29.10.11

[RECE] Le avventure di Tintin - il mistero dell'unicorno -



Lo ammetto: sono entrato in sala con tutte la diffidenza del mondo.
Prima di tutto, perché pur amando (e tanto) Spielberg, il quarto capitolo di Indy proprio non glielo avevo perdonato.
In secondo luogo, perché la tecnica digitale impiegata per il film non mi convinceva e mi sembrava snaturare troppo il tratto di Hergé.
Infine, perché non credevo che un ebreo americano e un ex-ciccione neo-zelandese potessero capirne niente dello spirito e della natura di un personaggio belga come Tintin.

Mi sbagliavo su tutto.

- Spielberg è ai suoi massimi livelli.
Anzi, è oltre ai suoi massimi livelli perché la sua cinepresa, fattasi virtuale, si è slegata da tutti i vincoli della fisicità e ora vola ovunque lui la voglia portare. E fidatevi: la vuole portare ovunque.
E in più, oltre a questa novità nel suo stile, in questo film c'è tutto quello che lo ha reso grande, sia nell'ambito dell'azione pura che in quello delle emozioni.

- La realizzazione tecnica è sbalorditiva. Il mondo di Hergé diventa tridimensionale senza perdere di una virgola il suo carattere, i cromatismi sono tutti rispettati e il motion capture, tanto rigido e straniante nelle prove fin qui realizzate da Zemeckis, in mano a Spielberg è talmente naturale che a un certo punto (piuttosto presto) ci si smette di domandarsi se si sta assistendo a un film digitale o a uno con attori reali e ci si gode lo spettacolo e basta. La verità è che questo Tintin non è nessuna delle due cose. E' qualcosa di completamente nuovo.

- Spielberg e Jackson non solo hanno rispettato il personaggio di Hergé (splendidamente omaggiato, oltretutto, all'inizio della pellicola) ma hanno capito l'intima natura della sua opera e l'hanno saputa portare su pellicola esaltandola. Ecco quindi che il giovane reporter è vettore dell'azione mentre, intorno a lui, tutti i personaggi di contorno assumono ruoli chiave della materia narrativa, facendosi portatori degli elementi umoristici, sentimentali e drammatici. In particolare, il capitano Haddock è quello che riceve il trattamento migliore e più approfondito (al punto che si potrebbe dire che è lui il vero protagonista del film).


In poche parole, Le Avventure di Tintin -il segreto dell'unicorno- è un film emozionate, divertente, intelligente, con un ritmo mozzafiato (che riprende in tutto e per tutto quello dei fumetti originali), una colonna sonora strepitosa, attori fantastici e, sorprendentemente, una gran storia che gestisce bene sia l'azione che l'approfondimento psicologico dei personaggi (ma sul fatto che Wright e Moffat fossero bravi avevo pochi dubbi).
Uno dei migliori film dell'anno (insieme a Rango, altra prodezza digitale che cancella la linea di demarcazione tra reale e fittizio per approdare in una terra nuova).

Scordatevi  Il regno del Teschio di Cristallo: è questo vero quarto capitolo della saga di Indiana Jones.


27.10.11

[cose che a Lucca comprerei] "Come crescere un robottone felice"

Negli ultimi anni, molti autori di fumetti (principalmente disegnatori) stanno iniziando a intendere la loro partecipazione a fiere e manifestazioni come qualcosa a cui prendere parte attivamente e non solo come meri ospiti o strumenti promozionali di libri editi da altri.
Ecco quindi che, nella manciata di pochi anni, sono nati vari "cosorzi" di autori che hanno preso il loro stand e prodotto albi da vendere direttamente nelle fiere, magari insieme a stampe, litografie e tavole originali.
Inutile dire che questo tipo di iniziativa, tanto comune negli USA quanto inedita per l'Italia, da parte mia ha riscosso solo che un enorme plauso. Perché prodursi qualcosa, confrontarsi con le tipografie, prenotare uno stand e poi gestirlo e infine, vendere direttamente il frutto dei proprio sforzi, sono attività che non solo aumentano il grado di competenza di chi le pratica ma, soprattutto, aumenta il grado di consapevolezza di cosa significa fare questo mestiere e di quali sono le difficoltà a ogni livello della scala produttiva.
Detto questo, devo però ammettere che il livello complessivo di quanto prodotto fino a questo momento m'ha sempre lasciato freddino. Perché io mi emoziono poco davanti a uno sketchbook o a una raccolta di illustrazioni o a una serie di stampe.
Dal mio punto di vista, fino a oggi, quello che è sempre mancato a questo tipo di inizative è sempre stata una visone artistica e progettuale di quanto si stava facendo. L'ambizione di "dire" qualcosa, oltre che di "fare" qualcosa".




E veniamo ai Dr. Ink e al loro volume Come crescere un robottone felice (di cui, qua sopra, potete vedere alcune immagini).
I Dr. Ink sono un gruppo di disegnatori (Matteo Cuccato, Christian Cornia, Matteo Freddi, Cristina Giorgilli, Alessia Pastorello e Federico Tramonte) che hanno deciso di andare oltre quanto detto prima e che hanno realizzato un volume che, prima ancora che per la qualità del contenuto, colpisce per lo straordinario livello del suo contenitore, vero oggetto di design tipografico.
Pur essendo tutto diverso nei contenuti, questo volume si pone al pari del fantastico The P.A.L.E. 2009 della Passenger Press, come quantità di soluzioni tipografiche e visive.
Dentro ci si trova di tutto, dal paper-toy al pop-up, dagli acetati rossi che rivelano le illustrazioni nascoste, alle pagine multi-pannello, fino a un badge plastificato nell'edizione a tiratura limitata.
Adesso, potrei passare un sacco di altro tempo a cercare di descrivervelo ma faccio prima mettervi il video di allestimento di ogni volume (sì perché, i pazzi, se lo sono allestiti da soli!!).



Aggiungo solo che tutte queste follie tipografiche non fanno altro che rendere ancora più divertente quello che, di fatto, è un volume spassoso già di suo. Disegnato benissimo, oltretutto.

Come? State aspettando il mio "piccolo appunto" visto che non sono mai contento di niente?
Va bene, lo faccio, ma solo per non deludere il mio pubblico:
volendo, si potrebbe dire che il materiale, essendo molto eterogeneo, non è tutto sullo stesso livello di eccellenza e che forse, una mano più forte sul fronte testi, anche in termini di revisioni, avrebbe giovato.
Ma questo è decisamente cagare il cazzo a buffo.
E' un volume fantastico, pigliatevelo!

p.s.
Lo trovate allo stand E152a del Padiglione Napoleone, a Lucca.
Se poi vi interessa, domenica mattina, alle 12 nella Sala Incontri della Camera di Commercio, ci sarà la presentazione ufficiale moderata da Diego Cajelli.






Una volta le rivoluzioni scoppiavano per il pane...

...vuoi vedere che questa scoppia per una televisione a led?
Alemanno, per evitare che ci siano altri problemi del genere in futuro, ha vietato l'apertura di centri commerciali per almeno sei mesi.

[cose che a Lucca comprerei] BETA

Domani si parte.
Lucca Comics & Games.
La manifestazione che, per ogni fumettista, è una specie di incrocio tra il Natale e la guerra del Vietnam.
Come ogni anno, le proposte che troverete sugli stand delle varie case editrici saranno infinite.
Io mi permetto di segnalarvene alcune che ho avuto modo di leggere in anticipo (sottolineo questo aspetto) e che ho trovato di particolare valore.

Partiamo con...

BETA



Di Luca Vanzella e Luca Genovese, edito dalla Bao Publishng.
Che potrebbe sembrare una storia di robottoni come quelle di una volta ma che, in realtà, è parecchio di più.
Perché Vanzella compie una specie di miracolo.
Da una parte, riesce a costruire una storia divertente, piena di azione e scontri, nella piena tradizione giapponese dei robot giganti anni '70, spaziando dalle epopee nagaiane fino a Gundam.
Dall'altra, abbraccia in pieno il genere "revisionista" in stile Evangelion, adottando uno sguardo fortemente critico, maturo e consapevole sul genere.
Infine, riesce pure a non perdere la condizione intima e umana che, fino a questo momento, ha sempre caratterizzato i suoi lavori.
In poche parole, compie uno spericolato equilibrismo che, sorprendentemente, gli riesce in pieno.
C'è anche da dire che ad aiutarlo ci sono i disegni di un Luca Genovese in stato di grazia.
Il suo tratto, come sempre, morbido e dinamico, si arricchisce di un nuovo grado di spettacolarità e potenza, senza perdere di una virgola in espressività e, quando necessario, delicatezza.


Insomma, questo primo volume è una bomba.
Se proprio volessi fare una critica (a chi voglio darla a bere? Certo che voglio farla visto che sono uno scassacazzi), forse avrei evitato le strizzatine d'occhio e le citazioncine esplicite (soprattutto visive) che non servono a nulla e che finiscono solo per rendere la storia "meno vera", facendo uscire il lettore dall'universo narrativo, pienamente autonomo e personale, che invece è stato costruito.
Ma son dettagli.
Nulla che possa inficiare in alcuna maniera il valore complessivo di questo lavoro.
Consigliatissimo.
E brava Bao che ci ha creduto.

QUI trovate una ricca preview.


26.10.11

Con Tito Oltre la Soglia.



Si può recensire un  libro se ancora non hai finito di leggerlo?
Non si può. Nemmeno se è di un amico.
Quindi, questa non è una recensione di Oltre la Soglia, prima prova nel settore degli young adults di Tito Faraci, ma solo impressioni di uno che il libro lo sta leggendo in questo momento e che si sta divertendo a farlo.

Prima di tutto, mi preme sottolineare un punto: il termine "young adults" è sempre di più una mera etichetta commerciale sotto cui si può nascondere di tutto.
Perché Tito, nello scrivere questo romanzo, non ha fatto alcuna concessione, stilistica, di linguaggio o di temi.
Oltre la Soglia è un romanzo horror. Punto.
Molto duro e molto violento. Persino positivamente sgradevole in certi passaggi.
E' scritto in maniera adulta e non ci prova nemmeno a semplificare.

In secondo luogo, mi piace sottolineare come tutta la campagna promozionale del libro si sia concentrata sul fatto che Faraci E' uno scrittore di fumetti e LO RIMARRA'.
Portando la cosa come un vanto e non come una roba da nascondere del tipo "sì, facevo pure fumetti, ma adesso faccio cose serie".

Infine, voglio segnalare che uno dei personaggi del romanzo sono io, o quasi.
E questo, a mio modo di vedere, è già un buon motivo per leggerlo (ammettetelo: ultimamente vi avevo fatto quasi dimenticare quanto sono egomaniaco, vero?).

Per una recensione più approfondita, dovrete aspettare che termini la lettura.
Nel frattempo, se volete saperne di più e se alle 17 di Domenica sarete a Lucca Comics & Games, potrete recarvi alla Sala Incontri della Camera di Commercio e assistere alla conferenza di presentazione di Tito sul romanzo. Presenzierà Sandrone Dazieri.

Poi, se volete, c'è anche questa intervista QUI.





24 ore con Sara Pichelli (e David Messina, che mica vi crederete di potervela spupazzare da soli, no?)


Verticalismi da il via a un'idea on-line(legata al 24 Hic) piuttosto carina che varrebbe la pena seguire.
Oltretutto, c'è da dire che il sito si sta muovendo un sacco e sta pubblicando materiale sempre migliore.
Ecco il comunicato stampa:


Sabato 12 novembre su Verticalismi si terrà online il celebre esperimento di Scott McCloud:  24 Hic. Tutti i partecipanti devono realizzare un fumetto digitale incentrato su un argomento che sarà reso noto la mattina del 12 novembre  sul sito Verticalismi.it e caricarlo entro 24 ore. Contestualmente la coppia atomica Sara Pichelli (Ultimate Comics Spider-Man; Marvel Divas, Runaways) e David Messina (Star Trek, Angel, True Blood, Godzilla) realizzeranno un “verticalismo” e dispenseranno pareri sulle opere realizzate dai partecipanti.

La partecipazione è gratuita e si fa tutto da QUESTO link.

25.10.11

Il diavolo è dalla mia...

...visto con quanta frequenza gli mando ladroni del tuo calibro a spalare il suo carbone!




La metto giù piatta e rapida.
Sto scrivendo il mio primo Tex.
Provare a cimentarmi con il personaggio era una cosa che qualcuno mi aveva chiesto da tempo ma che io che avevo continuato a rimandare perché non mi sentivo pronto.
Quel qualcuno, oggi, non c'è più e io mi sento un idiota per aver aspettato troppo a lungo.
Però, adesso ci sono.
Il soggetto è stato approvato e sono a pagina trenta della sceneggiatura.
E' una storia per la serie regolare e, prima che me lo chiediate, non è ancora stato scelto il disegnatore a cui verrà affidata.
Stando a Wikipedia, sono il tredicesimo sceneggiatore del ranger in tutta la sua lunga storia editoriale. Che è una figata, perché il tredici è il mio numero fortunato. Ma è pure una cosa che mi terrorizza, perché significa far parte di un club decisamente esclusivo e dovrò meritarmelo.
Detto questo, nei prossimi mesi cercherò di portare avanti una specie di diario di lavorazione, in cui vi racconterò i dubbi, le scelte, le riflessioni e tutte le difficoltà in cui mi capiterà di incappare nel corso della lavorazione.
Per ora vi dico solo che è difficile.
Perché Tex esige la stessa disciplina di Diabolik ma molto più coraggio e istintività.
E' la più grossa sfida con cui mi sono mai confrontato e sono onorato e terrorizzato al tempo stesso.
Ma Tex li odia i vigliacchi, e quindi non lo darò a vedere.

p.s.
Per celebrare, questa sera vado a mangiarmi una bistecca alta tre dita e una montagna di patatine fritte.

Lezioni spirituali per giovani fumettari


Emiliano Mammucari ha scritto un libro.
Io l'ho tipo scoperto dopo quasi tutti.
Ma mica mi sono offeso, eh?
In fondo... mica ci sentiamo quasi tutti i giorni e stiamo facendo una miniserie insieme.
Son cose che sfuggono di mente.
Tzè.
Vatte a fidà dell'amici.

Comunque sia, più o meno dopo tutti gli altri, Emiliano ha mandato il pdf del volume prima che andasse in stampa anche a me.
E io, con tutta la diffidenza del mondo (un disegnatore che scrive? E poi? Un colorista che canta? Un letterista che vola?), me lo sono letto.

E cazzo, è un bel libro.
Che parla di fumetti e di cosa significa pensarli, realizzarli e poi conviverci.
Non concordo su tutto quello che c'è scritto dentro (ma quando mai un tipo accomodante come me lo fa?) ma su parecchio, sì. E poi, è scritto bene.

Comunque sia, ve la faccio breve e vi dico che tutte le informazioni a riguardo, le trovate QUI.

24.10.11

Comic-Soon e Digital Divide.


E' uscito il nuovo Comic-Soon.
Lo potete scaricare QUI.
Lo potete leggere online QUI.
All'interno, oltre a un altro mucchio di altra roba, ci trovate anche un nuovo appuntamento con Digitale Divide, la mia pseudo-rubrica sui videogiochi.
E' un pezzo che mi sono divertito un mucchio a scrivere e spero che voi vi divertiate a leggerlo.
Refusi a parte, s'intende.

Eh, sì, lo so... sono in ritardo con la segnalazione e sto aggiornando poco il blog (rispetto al solito, s'intende).
Cerco di mettermi in paro a breve.

23.10.11

[SUNDAY ARTS] Il Malloppo

Storiellina vecchia fa buon brodo.
Forse.

Questa esce direttamente dal mio archivio del vecchiume.
E' la prima storia autoconclusiva che ho venduto all'Eura (i famosi Liberi).
All'epoca ero ancora in fissa persa per Munoz.
Dieci anni esatti
Ricordo di averla disegnata interamente su tavolo della sala da pranzo di Luca Bertelè, a Milano, in tre giorni, mentre Mauro Muroni mi catechizzava su quanto fosse sbagliato lavorare per certe cifre e a certe condizioni. Forse aveva ragione lui. Forse no. 
Molto dipende su cosa si è deciso di investire.
E poi, in fondo... oh, m'è andata bene.

Tornando alla storia...
C'è poco che salverei davvero nel disegno puro, ma la composizione delle tavole e un paio di inquadrature, mi piacciono ancora molto.
I dialoghi oggi li trovo stucchevoli perché li scrivono tutti così, all'epoca erano abbastanza freschi.
Enjoy.





CLICCATE QUI PER LEGGERE IL RESTO DELLA STORIA.

20.10.11

La guerra delle mattonelle.

Non sono passati nemmeno due mesi da quando ComiXology e la DC comics hanno decretato l'inizio di una nuova era per il fumetto digitale che già le cose cambiano.
La casa editrice di Superman, infatti,  ha siglato il temuto accordo con Amazon, dandogli in esclusiva per il suo nuovo tablet (l'economico e interessante Kindle Fire) qualcosa come 1300 volumi che non saranno disponibili su altre piattaforme.
A sorpresa, quelli che si sono incazzati di più sono le grande catene di libri fisici (come Barnes & Nobles)  che hanno così deciso di non vendere più le versioni cartacee dei suddetti volumi, in segno di protesta (aggiungete all'equazione che Barnes & Nobles è in procinto lei stessa di lanciare un ebook reader a brevissimo).
La Apple, per il momento, tace.
Tenendo però conto del fatto che la Apple (semplificando) è proprietaria della Disney che, a sua volta, è proprietaria della Marvel, non sembra così ardito ipotizzare che si prospetti un futuro in cui per leggere i fumetti DC avremo bisogno di un tablet e per leggere quelli Marvel, di un altro.

Stiamo a vedere.
Nel frattempo, mentre i colossi si fanno la guerra, nessuno sembra notare che i fumetti in digitale, a causa del prezzo a cui sono proposti, non stanno vendendo nulla. E che il fenomeno della pirateria, che prima era marginale e ristretto a una cerchia di appassionati, sta dilagando sempre più.


19.10.11

Come una pelliccia di Cincillà.



Se avete aperto un qualsiasi sito d'informazione, negli ultimi anni, avrete sentito parlare della Foxconn, la più grande multinazionale produttrice di componenti hardware al mondo e l'azienda con il più alto tasso di suicidi tra i suoi operai che si tolgono la vita a causa delle condizioni di lavoro disumane a cui sono sottoposti.
E a cosa lavorano questi poveracci?
Tra le altre cose, alla produzione e all'assemblaggio di gran parte dei prodotti Apple.
In particolare, di iPhone e iPad.

E voi volete dirmi che andare a manifestare contro il sistema produttivo-finanziario mondiale (perché questo era il tema della manifestazione di sabato, non Berlusconi e il suo governo, contro cui avrei manifestato volentieri) con in tasca l'iPhone non sia come presentarsi in pelliccia di cincillà a una manifestazione di animalisti?
Ma fatemi il piacere.
E badate, me la sto prendendo in particolare con la Apple solo perché la diffusione dei suoi prodotti è arrivata a un punto tale da rappresentare un discorso a parte (pare che il 60% dei francesi abbia un iPhone. Pensateci: il 60% dei francesi. Fa impressione, eh?) e perché in un sistema produttivo che non permette a nessuna azienda di essere "buona", la Apple è la peggiore tra le peggiori (e non parliamo delle sue politiche ecologiche...).

Ogni volta che diamo soldi alla Apple (o alla Samsung, alla Sony e a chi più ne ha più ne metta), non facciamo altro che alimentare quel sistema contro cui oggi vi indignate.
E lo sappiamo sia io che voi.
Ma l'iPhone è il migliore prodotto sulla piazza e poco importa se è un pochettino sporco di sangue (no, non è una metafora drammatica: è una realtà di fatto) perché ci piace e ci è comodo.
E, vi giuro, a me sta bene.
Io ho la casa piena di prodotti con sopra mela morsicata,  e non sono disposto a rinunciarci a meno che non mi venga offerta un'alternativa superiore che non comporti alcun compromesso o sacrificio.
Ma cazzo, la consapevolezza che nel dare i soldi a Cupertino sto sostenendo, ATTIVAMENTE (al pari, e più, di dare i soldi a Emergency, per esempio), un'azienda criminale che sta mandando il mondo a rotoli sotto un mucchio di punti di vista, ce l'ho ben presente e ne accetto la responsabilità e accetto pure quello che comporta questa responsabilità.
Per esempio, non avere il diritto di indignarmi.
Perché non sono senza peccato e mi tengo lontano dalla prima pietra.

[RECE] The Rocketeer: l'avventura di Cliff a New York

Continua il mio recupero di vecchie recensioni che mi ero ripromesso di fare e che poi, causa tempo, avevo tralasciato.
Del primo volume di The Rocketeer abbiamo parlato QUI.
Per il secondo, sostanzialmente, valgono le stesse parole del primo: qualità grafica delle storie fuori scala, grande cura editoriale, un mucchio di materiale di contorno interessante.
Per quello che riguarda il materiale di Stevens, c'è il solo dispiacere che in queste storie, causa la sua proverbiale lentezza, si sia fatto affiancare da alcuni amici nella realizzazione delle tavole.
Visto però che questi amici andavano sotto il nome di Arthur Adams e Mike Kaluta, non è che la qualità nel abbia risentito.
E adesso, mi prendo due righe per parlare, nel suo complesso, dell'edizione realizzata dalla Saldapress di questo materiale.
Premesso che i volumi sono stampati e rilegati egregiamente, che le traduzioni sono di qualità e che l'apparato redazionale è ottimo, a me resta una grossa perplessità:

i due volumi hanno un certo costo.
Non è un costo esorbitante ma non è nemmeno il costo di un'edizione economica.
L'aspetto dei volumi è ricco. Ma non è un'edizione di lusso di quelle che fanno la gioia dei feticisti che avrebbero di sicuro preferito una copertina rigida e, soprattutto, anche la pubblicazione del materiale presente nella Artist's Edition.
Il volume si pone, quindi, a mezza via rispetto al pubblico.
E' troppo caro per un pubblico che il lavoro di Stevens non lo conosce e non è così completo, ricco e esaustivo come lo avrebbero voluto gli appassionati di questo autore.
Fosse per me, ne avrei realizzate due edizioni: una ultra economica, con solo le storie a colori e nessun materiale aggiuntivo, venduta a un prezzo molto aggressivo, e una ultra costosa, con tutto, ma proprio tutto, quello che si poteva pubblicare e nella maniera più lussuosa possibile (e, ovviamente, in tiratura limitata).
Quindi, per quanto ritenga l'edizione della Salda ottima e la consigli caldamente a chiunque non abbia la voglia o la possibilità di leggere il materiale di Stevens in originale, per me,  se siete veri appassionati del suo lavoro (e avete intenzione di spendere una discreta sommetta), la soluzione migliore rimane comprarsi la Complete Deluxe Edition della IDW in combinazione con la Artist's Edition linkata poco sopra.



18.10.11

[RECE] Julian Assange dall'etica dell'hacker a Wikileaks


Nel segnalarvi l'inaugurazione della mostra dove verranno esposte le tavole del volume realizzato da Dario Morgante e Gianluca Costantini (QUI trovate maggiori informazioni), sfrutto l'occasione per recensire anche il libro in questione che, devo dire, mi aveva suscitato una certa curiosità all'uscita perché era da tanto che non mi capitava leggere nulla di Dario Morgante e perché mi piace il lavoro di Costantini.

Partiamo dall'aspetto più semplice da valutare, quello visivo.
A me sembra molto buono, molto rigoroso, e molto pensato.
L'impressione è che Gianluca si sia trovato davanti una serie di domande complicate quando si è trovato in fase di disegno e che abbia trovato tutte risposte intelligenti con cui rispondergli.
Il fumetto è illustrato con uno stile diafano ma non povero o debole e lo stile di Costantini si piega, senza spezzarsi, a una gabbia rigida e inesorabile, quasi bonelliana. La narrazione è semplice per gran parte del volume ma non si tira indietro davanti a delle soluzioni ardite che però non risultano mai invasive (come in una tavola in cui viene alterato il senso di lettura della pagina senza quasi farlo notare al lettore). Il suo segno, oltretutto, ha il non trascurabile merito di saper passare tutta una serie di informazioni "emotive", arricchendo così la scrittura dello stesso Morgante.
In poche parole, sotto il profilo visivo, il volume mi è piaciuto.

Discorso più complicato sotto il punto di vista del testo.
Perché Dario è uno sceneggiatore bravo e solido ed è un piacere ritrovarlo dopo tanto tempo in cui ne avevo perso le tracce (di scrittore, fisicamente so esattamente che posso passare a fargli un saluto QUI).
Il suo impianto narrativo per questo libro è inappuntabile.
Tutto funziona come deve funzionare e questo è un gran merito del "come" del volume.
Restano forti le mie perplessità sul "cosa".
Perché è evidente che Julian Assange è un personaggio che sta parecchio a cuore a Dario e questa mancanza di distacco intellettuale tra soggetto narrato e il suo narratore, a mio modo di vedere finisce per invalidare tutta l'opera. Morgante si tiene bel lontano dalle criticità della figura di Assange e, al massimo, ci racconta le sue paure e debolezze di essere umano. Il resto, tutte le ombre, i sospetti e i dubbi che una figura come quella dell'hacker australiano ha suscitato (e ancora suscita), vengono liquidate rapidamente come sciocchezze o cose di cui non tener conto.
E, invece, nel momento in cui racconti un personaggio del genere, per me ne devi tener conto di queste cose, magari anche per metterle in discussione se vuoi. Ma non puoi ignorarle.
Di fatto, il volume della Becco Giallo è una piccolo santino del fondatore di Wikileaks. E mi starebbe pure bene se fosse apertamente dichiarato e l'opera non avesse la pretesa (implicita ma evidente, vista la linea editoriale della casa editrice) di essere giornalismo e non elegia.

In conclusione, spero di rivedere presto al lavoro Dario (magari sempre con Costantini) su qualche altro argomento o soggetto, qualcosa che gli stia meno simpatico di Julian Assange.

17.10.11

De Wave


Walter Venturi è una delle persone che stimo di più nel settore dei fumetti.
E, sottolineo l'aspetto persona.
In più, è anche un grande disegnatore come non se ne fanno più.
Walter si è aperto un nuovo blog.
E io ve lo segnalo.
Lo trovate QUI!

Incontro con Faraci, a Roma, domani.


Tito ha pubblicato il suo secondo romanzo.
Che in parte è uno young adult, in parte un horror in parte un post-apocalittico.
Domani è a Roma per presentarlo.
QUI tutte le info.

Perché vi siete indignati oggi?

Leggo in giro tante parole di critica e condanna ai "facinorosi", ai "violenti", ai "teppisti" (ma quanto vi piace usare questi termini stantii?) che, nella giornata di sabato, hanno messo "a ferro e a fuoco" (sempre a proposito di triti luoghi comuni), Roma.
Questi "black bloc" (altro termine che significa tutto e niente) che hanno rovinato una magnifica manifestazione civile in cui degli onesti cittadini si erano riuniti per dare voce alla loro indignazione nei confronti di un sistema economico diventato insostenibile.
Per come me la stanno raccontando tutti, pare che da una parte ci fosse la gente, bella, brava, buona e sprizzante impegno civile e politico da ogni poro, dall'altra parte, i poliziotti, che sono cattivi a prescindere (all cops are bastards, giusto?) e in mezzo, tra di loro (in senso fisico ma pure in senso lato) un "manipolo" (sì, voglio usarli proprio tutti i termini del cazzo) di male intenzionati.

Sarà.

Per come la vedo io, gli schieramenti per me erano i seguenti:
Le forze dell'ordine.
Le forze del disordine.
E una manica di ipocriti.

Perché ditemi quello che cazzo volete, ma a me questa storia che il privato cittadino occidentale, americano, spagnolo, grego, italiano e via dicendo, si sia svegliato adesso e solo adesso, mi sta sui coglioni.
Dov'erano gli indignati dieci anni fa, quando la povertà era un problema solo degli altri?
Perché oggi, e solo oggi, l'italiano, l'americano, lo spagnolo, il greco e via dicendo, scendono in piazza per mettere in discussione quel sistema capitalistico che per sessant'anni ha strozzato tutte le economie non occidentali ma ha ingrassato loro?
Perché, OGGI, si chiede una più equa distribuzione della ricchezza quando quello che sta succedendo è esattamente che la ricchezza sta venendo ridistribuita e che quelli che ieri erano i morti di fame che ci vendevano gli accendini con le lucine, domani saranno i nostri datori di lavoro?

La verità è che il capitalismo NON è in crisi.
Lo scopo del capitalismo è generare e accumulare ricchezza.
E continua a farlo alla grande.
Solo che non siamo più noi occidentali a accumularla.
E la cosa non ci piace nemmeno un pochettino.
Ma mica vorrete fare la figura di quelli che si portano via il pallone quando stanno perdendo, no?


Cari indignati, volete sapere qual è la verità?
La ruota gira.
E voi (e, tra di voi, io) sarete i prossimi negri. I prossimi cinesi. I prossimi indiani.
La vostra "indignazione" è solamente figlia della transizione.
I vostri figli, e i figli dei vostri figli, non si indigneranno.
Per loro essere sottomessi sarà normale.
Loro abbasseranno il capo e mangeranno la stessa merda che noi abbiamo fatto mangiare ai padri e ai nonni dei loro padroni.
E la verità è che ce la meritiamo quella merda. Tanto noi, quanto i nostri figli.
E ce la meritiamo ancora di più perché oggi, e solo oggi, abbiamo avuto la faccia come il culo di indignarci.



16.10.11

Domenica in nero.

Ammettiamolo: non c'è niente da ridere.
Quindi, festeggiamo la domenica in nero con una nuova grafica del blog in stile Satanic Panic e un paio di band a tema che mi hanno fatto scoprire ieri e che mi stanno piacendo davvero tanto (anche se gli Orchid sunonano davvero troppo come i Sabbath).





[SUNDAY ARTS] Il Nemico e Vero Amore, salvano il mondo

Storiellina realizzata per l'ultimo numero di Animals.
Classica storia "laboratorio":

- è la mia prima storia realizzata interamente in digitale.
- è la prima in cui, in alcune vignette, il mio disegno è assistito da foto (scattate da me).
- è la prova generale su una roba più complessa, lunga e articolata che sto iniziando a fare in questi giorni.

A conti fatti, alcune cose non le posso guardare ma altre, mi convincono.



CLICCATE QUI PER LEGGERE IL SEGUITO.

13.10.11

Di un concerto di Alice Cooper e di altro.





Vincent Damon Furnier.
Nato nel 1948.
In attività da quarantadue anni.
Ventisei album incisi in studio. L'ultimo uscito il mese scorso.
Nel 1973 ha fatto cambiare legalmente il suo nome in Alice Cooper.
In concerto a Roma, ieri sera.

Per l'occasione ho promesso di truccarmi e arrivare presto.
Riesco a tenere fede a una su due, arrivando a concerto quasi iniziato ma con la mia faccia di Alice addosso.

All'Atlantico c'è poca gente.

Troppo poca per uno che ha inventato lo shock rock, ha realizzato almeno tre album che sono entrati nella storia della musica, è stato definito da alcuni (in maniera provocatoria ma anche no) come uno dei massimi poeti del ventesimo secolo, ha creato alcuni modi di dire (No more Mr. Nice Guy è il più conosciuto), è stato il protagonista di un fumetto scritto da Gaiman (uno dei suoi rari, belli), è stato il modello di un paio di pupazzetti della Todd Toys, è apparso in un sacco di film nel ruolo di sé stesso o in quelli del principe delle tenebre, è amico di Carpenter e lo è stato di Dalì, di Vincent Price, di Zappa e di un mucchio di altri.
Troppa poca gente per quello che, a tutti gli effetti, è una leggenda vivente della cultura popolare americana e non solo.
Ma che ne sanno gli italiani delle leggende, in fondo? Noi abbiamo i santi, e pare che ci bastino.

Io e Mary ci riuniamo agli altri amici e entriamo.
Il bello dell'ex-Pala Cisalfa è che gli hanno rifatto l'acustica, che il palco è basso e che il capannone ha una base più quadrata che rettangolare. Significa che il concerto si sentirà bene e si vedrà da vicino.
Fantastico.
Cooper apre in grande stile: introdotto dal monologo che Vincent Price ha interpretato per lui, emerge dalle tenebre sulla sommità di un trono alto tre metri con un costume da ragno.
Parte Black Widow ed è subito evidente a tutti che Vincent è in serata buona perché ha la voce e sembra divertirsi. Inoltre, la band alle sue spalle è una convincente miscela di talento e mestiere: Chuck Garric è un basso è roccio, alle chitarre, Tommy Heriksen e Orianthi forniscono l'estro mentre Steve Hunter si preoccupa del solido professionismo, alla batteria c'è un sorprendente Glen Sobel. Funzionano tutti a meraviglia.

I concerti di Cooper sono quasi un rito religioso che si perpetra da decenni attraverso le stesse fasi.
Si parte con una sezione molto tradizionale, si passa poi alla parte più teatrale dello show, e si chiude in parodistico trionfo.
L'unica differenza che contraddistingue uno show dall'altro, è la posizione in scaletta di No More Mr. Nice Guy. Se è nella seconda parte dello spettacolo, vuol dire che l'esibizione avrà una forte struttura drammaturgica e narrativa di cui il brano non sarà solo parte integrante, ma anche conclusione.
Se, invece, la canzone è nella prima parte, allora lo show sarà più canonico e meno spettacolare.

Date le ridotte dimensioni del palco dell'Atlantico, non rimango troppo deluso quando Alice esegue il brano quasi in apertura. A conti fatti, un concerto di Alice Cooper è sempre un concerto di Alice Cooper. Anche quando è in tono minore.
Il resto è tutto come da programma: ci sono i dollari distribuiti al pubblico, c'è il mostro di Frankenstein alto due metri e mezzo, c'è il fotografo inopportuno che viene ucciso sul palco e il manichino della donna violentato, c'è la ghigliottina e la decapitazione, ci sono i palloni giganti che sul pubblico e che Alice fa scoppiare,  c'è il commiato sulle note di Scholl's Out e c'è l'encore su quelle di Elected (con Alice che sventola la bandiera italiana e non si rende conto che la parodia del poltico che mette in scena, noi la chiamiamo Presidente del Consiglio).
Insomma, tutto fila come deve.
Alice fa il suo show, suonando per un migliaio scarso di persone come se suonasse per centomila.
E io, guardando lui e lo sparuto pubblico che ha davanti, non posso fare a meno di chiedermi:
Ma chi glielo fa fare?
Tenendo conto del rispetto di cui gode in patria e dei soldi che ha fatto, ma non si divertirebbe di più a starsene su un campo di golf o a guardare uno dei suoi amati film horror?
Può essere che, all'età di mia madre, abbia ancora il bisogno di salire su un palco per farsi acclamare da quattro scemi di italiani che lo conoscono appena? Il pubblico e il successo generano davvero questa dipendenza?

Su queste riflessioni, me ne torno a casa con Mary.
Devo portare Grinta a fare i bisogni.
Salgo. Piglio il cane. Scendo di nuovo.
In strada, un paio di ragazzi mi guardano strano.

Ho ancora il trucco addosso.
La faccia di Alice che mi sono preso cura di indossare solo per rendere omaggio a qualcuno che neanche mi conosce e che nemmeno mi ha visto.
E mentre Mary mi strucca, mi viene in mente che, forse, la risposta alla mia domanda è tutta lì:


Live Fast.
Love Hard.
Die with your mask on.


Vivi Veloce. Ama Forte. Muori con la tua maschera indosso.




12.10.11

Parliamo di cose serie...


Le riprese sono iniziate da qualche tempo.
Il progetto del sequel sembra più solido  di quello messo in piedi per il capitolo precedente.
Questa è una delle prime foto dal set.
Io ci credo.
Ci voglio credere!

Un pezzo interessante.

Gli undici mali del fumetto in Italia, secondo Marco Pellitteri.
Personalmente, condivido l'opinione di Marco sulla maggioranza dei punti (in particolare, il primo).
Ma aborro totalmente il punto cinque.
Magari ci fossero più autori che parlano (anche male) del lavoro dei colleghi. Significherebbe che c'è un dibattito culturale in atto, quel genere di dibattito che sempre contraddistingue gli ambienti artistici quando questi sono vitali (basti vedere cosa succedeva nel cinema negli anni della nouvelle vague ma, anche nell'ambito fumettistico, in tempi recenti, con l'Association).
L'idea di tanti autori umili, tutti con la testa bassa a fare il loro e a rispettare (e ignorare) quello che fanno gli altri, è la cosa più provinciale e dannosa che possa esistere.
La realtà, invece, è che gli autori di fumetti (specie quelli italiani) raramente parlano di fumetti e del lavoro dei loro colleghi ma non è che non lo fanno per rispetto, non lo fanno perché i fumetti non li leggono e non sanno cosa succede fuori dalla porta del loro studio.


[RECE] Dragon Age: Redemption ep.01

Felicia Day è una bella attrice, scrittrice e regista, molto popolare sulla rete.
Le ragioni di questa popolarità sono presto dette:

- Felicia Day è la creatrice e l'interprete di The Guild, una delle web series di maggior successo degli ultimi anni.

- Felicia Day si spaccia come una vera nerd nolifer, in un momento storico in cui non c'è niente di più figo che essere nerd nolifer.

- Felicia Day sa blandire il suo pubblico di riferimento (che sono i nerd, quelli veri, non gli hipster che manco sanno chi sia).

Non stupisce quindi che l'ultimo progetto che ha impegnato la bella Felicia sia una nuova serie per il web, basata sul videogioco Dragon Age II, di cui la Day è una fan accanita e di cui, ieri, è uscito il primo episodio.

Che, sinceramente, è ben poca cosa.



Brutta regia, pessima messa in scena, interpreti poco credibili, orrenda post produzione.
L'impressione è che la Day abbia fatto il passo più lungo della gamba e che nel farlo, non solo abbia messo in mostra i suoi i suoi limiti autoriali, ma sia pure riuscita ad evidenziare tutti i limiti generali di questo tipo di produzioni legate al web.
E poi, sinceramente,  vedere una quasi trentacinquenne che con un paio di (brutte) orecchie di gomma da elfo corre per il parco delle Bufalotta, a me ha ricordato più il mio tragico passato di giocatore di GDR dal vivo che il suggestivo universo di Dragon Age.
Ma sono esigente io. Il web impazzirà per questa roba anche solo perché esiste.

11.10.11

[RECE] Arrietty

Con i film dello studio Ghibli, non diretto da Miyazaki, io ho sempre lo stesso problema: se non sono diretti da Miyazaki in persona, mi annoiano da morire.
Dico di più, tutto gli stilemi di Miyazaki che, messi in scena da lui, mi piacciono, quando me li trovo riproposti dai suoi collaboratori, li percepisco come leziosi manierismi, vuoti e pure un poco stucchevoli.
Inoltre, non c'è film dello Studio Ghibli non diretto da Miyazaki che, a mio avviso, riesca a riproporre la stessa formula del maestro, fatta sì di momenti poetici e attimi contemplativi, ma pure di scene d'azione straordinariamente coinvolgenti e di attimi buffi, folli e divertenti.
E questo Arrietty non fa differenza.
Basandosi sul ciclo di romanzi Gli Sgraffignoli di Mary Norton (da cui è stato anche tratto il film I Rubacchiotti), Hayao Miyazaki, qui in veste di solo sceneggiatore, costruisce una storia sui suoi soliti temi: critica al consumismo, critica alle barriere sociali, il rapporto conflittuale tra l'uomo moderno e la sfera naturale e via discorrendo. Qualcosa però, questa volta non funziona: la storia è piccola e scarsamente significativa, i personaggi agiscono secondo logiche poco chiare, non compiendo alcun arco di crescita o maturazione, il ritmo è soporifero e tutto il carico della "poesia" pesa sui soliti, bellissimi, fondali e su di una colonna sonora che, personalmente, ho trovato piuttosto irritante nelle sue parti più marcatamente pop.
In più, non ho proprio capito perché Miyazaki si sia accanito tanto sulle figure familiari: in Arrietty non c'è padre o madre che non sia assente, distante o ridicolmente immaturo. Tenendo conto che questo aspetto non è il tema del film e non trova alcuno sviluppo nella trama, mi sembra una roba davvero inspiegabile.
Sul fronte animazione, siamo sui consueti livelli dello Studio Ghibli, quindi altissimi.
Giusto tre notarelle a margine:

- io continuo a pensare che, nella realtà, non tutti gli esseri umani deambulano con la stessa accortezza e lentezza di quei vecchietti terrorizzati di rompersi il femore.C'è anche gente che si muove di fretta, o a scatti. Capisco che così si nota di meno quanto cura leziosa tu abbia messo in ogni singola animazione, però si esagera.

- i capelli che si alzano come il pelo di un gatto per suggerire che il personaggio ha paura o che il suo spirito è in agitazione. Capisco che è una roba che Miyazaki ha sempre fatto, sin dai suoi esordi. ma non è che bisogna replicarla ogni tre per due.

- va bene il disegno assistito al computer. Ma gli inserti in CGI, in questo tipo di animazione, sono un pugno nell'occhio, anche se usati con moderazione.


Infine, mi permetto una riflessione:
gli esperti di animazione, specie quelli appassionati di animazione giapponese, sostengono da anni la teoria secondo cui la Disney sia l'impero del male e Miyazaki e lo Studio ghibli, i buonie i giusti.
Per carità, io non voglio mettere in discussione questo assioma... però a me fa pensare il fatto che ogni film uscito dagli studi Disney, e questo sin dai suoi albori, è stato diverso dal precedente, che ogni film ha sperimentato strade diverse, che ogni film abbia portato in dote, in maniera evidente, la diversa sensibilità di chi lo ha realizzato.
I film dello Studio Ghibli, invece, mi sembrano livellati tutti sullo stile di Miyazaki.
Le tematiche sono quasi sempre quelle, il linguaggio pure, i fondali sono tutti realizzati con la stessa perizia e sensibilità, le soluzioni anatomiche sono ferme dai tempi di Conan e persino i dettagli di animazione sono comuni tra un film e l'altro. E questo indipendentemente se a firmare il film ci sia Miyazaki stesso o uno dei suoi collaboratori. Poi, certo, i film diretti dal creatore di Totoro  hanno quel tocco in più che fa la differenza, rispetto a quello degli altri del suo staff, ma se dovessi giudicare Arrietty solo sulla base di una manciata di sequenze, io non saprei stabilire di chi è la regia. Direi che sembra un film di Miyazaki. O dello Studio Ghibili. Tanto è lo stesso.
E badate, non sto dicendo che la roba giappo è tutta uguale. Non lo è e poi, io adoro la roba giappo. Dico che la roba dello Studio Ghibli è tutta uguale.
E io ho il sospetto che, per raggiungere una tale livello di omologazione, si finisca per usare con i propri collaboratori dei metodi che hanno ben poco a che spartire con il "buono" e il "giusto".
Io mi chiedo quante lacrime e repressione ci saranno dietro a quei fondali tanto poetici che piacciono tanto ai radicl chic di mezzo mondo.

Ma magari è solo una paranoia mia.
Forse allo Studio Ghibli sono davvero tutti felici, allegri e soddisfatti di ricalcare pedissequamente, da più di trent'anni, le orme del loro padre-padrone.
A me sembra difficile ma io sono un occidentale e loro giapponesi, valli a capire...

Poi, che vi devo dire, alla fine io sono un rozzo semplicione che a Miyazaki preferirà sempre Nagai, e pazienza.




10.10.11

Non tutto il Male viene per nuocere. Purtroppo.


In edicola è tornato Il Male.
E c'è tornato due volte. Nella versione di Sparagna e in quella di Vincino e Vauro.
Da bravo scolaretto che ama fare i compiti a casa, le ho lette entrambe.
Queste sono le mie impressioni:





...quando all'inferno non c'è più posto, i morti camminano sulla Terra.


Zombi. Cadaveri ambulanti tornati dal regno dei morti.
E lo sappiamo tutti cosa bisogna fare in questi casi:


Per carità: qualcosa di buono c'è in entrambe le iniziative ma, bho... Il Male, quello vero, mi pare che fosse altra cosa.

Il Male di Sparagna ha tutto l'aspetto di un dispetto, fatto in fretta e furia, solo per far incazzare i rivali. E, in questo, è sicuramente più onesto e "vero" della sua controparte.


Il Male di Vauro e Vincino invece, a parte la storia di Makkox e la bella e crudele illustrazione di MP5, somiglia più a un numero poco divertente del Vernacoliere che alla rivista che dovrebbe essere.

Poi sarò scemo io... ma secondo me, la satira, quella davvero feroce, la fai quando sei giovane, arrogante e affamato. Non a oltre sessant'anni e con la pancia piena.
Comunque sia, se non altro, è sempre un piacere vedere una delle testate più belle di sempre (parlo proprio della testata della rivista, sotto il punto di vista grafico) di nuovo in edicola.
Per il resto, aspettiamo e vediamo... visto mai che gli zombi si mettano a correre?

Flette i muscoli. Ma non è nel vuoto.

Ieri sera sono andato ad assistere alla prima lezione di fumetto tenutasi nell'ambito del calendario Extra dell'Auditorium di Roma.
Questi incontri, organizzati da Francesco Coniglio e Luca Raffaelli, sono una sorta di esperimento per il giocattolo preferito di Walter Veltroni, e io ero piuttosto curioso di vedere quale sarebbe stata la risposta della gente, tenendo conto che:

- Per la comunicazione dell'evento si è scelto di non affidarsi ai soliti canali nerdici (leggasi: siti specializzati in fumetto e via discorrendo). Anzi, questi canali sono stati usati solo di rimbalzo e marginalmente. Tutto l'evento è stato promosso come le molte altre attività dell'Auditorium.

- Anche alla luce di questo, la scelta di iniziare con Leo Ortolani è stata rischiosa. Leo è  un autore molto popolare ma non è uno dei soliti quattro nomi in croce, facili da spacciare agli organi di informazione generalista (gente come Manara, per esempio, che comunque avrà una sua data all'Auditorium).

- Il costo del biglietto (8 euro) poteva essere percepito come troppo alto per quello che, di fatto, era solo un incontro con un autore, simile a tanti altri incontri (gratuiti) che hanno luogo nelle varie manifestazioni fumettistiche.

E invece... dei trecento posti disponibili nella sala, Leo ne ha riempiti trecento.
L'incontro è stato in primo luogo interessante e poi, divertente, perché Leo è proprio bravo a parlare.
Il pubblico era variegato e si passava dai fan hardcore del Ratto agli appassionati di fumetto in genere.
La cosa che mi ha fatto più felice è che 'cerano un sacco di ragazzini (comprese le due straordinarie figlie di Leo). E no, gli 8 euro non si sono rimpianti.
Insomma, un successo.
La dimostrazione concreta della popolarità di un personaggio e di un autore straordinari e la dimostrazione di come un altro modo di promuovere il fumetto, fuori dalle solite logiche stantie delle grandi manifestazioni, è non solo auspicabile, ma possibile.

Si replica una volta al mese (i prossimi autori ospiti saranno Manara, Gipi e Staino) e io credo che ci sarò ogni volta.
Capita raramente che qualcuno faccia qualcosa di davvero bello nel nostro settore, il minimo che possiamo fare è sostenere queste rare occasioni.

9.10.11

[SUNDAY ARTS] La Sindrome di Alamo

Questa era l'ultima storia per il Canemucco.
E questa, ne sono certo, è inedita (a parte le prime tre tavole).
A rileggerla ora, questa storia, mi mette un poco di tristezza (arrivate alla fine e capirete perché) ma, tutto sommato, mi consola pure.


CLICCATE QUI PER CONTINUARE A LEGGERE!

6.10.11

AGGIORNAMENTO: la rete se ne frega.

Ieri in serata, a seguito delle notizie che vogliono come stracciata la parte del Comma 29 che riguardava i blog non professionistici, la rete ha esultato alla vittoria di Wiki.
In sostanza, adesso all'obbligo di rettifica entro le quarantotto ore, dovranno rispondere solo le testate giornalistiche web regolarmente registrate mentre tutti gli altri siti e blog potranno continuare a scrivere, sostanzialmente, quello che vogliono, rispondendo esclusivamente alla già esistente legge sul reato di diffamazione.

Bello?
Sì, insomma.
Per tutta una serie di motivi.

Il primo è l'instaurarsi di un paradosso evidente.
Da oggi io (e, come me, chiunque abbia un blog o un sito "amotoriale") godranno sul web di una libertà di espressione maggiore rispetto a, per esempio, Il Corriere della Sera.
Mi chiedo quanto ci vorrà prima che le varie testate giornalistiche si organizzino per aprire tutta una serie di blog amatoriali.
Aggiungiamoci pure che il distinguo sul web tra "amatoriale" e "professionale" è ridicolo e pretestuoso. Ci sono blog "amatoriali" tenuti da fior di professionisti che, ogni giorno, fanno decine di migliaia di accessi, come e più di tanti spazi Internet, "professionali".

Il secondo motivo è come a fronte di una istanza legittima di tutela rispetto a certi abusi del web, il governo non abbia saputo rispondere in nessuna maniera appropriata.
Prima ha varato una legge delirante che avrebbe reso impossibile continuare a gestire blog e siti. Poi ha fatto marcia indietro, andando a colpire solo chi era già regolato (le testate giornalistiche registrate) lasciando completa mano libera a chi non lo era per niente.
L'unica cosa che avrebbe dovuto fare, ovvero perfezionare e rendere più dinamica e di facile attuazione la legge sul reato di diffamazione, non ci ha pensato proprio a farla.

Infine, a me sembra paradossale che oggi il web gridi alla vittoria quando, con le ultime modifiche, il DDL Intercettazioni, a parte per quello che riguarda i blog, è diventato ancora peggio di quanto era per quello che riguarda il giornalismo, quello vero.

Insomma, come si direbbe a Roma: nun c'è un cazzo da ride.
Ma pare che la rete se ne freghi.




5.10.11

Sospensioni


Sull'internet è un tutto un sospendersi.
Si è sospesa (da sola) la Noncicolpedia, per la denuncia di Vasco.
Si è sospesa (da sola) Wikipedia, per il DDL "ammazzablog".

Adesso, premesso che da una parte, il modo in cui sono state riportate queste notizie dai giornalisti mi ha depresso ("Vasco fa chiudere Nonciclopedia", "Il DDL fa chiudere Wiki") non posso negare che, dall'altra parte,  è una strategia di comunicazione che funziona.
Furbescamente, nel caso della Nonciclopedia, in termini più nobili per la versione italiana di Wiki.
In sostanza, è un sistema che mostra direttamente come sarebbe internet se, da domani, chiunque ne potesse limitare la libertà di espressione.
Non sarebbe male se in tanti, tra blogger e siti, replicassero l'iniziativa di Wiki, dando un segnale forte e un esempio concreto.
Ma visto che ad aspettare che gli altri facciano qualcosa si può stare freschi, cominciamo a dare il buon esempio. Visto mai che serva a qualcosa?

Da oggi e per qualche giorno, il blog è sospeso.
In segno di protesta, simbolico ma pratico, nei confronti del Comma 29 del DDL intercettazioni.

4.10.11

[COVER] John Doe 14

Davide è uno raffinato. Ha gusti notevoli nel campo dell'illustrazione e del disegno. Beve bene. Fuma bene. Penso persino che apprezzi il jazz.
Per farmi fare una copertina così, ho dovuto minacciare la sua famiglia.
Eroi per Sempre
di Roberto Recchioni e Silvia Califano

Un workshop con il RRobe. GRATIS!


'sta foto mi fa troppo ridere. Sembro una novella Miss Italia sulla passarella.
O la prossima copertina di un disco dei Cani (che suona venerdì al circolo e mi sa che ci vado).

Comunque... organizzato dalla Scuola Romana di Cinema.
QUI potete trovare tutto.
Ovviamente è a numero chiuso e a selezione (non chiedetemi nulla, non me ne occupo io: dicono che sarei fazioso e farei passere solo novelle Minetti).
Se vi interessa, sbrigatevi.


Finalmente, l'iPad.

Con l'arrivo del catalogo Mondadori/RCS (e di altri editori) nello store della applicazione iBook, finalmente, anche in Italia, l'iPad è ora sfruttabile al cento per cento.
Certo, prima si poteva usare (scomodamente) Kindle, ma il catalogo era solo in lingua originale.
Oppure potevi eseguire la complicatissima procedura per riuscire a comprare e visualizzare i i libri venduti da negozi come La Feltrinelli e protetti dal ridicolo DRM della Adobe.
Oppure, molto più semplicemente, potevi scaricare i pdf illegalmente (sperando di trovare proprio il libro che cercavi).
Adesso è molto più semplice: apri la app, cerchi il tuo romanzo, un tocco e ti scarichi l'estratto, un altro tocco e te lo sei comprato. Proprio come doveva essere sin dall'inizio. E come è nel resto del mondo, aggiungerei.

Il catalogo (per essere una cosa appena avviata) è piuttosto buono e i prezzi sono decenti (non bassi ma nemmeno da ladri come quelli dei fumetti USA su Comixology, per esempio).
Io però mi chiedo una cosa: ma se alla fine l'intenzione di Mondadori e RCS era di arrivare comunque su iPad, ma perché mettere in piedi tutta quella robaccia di Biblet insieme a Telecom Italia?

E, a proposito di repentini (e tardivi) ripensamenti, pure la Disney cambia opinione e lancia la sua App tutta votata alla lettura tradizionale (alla faccia dei Digicomics) delle sue storie classiche (QUI trovate un approfondimento).

3.10.11

Due al prezzo di uno?


Per riportarvi a casa i piloti americani della strage del Cermis, ci avete dato in cambio la Baraldini (e, lasciatemelo dire, avete fatto un affare).
Questa volta quale sarà stata la vostra moneta di scambio per la Knox?
Se l'accordo non è ancora chiuso, suggerisco umilmente se, insieme con lei, vi portate via anche Silvio.

p.s.
non lo se Amanda è colpevole o innocente.
Oggi hanno detto innocente e ci devo credere.
Però a me, questa storia che se un americano finisce sotto processo in Italia poi diventa una questione di diplomazia internazionale dove pare quasi che al banco degli imputati ci sia finiti gli USA stessi, mi sta sulle palle.

Romics 2011



Sarebbe ingiusto da parte mia esprimere un giudizio su questa edizione della Romics di Luca Raffaelli perché ci sono stato poco e da visitatore distratto.
Mi limito quindi a scrivere qualche mia impressione:

- mi sembra che l'affluenza di pubblico, specie alla domenica, sia aumentata ancora, segno che Romics, nonostante la scomodissima dislocazione, funziona, e che la piazza romana è più ricettiva di quanto si creda.

- il nuovo padiglione è una cosa che serviva ed era anche allestito piuttosto bene.

- Romics continua ad essere il più importante appuntamento annuale per i cosplayer. Quest'anno ne ho visto più che negli anni passati anche se, forse, la qualità dei costumi proposti era meno fantasiosa e ricercata rispetto alle edizioni precedenti. In compenso, merito del clima, la quantità di epidermide scoperta ha segnato un nuovo record.

- Raffaelli (e Malara) si sono impegnati molto per dare un maggiore peso all'aspetto culturale della manifestazione. Il programma di incontri era ricco e articolato. Resta il problema dello spazio a disposizione per questo aspetto della manifestazione. Quella saletta al padiglione 12 è triste e mortificante per tutti, organizzazione, ospiti e pubblico.

- finalmente lo spazio dedicato alle proiezioni ha perso quell'aspetto di gigantesca dark room che lo contraddistingueva negli anni passati. La divisione in due aree poi, ha reso tutto più pulito e ordinato. Adesso bisognerebbe solo segnarlo meglio.

- per quanto sia stata un'edizione di successo e il pubblico fosse allegro e festante, per noi addetti ai lavori rimarrà sempre l'edizione più triste e mesta di Romics. Ma questo non è colpa di nessuno.

- continua a spiccare la presenza di stand incongrui in spazi incongrui (tipo: la pasticceria siciliana). Possibile che non si riesca non dico a farne a meno (la gente deve pure mangiare) ma, perlomeno, a trovargli una dislocazione più razionale?

- i corridoi di Romics sono ampi ma, nonostante questo, gli ingorghi causati dai cosplayer che si fanno fotografare hanno paralizzato il traffico, specie nella giornata di domenica. Inutile dire che non sono mancati gli espositori che si sono lamentati. Possibili soluzioni?
Un'area preposta per le foto, oppure un servizio d'ordine che (gentilmente) inviti pubblico e cosplayer a non sostare in mezzo ai corridoi, oppure, un volantino da distribuire all'entrata in cui vengono indicati i comportamenti più civili da tenere (come spostarsi a margine del flusso di persone in movimento per sostare e scattare fotografie).

- migliorare (in realtà si tratta di istituire) un servizio di accrediti online per gli addetti ai lavori. E magari spostare il punto accredito in una zona che sia raggiungibile senza doversi mettere in coda con quelli che stanno facendo il biglietto.

- creare una zona maggiormente valorizzata dove gli ospiti della manifestazione possano incontrare il loro pubblico.

- eliminare quegli allori che vengono dati (e fatti indossare a forza) ai 7 Re di Romics. Mettono in imbarazzo tutti!

- ho trovato preoccupante la scarsità degli editori presenti, in particolare di quelli medio piccoli. Per assurdo, l'offerta di nuove proposte era ridotta al minimo. Su questa cosa bisognerebbe lavorare di più.

In generale, comunque, mi pare che Romics stia crescendo sotto tutti gli aspetti e che, rispetto ad alcuni anni fa, la strada imboccata sia buona. Lucca Comics & games è ancora lontana (nell'offerta generale più che nel numero di biglietti staccati) ma la strada è quella giusta.

p.s.
quest'anno niente gallery di cosplayer. Ho fatto poche foto e poco interessanti.

2.10.11

[Sunday Arts] dalla parte di Asso: l'inferno dei buoni

Storiella inedita di Asso, originariamente destinata al Canemucco.
E' una delle ultime cose che ho realizzato interamente in analogico (carta, matita, inchiostro e Pantone).




Il resto lo trovate CLICCANDO QUI.