30.9.11

Aperta la caccia al Coniglio.



Dunque: s'è aperta la caccia alla Coniglio Editore.
Per QUESTA storia ma pure per altre, rimbalzate principalmente su Facebook.

Riducendo la questione ai minimi termini, alcuni si sono indignati perché la Coniglio Editore, casa editrice di Francesco Coniglio, non ha rispettato gli impegni presi con i suoi lettori e i suoi autori. E non paga. O non ha pagato. E probabilmente, non pagherà nemmeno in futuro.

Adesso, io non sono esattamente il primo sostenitore delle politiche economiche di Francesco.
Anzi, posso dire che in passato m'è capitato di criticarle spesso, e pure aspramente.
Perché il lavoro è fatica e se qualcuno ti commissiona un lavoro, garantendoti un pagamento, poi quel pagamento ti deve arrivare.
Perché se un editore prende un impegno con i lettori, stabilendo una sorta di patto di fiducia (sul tipo di quello che è sottinteso in progetti editoriali come le miniserie) poi quel patto lo deve rispettare a prescindere.
Se poi l'editore si è fatto pagare in anticipo, oltre che un obbligo professionale, etico e morale, quello che deve rispettare è pure un obbligo legale.

Adesso, basterebbe aver frequentato l'ambiente fumettistico da più di un paio di settimane o non essere scesi dalla montagna del sapone, per sapere che la storia editoriale di Francesco Coniglio è costellata di problemi del genere.
Al punto che la frase "Coniglio non paga" più che un luogo comune, è una verità del popolo.
La sentivo dire quando avevo diciannove anni e frequentavo la scuola di fumetto e la sento dire adesso, che di anni ne ho quasi trentotto.
Alla luce di questo, per tanto tempo mi sono chiesto come mai autori dalla lunga esperienza, che ben avrebbero dovuto conoscere tutti i limiti e difetti dell'editore Francesco Coniglio, per lui ci lavorano volentieri. Penso a gente come Gipi, Bacillieri ma pure Bernet, il compianto Trillo e tanti, tanti altri (perché Coniglio ha pubblicato davvero il meglio del fumetto italiano e mondiale).

Recentemente però, ho avuto modo di conoscere di persona Francesco e ho capito.
Tutti questi autori non lavoravano per l'editore.
Lavoravano per la persona.
Anzi, a dirla tutta, non lavoravano nemmeno.

Perché Francesco è uno a cui, per quanto ci si sforzi, è difficile volere veramente male.
Come editore gli si possono imputare un sacco di difetti: non è mai riuscito a capitalizzare le molte fortune che ha avuto, ha messo in cantiere progetti aldilà dei suoi mezzi, ha spesso agito irresponsabilmente e (in qualche occasione) pure in malafede, ha fatto un sacco di buffi (che a Roma sono i debiti) e pare che non tutti li abbia pagati (uso la forma dubitativa solo perché non ho avuto esperienza della cosa visto che io, da lui, sono sempre stato pagato).
Insomma è uno con cui se ci lavori, ci lavori a tuo rischio.

Ma per la persona è una cosa diversa.
Perché Francesco è uno che con i fumetti non ci è mai diventato ricco. E nemmeno medio. Anzi, a dirla tutta, con i fumetti ci si è, più che altro, rovinato. E, nonostante questo, nei fumetti continua a insistere.
E non solo perché forse non conosce altro, ma proprio perché ne è un appassionato.
Un tipo di  appassionato raro in senso assoluto, e unico, quando si parla di editori.
Francesco è uno che fa progetti matti come Torpedo, Blue, Animals, Canemucco (e molti altri) solo perché gli piacciono e sarebbe il primo a volerli leggere, ben sapendo che, probabilmente, saranno bagni di sangue che gli faranno perdere soldi e che sarà costretto a chiudere o che lo costringeranno a soluzioni molto discutibili per poterli mandare avanti.

Francesco è uno che se i soldi ce li avesse, pagherebbe tutto il doppio.
Solo che i soldi non ce li ha.
O, se ce li ha, è solo per un breve momento, subito prima di una ennesima, passionale, follia editoriale.
Francesco è uno che per passione ci perde la faccia.
E, nonostante questo, continua a giocarsela.

Questo significa che è scusabile?
No. Significa solo che è fatto così.
E se fai qualcosa per lui è meglio che tu lo sappia in anticipo, mettendoti il cuore in pace che quel qualcosa lo stai facendo per amore del fumetto, o per investimento personale su te stesso come autore, o per simpatia/amicizia. Mai per soldi.
Se poi i soldi dovessero arrivare (e qualche volta è capitato e capiterà ancora), tanto meglio. Altrimenti, pazienza.

E voi lettori direte: sì, ma a me, di tutta 'sta storia, cosa mi frega? Noi vogliamo leggere solo i fumetti per cui abbiamo pagato.
E io qui vi dico che quella consapevolezza di scelte che tanto invoco negli autori di fumetti, per me dovrebbe essere propria anche dei lettori.
E come penso che gli autori dovrebbero informarsi prima e bene su quelli per cui hanno deciso di lavorare, sarebbe pure il caso che il consumatore valutasse con attenzione quello in cui ha deciso di investire.

Francesco Coniglio è stato il primo in Italia a pubblicare opere come Bone, Cages o Strangers in Paradise. Ma alcune di queste opere non le ha mai terminate, altre ci ha messo una vita e, altre ancora hanno avuto edizioni... dubbie.
Francesco Coniglio è stato quello che ha dato modo di esordire, o di maturare, o di esprimersi liberamente, a tanti autori italiani oggi acclamati. Ma, probabilmente, non tutti li ha pagati (e questo, nell'ottica di un consumo consapevole, dovrebbe essere una cosa importante).
Francesco Coniglio crede nelle riviste quando ormai non ci crede più nessuno. Ma per tenerle in vita, fa numeri da circo e spesso fallisce.
Francesco Coniglio continua a rischiare. Ma quando vi abbonate a una sua testata (o, semplicemente, investite su qualcosa di seriale, nella sicurezza che troverà una conclusione) voi condividete il rischio con lui (e questo non è necessariamente un male, sia chiaro, solo che deve essere una cosa che accettate consapevolmente e in anticipo).

Detto questo, io non credo che "Coniglio non paghi" a prescindere.
Credo che paghi quando può e se può.
E sono ragionevolmente certo che, se ne avrà modo, troverà un sistema per saldare il debito che ha contratto. Perlomeno con i lettori che si sono abbonati alle sue testate.
Lo credo.
O almeno, lo spero tanto.


p.s.
m'è rimasta ancora una stronzatina da dire sulla questione del Canemucco ma, magari, lo faccio domani. 



EDIT: 
ho aggiunto dei neretti per favorire la comprensione del testo per tutti i caproni che leggono a cazzo e poi si sentono di dover commentare.
Non sto difendendo la Coniglio Editore. Non ne ho interesse e non ne condivido e non ne ho mai condiviso l'operato in termini economico-produttivi (basta leggere i link in questo stesso intervento per capirlo). 

Sto dicendo che la consapevolezza è importante. 
Quando si sceglie per chi lavorare e anche quando si spendono i propri soldi. 
SPECIE quando si spendono i propri soldi.

Questa non m'era ancora capitata.

I numeri 5 e 6 del Canemucco non usciranno più.
Lo scopro da QUI e, devo essere sincero, avrei preferito scoprirlo in maniera diversa, tipo con una mail (che si fa presto a dire: quel tale è stato scorretto perché non mi ha comunicato niente...).
Leggendo il messaggio alla nazione di Makkox, vengo quindi a scoprire che le storie da me realizzate per quegli albi (e consegnate nel rispetto delle scadenze, un mucchio di tempo fa), non verranno pubblicate. Il che mi mette in una situazione strana.
Perché quelle storie mi sono state pagate (presumo da Makkox, se ho ben capito il sottinteso del suo messaggio), ma mi sembra di aver intuito che lui non intenda pubblicarle.
In più, non c'è nessun contratto che le regola.
Potrei, in teoria, sfruttarle di nuovo, vendendole a qualche editore, ma non mi sembrerebbe una cosa troppo carina da fare.
Adesso, Marco si è impegnato a mandare dei pdf con gli ultimi capitoli della storia di Mimì (che sono curiosissimo di leggere) a tutti quelli che avevano sottoscritto l'abbonamento alla rivista (pagando in anticipo), insieme a uno sconto sul volume che realizzerà la Bao con la storia completa.
Io questa cosa non la posso fare perché non ho gli indirizzi di tutti gli abbonati.
Quindi,  facciamo che a breve le mie storie le metto (tutte) qui sul blog, così che quelli che le avevano già pagate in anticipo, le possano leggere ugualmente.

Invece, sul Canemucco, sul suo destino e su come è stata condotta tutta l'operazione sia da Makkox che da Coniglio, ne torno a parlare presto.
Che di cose da dire ce ne sono molte.

p.s.
Marco, cambia la testata de I PesciCani. Fa troppo Reservoir Dogs e la tua storia ha un'identità personale che non ha debiti con nessuno.

Testosterone a fiumi.

Bozzetto della cover di John Doe 14 a opera di Davide De Cubellis.
Testi miei, disegni di Silvia Califano.

E chi capisce, capisce.

EDIT: a giudicare dai commenti su FB, sono stato sin troppo ottimista.
Non capisce nessuno.

- E' un bozzetto, non rimarrà a questo stadio.

- Quello in primo piano NON è John Doe. Ve lo ricordate che John Doe non è un armadio muscoloso e che è moro?  John Doe è quello dietro, con la katana. E no, non resterà così.

- E no, quello in primo piano non è nemmeno Detective Dante (che, pure lui, è moro).

- Quello in primo piano si chiama David. David e basta. Che mica siamo matti.

29.9.11

C'erano tutti.





Alla stazione c'erano tutti, dal commissario al sacrestano, alla stazione c'erano tutti, con gli occhi rossi e il cappello in mano,
a salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese,
a salutare chi per un poco
portò l'amore nel paese.


No, gli spicci non ve li spiego.


Location:Via Pontida,Milano,Italia

28.9.11

Di pranzi, Amazzonia e altre cose importanti.

Un giorno squilla il telefono.
Risponde mia madre.
Vedo che si agita e poi mi viene incontro sventolando la cornetta del cordless e starnazzando tutta emozionata:
"ROBERTO! ROBERTO! E' Sergio Bonelli! Sergio Bonelli! Che bella voce!!"
Afferro il telefono, piuttosto incredulo, e dall'altra parte della cornetta qualcuno mi dice:
"Pronto, Roberto? Mi ha risposto una signora che ha detto che avevo una bella voce..."

Era proprio Sergio Bonelli che chiamava per complimentarsi per John Doe (che era appena uscito in edicola) e per invitarmi a pranzo, la prima volta che fossi passato per Milano.
Ringraziai cortesemente e gli dissi che sarebbe stato un piacere e un onore.
Poi attaccai il telefono.
E sì, in effetti, Sergio aveva davvero una bella voce.

Quando, poco tempo dopo, mi ritrovai a Milano, andai davvero a pranzo con lui insieme a Mauro Marcheselli e Tito Faraci.
Ero molto nervoso perché non sapevo bene cosa aspettarmi visto che le leggende sul conto di Sergio erano tante, quasi quante quelle su suo padre, e io non avevo idea se mi sarei trovato alle prese con l'avventuriero, l'oppressore, il salvatore, l'industriale, l'artista, l'artigiano, il pessimista, lo scorbutico, l'imbonitore, il domatore di leoni, l'incantatore di serpenti o chissà cos'altro.

Mi trovai di fronte a un signore.
Un signore distinto, squisitamente milanese, dai modi cortesi, molto bravo nel tener desta una conversazione e nell'intrattenere i suoi ospiti e molto sornione nel voler apparire meno furbo, acuto e colto di quanto era.
Io non gli chiesi lavoro (e non glielo chiesi mai) e lui non me ne offrì (e non me lo avrebbe offerto mai) e forse proprio per questo fu un pranzo molto piacevole che stabilì un legame di rispetto e che  divenne subito una tradizione delle mie frequenti sortire milanesi.
Ci furono molti pranzi e qualche cena da allora.
Furono sempre occasioni divertenti. O interessanti. O surreali. E, se devo essere onesto, qualche volta anche deprimenti (l'inguaribile pessimismo di Sergio certe volte riusciva ad avere la meglio sul mio altrettanto inguaribile entusiasmo).
Una volta, subito dopo aver iniziato a lavorare per lui, ci fu anche un pranzo in cui Sergio recitò la parte dello sceriffo cattivo che spiega allo straniero senza nome come funziona la legge nella sua città e fu una cosa buffa. E spaventosa.
La verità è che, indipendentemente dal tenore delle nostre conversazioni, mi sono goduto ognuno di quei momenti perché poco importa se Sergio parlasse della sua Amazzonia, del porno degli anni '70, del cinema western, di Parigi, di Milano o di Manaus: lui sapeva raccontare.
E non è mica roba da tutti.

Ma non è per qualche buon pranzo e una manciata di chiacchiere che ho voluto e voglio bene a Sergio.
E non è per quello che lui ha rappresentato per il fumetto italiano, o per i personaggi che ha saputo creare, per gli autori in cui ha creduto e che ha sostenuto, per le pagine che ha scritto o per l'inappuntabile tenuta etica della sua azienda.
Questa è tutta roba di cui parleranno i critici e gli storici del fumetto.
Per quanto importante (almeno per me), la ragione non riguarda neanche il fatto che pur divertendosi a punzecchiarmi per il mio cercare di spingermi sempre un pelo oltre i confini del fumetto popolare, mi ha sempre dato completa fiducia e la piena libertà di fare.

Molto più semplicemente, io voglio bene a Sergio Bonelli perché in uno dei momenti più brutti della mia vita, quando ci conoscevamo appena e lui non aveva nessuna buona ragione al mondo per esserci, quel distinto signore milanese che aveva paura delle malattie e che non ne voleva nemmeno sentirne parlare, figurarsi incontrarle, c'era.
E c'è sempre stato, da quel momento in poi.

Non è poco.
Non è dimenticabile.
E vale più di qualsiasi altra stronzata che potrei dire sul suo conto.


Mi mancherai Sergio.
Avevo appena iniziato a farti incazzare.

26.9.11

Sergio.

La notizia è pubblica.
Non è una questione di lavoro e, al momento, del futuro non me ne frega nemmeno nulla.
Era una persona che mi era molto simpatica, che mi ha sempre dimostrato un grande affetto e a cui volevo bene. Un amico, insomma.
Mi dispiace davvero tanto.
Ci sarà tempo poi per parlare e ricordare.
Oggi si chiude qui.

25.9.11

Addizionando...



...questi elementi, cosa si ottiene?
A chi indovina, un disegno omaggio (rigorosamente a tema) da ritirarsi a Romics o a Lucca Comics & Games.

Sunday Arts

Questa settimana non ho avuto tempo per disegnare nulla (ma ho iniziato gli studi per il mio primo libro a fumetti, yuppie!!). Quindi, pesco qualcosa che mi piace dal mio archivio di tavole.

Psycho Billy è una storia vecchia di una decina d'anni, pubblicata, credo su Skorpio (o Lanciostory? Non ne ho idea, così mi imparo a non tenere un bell'archivio dei miei lavori).
Lo spunto me lo diede Diego Cajelli che una sera, a una cena di Lucca, mi disse di quest'idea che aveva a proposito di un ragazzino cattivissimo di nome Psycho Billy e della sua babysitter, Apollonia.
Qualche tempo dopo, chiesi a Diego se potessi utilizzare quello spunto per realizzare qualcosa di più articolato. Ne vennero fuori una decina di paginette di cui, ancora oggi, non sono particolarmente scontento.

La storie è presto detta: Psycho Billy è un ragazzino feroce che ha ammazzato Babbo Natale e che, grazie alla legge degli USA che permette di sparare tranquillamente a chiunque entri in casa tua senza la tua autorizzazione, l'ha fatta franca.
Non ho idea se la legge sia esattamente questa, ma io l'avevo sentita raccontare così e andava benissimo per la mia storia.

Una volta steso Babbo Natale, Billy aveva rilevato il suo giro di consegne per il mondo, convertendolo al commercio di armi.
La storia si apriva, appunto, con un ex-elfo di Babbo Natale che mostrava una nuova spedizione a Billy.


 questa mi sa che l'ho scopiazzata da una roba di Tim Bradstreet.



questa tavola mi piace, anche se il debito con Pearson e Adams è fin troppo evidente.

Per quanto tosto, Billy aveva comunque un grosso problema: il suo orsetto di peluches era finito nel programma testimoni dell'FBI e stava spifferando tutto su come Billy, oltre a Babbo Natale, avesse fatto fuori anche il Coniglietto Pasquale, la Befana e il Topino dei Denti, accaparrandosi tutto il racket delle feste.


la faccia dell'orso depresso mi riempie ancora d'orgoglio. Il resto è da buttare.


Ero in un periodo confuso in cui guardavo Munoz e i fumetti americani e cercavo, fallendo, di farli convivere. La fascia centrale però, mi fa ancora ridere.


Ovviamente, non potendo permettere che questo accadesse, Billy era costretto a intervenire.


Questa tavola deve essere un furto o mi devono aver aiutato. La terza vignetta è troppo naturale per essere roba mia. Mi sa che ho rubato dallo storyboard di Matrix. Vabbè, poco male: da quel libro ci ha rubato un sacco di gente.


vignetta 3 e 4 mi piacciono ancora un casino.

La storia si concludeva con i genitori di Billy, inconsapevoli di tutto, che alla sera tornavano a casa, pagavano Apollonia la babysitter e entravano in stanza del ragazzino, trovandolo addormentato. Un bacio sulla fronte e un primo piano di Billy, sorridente, come un angioletto e la storia di chiudeva così.

24.9.11

[RECE] Gears of War 3


La prima idea che mi è venuta era quella di copiare e incollare quanto avevo scritto a proposito del precedente capitolo (qui e qui) ma di metterla con un font più grosso, in grassetto e con molte parolacce in più.
Perché, a uno sguardo superficiale, il single player di Gears of War 3 non è altro che questo: sempre lo stesso gioco ma più grosso, più ignorante e più spettacolare.
Certo, alcuni aspetti sono cambiati...
[clicca qui per continuare a leggere]

23.9.11

Avete sbagliato sala.

Ieri parlavo con un mio amico delle reazioni del mondo del fumetto all'arrivo (e al successivo successo) del film di Gianni Pacinotti (in arte Gipi ma, come vedrete, d'ora in poi è meglio chiamarlo con il suo nome e cognome) a Venezia.
In particolare, discutevamo di come entrambi avessimo avuto l'impressione che tutti quei complimenti, tutti quegli auguri, tutto quell'entusiasmo e quei "Forza Gipi" che si leggevano su Facebook, sui siti specializzati e nella blogosfera, somigliassero a quel tipo di entusiasmo che la povera gente riserva per quelli che, partendo dalla loro stessa condizione sociale, in qualche maniera, ce l'hanno fatta.
Sembrava, insomma, che il successo di Gianni fosse avvertito come un successo di tutti.
Un successo dei fumettisti. E del fumetto.

Avete presente quando la gente di Philadelphia fa il tifo per Rocky Balboa contro Apollo Creed?
Ecco, la stessa cosa.
Un eroe del basso proletariato, sostenuto da un popolo che vede nel riscatto del suo beniamino, un riscatto collettivo.
E, magari, anche una speranza per il proprio futuro.

In sostanza, ci sembrava (a me e al mio amico) che la maggior parte della gente non tifasse per Gianni in quanto tale, ma che facesse il tifo per lui in quanto simbolo.
Peccato che nessuno abbia pensato di chiedere a Gianni se lui, simbolo, lo voleva essere davvero.

E così, un paio di giorni fa, è andata in onda un'intervista su Radio Deejay dove, alla domanda sul suo essere un fumettista, Gianni ha risposto (più o meno) che sì, lui faceva fumetti con il nome di Gipi, che adesso non li fa più e che il fumetto per lui è sempre stato solamente un mezzo per raccontare le storie e che adesso c'è il cinema.

Tanti saluti al riscatto collettivo.
Avete sbagliato sala.
Il film non è il primo Rocky...

...ma Rocky IV.



Adesso, io con Gianni di questa cosa ci ho parlato in più di una occasione.
Il suo punto di vista e il suo atteggiamento non mi sono nuovi e non mi sorprendono.
E per quanto non riesca a condividere questo modo di pensare in nessuna maniera, stimo il fatto che lui abbia sempre avuto l'onestà di esprimerlo con la sua solita franchezza (franchezza che, per esempio, Neil Gaiman non ha mai dimostrato).
Quello che invece mi fa un poco sorridere è pensare a come si debbano essere sentiti quelli che avevano caricato sulle sue spalle tutta una serie di valori (che Gianni non ha mai detto di voler portare) ad ascoltare le sue parole.
Non c'è nessuna comunione signori.
Non c'è mai stata e mai ci sarà.
C'è solo un autore (di fumetti, libri, film, fate voi) che fa le sue robe.
Ed è pure giusto che sia così.

Del film L'Ultimo Terrestre, invece, ne parliamo presto.
Che è complicato.

Un pavimento di colori


Prove di stampa.
Mi sono emozionato.
Non tanto perché è sempre bello vedere la propria roba che diventa "vera".
Ma proprio perché non mi era mai capitato di lavorare con un editore che fa delle prove di stampa, con largo anticipo, giusto per levarsi lo scrupolo di vedere se funziona davvero tutto.

21.9.11

Pronto, sono Jack Bauer... ho bisogno del tuo contatto, ORA!


Le mail qui di seguito riportate, sono reali.
Solo i nomi sono stati cambiati per proteggere l'identità di persone innocenti.

Gli eventi avvengono in tempo reale.



Salve,  sono JACK BAUER, titolare dell' CTU Investigazioni di Roma. 
Approfitto di Linkedin per presentarmi e per aprire nuovi canali di comunicazione professionale 
Augurandole buon proseguimento, porgo distinti saluti. 

Cordialmente, 
JACK BAUER.


Salve JACK BAUER, piacere. 
Le posso chiedere perché ha sentito il bisogno di scrivermi?
Non capisco il senso della sua mail, né a livello di obiettivo (che credo sia mera pubblicità), né di contenuto della mail stessa.


Grazie,
Mary


Gentile, sig.ra Mary
Buongiorno, 
La mia professione è molto particolare, per condurre le indagini utilizzo un gran numero di tecniche, tuttavia, la maggioranza dei casi viene risolta grazie all'interrogazione di una rete di informatori che ho coltivato durante gli anni della mia attività.
Detto ciò, si evince che più conoscenze "valide" ho e più possibilità avrò un domani per poter gestire problematiche diverse...un professionista in più nelle mie amicizie può rivelarsi utilissimo, anche solo per una semplice consulenza.
Nella mail che le ho inviato, non ho sponsorizzato alcun tipo di servizio, non le ho lasciato alcun riferimento, o utenza riconducibile alla ditta CTU Investigazioni…mi sono solo, presentato e le ho allegato il mio cellulare personale. Spero con tutto ciò di non aver turbato in alcun modo la sua tranquillità, mi rendo conto del resto, che la mia attività è nel pensiero comune della maggior parte delle persone, legate a film e libri gialli.
Le auguro buona giornata.


Cordialmente
JACK BAUER



Gentile JACK BAUER,
mi rendo conto che la sua professione è molto particolare, ma di certo non pensavo di trovarmi di fronte al nuovo Sherlock Holmes o di essere stata scelta per risolvere il delitto Moro. Non è la sua professione a turbarmi, quanto i modi piuttosto invasivi di contattare le persone e con linguaggio poco chiaro. Mi scusi, ma "aprire nuovi canali di comunicazione professionale", se non spiegato, non vuol dire nulla. Molti lo dimenticano, ma Internet ha dei codici di comportamento, una netiquette. E va rispettata.
La ringrazio per avermi incluso tra le persone potenzialmente "valide" che potrebbero aiutarla nelle sue ricerche, anche se non condivido.


Buona fortuna con i prossimi contatti,
Mary.


DAMN IT!





p.s.
Vogliamo dirlo che in giro per il web ci sono sempre più matti sciroccati?

[RECE] How I Met Your Mother, stagione sette, episodi 1 & 2

E si ricomincia.
La migliore sit-com dai tempi di Friends riapre i battenti con la sua settima e, pare, ultima stagione (o forse no? E' stata confermata anche l'ottava?!).
Cosa dire di questi primi due episodi?
Il primo luogo che sono scritti benissimo e interpretati benissimo, cosa che per HIMYM è, semplicemente, la regola.
Poi che Barney è sempre più awesome, che Marshall e Lilly sono sempre più il cuore sentimentale di tutta la faccenda, che Ted è sempre un coglione senza palle e che Robin Scherbatsky... madonna che bella che è Robin Scherbatsky!!
No, sul serio, Cobie Smulders è sempre stata una bella ragazza, fin dalla prima stagione.
Ma quelli della serie hanno sempre fatto in modo di farci dimenticare il suo aspetto per mettere in risalto altri aspetti del personaggio che era chiamato a interpretare. In questi primi due episodi, invece, la sua bellezza è messa in primo piano. L'intento è ovvio: far innamorare tutti gli spettatori di lei per rendere ancora più coinvolgente la storia del matrimonio di...

...no, aspettate, qui si entra nello spoiler selvaggio.
Se volete continuare a leggere, CLICCATE QUI!

20.9.11

LRNZ +


Ultimamente, su questo blog, ma anche nella vita privata, mi capita spesso di parlare di Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ. E ogni volta che ne parlo, provo un senso di inadeguatezza perché non riesco mai a far capire bene perché io abbia una sconfinata ammirazione per lui.
Quando lo racconto, sembra solo che mi piace come disegna mentre come disegna LRNZ (cioè benissimo) è solo una delle molteplici ragioni per cui lo stimo. Quello che veramente mi esalta di lui è che in ogni campo in cui si è applicato ha raggiunto un livello artistico e professionale altissimo. E i campi in cui si è applicato sono molteplici. Più di quanti, anche le persone che pensano di conoscerlo, si possano aspettare.
Adesso, finalmente, LRNZ ha dato vita al suo nuovo sito, interamente progettato da lui (del resto, se lo fa per Fornarina e altri grandi marchi, perché non dovrebbe farlo per sé stesso?), che mi toglie dall'impasse di dover spiegare a parole perché ritengo Lorenzo Ceccotti una delle persone più vicine al genio che conosco. Volete sapere a che indirizzo trovarlo? Dopo il salto c'è il link.

Today is the day.


Mi sa che oggi non posto altro, sul blog.

19.9.11

[RECE] Carnage

Si tende a parlare di più e più a lungo dei film che non ci sono piaciuti, rispetto a quelli che ci sono piaciuti. Quindi, nel parlare di Carnage, sarò breve.


Non sono un fan assoluto dei film di Polanski (che credo di aver visto tutti o quasi tutti).
Fermo restando che alcuni sono dei capolavori, penso pure che molti siano film riusciti a metà e, alcuni, per niente. Penso pure che abbia fatto una manciata di pellicole davvero imbarazzanti, negli ultimi quindici anni.
Aggiungo pure che non sono proprio il primo estimatore del "teatro al cinema" e che dei problemi della middle e upper class newyorkese mi frega pochissimo, a meno che sia quel nazista di Tom Wolfe a raccontarmela.
Aggiungiamoci pure che il cinema che vive più di parole che di gesti (e nei "gesti" includo, specialmente, il modo in cui la camera si muove nello spazio) mi stanno sulle palle.
Eppure, nonostante tutto questo, Carnage l'ho adorato.
Il livello di scrittura e la qualità delle interpretazioni sono, semplicemente, di una tale qualità da sovrastare qualsiasi obiezione. E sì, forse non è "cinema" inteso come lo intendo io, ma chi se ne frega, a un certo punto.
Fa ridere. Angoscia. Molla colpi dove la ciccia è più flaccida. E' intelligente. E tutti quelli coinvolti nella sua realizzazione sono in stato grazia.
Se Drive non mi fa cambiare parere sulla spirale di supponenza in cui mi pare sia sprofondato Nicolas Winding Refn, questo rischia di essere il film che amerò di più quest'anno.

18.9.11

Sunday Arts


La resa con i retini duotone delle tavole di Alba Gialla, la storia che verrà pubblicata sulla rivista Gang Bang (se volete saperne di più, cliccate QUI).
Ah, ho deciso che il Lenovo ThinkPad X220T è il mio strumento preferito di ogni tempo.

16.9.11

Manà Manà.


Oggi, su Radio Manà Manà (la trovate sulla frequenza 89.100), dalle 14 alla 15, mi potrete ascoltare nella trasmissione Music & Medicine condotta da Andrea Lupoli. Si parlerà di fumetti, medicina, salute, malattie, vita, morte, diritti e doveri. E speriamo anche di cose più leggere.
QUI un link.

15.9.11

E se John Doe cita il Detective Smullo...

...Dio cita John Doe.
Ovviamente, per opera di Davide La Rosa.

Michael Kane Studio presenta: FUCKland FUrry Cute Kitten!



Il Michael Kane Studio (QUI il loro blog) è un gruppo di fumettisti composto da Gabriele Dell'Otto, Werther Dell'Edera, Antonio Fuso, Giorgio Pontrelli e Stefano Simeone.
Non iniziate a dire che "Michael Kane" non si scrive così. Immagino che lo sappiano.

A Lucca, questa banda di disgraziati presenterà il loro primo prodotto autonomo e, qui di seguito, troverete una breve descrizione delle storie che comporranno questo volume e un'anteprima esclusiva dei disegni.

Michael Kane Studio presenta:

FUCKland FUrry Cute Kitten

L'isola di FUCKland è un cancro che deturpa la superficie terrestre. La sua economia è interamente basata sul crimine. Bande rivali si fronteggiano in un anarchico equilibrio. Ogni piazza è un pericolo, ogni strada una minaccia, ogni vicolo una sentenza di morte. A cercare di sovvertire questo ordine di cose un manipolo di bizzarri, strampalati eroi fuori di testa.

FISH & MR ROSENCRANTZ (Antonio Fuso): Stephan Fisher detto "Fish" è volgare, sporco, picchia forte e parla con i pesci. E i pesci gli danno retta. Mr Rosencrantz è grande, grosso elegante e si sbarazza dei nemici proponendo loro paradossi “spaccacervelli”.



SPEEDWAY TRIO (Antonio Fuso & Werther Dell'Edera) E' una Jazz Band di spostati e killer a pagamento, le loro armi sono i loro strumenti. Alla batteria/tank, la scimmia Monkey Morello, al basso/coppia di fucili di precisione, Samy La Faro, alla tromba/pistola laser Navarro Sandoval.


GABRIEL DARKO VS FLANAGAN MIDDLESTONE (Antonio Fuso & Gabriele Dell'Otto): Flanagan Middlestone non è solo un gabbiano, ma è l'unico profeta riconosciuto di tutto ciò che è spirituale e new age. Scrive best seller, conduce talk show, arringa folle. Tutti amano Flanagan Middlestone, tutti tranne Gabriel Darko.






A ZOMBIE TO TRUST IN (Stefano Simeone): 60 ha fascino, è bello da impazzire e ha fame. C'è un piccolo particolare, 60 è uno zombie. C'è un altro piccolo particolare, ciò di cui vuole nutrirsi è del corpo di Quolp. C'è un ultimo piccolo particolare Quolp è infettato da una muffa tecnorganica e perciò indigesto.

EYEMAN (Antonio Fuso & Giorgio Pontrelli): Perchè uno stimato premio nobel per la scienza decide di trasformarsi in Dottor Finger, un enorme dito antropomorfo? Naturalmente per accecare l'occhio vigile di Eyeman, l'unico vero supereroe di FUCKland.


13.9.11

Star Wars® Contest: i Vincitori





Il seguente dialogo, protrattosi per mail lungo tutto l'arco di una giornata, è realmente accaduto. Solo i nomi di alcuni protagonisti sono stati cambiati, per proteggere la loro privacy.


Roberto
- allora, ragazzi... per decidere i vincitori, faremo in una maniera facilissima: ognuno di noi esprime tre preferenze. Se qualche candidato arriva ai due voti, quello è uno dei nostri tre vincitori. Continuiamo a votare, esprimendo sempre tre preferenze, fino a quando non escono fuori almeno tre persone con due voti a testa. Tutto chiaro?

Riccardo
- Avoja.

Werther
- Sì.

Roberto
- Le mie preferenze sono per Pippo, Pluto e Paperino.

Riccardo
- Io voto per Clarabella e Orazio.

Werther
- Io voto per Zio Paperone, Paperinik e Gastone... o, in alternativa, per Ciccio di Nonna Papera e Paperetta Ye-Ye.

Roberto
- S'è detto tre preferenze.

Riccardo
- Allora Ciccio di Nonna Papera pure io.

Werther
- Ah, scusate... allora voto per Clarabella, Batman e Ciccio di Nonna Papera.

Roberto
- Ma....

Werther
- Cosa?

Roberto
- Niente. Quindi, Ciccio di Nonna Papera e Clarabella a due voti, giusto? Bene, loro hanno vinto sicuro. Adesso datemi altre tre preferenze. Io ripropongo quelle di prima.

Riccardo: Clarabella, il Bassotto 176-617 e Pluto.

Roberto
- Ma Clarabella ha già vinto, Riccardo...

Werther
- Ma perché votiamo solo io e Riccardo?

Roberto
- No, voto pure io... solo che ripropongo gli stessi che ho votato prima.

Werther
- Ah... allora io voto per Batman, il Bassotto 176-617 e Paperino.

Riccardo
- Ma sul serio mi volete far vincere Paperino? Fa schifo...

Roberto
- A me sembra assurdo che tra i vincitori non ci sia Pippo.

Werther
- il disegno di Pippo non si capisce. Ma aspetta... per chi ho votato io?

Roberto
- Batman, 176-617 e Paperino.

Werther
- No, dico prima...

Roberto
- Clarabella, Ciccio di Nonna Papera e Batman. Credo.

Werther
- Mi sono sbagliato con i nomi... Ciccio di Nonna Papera mi fa schifo.

Roberto
- Quindi a monte? Rifacciamo le votazioni dall'inizio? Riccardo, i tuoi tre nominativi sono sempre gli stessi? Werther, i tuoi quali sono?

Riccardo
- Eccerto. Superman, Flash e Lantena Verde!

Werther
- Clarabella, Paperinik e Paperino.

Roberto
- E Batman?

Werther
- Che c'entra Batman?

Roberto
- Sigh... va bene, allora abbiamo Paperino a due voti, Clarabella a due voti... bisogna votare di nuovo per il terzo.

Werther
- Io mi dissocio da qualsiasi preferenza possa aver espresso in precedenza.

Riccardo
- Ma se se famo una partita Gears of War?

Werther
- Gears è per i bimbiminchia. A Halo, caso mai...

Roberto
- Ragazzi, rimanete concentrati...

Riccardo
- Sentimose in chat su Xbox Live e decidemo a voce!

Werther
- Mentre giochiamo ad Halo!!

Roberto
- Non posso... il cane mi si è mangiato il microfono.

Riccardo
- Ma dai?! Pensa te...

Werther
- Io mi sa che cambio i miei voti...

Riccardo
- A me Paperino fa schifo...

Roberto
- Che possiate tutti essere divorati da un Sarlacc.


Insomma: stabilire i vincitori non è stato semplice come avevo pensato.
Ma alla fine ce l'abbiamo fatta, se cliccate qui sotto, dopo il salto troverete i tre eroi dello Star Wars® Contest!!

12.9.11

Star Wars® Contest: la Gallery



Ecco a voi la gallery di quelli che hanno voluto partecipare allo Star Wars® Contest, indetto da questo blog per celebrare l'uscita della sacra trilogia (e anche di quell'altra) in Blu-ray. Come noterete, ci sono professionisti e aspiranti, tutti uniti in un solo calderone. Perché?
Perché tutti questi disegni sono stati realizzati per pura passione e amore verso la trilogia di Lucas e non per fini commerciali o altro. Ergo, dal nostro punto di vista, sono tutti sullo stesso piano.
Godetevi la gallery e, se vi gira, commentatela, nel frattempo, io, Riccardo e Werther ci scanneremo per decidere i tre vincitori (che verranno comunicati a breve).
Una paio di note:

- alcuni dei partecipanti ci hanno indicato il loro nome e cognome e una pagina web di riferimento. Di altri, la pagina web ce la siamo trovati da soli (e, nel caso non corrisponda alla vostra, fatecelo sapere). Altri ancora non avevano una pagina web (o non l'abbiamo trovata) e, infine, ci sono quelli che ci hanno scritto indicando solo il loro nome (senza cognome) o solo il loro nickname. Nel caso vogliate sistemare queste informazioni, scrivete pure nei commenti e vedremo di aggiornarle.

- non abbiamo potuto pubblicare tutti i contributi arrivati perché alcuni proprio non erano compatibili con la natura ufficiale del concorso e altri erano qualcosa di molto diverso da quanto richiesto.

Prima di lasciarvi alle illustrazioni, vi presentiamo anche l'omaggio (fuori categoria) a Star Wars, inviatoci da Lorenzo Bartoli.


Principessa... sono Luke Skywalker!

Mio padre parla come un tizio nel polmone d’acciaio e non si è fatto vivo per un sacco di tempo. Come tutti gli orfani e i figli dei separati, sono cresciuto in fretta e mi sono scelto strane figure maschili di riferimento: vecchi zii, che abitano in case parecchio fuori mano; nanerottoli verdi con le orecchie grandi; persone anziane intabarrate in abiti che rendono scomodo il combattimento. Ho perso il sonno per principesse racchie, ho conosciuto deserti e paludi, sono stato il biondino sciapo e l’Eletto, ho guidato un caccia stellare in un corridoio stretto. Sono nato a Polis Massa, vicino Polis Carrara, e per me c’era scritto un futuro da estrattore di marmi preziosi. Ma poi ho comprato due droidi al prezzo di uno e mi sono dato al difficile lavoro di diventare una leggenda popolare. L’altro, quello bello, lo hanno scelto anche per film divertenti, secondo me perché era parente del tizio delle macchine del sogno americano. Io ho fatto il doppiatore, perché la voce è importante, perché lo so fare bene. E dopo che ho sconfitto la Morte Nera, ho scelto di stare un po’ defilato, perché per qualunque altro ruolo, in fondo, sarei stato comunque un po’ sprecato. 

11.9.11

John Doe chiude con il 16? No.

Qualsiasi comunicazione ufficiale, riguardante John Doe passa, in primo luogo, sulla PAGINA UFFICIALE di John Doe.
Come si puó leggere sulla pagina, alla domanda se la testata chiuderà con il numero 16 è stato risposto chiaramente: NO.
Per quanto riguarda le voci di una possibile ristampa a colori, come già detto qualche tempo fa dal sottoscritto, è una possibilità al vaglio della casa editrice.
Appena ci sarà qualche informazione ufficiale a riguardo, verrà comunicata.

Sunday Arts.

Avevo detto che la domenica postavo i disegni.
E' domenica.

Un paio di tavole, estratte da due storie (molto differenti) che sto completando in questi giorni.

Calderoli-Cable e il Trota-John Connor

L'ammmore!

9.9.11

Nerd Pride!


Domani sono QUI.
Insieme con me Tito Faraci, Diego Cajelli, Stefano Priarone,  Micol Beltramini e Paola Barbato.
QUI trovate il programma della manifestazione.
Se poi non potete venire ma volete vedere cosa succede, QUI trovate lo streaming (e c'è poco da dire: nulla è più nerd di vedere una manifestazione nerdica in streaming seduti sul divano di casa propria).

Vabbè, insomma, speriamo che sia una cosa divertente.


LRNZ + Miriam in Siberia

Qualche tempo fa, sono stato contattato dai Miriam in Siberia per un consiglio: mi chiedevano quale artista contattare per la copertina del loro album.
Io mi sono ascoltato il disco, ci ho pensato sopra, e sono arrivato alla conclusione che ci sarebbe stata bene una copertina tipo quelle della Psygnosis degli anni d'oro (QUI trovate un mucchio di roba a riguardo).
A quel punto, la scelta è stata semplice e ho fatto il nome di LRNZ, che non solo è tipo uno dei disegnatori più bravi che conosco ma che sapevo che avrebbe capito al volo cosa intendevo.

E infatti...



QUI trovate i dettagli sulla realizzazione.
Questo, invece, è il nuovo singolo dei Miriam in Siberia:

8.9.11

Lo avrei voluto far notare io...

...ma non l'ho fatto.
Che poi mi dite che sono polemico e rancoroso.
Fortuna che ci ha pensato Andrea Cavaletto sul suo blog a segnalare la cosa.
Trovate tutto QUI.
E io ancora non me lo spiego.
Non parlo del fatto che certe persone trovano sempre un modo di stare a galla e riciclarsi all'infinito: siamo in Italia, è normale.
No, quello che non mi spiego è come possa essere che stimati professionisti non capiscano che scegliere con chi lavorare è una decisione etica e politica (e non parlo di quella politica d'accatto che viene messa in scena dai nostri governanti, parlo del senso più alto che questa parola dovrebbe avere). E che sarebbe nostra prima responsabilità sapere con chi abbiamo a che fare. C'è tutto un mondo fuori dal proprio studio, non facciamo finta che non esista!

Comunque sia, passano gli anni, cambiano i nomi, e i predatori sono sempre in giro mentre di boyscout ce ne sono sempre meno.

[RECE] Cowboys & Aliens



Se la strada di Jon Favreau non si fosse incrociata con quella di Robert Downey Jr, oggi questo regista/sceneggiatore/attore sarebbe ricordato, al massimo, per Swingers.
O per la sua partecipazione ai Soprano nel ruolo di sé stesso (Chris, avresti dovuto sparargli).
Ma Robert Downey Jr. c'è stato ed è a causa di questo incontro che, per qualche tempo, la gente si è creduta che Favreau fosse un regista da tenere d'occhio.
Ma se nel primo Iron Man, Downey Jr. faceva miracoli, caricandosi sulle spalle tutto il peso di un film deficitario sotto qualsiasi punto di vista, trasformandolo in una roba decisamente gradevole, già con Iron Man 2 si vedeva che sotto c'era del marcio.
Adesso arriva questo Cowboys & Aliens a fugare qualsiasi dubbio: Favreau è un regista piccolo e mediocre e realizza film piccoli e mediocri.
E sì che, anche questa volta, aveva un cast mica da ridere, eh?
Daniel Craig (che è invecchiato di vent'anni negli ultimi cinque... sbrigatevi a fargli fare un nuovo Bond o sarà troppo tardi), Harrison Ford (che è sempre bello vedere sullo schermo e che, in questa pellicola, è piuttosto in forma), Sam Rockwell (talento puro, sempre e comunque), Keith Carradine, Walton Goggins, Clancy Brown e poi, lei:


Olivia Wilde.
Che è quel tipo di attrice troppo bella per non risultare improbabile in qualsiasi ruolo la si metta.
E oltre a questi, un mucchio di altri. Tutti bravi.
Al soggetto e alla sceneggiatura, un esercito: Orci, Kurtzman, Lindelof, Fergus, Ostby, Oedekerk e Rosenberg (che è indicato per pure ragioni contrattuali visto che ha avuto solo l'idea dello spunto base).
Per produrlo, un'altro squadrone di nomi rinomati tra cui quello dello stesso regista e di alcuni dei sceneggiatori, oltre a quello dell'ormai immancabile Spielberg.

E tutta questa gente non è riuscita nemmeno a trovare il cappello giusto da far mettere a Daniel Craig.


Ma in generale, tutti nel film hanno un cappello (pure la Wilde) ed è un cappello sbagliato.
Tranne Harrison Ford, che lui i cappelli li sa portare e che comunque si affida a uno Stetson a falda larga piuttosto classico.
Mi viene da pensare che il segno che Hollywood abbia definitivamente perso la rotta e il mestiere, sia proprio dato da questa assenza di "senso del cappello".
Se gli americani non riescono nemmeno più a trovare il cappello giusto per una manica di cowboys, allora vuol dire che è finita.

Che dire del film?
Che è scritto male (ma male tanto), diretto in maniera anonima e che gli effetti speciali sono inferiori a quelli dello standard di riferimento attuale (rappresentato dal solito District 9 che, per costo degli effetti e risultati degli stessi, è diventato il punto di riferimento per qualsiasi produzione di medio livello oltre a essere la cura di ogni male per la Hollywood in crisi economica).
A conti fatti, è un film di cui non varrebbe nemmeno la pena parlare, se non fosse per la storia produttiva che c'è dietro.

Nel 2006, tale Scott Rosenberg (il fondatore della Malibù Comics, dice Wiki), diede alle stampe un albetto di 16 pagine a tiratura e distribuzione limitata (gli americani chiamano questi tipo di albi ashcan). Rosenberg ebbe solo l'idea, affidando poi la realizzazione dell'albo ad altri.
L'albo in questione venne pubblicato da una minuscola casa editrice che poco dopo rivendette i diritti a Roseberg stesso, il quale, nel frattempo, aveva fondato la Platinum Studio (sì, quelli del film e di tutti i prodotti derivati di Dylan Dog) proprio per cercare di piazzare a Hollywood tutta una serie di proprietà intellettuali legate ai comics.
Adesso dovete capire che, in piena mania da cinecomics, Disney e Fox da una parte, e Universal e Dreamworks dall'altra, si fecere una guerra feroce per comprare i diritti.
La guerra venne vinta da Universal e Dreamworks e il primo draft del film (la prima stesura della sceneggiatura), venne affidata dalla Platinum a Oedekerk, un totale sconosciuto che si beccò qualcosa come quattro milioni di dollari di compenso.
Tenete conto che poi, di sceneggiatori, se ne aggiunsero altri cinque che riscrissero, riscrissero, e riscrissero il film.
Sei sceneggiatori per scrivere una sceneggiatura tratta di un fumetto di 16 pagine.
E poi il film non solo è brutto, ma si rivela pure un disastro ai botteghini!

Visto mai che adesso gli americani apriranno gli occhi e capiranno che:

A: solo perché è tratto da un fumetto, non vuol dire che è figo. Specie se il fumetto non esiste.

B: Jon Favreau non sa girare. Con Iron Man ha avuto culo e adesso il culo è finito.

C: se hai bisogno di sei persone per scrivere un film, vuol dire che lo stai facendo sbagliato.

D: se il soggetto è banale e la sceneggiatura debole, mettici degli effetti speciali che mi fanno fare "OHHH!" e non la roba standard di After Effects. Almeno mi distrai.

E: se proprio devi avere una brutta sceneggiatura, un cattivo regista e brutti effetti, dammi Olivia Wilde nuda.

G: il problema non è l'accostamente tra cowboys e alieni (la Guerra dei Mondi di H.G. Wells è ambientata nel 1898 e nessuno se ne è mai lamentato), il problema è che il film è BRUTTO!

H: che fine ha fatto il Punto F?

I: Niente, volevo solo vedere se eravate attenti.

7.9.11

Ancora sul Contest di Star Wars®

Leggete QUI se non sapete di cosa sto parlando.
Vi ricordo che i lavori devono arrivare entro e non oltre il 10 settembre.
Vi ricordo che si può partecipare con massimo un'illustrazione. UNA illustrazione.
Non dieci tavole della vostra storia a fumetti, cento strisce o un vostro racconto (ah, a questo proposito, per i racconti c'è una roba analoga, organizzata oggi da Leonardo Valenti che trovate QUI).
Vi prego di smetterla di inviare materiale erotico o pornografico. A me fa piacere, ma per un contest ufficiale su Guerre Stellari, non va bene.

Che la Forza sia con voi.


Puck Comic Party!

Una roba che sembra figa.
La trovate QUI!

Dice Umberto Eco...

"Ormai il fumetto è diventato una forma di cultura alta, perfino difficile da leggere. Certo i bambini leggono ancora Topolino che resta, più o meno, come una volta. Ma tutte le nuove forme... il fumetto cartonato che si vende nelle librerie, certe volte faccio fatica a leggerlo tanto è raffinato. Quindi quelli che una volta erano i mezzi di massa, contro cui si scagliavano gli apocalittici, oggi possono essere interpretati solo da gente che ha letto Joyce"

QUI trovate l'intervista completa (ringrazio chi me l'ha segnalata).



6.9.11

Il contest dell'Antro.

L'Antro Atomico del Dottor Manhattan è un blog che mi piace un sacco.
Giusto oggi, ha dato il via a un contest con ricchi e imbarazzanti premi per celebrare i due milioni di contatti (bravo, simpatico, divertente... dilettante, tzè).
Avendo messo gli occhi sul preservativo di Duke Nukem, ho deciso di partecipare.
Il regolamento del contest, prevede una foto con un cartello in mano in cui si dichiara la propria appartenenza agli Antristi, fatta nel luogo più pubblico possibile.
A me un luogo più pubblico di questo non è venuto in mente.


Ok, adesso il solo dubbio è...


Per Natale mi regalo (o mi faccio regalare... ammicca... ammicca) quello da Stormtrooper di Star Wars, che è un classico senza tempo ma che in moto ci capa come i cavoli a merenda?
Quello di Tron, che il film è quello che è ma il giacchetto è una figata assoluta e l'ho sempre desiderato sin da ragazzino e in moto è perfetto?
O quello di Batman, che pure lui è perfetto per la moto e più discreto degli altri?
Certo che, nonostante il film di merda, pure quello di Captain America è qualcosa...
Qui trovate tutto.

La Atari torna a produrre una console!!

No, scherzo.
Sarebbe bello ma non è così.
Semplicemente, la Atari sta mettendo in produzione un dispositivo per iPad molto simile all'iCade e compatibile con tutti i suoi giochi a catalogo sull'App Store.
In sostanza, si tratta, semplicemente, di un dock per dispositivi Apple con joystick e bottoni annessi.



Questa è la proposta Atari.
E questo è l'iCade.

Che per carità, sono idee divertenti ma giusto delle cazzatiole.
Molto più interessante è il collegamento tra iPad (1 o 2, è lo stesso) e l'Air TV, che permette di giocare i titoli dell'App Store su grande schermo, in alta risoluzione (qui trovate un esempio).
Che poi, a ben vedere, è una configurazione molto, molto, simile a quella proposta dal futuro Nintendo Wii U (e anche da Playstatione 3 e PSVita, a quanto pare).