31.5.11

Una domanda per i vari giornalisti di settore (di fumetti, dico)

Una curiosità per tutti i giornalisti che operano nell'ambito fumetti e per i responsabili dei vari siti specializzati: ma voi ricevete copie dei volumi e degli albi da parte degli uffici stampa delle varie case editrici di fumetto? Valgono pure i pdf.
Mi fate sapere? Sto scrivendo un pezzo su una roba ma non voglio basarmi solo sulla mia esperienza.

30.5.11

Speriamo che non imparino.


Sia chiaro, sono felicissimo dei risultati di Milano e Napoli e spero davvero che questo sia il primo passo di un grande cambiamento.
Però, vedere il PD che esulta di una vittoria ottenuta da altri e per il suicidio degli avversari, mi lascia perplesso. Ho come l'impressione che Bersani e compagni si stiano facendo belli con il cazzo di un altro, esultando di essere riusciti a pestare un masochista.
Per il momento, io spero che il PDL non impari nulla dai suoi tragici errori di comunicazione, e che Berlusconi, Bossi e la loro ciurma, continuino a fare quello che hanno fatto fino a questo momento. Perché qualsiasi avversario diverso da questa allegra combriccola di picchiatelli, per me è ancora fuori dalla portata del PD di Bersani.

Ancora sulle Feltrinelli Express e Napoli Comicon

Torno un momento su QUESTO argomento per due motivi.
Il primo motivo è legato al fatto che sono passato per la Feltrinelli Express di Milano e l'iniziativa legata ai Premi Micheluzzi ancora non ha avuto inizio.
Il secondo motivo è che mi è venuta in mente una roba che non so bene come ho fatto a non pensarci prima.
Premesso che io trovo giusto fare le domande, penso pure che farne solo alcune, sia un atteggiamento fazioso.
E se ti fai un giro di telefonate per chiedere alla Feltrinelli Express se sanno qualcosa a proposito del premi Micheluzzi scoprendo che no, per il momento, non ne sanno nulla, poi devi pure chiamare i diretti interessati (quelli che l'iniziativa l'hanno organizzata) e chiedergli il perché di questa situazione, prima di sparare a zero sul pianista.
Questo è giornalismo.
Tutto il resto è disinformazione pura e semplice.

Sulla scorta di queste riflessioni, ho parlato con Claudio Curcio, direttore di Napoli Comicon, per chiedergli dove fosse l'impiccio.
Ecco cosa mi ha risposto.

Ciao Claudio, qual è il problema del ritardo legato ai premi Micheluzzi e le Feltrinelli Express?

Come immagini non è semplice logisticamente attivare queste operazioni, soprattutto la prima volta. È successo poi che oltre al tempo tecnico tra gli ordini e la consegna alle Feltrinelli, si è aggiunta l'indisponibilità di un paio di libri, cosa che ci ha fatto decidere di aspettare di averli tutti insieme per partire con la promozione, che a questo punto, dovrebbe essere attiva nei mesi di giugno e luglio (abbiamo pensato che sia anche molto meglio così, visto la tipologia di librerie, che vedono alzare di molto il numero di clienti in questo periodo).
In ogni caso questo ritardo non influirà assolutamente sulla promozione, visto che saranno comunque decine di migliaia i visitatori delle Feltrinelli in oggetto che potranno venire in contatto, in molte occasioni per la prima volta, con un assortimento di libri di straordinario interesse: dando così beneficio e maggiore importanza non solo ai nostri Premi ma soprattutto agli Autori ed Editori che li hanno vinti.
Ad ogni modo, ripeto, questo è una prima esperienza che ci permetterà, insieme alla direzione delle Feltrinelli, di aggiustare il tiro nelle prossime edizioni, con l'obbiettivo dichiarato di estendere l'accordo anche agli altri punti vendita della catena, speriamo.
Le Feltrinelli che partecipano alla promozione, ricordo, sono quelle Express di Napoli, Milano e Torino, e la Feltrinelli Libri e Musica di Torre Argentina a Roma.



Ringrazio Claudio per la disponibilità e aggiungo pure che, nel momento in cui vi scrivo, pare che gli espositori con i volumi vincitori del premio Micheluzzi, nelle Feltrinelli Express, siano arrivati. Non ci sono tutti i volumi (per problemi di magazzino e disponibilità) ma pare che sia un problema che verrà risolto a breve.

EDIT:
QUI trovate un pezzo di replica a questo.
Giudicate voi.

29.5.11

Ozzy e Marcus...

La storia di questa serie a è una grossa idiozia, raccontata con il culo (come ho già avuto modo di dire spesso), e ok.
Ma quando ti fanno un teaser del genere, con un grafica del genere, una regia del genere e i Black Sabbath di sottofondo... ma che cazzo gli vuoi dire a quelli di Epic?



I samurai dello studio di Andrea.

Ridendo e scherzando, io e Andrea siamo quasi arrivati a realizzare cinquecento tavole insieme (tra John Doe e questo nuovo progetto) e vedere, in uno studio così bello e luminoso, tante cose che sono anche mie, è una cosa che mi fa stare bene.
Tra parentesi, quando tutto sarà finito e il tempo avrà fatto il suo sporco lavoro, credo questo sarà il lavoro che rimarrà.

28.5.11

La trama di Trama




Mostra delle tavole di Trama di Ratigher, a Bologna.
I tre uomini di affascinante bellezza e talento nella foto sono Andrea Accardi, Luca Genovese e il sottoscritto.

Se poi vi interessa, QUI trovate la recensione del fumetto.

Dal Far Game di Bologna

Last Samurai 2
del sottoscritto

Purple Tentacle
Di Q

Another World
di Mp5

Invaders

Halo Reach Propaganda

Family
di Paolo Pedroni


Purtroppo, non sono riuscito a reperire i link ai blog o ai siti di tutti.

27.5.11

Rod Lurie che tu possa morire. Male. E in maniera umiliante.

Qualche giorno fa dicevo che i remake vanno presi alla buona.
Che tanto non toccano di una virgola il materiale orginale.
Che, certe volte, il materiale originale non è poi così sacro.
E via dicendo.
Però, cazzo... questo no.

Chi cazzo sei, Rod Lurie?
In base a quali meriti ti hanno dato l'opportunità di fare questo scempio?
Se penso alla figura umana di Peckinpah. Se penso al suo cinema. Se penso a quello che rappresentavano (e rappresentano ancora) l'insieme di questi due elementi...

Ti voglio estinto, maledetto pezzo di merda.

24.5.11

Far Game 2011


Far Game.
Io ci faccio un salto il 28 che c'è anche una mia roba in mostra (questa).
Il programma di sabato sembra davvero molto interessante.
Se mi vedete, salutatemi cordialmente.

John Doe 8


Mi sa che è arrivato in edicola.
E' un numero a cui tengo un sacco, per un mucchio di motivi diversi.
Le ragioni principali però, sono gli straordinari disegni di Massimo Dall'Oglio e la fantastica cover di Davide De Cubellis (che ha uno di quei blog odiosi che quando li apri parte la musica e ti incasina il browser ma vabbè, mica può essere perfetto).


23.5.11

Visto mai...


Matteo Stefanelli ha dato vita ad un progetto divertente.
In molti ci sono aggregati, tra cui, pure io.

Qui sotto il comunicato stampa ufficiale.
Qui sopra, la prima vignetta della mia storia.
Fate circolare, che visto mai...

Milano, Elezioni Amministrative 2011. Al ballottaggio Letizia Moratti e Giuliano Pisapia. Una prospettiva di cambiamento che ha del sorprendente.

Non si era forse mai visto un clima elettorale con tanto fumetto nell’aria. Moratti che scopre di covare un Batman in casa, Pisapia che come un Gastone riceve dal destino un furto d’auto da sventare, Formigoni al seggio abbigliato con Paperino, Moratti (ancora) che spende e spande veleni come uno stizzito Rockerduck di fronte all’avversario. Insomma, tanti di quei paradossi e fandonie da far pensare alla regia invisibile di uno Jacovitti spin doctor.

In questo clima, e sull’onda di un sentimento da “fine di una stagione”, un gruppo di persone che vive il fumetto come passione e come mestiere, ha raccolto l'invito di Matteo Stefanelli a “partecipare al dibattito” col proprio lavoro. Ed è nato un (doppio) blog, per accompagnare una possibilità:
sevincePisapia, striscialaMoratti.

Per tutta la settimana che ci avvicina al ballottaggio, i due blog - uno dedicato a Pisapia, ed uno alla Moratti - offriranno strisce inedite di oltre una ventina di autori - da Massimo Giacon a Pierz, da Giacomo Nanni a Laura Scarpa, dai Persichetti Bros a Roberto Recchioni - con cui commentare, giocare e seguire la prospettiva di un cambiamento che, per alcuni di noi, porta con sé un'energia e una prospettiva decisamente...fuori dal Comune (che è una battuta, ma anche un auspicio).

Due strip al giorno per ciascun blog, tra commedia e tragica attualità, divertissement, satira politica e qualche sano volo pindarico. Per seguire un ballottaggio fumettologico che possa accompagnarci fuori dalla palude (milanese, e forse italiana) in cui spesso ci sentiamo impantanati.


EDIT:
La mia striscia è stata pubblicata ora.
La trovate QUI.

21.5.11

Alessia Rastelli e gli altri giornalisti come lei.



Qualche tempo fa sono stato contattato da tale Alessia Rastelli, giornalista del Corriere della Sera, impegnata nella stesura di un articolo sul fumetto digitale.
Il mio nome le è stato dato da quelli del Napoli Comicon che mi hanno indicato alla giornalista come esperto della materia.
La Rastelli mi chiede se io sia disponibile a spiegarle qual è la situazione italiana e internazionale e quale sia l'offerta di fumetto digitale al momento.
Accetto.
Tutto contento di poter contribuire a un articolo sul fumetto che magari, per una volta, potrebbe uscire scevro delle troppe cazzate che di solito si leggono in pezzi di questo genere, quando redatti dalla stampa generalista.
Le spiego tutto per filo e per segno. Della situazione USA, di quella italiana, di quali sono i problemi, di come funzionano le varie applicazioni, della differenza sostanziale tra un fumetto vero e qualcosa che, arricchito di effetti speciali e regie simulate, fumetto non è.
Le illustro i metodi e gli approcci. Le mando il materiale (in redazione pare che non abbiano un iPad e di sicuro la Rastelli non ha mai visto un fumetto digitale su questo o altri dispositivi).
Insomma, ci perdo tempo con la Rastelli.
Non sono così sciocco da credere che tutta la mole d'informazioni che le scarico addosso troverà posto nell'articolo, ma sono comunque abbastanza ingenuo da pensare che, almeno, ne uscirà fuori un articolo che dirà cose alcune corrette e non stronzate tanto per.

Oggi, dopo oltre una settimana di intenso cogitare da parte della giornalista, l'articolo è stato pubblicato.
Lo trovate QUI.
E' un pezzo vergognoso.
E la Rastelli non ha nemmeno la scusa (a patto che sia una scusa) di non sapere di cosa stava parlando.
Perché lo sapeva benissimo. Le avevo dato tutte le informazioni necessarie per evitare le cazzate che ha scritto.
Il problema è che la verità del fumetto digitale non era abbastanza interessante per questa "giornalista" e la Rastelli ha preferito sottolineare l'unico aspetto che, secondo lei e la sua redazione, avesse una qualche possibile presa sui lettori del Corriere: i suoni e gli effetti speciali. Elementi che, oltretutto, non sono applicati praticamente da nessuna delle applicazioni che la Rastelli segnala nel suo pezzo.
A margine, una bella marchettona per la Disney (che fa sempre bene), segnalando un'applicazione nata morta, un'altra marchettona gigantesca all'Astorina (inspiegabile visto che l'editore di Diabolik flirta con la concorrenza) e un contentino per il sottoscritto, giusto per tenermi buono.
Mi spiace. Alessia: per tenermi buono avresti dovuto pubblicare la mia foto in prima pagina con sopra il titolo "ROBERTO RECCHIONI, SEXY ROCK STAR DEL FUMETTO ITALIANO".
Citare di sfuggita il nome di John Doe non blandisce il mio ego. Sono abituato a ben altro.

Comunque sia, questo è un altro fulgido esempio di come la stampa generalista tenda a trattare il fumetto e la tecnologia: non con incompetenza, ma con vera e propria volontà di fare disinformazione.

In poche parole: un pezzo di giornalismo che è pura e semplice spazzatura.

p.s.
a margine: sapete come si chiama il direttore del Corriere.it?
Paolo Rastelli. Stesso cognome della giornalista in questione.
Una coincidenza curiosa (ma sono sicuro che si tratti solo di una coincidenza, sì, sì...).

19.5.11

Se facessero sempre e solo questo...

...il loro sito avrebbe anche un valore reale.
A diciotto giorni dalla fine del Napoli Comicon, quelli di Fumetto d'Autore si chiedono a che punto sia la presentazione nelle Feltrinelli Express dei volumi vincitori dei premi Micheluzzi.
A parte i toni urticanti e qualche imprecisione, le domande che Messina pone sono lecite (forse un pelo premature... io spero che sia solo un problema di tempistiche) e se la situazione rimarrà invariata ancora lungo, necessiteranno di una risposta chiara.
Trovate tutto QUI.


Per il potere del fancazzismo!


E' qualche tempo che non sto troppo bene. Evvabè, è routine per me, come disse qualcuno una volta. In più sono sommerso di lavoro tra quello vero (che mi fa mangiare) e i side project, che mi divertono e che magari, se ho culo, mi faranno svoltare.
In più, ho una serie di pezzi difficilissimi da scrivere per il blog e non trovo proprio la forza e la voglia per affrontarli.
E quindi...

Quindi: i Masters!!

Che poi, Zodac è tipo il mio personaggio preferito (sapete la storia del simbolo sul suo petto? E' fighissima, informatevi!!).

Comunque sia... guardatevi QUESTO link e godetene tutti.



18.5.11

[RECE] I Spit on Your Grave (2010)


Ah, i remake!
Tutti sempre pronti a mal giudicarli e a dire che si stava meglio quando si stava peggio perché la materia originale è intoccabile a prescindere, specie se ammantata da una reputazione, in qualche maniera, leggendaria.
Mettiamo per un attimo da parte le cazzate: l'originale I Spit on Your Grave (conosciuto anche come Non violentate Jennifer, in Italia), è un film bruttino, mal diretto e noioso che, nonostante tutto questo, è in grado di imprimersi con forza nella memoria dei suoi spettatori. E ci riesce grazie alla brutalità documentaristica di un girato che risparmia davvero poco allo spettatore (fino a sfiorare e forse, a travalicare, il confine del voyeurismo), a una messa in scena squallida e miserabile e all'insensato (e proprio per questo efficace) perpetrarsi della violenza. Il film del 1978 è un titolo che, nonostante i suoi difetti, risulta seminale per il genere noto come rape & revenge (categoria che include, tra gli altri, film come l'Ultima casa a sinistra di Wes Craven, L'ultimo treno della notte di Aldo Lado, Thriller - a cruel picture- di Vibenius e, in senso lato, Un tranquillo week-end di paura di Boorman e Cane di paglia di Peckinpah).
All'epoca della sua uscita I Spit on Your Grave è diventato una pellicola di culto a causa delle forti reazioni suscitate in tutto il mondo e dei suoi notevoli problemi con la censura.

Quando ne è stato annunciato il remake, in molti sono rimasti piuttosto scettici (io compreso).
L'originale era un film violento e brutale, sì, ma non così anomalo per quegli anni in cui il pubblico era maggiormente abituato a vedere film duri. Ai giorni nostri, in cui un Hostel viene spacciato come una pellicola disturbante, l'approccio crudo della pellicola originale sembrava assolutamente inconcepibile. Si temeva quindi un ammorbidimento e un infighettamento generale.
Queste paure, in parte, sono state confermate.
Il remake di I Spit on Your Grave è, in effetti, un film abbastanza curato nella forma e del tutto privo della sciatteria visiva, registica e recitativa dell'originale. E forse questo non poi così un male anche se, è inevitabile, la pellicola perde molto in termini di crudezza.
Quello che non ha perso, invece, è il grado di violenza che, forse, è addirittura aumentata, spostandosi anche sul piano psicologico oltre che fisico (vedere i crudeli e umilianti preliminari allo stupro vero e proprio).
E questo è un merito notevole per la pellicola di Steven R. Munroe che, nella prima parte del film, non si tira indietro rispetto a nulla, mostra quello che deve mostrare e lo fa con un coraggio abbastanza inusuale per il cinema horror americano moderno.
Sia chiaro, non siamo dalle parti di a Serbian Movie, ma sono ragionevolmente convinto che più di una donna verrà davvero disturbata dalla visione della prima parte del film.
Nella seconda parte il registro cambia, sia rispetto al linguaggio della pellicola stessa, sia rispetto al modello originale. Ci spostiamo nel territorio del torture porn codificato da pellicole come Saw e, a essere sinceri, la faccenda si fa piuttosto banale e improbabile, al punto da perdere di qualsiasi carica emotiva (rimanendo, comunque, una visione spassosa).
A conti fatti, nella sfida tra la pellicola del '78 e quella del 2010 , per me ne esce vincitore il modello originale, ma questo remake non è per nulla male e anzi, merita sicuramente una visione.

p.s.
menzione di merito a tutto il cast attoriale: bravi e coraggiosi. E Sarah Butler è davvero figa (cosa che aumenta il senso di disagio per gli spettatori maschili durante tutta la visione del film).

17.5.11

Uno spunto interessante.

Lo trovate QUI.

[RECE] Pirati dei Caraibi:oltre i confini del mare


La prima trilogia dei Pirati dei Caraibi aveva molte luci e molte ombre.
Dal lato della luce, un regista bravo e visionario come Gore Verbinski, un ispirato Johnny Depp e un maestoso Goeffrey Rush, tanti bravi caratteristi di contorno, un reparto effetti speciali di primissimo livello, un grande score musicale, tanta azione, tanti mostri, tanti combatimenti per nave e per terra.
Dall'altra parte, nelle tenebre più profonde, c'era una squadra infinita di sceneggiatori uno peggiore dell'altro, le interpretazioni di Orlando Bloom e Keira Knightley e tutte le cattive abitudini della Disney.
A trilogia finita, si poteva liquidare l'intera serie come un prodotto di intrattenimento sciocco ma divertente. Tanto la sceneggiatura era offensiva nei confronti dell'intelligenza degli spettatori, tanto l'azione era spassosa e la messa in scena spettacolare.
In poche parole, un pareggio.
Che, date le potenzialità del materiale di partenza, non era certo un risultato di cui andare particolarmente fieri... ma almeno non si era fatto troppo male al cinema.
I Pirati dei Caraibi sarebbe potuta essere una nuova serie nella tradizione di quelle di Guerre Stellari o Indiana Jones... invece erano solo tre filmetti scollacciati con tanti begli effetti speciali e un paio di personaggi davvero carismatici.

Quando sono entrato in sala a vedere il nuovo capitolo del franchise, ero quindi inquieto perché non mi era ben chiara la ragione per cui la Disney e Bruckheimer avessero deciso di insistere ancora su Jack Sparrow e compagnia (a parte le ovvie ragioni commerciali).
A sfavore di questo sequel c'era il fatto che il regista bravo se n'era andato, mentre gli sceneggiatori cani erano rimasti (arrivando, nel frattempo, al numero di sette).
A favore, c'era il fatto che nel cast non figurassero più Orlando Bloom e Keira Knightley.
Ero insomma combattuto tra speranza e inquietudine.
Ma non avevo tenuto in conto il fattore Penélope Cruz.
Che non è che sia una cagna a prescindere (in realtà, lo è) ma che, di fatto, non ha mai partecipato a un buon film da quando lavora negli USA.
Mai.
E' una specie di indicatore per le puttanate.
Se c'è lei, il film è una merda. Ti ci puoi giocare le palle.
E, anche questa volta, la regola della Cruz non ha fatto eccezioni.

Pirati dei Caraibi: oltre i confini del mare, è un film ignobile.
Talmente brutto che non so nemmeno quale sia il primo elemento da prendere in esame per cominciare a demolirlo.
Partiamo dal più facile: lo script.
E' brutto, confuso, mal raccontato, privo di una qualsiasi logica esattamente come gli script del secondo e terzo capitolo della serie. In più, questa volta, è pessimo anche nei dialoghi, nei personaggi e nella costruzione di scene spettacolari. Non c'è niente che si salvi nell'operato dei sette sceneggiatori. NIENTE. Hanno devastato anche il loro bene più prezioso, quel Jack Sparrow che aveva fatto la loro fortuna fino a questo momento, salvandogli il culo grazie al suo carisma. E non parliamo di come hanno ridotto Barbossa e o dell'inconsistenza dei nuovi personaggi. Pura merda. Non c'è altra maniera di definire questa roba.

Parliamo della regia.
Prima di vedere il film, mi chiedevo cosa fosse passato per la testa della Disney quando ha assunto Rob Marshall, quello di Memorie di una Geisha, Chicago e Nine (il seguito di 8 e Mezzo... che devi essere cretino forte per decidere di girare il seguito di 8 e Mezzo).
Non è certo il primo nome che ti viene in mente se stai facendo un film con i mostri, i combattimenti tra navi, le acrobazie e gli effetti speciali, no?
Ecco, dopo aver visto il film, ho capito perché è stato scelto lui:
perché in questo film non ci sono mostri, non ci sono combattimenti tra navi, ci sono giusto un paio di acrobazie e, soprattutto, ci sono pochissimi effetti speciali. E quei pochi che ci sono, sono orrendi.
E vogliamo parlare della messa in scena? L'ottanta per cento del film si ambienta su di un isola inquadrata così stretta che potrebbe essere il parco della Caffarella dietro casa mia, la scena finale è un set di cartapesta che ti fa sembrare realistica la caverna di Willie L'Orbo e non c'è un ambiente che sia uno che valga la pena di essere ricordato.
Una roba che più fatta al risparmio non si poteva.
Sul serio... se questo film è costato (cast e promozione a parte) più di quaranta milioni di dollari me ne stupirei. E se lo è costato, allora vuol dire che Marshall è, semplicemente, un idiota spendaccione.

Per il resto: gli attori recitano svogliati (anche quelli bravi come Rush, Depp e McShane), lo score musicale, che nella vecchia trilogia era tanto esaltante, qui appare fuori luogo (non c'è nulla di cui esaltarsi), il 3D non fa vedere quel poco che c'è da vedere e il film è pure oscenamente lungo.

Però non ci sono Bloome, la Knightley e la loro stucchevole storia d'amore, direte voi.
No, è vero, non ci sono.
Ma, e lo so che vi sembrerà impossibile, c'è di peggio.
C'è la storia d'amore tra il prete bietolone e la sirena.
Una roba che ti verrebbe voglia di strapparti gli occhi per non guardarla.

In conclusione, questo Pirati dei Caraibi: oltre i confini del mare è un filmetto brutto, piccolino e girato al risparmio, scritto male, diretto peggio e nemmeno sostenuto da un cast che, sulla carta, prometteva scintille. Una roba fatta tanto per raschiare il fondo del barile, mandando in sala una pellicola da due spicci, con la speranza che incassi milioni.

Non fatevi fregare: evitatelo come la peste.

16.5.11

Direi che questa le supera tutte.

Ok, Grinta è ancora un casino.
E' sempre terrorizzato, quando lo lasciamo solo in casa ci devasta il devastabile, puzza e via dicendo.
Merlino è quello che è: un siamese di diciannove anni che aveva un caratteraccio da giovane che non è migliorato con il tempo.
Ma quando torni a casa e li trovi così...


...ma che gli vuoi dire?

MONOLITH



Una storia dritta e minimale di quelle che mi piacciono tanto.
Un fumetto, (se siete lettori di un certo tipo, potete pure chiamarla graphic novel) mio e di Werther Dell'Edera.
Un film, basato sulla mia storia, con la sceneggiatura di Stavros Pamballis e la regia di Giacomo Cimini. Alle previsualizzazioni, un sacco di gente bravissima, tra cui Massimo Carnevale (qui sopra), Federico Rosssi Edrighi (qui sotto) e altri (magari vi aggiorno in futuro).

Insomma, un progetto che sta crescendo bene.


Lunedì.

Non ho voglia di postare nulla.
Ma 'sta foto, oltre che a far ridere, fa pure pensare.
Come sempre, Guerre Stellari ha sempre tutte le risposte.

15.5.11

Un Kahn è sempre un Kahn.


Vabbè... ha cercato di violentare una cameriera.
E allora? Voglio dire... è il cattivo di Mortal Kombat, ma che pretendete da lui?

Cow Clicker.


Ogni giorno vedo mia madre affaccendarsi su Facebook per gestire la sua città su CityVille.
La mia donna e Tsunami, fanno lo stesso ma con il villaggio dei puffi, dal loro iPad.
Luca e Manu sono iscritti ad almeno tre o quattro giochini del genere.
E, ovviamente, FarmVille è un fenomeno planetario.
Io questi giochi li capisco poco.
Tutto quello che bisogna fare è premere un tasto ogni tot ore, quando le risorse sono tornate a disposizione, generalmente. Questo premere un tasto con regolarità, alla lunga, ti permette di personalizzare il tuo qualcosa (città, fattoria, ristorante, villaggio...), rendendolo più ricco e, appunto, personale. Puoi chiedere ai tuoi amici di premere quel tasto per te (nel caso tu non possa farlo) e tu puoi premerlo per loro. E, se hai fretta, puoi non premere nulla e comprare gli avanzamenti, con soldi veri.
Fine. Nessun sfida. Nessun obiettivo concreto. Nessuna giocabilità.
Eppure funzionano, ci giocano milioni e milioni di persone. E un mucchio di queste persone ci spende soldi dentro.
Comunque sia, per non sentirmi del tutto tagliato fuori dal fenomeno, ho trovato un gioco di questo genere che fa per me: Cow Clicker.
Ogni sei ore clicchi sulla tua mucca.
Puoi invitare i tuoi amici a giocare con te. Anche loro dovranno cliccare sulla loro mucca e potranno cliccare sulla tua, se tu non puoi (e guadagneranno punti) e tu sulla loro (e guadagnerai punti). Con i punti ci compri delle personalizzazioni per la tua mucca. Se non ti va di aspettare sei ore, puoi spendere dei soldi per comprarti dei click.
E' pura satira nei confronti di giochi tipo FarmVille e, allo stesso tempo, è davvero un gioco alla FarmVille (ne ripete le stesse, precise, meccaniche... solo spogliandole di tutto).
QUI un articolo dove l'autore parla in maniera approfondita della genesi di questo non gioco.
E' un pezzo divertente e interessante, ve lo consiglio.
Ah, sì... venite a giocare con me su Facebook, che ho visto una mucca che devo avere per forza!

14.5.11

Vampiri che vale la pena di conoscere.


Jesse Hooker e la sua fottuta banda di rinnegati.
I più fighi vampiri di sempre.
Le migliori parti mai interpretate da Lance Henriksen e Bill Paxton. Non dico lo stesso per Jenette Goldstein solo perché lei ha fatto anche Vasquez.
Se non c'erano loro, metà dell'estetica di Vapire: The Masquarade della White Wolf non esisterebbe e Tim "piano americano frontale" Bradstreet starebbe ancora ricalcando foto nella sua cameretta. Sono i progenitori del Cassidy di Preacher.
Pregasi notare come la locandina qui sopra rovini tutto il raffinato lavoro fatto dalla Bigelow (e da Cameron) per non dire mai la parola vampiri in tutto il film.


Miriam Balylock e il suo adorabile di lei marito.
Catherine Deneuve, David Bowie, il lato figo degli anni '80 e l'esordio alla regia cinematogracica di Tony Scott. Che cazzo volere di più dalla vita?


David e i suoi ragazzi perduti.
Asso Merrill che fa il vampiro. Mille anni prima di diventare Jack Bauer e salvare il nostro culo occidentale. Alla regia, un Joel Schumacher che ancora sapeva dove fosse il suo asciugamano. E poi, i fratelli Ranocchi...


il Diacono Frost.
Come sarebbe diventato il David di cui sopra, se non si fosse fatto fregare da un ragazzino con i capelli cotonati e l'enduro. Blade l'ha fatto fuori troppo in fretta. Sigh.


L'Emobranco.
Sputati direttamente da una illustrazione di Tim Bradstreet, e quindi diretti discendenti dei vampiri della Bigelow, si redimono grazie alla presenza di Ron Perlman e grazie al fatto che, sostanzialmente, sono la versione vampirica dei marine di Aliens.


Lestat de Lioncourt
Nonostante Anne Rice sia la causa di ogni male per quello che riguarda i vampiri, con Lestat ha creato un grandioso personaggio. Nei primi due romanzi in cui appare, Lestat è modaiolo, superficiale, vacuo e cattivo. E' così figo che, infatti, la Rice non lo ha capito, preferendogli inutili vampipparoli come Louis e snaturandolo nei romanzi successivi.



Proinsias Cassidy
Ha un debito grosso come una casa nei confronti dei vampiri della Bigelow... ma è irlandese.
Strano a dirsi ma, di tutti i personaggi di Preacher, è il più umano e realistico.


Spike.
Joss Whedon voleva un Sid Vicious. James Masters gli ha dato Billy Idol. E ha creato uno dei personaggi più belli delle serie televisive made in USA.


Mr. Barlow
Non è Dracula. Ma quasi.


Manfred Von Richthofen
Tra le molte splendide invenzioni di Kim Newman, il vampiro aviatore della prima guerra mondiale, è una delle migliori.


Robert Neville
Se sei l'ultimo uomo rimasto in un mondo popolato di vampiri, ed entri di giorno nelle loro case, quando loro dormono, e li uccidi... il mostro sei tu. Tu sei la leggenda.


Eli
Non ho amato il libro come non ho amato particolarmente i due film che ne hanno tratto... ma negare l'incisività del personaggio, sarebbe da idioti.

13.5.11

C'è un nuovo Ammazzavampiri in città.


Come dice lo zio Stephen, i vampiri succhiano e sono cattive persone.
Cattive persone, morte. Per la precisione.
E se non fosse per quella merda di Twilight (devi morire male, signora Stephenie Meyer), e per quell'altra cagata di True Blood (per non parlare delle colpe di quella vampipparola di Anne Rice e di tutta la White Wolf in genere, che l'inferno se li porti) sarebbero ancora figure orrorifiche rispettabili.
Per chi, come me, ama i vampiri duri e puri, e cattivi, sono tempi difficili insomma.
Tanto difficili che persino il remake di Ammazzavampiri (film assolutamente squisito dell'85 ) sembra una buona notizia.
E forse lo è davvero, perché il trailer è carino.