sa che per questo è meglio aspettare ancora qualche uscita...

BrunoB ha detto...

Hola, ho letto il fumetto (che non conoscevo) e non mi pare così male, certo finora è solo una premessa...

Per quanto riguarda il discorso sul lavoro non pagato, non credo che si possa stare sempre a generalizzare e a fare questioni di principio: magari per chi partecipa al progetto qualcosa arriverà, o magari no, e magari chi riutilizzerà la formula in maniera più maliziosa avrebbe comunque trovato altri modi di inculare il prossimo, e chissà?

maurizio battista ha detto...

Comprendo l'atteggiamento protettivo che hai verso i giovani autori e il settore, però (secondo me) bisognerebbe valutare queste iniziative caso per caso.
Nel caso di "davvero", abbiamo un fumetto che Paola Barbato ha fatto fatica a proporre presso gli editori canonici. Ne consegue un progetto animato da intenzioni oneste nei confronti del media: creare nuovi generi, sperimentare nuovi linguaggi, ecc. Poi, se le cose dovessero andare molto bene, ci sarebbe una conseguente revisione della sua iniziativa. E’ chiaro che se trova un editore pagante, cambia tutto. Credo che a questo punto valga il concetto di partecipazione consapevole. Se Paola Barbato ti parla con chiarezza di come funziona questa fase zero, e tu disegnatore accetti, non ha senso aspettarsi la luna.
Certo, sulla falsa riga di un fumetto di questo tipo, ci potrebbero essere dei furbetti pronti a ben altra interpretazione, ma da come la vedo, è sbagliato fasciarsi la testa in anticipo.

Miss Ubilik ha detto...

Robbbe sono molto d'accordo con il tuo punto di vista. ma è un problema generalizzato del web: gli utenti usano a gratis (o per donazione spontanea) chi produce lavora (spesso) senza vedere un soldo o molto poco. Il punto è che chi ha un nome fa bene a creare officine creative per dare visibilità ad artisti esordienti. Il ritorno non è in moneta ma in esperienza (professionale e di vita) che non è da poco visto che la maggior parte degli stagisti sono non pagati per fare lavori del cazzo

Lowfi ha detto...

sbronziallachiesa.blogspot.com

oh dio, potrei andare avanti tutto il giorno

dedalus ha detto...

@Francesco_Imp

"se un amico mi chiede un lavoro (che non impegni più di 3 giornatine di lavoro) io lo faccio gratis, che schifoso sarei, dai! :-)"

perché? se è un amico rispetta il tuo lavoro e sa che ha un valore.

Lavoro adesso (per fortuna!) all'estero e SOLO in Italia c'è questa abitudine a considerare il lavoro una cosa che è optional pagare

(che poi è anche una cosa recente: mio padre 30 anni al suo amico dentista mai avrebbe osato chiedere una visita gratis ...)

Davide ha detto...

scendo un attimo, manca il caffè

prontoallaspesa.blogspot.com

Joel ha detto...

Trovo la tua un'ottima analisi RRobe ma sinceramente ci voleva proprio la Barbato per realizzare una cosa del genere?
Non ci si poteva mettere d'accordo un po' di giovani fumettari o aspiranti tali e tirare fuori un po' di lavori personali?
Sarebbe magari bastato chiedere a te o ad un qualche sito specializzato di tenere un po' d'occhio la situazione, con recensioni e anteprime esattamente come è successo con "Davvero" e probabilmente si sarebbe ottenuto lo stesso rilevo mediatico (del quale non so se siano state divulgate delle cifre).
Alla Barbato, secondo me e da quanto ricordo dell'intervista del blog di Antani letta l'altro giorno, interessava in primo luogo raccontare la sua storia, darle uno spazio alternativo e solo successivamente dare visibilità ai disegnatori.
Resto comunque interessato e curioso di vedere gli sviluppi del progetto, avendo anche parecchi amici coinvolti.

inki ha detto...

secondo me RRobe è l'unico che ha il coraggio di dire chiaramente le cose in questi casi.. io da poco lo seguo qui sul blog, non lo conosco neanche più di tanto, e da poco seguo in modo consapevole, sistematico e riflessivo un po' le novità nel web (non solo di fumetto).. ho notato come lui proponga cose, segnalando anche offerte di lavoro, eventi, novità, ecc.. è altruista, non se ne frega.. sa di avere "grandi poteri che gli derivano grandi responsabilità".. e così dovrebbero fare molti che hanno sicuramente più possibilità di altri di fare i talent scout, di segnalare, di creare lavoro e di non sfruttare l'altrui lavoro e creatività.. non si può trovare lavoro sempre con il calcio nel sedere, si dia merito ai giovani e non, che si impegnano, che hanno voglia di fare e capacità di fare, senza metter su la solita pagliacciata sul dover fare esperienza, dover farsi mettere i piedi in faccia e via dicendo.. se uno il lavoro lo fa e rende, ma per quale motivo non dovrebbe essere pagato? cosa dobbiamo fare? sperare tutti nei gratta e vinci e nel lotto? mah

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

L'ho scritto su FB ma approfitto dell'ospitalità e lo posto anche qui.

L'analisi è ideologicamente condivisibile, ma valuto positivamente l'iniziativa di Paola. Mi risulta comunque che ci siano anche almeno un paio di professionisti alle prese con "Davvero". Credo che in cambio delle sei paginette, un giovane autore non riceva solo "visibilità" ma anche un sacco di consigli. I consigli di Paola e Matteo hanno un valore, quindi mi pare un rapporto ecquo.

Design270 ha detto...

@Dedalus> credo parlassi con me. Oh ma io mica sono tuo padre e nemmeno il suo amico dentista. Ho chiarito che si tratta di una scelta soggettiva. Io ci ho visto questa opportunità per il settore e secondo me le cose a volte devono esser fatte così. Comunque non ti preoccupare a te per un otturazione prendo 200 €. :-)

Stefano Santoro ha detto...

Sono d'accordo con te, Roberto.

e ti quoto anche qui:

(...) "Il punto è che oggi si fanno fumetti in cui ti danno 100 e ti dicono: se guadagnamo, poi ti diamo mille. Se il sistema di Davvero viene clonato (e, ripeto, lo sarà), il meccanismo diventerà: ti diamo zero e poi ti daremo 1000. Intanto tu lavora."

e qui:

"Negli ultimi 10 anni tutto il mercato fumettistico è andato al ribasso. Oggi si sta arrivando al punto in cui non si paga più nemmeno poco (come fa l'Aurea) ma non si paga nulla (come fanno tanti editori di medio livello che mandano i fumetti in varia, e come fa Davvero). Domani cosa? Saranno i disegnatori a pagare per poter essere pubblicati. Come già succede nel mondo della letteratura."

Non giudico la serie né le (senz'altro buone) intenzioni dell'autrice.... ma credo che stavolta si sia DAVVERO peccato d'ingenuità.
Ovviamente spero di sbagliarmi, spero che da questa faccenda nascano tante cose buone per i disegnatori coinvolti e per il fumetto in generale... ma sono pessimista.

inki ha detto...

si, non penso che vengano sfruttati letteralmente, e comunque sicuramente ne guadagnano di esperienza, di consigli, di passione, di disegno, di confronti, un valore altissimo, maggiore del valore dei soldi, dico sul serio. solo penso che dare pure solo 30-50 euro a testa, coloro che hanno già un lavoro e un certo nome, possano permetterselo e così dare anche un'esperienza lavorativa e non solo hobbistica a coloro che iniziano, no?!

Design270 ha detto...

ma non è vero!!! dai siamo seri, in quanti hanno fatto progetti in questi anni alzino la mano. Quante tavole di prova avrete realizzato che poi non sono andate in porto?
Queste sono solo 6 tavole 6.
Secondo me invece può essere un sistema virtuoso per generare staff di lavoro. Ora vi do il permesso di chiamarmi "credulone". :-)

dedalus ha detto...

@stefano santoro

a me risulta che già succeda nel mondo del fumetto che paghi per essere pubblicato ....

inki ha detto...

si, non penso che vengano sfruttati letteralmente, e comunque sicuramente ne guadagnano di esperienza, di consigli, di passione, di disegno, di confronti, un valore altissimo, maggiore del valore dei soldi, dico sul serio. solo penso che dare pure solo 30-50 euro a testa, coloro che hanno già un lavoro e un certo nome, possano permetterselo e così dare anche un'esperienza lavorativa e non solo hobbistica a coloro che iniziano, no?!

Massimo Giacon ha detto...

sto seguendo il progetto Davvero dalla prima puntata. La prima puntata mi lasciò molto perplesso, e le perplessità continuano, anche se sono curioso di vedere come procede... Diciamo che continuo a ad aspettarmi una "svolta" che però temo non arriverà mai. Al di là della questione pagare-non pagare gli autori, io entrerei nella questione prodotto, e tale prodotto, considerato che non ha problemi di editore nè di pubblico, al momento sembra il corrispettivo a fumetti di una qualsiasi puntata di "Un posto al Sole", sia per l'estetica che per l'originalità della storia...Insomma , poi non lamentiamoci che Bone, o Habibi, o Asterios Polyp (per citare tre diversissimi prodotti frutto di tre cervelli indipendenti dal mercato) li possono fare solo gli americani se abbiamo sempre paura di fare qualcosa di originale.

sraule ha detto...

applausi.
ed è un bene che queste considerazioni le abbia fatte tu. le ho ho fatte anch'io (su fb perché splinder era morto), ma la tua visibilità è maggiore.
quindi, grazie.

Tito Faraci ha detto...

Una nota a margine (ma neanche troppo, forse).
Non mi è chiaro il concetto di "giornatine di lavoro", usato con questa leggerezza.
Una giornata è una giornata. Un lavoro è un lavoro. Posso decidere di regalarlo, a un amico o per una causa che mi piace, ma non è un regalino. Ha un valore, anche quando non gli do un prezzo.

Francesco_Imp ha detto...

altra considerazione (oltre che provocazione):

Paola Barbato è prima di tutto autrice (sceneggiatrice) del fumetto, giusto?
Quindi perchè si deve pretendere che sia lei a pagare i disegnatori e non i disegnatori a pagare lei?
Perchè scenggiatore e disegnatore sono la mente e il braccio, per cui è giusto che il disegnatore intelligente paghi il disegnatore stupido? perchè lei è famosa e i disegnatori emeriti sconosciuti ? o perchè lei, svolgendo una funzione aggiuntiva di editor e coordinatrice deve in aggiunta accollarsi anche le spese?

Nell'editoria tradizionale dovrebbe funzionare che l'editore finanzia il prodotto, e gli autori lo realizzano, mi pare.
E' possibile che un autore si autoproduca, elminando l'editore e contribuendo al 100% per le spese e itascando al 100% i ricavi.
E' possibile che gli autori siano due (uno ai testi e uno ai disegni), e potrebbero fare lo stesso, dividendo al 50%.
E' possibile che gli autori siano 10, e si autofinanzino e dividano i guadagni sia in base a quanto speso, sia in base al lavoro svolto.

Ora arriva internet, che rende possibile l'azzeramento dei costi di distribuzione e pubblicazione, e che rende più facile l'autoproduzione da parte degli autori. Certo, guadagnarci divente più complicato, perchè non esiste più il concetto di vendita, si può guadagnare sulla pubblicità, o approfittare della visibilità per poi tornare all'editoria tradizionale.

Però non capisco perchè gli autori debbano farsi sfruttare gratis da un editore se questi non contribuisce al progetto... se l'editore x pretende prestazioni gratuite per pubblicare sul proprio blog un autore, questi può più facilmente aprirsi un proprio blog che non perdere tempo a protestare circa lo sfruttamento.

Per cui se Paola Barbato dà lavoro a degli esordienti non è tanto datrice di lavoro non pagante per questi esordienti, quanto loro coautrice, che contribuisce sceneggiando, coordinando, e mettendoci pure il nome, rendendo equa la collaborazione (a patto che poi gli eventuali entroiti che entrano in cassa in un secondo momento siano divisi equamente)

faureiana ha detto...

faccio un copia incolla di una mia nota fb:

pubblicata da Gloria Martinelli il giorno martedì 8 novembre 2011 alle ore 16.57

Mi tocca andare con ordine perché sto per parlare seriamente di una cosa che conosco poco e che merita almeno una riflessione approfondita. Perché la merita? Non lo so a dire il vero, forse semplicemente perché c'è gente che è coinvolta nel progetto che conosco e stimo.
“Davvero” è un progetto nato dalla mente della sceneggiatrice Paola Barbato e concretizzato da un sacco di altra gente di cui parlero' dopo.
Le varie interviste e la presentazione sul blog iniziano con : “ci chiedevamo perché in Italia nessuno tentasse di scrivere una serie intimista, romantica, di formazione, uno shojomanga ma ambientato qui, nel bel paese […] Perché nessuno offriva loro un prodotto seriale simile ma ambientato in Italia?[...]. Una storia sulle cose vere. Per un anno avevo provato a proporre un progetto simile ad alcuni editori italiani e la risposta unanime era stata che quel genere, da noi, “non va” […] “
Ok. “davvero” ?! … io ricordo di aver letto storie del genere, ambientate in italia o che potrebbero essere in Italia senza specificare nulla: Stupidomondo, Rockin Roads, Questa è la stanza, oppure in generale Baronciani, Fior,Toffolo...il problema è la “serialità” ?
Non mi risulta che questo sia un problema di “genere” ma proprio del fumetto, quali serie nuove sono nate in Italia negli ultimi anni? Certo, poi forse io ci sono affettivamente legata, ma Gea E' un fumetto intimista, impegnato, cazzone e divertente. Non è centrato su una sola cosa, ma c'è. C'è tutto. 18 numeri, anche se forse dovevano essere di più.
Quindi il progetto è partito così: fare una cosa nuova in Italia e visto che gli editori la schifano si mette gratuitamente sul web. Ci può stare.
E ora ok, smetto di fare la persona seriosa che tanto non mi crede nessuno e ritorno nel mio.
Ci sono cose che non capisco e soprattutto non capisco come persone che stimo, soprattutto professionalmente ci siano finite in mezzo. O meglio... non capisco come mai tutto questo entusiasmo su una cosa che a me sembra solo una delle tante e nemmeno la più figa tra queste.
E fino ad ora nessuno mi ha dato un motivo valido per cambiare idea.
Ho aspettato di vedere le prime tavole, che fosse online e “ufficializzato” il tutto.
Snocciolo velocemente quello che non mi quadra fino in fondo:
- E' un prodotto gratuito e fatto in maniera gratuita.
Nulla di male se tutti hanno lo stesso peso nel progetto.
Io “faccio parte del progetto” implica un certo “potere” decisionale su qualcosa.
Mi pare di capire che non è così e non capisco come sia gli esordienti (pochini nonostante le premesse iniziali...) che i professionisti non abbiano preteso un minimo.
Non si lavora gratis e qualcuno lì in mezzo me lo ha detto più di una volta...
[questo non è un “problema” degli autori ovviamente che penso proprio abbiano reso chiara fin da subito la situazione]
[...]

faureiana ha detto...

[...]

- Se è un prodotto “sperimentale” in tutto e per tutto e il centro è la narrazione e la “storia”, perchè non dare spazio a soli esordienti ? (ma esordienti veri). Ce ne sono anche di bravi eh, che magari non hanno mai avuto occasioni o coraggio o voglia di cercare qualche progetto editoriale.
Sono scelte, è vero. Mi chiedo solo “perchè no?”.
L'impressione delle prime tavole è di averlo già visto e già letto. Niente di nuovo.
- e arriviamo alla cosa che più mi ha lasciata un po' “così”...
Sulla pagina ufficiale di facebook sono riportate due tavole colorate con questo commento: […] In realtà una cosa davvero “sperimentale” c’è, e me ne assumo la completa maternità e responsabilità: il colore. Non c’è nulla di strano nel colore, anzi, il nostro capo colorista, Oscar Celestini, ha messo insieme un formidabile gruppo di ragazzi (e una ragazza): Walter Baiamonte, Stefania Finocchi, Luca Giorgi, Giuseppe Pica, Emilio Pilliu, Flavio Naspetti, Andrea Piccardo, Mattia Vergara. Nessuno di questi ragazzi colora male, anzi. E Oscar non è un supervisore distratto, tutt’altro. Ma le tavole non avranno una colorazione canonica, perché verranno virate. Personalmente. Dalla sottoscritta (e dal povero Bussola che mi deve sempre star dietro nelle cose tecniche). Non ho chiesto autorizzazioni, ho accettato pareri ma questa scelta è proprio fortemente MIA […] .
Mh. Non mi piace molto come situazione: perchè dovresti intervenire su un lavoro non tuo quando chiami gente che lo sa fare (o che è supervisionata cmq)?
Non puoi chiedere che vengano cambiate le cose che non ti piacciono? (cosa legittima e sacrosanta). E se vuoi che siano come le hai in mente c'è una comoda soluzione: le fai tu. O chi per te ha ben presente ciò che vuoi senza perdere troppo tempo.
Non capisco proprio il senso. E non capisco perchè agli autori del colore stia bene.
In conclusione: non ha destato il minimo interesse la storia/disegni/colore etcetct, ma i retroscena snocciolati dai canali ufficiali mi lasciano perplessa.
Liberissimi di farmi cambiare idea.

Copiaincollato solo perchè in parte sono d'accordo con te e rincaro pure la dose, come diceva Susanna, su una "piazza" con più visibilità e più possibilità di discussione. Vedi mai che non mi abbia risposto nessuno su FB perchè "non hanno letto...", ebbene sì, ad oggi di quel gruppo mi ha risposto solo 1 persona. peccato.

RRobe ha detto...

Per Francesco_imP:
forse perché Davvero è di Paola Barbato e non dei vari disegnatori chiamati a disegnarne gli episodi?
Suo il progetto, sua la messa in pratica e tutto il resto?
Ma che domande fate, alle volte... bho.

marcello albano ha detto...

ciao... lavorare per poter lavorare è un discorso che sento da tantissimo tempo. Il problema è che non è MAI vero. Quando lavoro gratis (e succede, per una quantità di motivi troppo lunghi da spiegare) non lo faccio per future opportunità, ma per adesione ideologica (estetica, a dire il vero) ad un progetto. oppure per amicizia. oppure ancora per puro esibizionismo, volontà di eisistere, tiramento di culo. Queste son cose reali, i soldi che ti daranno nell'anno del poi del mese del mai non lo sono.
Se vogliamo parlare poi dei nostri adorati fumetti, sono un media antico, apprezzabile come il jazz e le scatole cinesi del seicento, ma il loro significato, il loro ruolo nellla comunicazione moderna è vicino allo zero. Non a caso si rifanno infinite versioni di personaggi di cinquanta/sessant'anni fa invece di inventarne di nuovi. Esiste poi una comunicazione di nicchia, che NON è l'underground (Crumb e company li leggevano cinque milioni di persone a botta, oggi tutta la fantagraphic in un anno vende metà di un qualunque 52 della dc)che ha un suo valore, ma NON segue regole di mercato. Tutti noi autori sappiamo che il valore di una strip non è quello dei diritti di pubblicazione ma lo sfruttamento del copyright del personaggio e la sua adattabilità ad altri più fortunati media. Sullo specifico del Barbatofumetto, faccio un pò fatica a capire la sua dimensione sperimentale. Mi sembra un genere ben definito, fatto sul video invece che stampato in forma di elenco telefonico. Poco per definirlo un esperimento. La visibilità è una minchiata. Se uno vuol lavorare per la dc, va da cebulski, se vuol lavorar per i giapponesi va da loro. Esistono le mail per comunicare e social networks su cui far vedere quanto sei bravo. Aggiungo che in tutta la mia carriera non ho MAI ottenuto un lavoro mostrando un portfolio, ma questo è un altro discorso. Comunque, trovo che il dibattito che Roberto ha lanciato sia interessante, e aspetto di seguirne gli sviluppi.
Ciao e scusate la tirata.

Francesco_Imp ha detto...

@ RRobe

Son stato troppo prolisso, mi sa, per cui hai letto solo le prime righe, o sbaglio? Colpa mia.
Le domande erano volutamente paradossali, (e retoriche), il punto era sottolineare che il ruolo principale della Barbato in questa storia è di autrice, non di editrice, per cui mi pare improprio pretendere da lei il compito primario di un editore.

RRobe ha detto...

Eh, e io non concordo.

Francesco_Imp ha detto...

Ok. Volevo solo esser sicuro di esser stato chiaro, poi che ognuno abbia la sua opinione.

Design270 ha detto...

@Tito> oddio, se uso la parola "Giornatine" ho già dato un valore al mio lavoro, no? Se vuoi che specifichi, le giornatine di lavoro sono quelle mezz'orette in cui non faresti comunque una mazza e fare un favore a un'amico o un parente non ti costa nulla. Quelle mezz'orette messe insieme nel anno fanno delle giornatine.

Comunque quanta gente che si indigna, per sta cosa del valore del lavoro e poi tutti a regalare roba a editori che promettono mari e monti e poi non pagano comunque. Non distribuiscono o disattendono gli accordi contrattuali. E quando le cose vanno bene propongono accordi verbali da fame e devi pure ringraziare perché il tuo lavoro professionale verrà pubblicato, forse.

Davvero propone una novità nel modo di proporre una storia di questo tipo. Non è una novità di genere, è vero. Non è una novità fare delle tavole gratis. Non è un modo di lavorare che potrà protrarsi molto ma è l'inizio di un sistema che potrebbe essere premiante. Io ci sto dentro e ne sono convinto.

marcello albano ha detto...

chiedo scusa a ciccio cebulski... il suo omologo dc me l'han presentato a mantova ma non ricordo il suo nome. Il discorso, come molte equazioni, non viene invalidato dall'inesattezza di una sua parte (heh)

Nebo ha detto...

I post di RRobe rivisti da me: BRONDOALLAREZA.BLOGSPOT.GOM

Massy ha detto...

clamorosamente OT ma sono solo un lettore (di fumetti) e del blog ma il gioco del nome del blog clonato mi ha incuriosito

propongo la versione che piacerebbe al Cajelli (diego)

prontoall'arisa.blogspot

un blog che parla dei commenti del giudice di x-factor

saluti e scusate l'intrusione

Tito Faraci ha detto...

Sì, Design270, se usi il termine "giornatine" hai già dato un valore al tuo lavoro.

Design270 ha detto...

Non so se fai il finto tonto o provi ad offendere. Se dico Giornatine ho dato valore alla giornatina, non al mio lavoro che ti sfido a sostenere che non ha valore.

fausto bagattini ha detto...

grande.

fausto bagattini ha detto...

il grande era per l'articolo.

Ombra ha detto...

Tito Faraci ha detto:
"Non mi è chiaro il concetto di "giornatine di lavoro", usato con questa leggerezza.
Una giornata è una giornata. Un lavoro è un lavoro. Posso decidere di regalarlo, a un amico o per una causa che mi piace, ma non è un regalino. Ha un valore, anche quando non gli do un prezzo."

*like*.

BrunoB ha detto...

Mi reintrometto nella discussione per chiedere una cosa che aveva già accennato Design270, ovvero, perché a Coniglio va il trattamento di "guappo dal cuore d'oro" mentre la Barbato è come minimo l'ingenua che provocherà l'implosione dell'industria?

Planetary ha detto...

Dite tutti cose giuste, Roberto dice cose giuste.
Però.
Facciamo il confronto con un altro campo: l'informatica.
Quanti software ci sono realizzati, sviluppati, migliorati da una comunità di programmatori a titolo assolutamente gratuito? Non è che il tempo che butti nello scrivere linee di codice sia diverso da quello di disegnare/colorare/letterare delle tavole.
Bon, chi vieta di pensare a DAVVERO come un fumetto "open source" (tra molte virgolette, perchè ovviamente non lo è in senso stretto)?

Design270 ha detto...

@BrunoB> te la dico la differenza, Paola ha chiarito dall'inizio la gratuità dell'esperimento. Gli altri promettono promettono e poi ops, cambio di ragione sociale, non rispondono ai solleciti di pagamento, sono costantemente in riunione. Ma è più importante giudicare le GIORNATINE di lavoro che decidete di regalare ai vostri amici. Che forti che sono gli italiani.

RRobe ha detto...

Per BrunoB: perché il trattamento "guappodalcuored'oro" ve lo siete sognato.
Io ho detto cose ben diverse su quel topic.
E pienamente coerenti con questo.
Poi, per carità, siamo su internet e sono io lo sciocco che certe volte pretende una lettura attenta, ma le cose stanno così.

BrunoB ha detto...

No no, il post su Coniglio me lo sono letto tutto allora e per sicurezza me lo sono pure andato a ritrovare e rileggere adesso, e, per quanto ci siano premesse e distinguo, comunque i toni mi sembrano diversi da quelli di questo post, e di segno opposto.

Pure altrove - mi sembra su fumettodautore? - Coniglio viene rimpianto e viene addirittura proposta una colletta per salvarlo, tra l'altro chiamandoti direttamente in causa.

Invece la Barbato viene criticata senza mezze misure - non solo da te, ma anche nei vari commenti - per peccati (se proprio così li si vuole vedere) molto più lievi rispetto a quelli di Coniglio.

Per cui il succo è: Coniglio è più simpatico/fico/amabile della Barbato?

Nebo ha detto...

Ragazzi


Rag



RAGAZZI

OH





RAGA

OH, RAGAZZI, E SE INVECE FACCIAMO










Sentite un attimo

















Rag




RAGAZZIIII





















Eh, dico, e se invece facciamo


















RAGAZZI






SE FACCIAMO BRODOALLAFESA.BLOGSPOT.COM





Cagatemi un attimo

Manuel ha detto...

Quando dici:

"Il mondo reale è fatto da persone che, in questo momento, sono disposte a fare qualsiasi cosa e non per un guadagno immediato (magari!), ma solo per la promessa che, un giorno, grazie a quanto fatto, si possa iniziare a lavorare in maniera retribuita.",

parli di una promessa che in questo caso non mi sembra sia stata fatta, o sbaglio? Certo che, se fosse stata fatta, cambierebbe le considerazioni su tutta la faccenda. Io però, visto che il problema è di natura economica, trovo fondamentale che il lavoro dei disegnatori, in questo caso, non è sfruttato per fare soldi: ben diverso da chi vende un fumetto e non paga chi l'ha realizzato. Come può essere, un sistema del genere, sfruttato per peggiorare il sistema produttivo? Cosa, peggio del non essere pagati, potrebbe mai accadere?

Invece non capisco quello che vuoi dire con:

"Nell'attimo in cui tu dai visibilità a qualcuno, se quel qualcuno è bravo e pronto, gli stai facendo un favore. Ma se quel qualcuno pronto non lo è, gli stai facendo un danno, visto che la gente lo giudicherà con una durezza molto maggiore rispetto a quella con cui si giudica un autore esordiente che inizia a pubblicare su prodotti di profilo più basso."

Intendi forse che la Barbato non riesca a giudicare se un disegnatore sia adeguato o meno all'esordio? Il danno è così tangibile? E una prodotto come DAVVERO la reputi di alto profilo?

RRobe ha detto...

Nebo mi stai uccidendo :asd:
Vanno raccolte!

Lowfi ha detto...

Ci sto, diventeranno i prossimi chuck norris facts

propongo anche

prontoallapesa: il sito di un ciccione che non ha paura di misurarsi con la bilancia

scopoallaresa: un uomo che le prende per sfinimento

amoreall'obesa: le storie di chi scopa solo oltre i 100kg

eh? eh? daidaidai

Giorgio Salati ha detto...

Uhm, un punto di vista su cui non avevo mai riflettuto ma che è anche condivisibile, almeno in parte.

Un punto di vista sincero visto che tu e Paola siete amici.

Per quanto mi riguarda in effetti sarebbe meglio che chi fa partire un progetto paghi qualcosa ai propri collaboratori, anche solo una cifra simbolica.

Però la situazione di Paola, visto che non è un editore e che non ci guadagna niente, mi sembra MOOOLTO meno grave di un editore che non paga. Non riesco a vederlo come sfruttamento, al massimo come eccessivo entusiasmo e "idealismo".

Per dire, io stesso che non lavoro mai gratis quando ho saputo di questo progetto mi è dispiaciuto non essere un disegnatore perché mi sarebbe piaciuto partecipare. Mi sembrava un esperimento molto interessante e penso che molti disegnatori siano rimasti coinvolti prima di tutto dall'idea e dall'entusiasmo di Paola.

Lei giustamente non si è rivolta a professionisti scafati perché non voleva chiedere dei "favori" a gente che viene regolarmente pagata. L'ha chiesto a ragazzi esordienti cui comunque fa comodo poter dire di aver pubblicato qualcosa. Al di là della "visibilità" perché lei è una sceneggiatrice affermata, iniziare a pubblicare qualcosa è la prima urgenza di un esordiente.

Se si fosse trattato di un editore che percepisce dei soldi sarebbe stato vero e proprio SFRUTTAMENTO, in questo caso lo vedo più che altro come un mutuo aiuto.

Certamente però hai ragione nel dire che potrebbe essere un precedente pericoloso che distorto dai soliti furboni può trasformarsi in sfruttamento. Ma non so nemmeno se sia un problema di Paola, a questo punto.

Per quanto riguarda il problema di disegnatori che pubblicano senza esserne ancora all'altezza: le prime puntate mi erano sembrate ancora all'altezza, complice una storia che non necessita di grandi scene d'azione e una colorazione giustissima che aiuta a sintetizzare il disegno. I disegni dell'ultima puntata però in effetti non mi sono sembrati granché, e su questo faccio mea culpa: non ho avuto il coraggio di criticare.

Per finire, una riflessione. La storia finora mi è piaciuta, e se una storia regge bene anche con dei disegni non ottimali, vuol dire che è veramente buona.

Giorgio Salati ha detto...

@Nebo: posso partecipare anch'io?


scrondoallafresa:

Le avventure dello Scrondo in acciaieria.


tromboallasera:

questo non C'è bisogno di spiegarlo.

Planetary ha detto...

Io ho sempre pensato "prontoallaressa", che in questo blog ci sta pure bene :)

Lowfi ha detto...

prontoallafessa!

hihihihih

maurizio battista ha detto...

Vanno assolutamanmte raccolte!
Ci provo anch'io.

prontoallatresca.blogspot.com

un blog per incontri extraconiugali clandestini.

el ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
p. ha detto...

"Credo che in cambio delle sei paginette, un giovane autore non riceva solo "visibilità" ma anche un sacco di consigli. I consigli di Paola e Matteo hanno un valore, quindi mi pare un rapporto ecquo"

Ecco perchè in Italia non C'è lavoro per i fumettisti U_U

Fabio D'Auria ha detto...

Stavolta non sono daccordo.

Sono 6 pagine disegnate senza compenso, che non sono 94, che non verranno stampate da un editore che si vanta di essere editore (ma quando deve pagare diventa "associazione culturale"), che non sono ottenute promettendo soldi sul venduto.

Sono 6 pagine, meno di quelle che si mettono in un portfolio decente, 1 o 2 in più di quelle che ti chiede qualsiasi grosso editore come prova.

6 pagine che un "aspirante" può realizzare su sceneggiatura di una scrittrice di professione.
(e chiunque fa fumetti capisce la differenza)

6 pagine in fila da mettere nel portfolio, già revisionate da 2 professionisti, colorate da sembrar più belle e messe online con un gran "chiasso" pubblicitario che nessun blog di aspirante riceve.

Io il guadagno ce lo vedo.

Fabio D'Auria ha detto...

pronoallaresa.blogspot.com
per gli sfiduciati

spronoallarissa.blogspot.com
trollaggio compiaciuto

The Ramf ha detto...

Quoto Fabio D'Auria in tutto e per tutto.

effe ha detto...

MI sembra una discussione interessante.
Ma aggiungerei: di chi sono i diritti, davvero?

RRobe ha detto...

Ecco.
Questa è una questione che io ho dato per implicita e che invece avrei dovuto sottolineare.

Nebo ha detto...

LARESADIBRONTE.BLOGSPOT.COM, un nuovo triste capitolo della storia italiana nell'Internet.

Comunque é vero che RRobe catalizza mentecatti a ritmi vertiginosi.

Adriano ha detto...

Mi sono letto il fumetto...
A me fa cagare, storia e disegni.
Paola non prende soldi, i disegnatori non prendono soldi, io non spendo soldi ma posso sempre dire la mia sul prodotto.
Ps
Ha fatto bene il papà a mandarla a farsi dare in culo da un prete sordo a quella stronza della figlia che chatta con le amiche tramite un Vanity Limited Edition della NGM impreziosito dagli splenditi Swarowsky Zirconia... Eddaisù!

Oscar ha detto...

entro ed esco:
prontoallamessa.blogspot.com

anche qui, evito da me di commentare :-)

Bye

Stefano ha detto...

La Barbato ha fatto una proposta, qualcuno l'ha accettata, quel qualcuno ha le capacità di intendere e volere ed è quel qualcuno che sbaglia, perchè se Paola non avesse trovato nessuno a gratis, non avrebbe portato avanti il progetto o avrebbe dovuto pagare.
Qui poi subentra anche il discorso sull' arte in se che come tale è disgiunta dall'introito ed io per necessità d'espressione personale posso anche decidere di accettare certe condizioni.
Questo è solo ciò che penso io.

Se ti può consolare anche nelle serie televisive quando si gira il pilota nessuno riceve un compenso. Lo si fa con la speranza che possa portare introiti futuri.
ciao

Avorio ha detto...

capisco il discorso di tutti.
però io penso anche questo: se io ho un progetto dove non guadagno niente e qualcuno ci vuol partecipare...
E' come se avessi un puzzle da 10000 pezzi e dicessi:'ragazzi, voglio fare un puzzle, mi aiutate? nessuno ci guadagna ma almeno ci divertiamo insieme'.
un conto è se la Barbato ci guadagnasse sulle spalle degli altri, ma così facendo...
quanti siti di comics e fumetti pubblicano fumetti di esordienti e ci guadagnano sopra? almeno la Barbata è trasparente su sto punto.
Io sono pro-Barbato, a prescindere poi che il fumetto mi piaccia o meno.

el ha detto...

Continuo a non capire perché una persona accetti di collaborare ad un progetto creato e gestito da un altro, dove non ne deterrà nessun diritto, non otterrà nessun compenso, con la consapevolezza che concorrerà a far abbassare sempre di più il livello (economico) del mercato italiano del fumetto.

Sospetto che per alcune persone l'interesse principale è "esserci" a tutti i costi, per "esserci" intendo riuscire ad entrare a fare parte di una specie di "cerchio magico".

Non vedo altre spiegazioni.

Planetary ha detto...

@el
Ma DAVVERO è "fuori mercato". Nel senso che non è venduto, non è stampato, non è distribuito coi crismi del caso. E' formalmente un fumetto, ma non lo è come sistema di produzione. Non so se mi sono capito :)

el ha detto...

@Planetary
certo, e questo non fa che rendermi ancora più perplessa verso alcune scelte.
Se ci pensi bene chi ha aderito a quell'iniziativa, rispondendo ad un annuncio di "lavoro" ma che lavoro non da (dovendo fare pure una selezione addirittura), alla fine altro non è che manodopera a costo zero.
E anche se l'iniziativa non rientra nella categoria classica di mercato, influisce sulle scelte future dando l'idea che si può produrre fumetti senza più pagare nessuno.

Sicuramente non accadrà mai, ma se per ipotesi Bonelli editore decidesse che d'ora in poi non pagherà più i suoi lavoratori, questi alla fine resteranno comunque a collaborare con lui? io non credo proprio, allora perché?

Sarebbe stato differente se l'iniziativa della Barbato avesse coinvolto solo gli autori stessi, a quel punto sarebbe stato un web comics come ce ne sono tanti.

Fabio D'Auria ha detto...

Ma dando idea a chi?
Questa è un anomalia dovuta al nome della Barbato, prova tu a fare lo stesso annuncio per il tuo fumetto autoprodotto (e che quindi ha anche una stampa) e vedi quanti ti rispondono.
Secondo me se raccogli 2 nomi è tanto.

Se editori che non pagano alla fine non sbancano è proprio perchè è altro rispetto a "davvero", finita l'operazione nessuno dei partecipanti avrà da ridire sulla Barbato, invece prova a sentire quelli che han lavorato per gli editori che non pagano cosa ti dicono.

è un esempio campato in aria il tuo, non sono state estorte pagine col miraggio della pubblicazione, qui ha giocato tutto solo il nome della Barbato.
E il perchè così tante persone abbiano accettato con entusiasmo (e precisiamolo) di "regalare" 6 pagine l'ho spiegato nel mio post precedente.

el ha detto...

Fumetto MIO e AUTOPRODOTTO significa che me lo faccio da sola me lo pago da sola senza chiedere a nessuno di aiutarmi gratuitamente solo perché magari ho un nome famoso ( infatti io mi autoproduco il mio fumettino e non m'è mai passato per la testa di mettere annunci del genere!)

In passato ho dovuto rinunciare a lavorare nel fumetto come disegnatrice proprio perché scelsi di non continuare una collaborazione con un editore che non poteva più pagare.
Non ha chiuso subito, ma ha continuato perché al posto mio e di altri come me ha trovato MANODOPERA GRATIS!

Fabio D'Auria ha detto...

Quindi la Barbato per non essere criticata se lo dovrebbe disegnare da sola?

Non credo abbia aspirazioni da autrice completa (e tu non voglio che ti cerchi collaboratori, era un esempio), e il perchè sbagli giudizio (parere mio eh) l'ho già spiegato.

Scusa, ma l'editore non pagante, se dopo te non trovava nessuno pensi che avrebbe cominciato a pagarti? Io credo di no, un conto è darsi un budget (basso) e prendere poi chi chiede meno, un conto è 0 che 0 rimane.

Planetary ha detto...

@el
Credo che un eventuale editore in malafede lo sia a prescindere dalla Barbato o chi per lei :)
Nel senso, non ha bisogno (e non hanno mai avuto bisogno) di questi alibi per farlo.

Poi spero sia pacifico che un conto è non pagare per un lavoro che è stato pattuito e un conto non farlo sapendo prima la sua gratuità
E un conto è un editore, un conto un privato che raggruppa altre persone senza guadagnarci lui per primo.
In sintesi, il lavoro gratuito esiste da tempo (prendiamo il volontariato, ovviamente sfrondandolo delle motivazioni morali in questo caso).
Anche le fanzine si facevano a gratis, da quelle amatorialissime a quelle pro. La vedo un po' in quest'ottica.

Luca Erbetta ha detto...

Cambiamo un'attimo la prospettiva, e chiediamoci:
Ma se "Davvero" fosse stampato e distribuito, con la qualità (a mio giudizio) piuttosto bassa che si ritrova, venderebbe?

Potrebbe competer con gli shojo giapponesi?

el ha detto...

Non ci siamo.
Io parlavo di una serie a cui ho partecipato, il primo numero pagato, poi son finiti i soldi, per tutti.
Io ho rinunciato a continuare ma il progetto di questo editore è andato avanti perché altri hanno accettato di lavorare gratis.
Se chiudeva per mancanza di fondi non creava un precedente.
Sto parlando di 15 anni fa, cominciarono a trovare facilmente manodopera gratuita anche grazie alle scuole e adesso ormai è quasi una normalità.

Si, la Barbato doveva disegnarselo da sola o nel suo caso, avvalersi del solo curatore grafico dell'opera, nonchè suo coautore.
Il progetto è suo gli altri sono solo manodopera.

Il fatto che fare 6 tavole gratis sia ripagato dall'opportunità di avere consigli, visibilità e tutto il resto è solo una scusa, la stessa che usano le aziende che prendono stagisti.

Per me il lavoro gratuito non dovrebbe esistere.
Lavorare implica tempo, fatica, rinunce e deve avere un valore tutto questo, ma se sei tu stesso a non dare valore al tuo lavoro come pensi che possano dartelo gli altri?

Il volontariato è una cosa totalmente diversa e riguarda il sociale, esempio sbagliato.

Le fanzine, sono una cosa diversa perché si tratta di collaborazione alla pari fra i partecipanti, come le autoproduzioni sono personali e riguardano solo l'autore.

Fabio D'Auria ha detto...

Il fatto che ci partecipino anche professionisti zittisce i tuoi vaneggiamenti...

el ha detto...

Peggio che mai!
Se anche i professionisti cominciano a lavorare gratis ( il che li trasforma in "dilettanti" perché lo fanno per diletto a quel punto, ahimè) siamo veramente arrivati.

E non mi sembra proprio di vaneggiare.

Fabio D'Auria ha detto...

E l'autoproduzione "one man band" cos'è allora? Nessuno ti paga per farlo, nessuno t'ha chiesto di farlo.

dici: "Per me il lavoro gratuito non dovrebbe esistere.
Lavorare implica tempo, fatica, rinunce e deve avere un valore tutto questo, ma se sei tu stesso a non dare valore al tuo lavoro come pensi che possano dartelo gli altri?"


Il tuo "valore" qual'è stato?
E perchè non dovrebbe valere la stessa cosa per chi disegna 6 pagine per Davvero?

el ha detto...

Autoproduzione come ho gia detto è un'altra cosa.
Seguimi:
io ho un mio progetto a cui tengo che amo, amo i miei personaggi e mi diverte farlo, mi rilassa e questo mi ripaga.
Infatti io mi ritengo un' autrice dilettante.
Dei partecipanti al progetto di Davvero quanti di loro sinceramente amano quel personaggio e le sue avventure? sono storie che non ti appartengono e infatti come dici anche tu quello che te ne viene in cambio, dato che non è il denaro, son altre cose, no?
Chi di loro lo fa semplicemente perché gli piace farlo, così per diletto?

Fabio D'Auria ha detto...

Ah ecco, fai la vaga ma c'è un motivo del tuo "astio".

Guarda che Paola non credo abbia mai detto di aver inventato un genere o di essere la prima a parlare di queste cose.
Ha detto che il genere in Italia (che sia un prodotto italiano, senza scimmiottare lo stile manga) non esiste. che tu faccia storie di quotidianità tra ragazzi lo sai tu e chi ti ha comprato l'autoproduzione, ma non è quello di cui parlava la Barbato.

Inutile citare Sprayliz o altri, stiamo parlando di fumetti ITALIANI in giro ora.

el ha detto...

Vaga un bel niente, ho messo il link al mio post in questa discussione gia da ieri.

Il fatto che lei dica che in Italia nessuno ha mai fatto cose del genere lo può dire solo in funzione al fatto che lei è famosa e tutti gli altri no.

Fabio D'Auria ha detto...

Scusa ma dov'è il link al tuo post "già da ieri"?

Non ha detto "nessuno ha mai fatto" ma che alla sua proposta le rispondevano che non c'è mercato per questo tipo di proposte.
(ma ora basta, tanto finchè non ti cala il risentimento non si va avanti)

el ha detto...

Oddio ora si va sul personale?
Mica ho risentimento nei tuoi confronti.

E il link è nel post sopra.

Design270 ha detto...

Scusate, giusto per intromettermi nei vaneggiamenti :-). Io sono un professionista e ho prestato la mia mano al progetto di Paola con grande piacere e non me ne vergogno per nulla. Ho spiegato più sopra cosa ha dettato la scelta di dare il mio contributo. Oh! è soggettivo, magari altri vi spiegheranno che l'hanno fatto per la fama, altri per promesse non mantenute, altri perché amano "dilettarsi".

el ha detto...

Contenti voi.

p. ha detto...

Per me il lavoro deve essere retribuito U_U.

P.S mi avete dato un idea provo a chiamare l'idraulico per vedere se
per diletto mi aggiusta la caldaia :)

Fabio D'Auria ha detto...

p. (che vedo fai parte casualmente dello stesso gruppo di el) due amici mi hanno aiutato sia nel trasloco sia a montare 6 metri di cucina, compreso tagliare il "top" per incastrarci fornelli e lavello.
Non li ho pagati, non gli ho promesso una pubblicazione ne percentuali sulle zuppe. Sono tornati in seguito per aiutarmi in altro, uno di sua iniziativa (quando era ancora caldo) mi ha tagliato tutta la siepe del giardino.

Chiedere non costa nulla, se sei una brava persona qualcuno che ti aggiusta la caldaia lo trovi

p. ha detto...

Mi sa che sei un caso perso per me
ci rinuncio bye bye :)

p. ha detto...

P.S
infatti sono anche cattivo

el ha detto...

Ma allora lo fate per amicizia verso la Barbato?
Allora perché lei ha messo l'annuncio?
Poteva telefonarvi.