28.12.11

John Doe 15

In edicola da oggi.
Ne abbiamo parlato QUI.

I Premi Asso -2011-





Consueto appuntamento in cui mi diverto a segnalare i miei favoriti dell'anno.
Come al solito, le categorie sono fatte sulla base degli argomenti più trattati dal blog.
A questo punto, vi dovrei dire che il premio non ha alcuna pretesa di serietà ma è solo un divertimento senza alcuna pretesa.
Ma detesto mentirvi.
Le precedenti edizioni le trovate QUI.

Andiamo a cominciare.


FUMETTI


MIGLIOR FUMETTO ITALIANO del 2011
L'ho capito da quando è uscito che sarebbe stato il migliore fumetto dell'anno e nessuna cosa uscita in seguito mi ha fatto cambiare idea.


TRAMA di Rathigher
La mia recensione la trovate QUI.
Il blog di Rathigher è QUESTO.


MIGLIOR SCENEGGIATORE ITALIANO del 2011
Coerente, sempre riconoscibile, capace di mettere il proprio punto di vista, sociale e politico, in tutto quello che scrive, senza che questo travalichi o sia d'impiccio per quell'avventura che è il marchio di fabbrica della casa editrice per cui lavora.



Gianfranco Manfredi.
Quest'anno ha saputo inanellare una manciata di ottime storie di Tex (comprensive del fantastico texone qui sopra, di cui ho già parlato) e ha dato avvio alla sua nuova miniserie, Shangai Devil.
Davvero difficile riuscire a fare di più, nell'ambito del fumetto popolare.


MIGLIOR DISEGNATORE ITALIANO del 2011
Anche qui, nessun dubbio.


Leomacs.
In virtù dello straordinaria storia di Tex che trovate in edicola proprio in questi giorni.
E anche per tante altre splendide storie disegnate magnificamente che sono state sin troppo ignorate.


MIGLIOR FUMETTO NON ITALIANO del 2011




I Am a Hero di Kengo Hanazawa
Dopo anni di appannamento, il Giappone ha ricominciato a sfornare fumetti di grande qualità, anche sotto il punto di vista delle storie (vale la pena di segnalare anche Billy Bat e Buonanotte Pun Pun). Questo è uno di quelli che proprio non dovreste perdervi. Anche se i manga non vi interessano. Edito da GP Publishing.


MIGLIOR RISTAMPA del 2011
Qui abbiamo un ex aequo.





BONE di Jeff Smith
A conti fatti, l'unica soluzione possibile per chi volesse leggere il capolavoro di Smith, così come era stato concepito in origine. Tanto è vero, che è stato accolto con talmente tanto entusiasmo da far quasi sembra che Bone, in Italia, non lo avesse pubblicato nessuno prima della Bao Publishing.
Il volume è bello e la cura editoriale certosina, anche se non gli perdono la scomparsa dei Rattodonti.


The Rocketeer di Dave Stevens, edito dalla Salda Press.
Ne ho parlato abbondantemente QUI.


MIGLIOR CASA EDITRICE  del 2011


Bao Publishing
In un solo anno, da una Lucca all'altra, il progetto editoriale di Michele Foschini è passato dalla stato di "rookie of the year" a quello di "best of the show".
In poche parole, la Bao, oggi, è la più interessante e concreta realtà editoriale in circolazione perché fa prodotti belli e curati, sa promuoverli, ha un occhio attento per gli autori più interessanti sulla piazza (conducendo una ottima campagna di reclutamento) e si muove in maniera aggressiva sul mercato delle licenze straniera.
E' una casa editrice con un piano, una rarità nel nostro settore.
Quest'anno, grazie alla nuova edizione di Bone, al reclutamento di Makkox (con tutto quello che comporta in termini di visibilità e salotti buoni), al nuovo libro di Alan Moore, all'ottimo Beta e a tutta un'altra serie di iniziative per le librerie specializzate e quelle di varia, la Bao ha lanciato la sua sfida al mercato e ai competitor.
Io gli auguro, con tutto il cuore, di vincerla.


CINEMA

MIGLIOR FILM del 2011

Anno difficile per il cinema tradizionale. Quello con gli attori in carne e ossa, intendo.
Il tanto acclamato Drive mi ha lasciato freddo (è un buon film, diretto da un regista saccente che qui finisce a fare la figura del wannabe Michael Mann).
The Artist mi è piaciuto molto ma, per quanto sia un piccolo gioiello, non ha quel respiro necessario per guadagnarsi il titolo di film dell'anno.
Super 8 è stata una delusione cocente, superata solo dal secondo Sherlock Holmes di Guy Ritchie (il link sembra sbagliato ma leggete i commenti) e dal quarto capitolo dei Pirati dei Caraibi.
Carnage è un grande film ma, a rifletterci a mente fredda, è troppo teatrale (e grazie al c#@zo, direte voi).
Fast Five è un già una pietra sacra dell'action ma, anche qui, non me la sento proprio di qualificarlo come il migliore dell'anno.
E quindi, mi appello al film che emozionalmente mi ha colpito di più e di cui, forse proprio per questo, sul blog non ho parlato.



Melancholia di Lars Von Trier
Lars Von Trier continua a divertirsi a prendere per il culo tutti, travestendo film di purissimo genere e infarcendoli di sottotesti psicologici sulla figura femmile profondi quanto un programma televisivo del pomeriggio culturale di Italia Uno.
Se con Antichrist il gioco era inventarsi da capo il genere horror, questa è la volta dei disaster movie, ai cui stilemi Von Trier si attiene con divertito scrupolo mentre, nello stesso tempo, li sabota.
Il risultato è un film di straordinario impatto visivo e emozionale, magnificamente interpretato e diretto.
Il sottotest  resta manicheo e stereotipato, proprio come nel caso di Antichrist, ma, a conti fatti, chi se ne frega quando il film, nel suo livello superficiale, è talmente coinvolgente?


MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE del 2011
Qui, invece, c'è solo che da stare allegri.
Le produzioni in digitale, quest'anno, hanno sfornato film di livello decisamente alto, con alcune perle come lo straordinario Tintin.
Che però, non ha vinto.
Perché il film che ho deciso di premiare non solo è miglior film in CGI che ho visto quest'anno, ma è pure uno dei migliori film in senso assoluto che ho visto nell'ultimo lustro.


Rango di Gore Verbinski
La recensione la trovate QUI.


SERIAL TV

MIGLIOR SERIE TV del 2011
Nulla da segnalare.
Tante serie di livello medio ma nulla che mi abbia fatto strappare le vesti.
La mia impressione è il rinascimento delle serie televisive stia ormai sparando gli ultimi colpi.
Di prodotti di di grande qualità ce ne sono ancora, sia chiaro, ma sono tutte nati alcuni anni fa e oggi campano di rendita. Nulla pare aver preso il posto di mostri sacri come I Soprano, 24, The Wire o The Shield.
Le serie televisive hanno imposto l'attuale dittatura della scrittura, che è una cosa che va benissimo, quando gli script sono eccezionali. Ma che va molto meno bene quando gli script sono mediocri, o brutti.
Personalmente, sento sempre più la mancanza di un coraggio visivo, oltre che letterario.
Speriamo nel prossimo anno.


VIDEOGIOCHI

MIGLIOR VIDEOGIOCO del 2011
Stabilito che Skyrim, dal mio punto di vista, non è un videogioco capolavoro (ma un gioco capolavoro), il miglior titolo dell'anno in ambito videoludico non può essere che uno.


Uncharted 3 di Naugthy Dog per Playstation 3
La stato dell'arte della giocabilità e della resa tecnico-artistica.
QUI trovate la recensione.


MUSICA

MIGLIOR DISCO del 2011
Sono un vecchio. E certe fighetterie indie proprio mi lasciano indifferente.



Capricorn degli Orchid
Se questo fosse stato l'album dei Black Sabbath successivo a Sabotage, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire.
Si farebbe presto a gridare al plagio o al manierismo d'accatto, ma gli Orchid sembrano gente che sa cosa sta facendo e perché. E lo fa bene, in maniera diretta e onesta.
Un bell'album. Dalla prima all'ultima traccia.
QUI per un ascolto.


LIBRI

MIGLIOR LIBRO del 2011
Nulla da segnalare. Nel senso che ho letto principalmente roba vecchia e solo una manciata di libri usciti quest'anno, nessuno dei quali mi ha particolarmente impressionato. Anche se l'ultimo King pare davvero buono, pure se devo ancora finirlo.


GADGET TECNOLOGICI

MIGLIOR GADGET TECNOLOGICO del 2011


Kindle
Finalmente è arrivato ufficialmente anche in Italia.
Serve a leggere i libri. E basta.
Ed è quasi commovente in questa sua purezza.
Splendido design, durata della batteria infinita, si può usare sotto la luce del sole diretta, ha un catalogo italiano discreto e uno internazionale infinito.
Prezzo abbordabile per chiunque.
Il Kindle fa una sola cosa, ma nessuno la fa meglio di lui.


BLOG E SITI (di fumetto e altro)

BLOG PERSONALE del 2011
Odio la voce narrante in seconda persona singolare e i suoi gusti in fatto di fumetti, cinema e serie televisive sono troppo vicini allo "stomaco della gente" per i miei gusti... ma è stata di sicuro la lettura più piacevole e genuinamente divertente dell'anno.
La sua identità vi dovrebbe già essere chiara, se così non fosse, cliccate QUI.


BLOG DI APPROFONDIMENTO E CRITICA FUMETTISTICA del 2011
Con la chiusura di Harry Dice e un certo ristagno degli altri reduci della critica italiana a fumetti, non resta che confermare lo stesso vincitore dell'anno scorso che, perlomeno, si è mantenuto sugli stessi buoni livelli. Lo trovate QUI.


BLOG DI UN DISEGNATORE ITALIANO del 2011
Anche qui, un ex Aequo.

QUESTO
Il blog del migliore autore italiano, l'unico che resta tale sempre, anche quando non si scrive quello che disegna.

E QUESTO.
Il blog di una straordinaria disegnatrice che, oltre a incantare con quello che disegna, ha pure la capacità di fare un mucchio ridere con quello che scrive. 


SITO FUMETTISTICO del 2011
Non tutto il materiale presentato è di alto livello ma c'è parecchia roba bella in mezzo a molta roba dimenticabile.
Ereditando la felice intuizione (apparentemente dimenticata dai suoi creatori) di Coreingrapho, i coordinatori di questo sito si stanno sbattendo tanto per fare fumetto e cultura sul web.
Premiarli è doveroso.
Lo trovate QUI.


PORNO

MIGLIOR FILM PORNO del 2011




Portrait of a Call Girl di Graham Travis per la Elegant Angel.

La Elegant Angel è, di sicuro, la casa produttrice di video per adulti di riferimento, negli ultimi anni.
Le performer migliori, i migliori registi, una cura esasperata per la resa audio e video dei loro prodotti, sempre eleganti e ricercati, anche nelle produzioni più estreme e selvagge.
Questo film è la loro prova più ambiziosa perché... è un film.
Nel senso che ha una storia drammatica non costruita in funzione delle scene di sesso. Tanto è vero che ne esiste anche una versione quasi del tutto "pulita" che è un film normale.
Il risultato è discordante perché la qualità delle immagini è davvero alta (come pure la colonna sonora) ma il film è pretenziosetto, si prende tantissimo sul serio e finisce per annoiare e far rimpiangere un gonzo qualsiasi.
Ma l'ambizione va premiata.
E poi, la protagonista è Jessie Andrews, la nuova razza di pornostar che sta venendo alla luce negli ultimi mesi (un giorno vi spiego meglio).

Tranquilli, il trailer non contiene pornerie.



PORNO ATTRICE del 2011
Se Jesse Andrews è il nuovo che avanza (ma, non facendo ancora anal, non viene nemmeno presa in considerazione per il premio), la scena odierna del porno è dominata sicuramente da Asa Akira, l'attuale regina delle produzione Elegant Angel e la più scatenata delle loro performer.
Bellissima e aperta a tutto, è lei che quest'anno ha sdoganato pratiche estreme (come la DA) nel porno più mainstream e nelle produzioni più ricercate. Per vederla al meglio della forma, vi bastano i due Asa Akira is Insatiable
Asa Akira si si meriterebbe di vincere, non c'è dubbio.
Ma, a me, le mezze asiatiche convincono sempre a metà.
Quindi premio lei.


Kagney Linn Karter
Altra ragazza della scuderia Elegant Angel che, sulla scia di Asa, quest'anno si è lanciata in una doppia anale devastante (oltre a un mucchio d'altra roba parecchio estrema) nel primo titolo interamente dedicato a lei, Relentless (attenti: il link conduce a una estesa preview decisamente non sicura per l'ufficio).
Kagney ha una faccia simpatica, è decisamente attiva sulla scena e rappresenta è il volto solare e sano della pornografia più estrema.


CAZZATA DELL'ANNO

La ridicola proposta di autocertificazione per i blog di buona volontà di una delle tante api regina dei salotti buoni della blogosfera italiana,  Luca De Biase.
Per la serie: ce la cantiamo e ce la suoniamo tra noi bravi, buoni e belli.

E, anche per quest'anno, è tutto.

25.12.11

[SUNDAY ARTS] Donne trattate male, donne trattate bene.

Tranquilli.
Non voglio trasformarlo nel blog di un disegnatore.
Solo che in questi giorni ho poco tempo per scrivere.
In compenso, mi sto divertendo un sacco a disegnare le tavole per il mio libro.
Passate le feste, si torna in carreggiata.

24.12.11

Auguri.

Detesto l'usanza dei disegnatori di mandarti il loro bigliettino natalizio via mail.
Ma che ci volete fare? Quest'anno ogni scusa è buona per mettersi a disegnare...

23.12.11

Bathroom Generation


Che mi hanno bannato da Facebook per un giorno e mi è avanzato tempo.

Caro Babbo Natale...

Quest'anno non ti chiedo molto.
Fai solo che il meno simpatico dei due fratelli Scott non sbagli questo film.
Perché se lo sbaglia, io non sorriderò mai più.

21.12.11

[RECE] Mission: Impossible - Ghost Protocol -



Come dicevo QUI, oggi c'è stata l'anteprima di Mission: Impossible - Ghost Protocol -.

L'hanno fatta alla casa del Cinema, la mia sala preferita in assoluto per questo tipo di eventi perché è al limitare di Villa Borghese e a due passi da via Veneto, dove c'è l'Hard Rock Cafe e da una bella libreria Arion.
Quando mi capita di andare a vedere un film in quella sala, se la proiezione è alla mattina, il mio programma è sempre lo stesso: film, un panino mangiato da solo al bancone dell'Hard Rock rimuginando su quanto visto e infine un libro comprato sulla strada verso casa.
E così ho fatto anche oggi.

- Ho visto il film.

- Ho mangiato il panino e ho pensato a come impostare la recensione, promettendomi di parlare di un sacco di roba interessante.

- Ho comprato un libro.

- Sono tornato a casa.

Il problema è che, lungo il tragitto, l'idea di sprecare più tempo del necessario a parlare di questo film, mi è sembrata sempre più vuota e sciocca.
E non perché sia un brutto film.
Anzi, per quella che è l'offerta di film action che potete trovare in sala oggi (ovverosia, l'atroce secondo capitolo dello Sherlock Holmes di Guy Ritchie), è un film più che discreto.
Ha una trama decente, uno script tollerabile con alcuni elementi ironici gradevoli, un buon cast (Simon Pegg su tutti), una regia sobria ma efficace, un ritmo abbastanza vivace senza essere fracassone ed effetti visivi modesti ma non tremendi (ormai bisogna accettare il fatto che questo sia lo standard della Hollywood durante la crisi).
Un prodottino a modo, insomma.
Che nell'arco di un'ora, mi sono già quasi scordato del tutto.

Restano solo alcune annotazioni mentali, che vi riporto per dovere di cronaca:

- I titolo di testa sono piuttosto fiacchi, concepiti in maniera confusa e realizzati male in digitale.
 Strano, tenendo conto del regista.

- Josh Holloway è dimagrito e tornato in forma, perdendo quella faccia gonfia da sono appena uscito da una clinica Betty Ford che gli era venuta da dopo la fine di Lost.


- Tra i suoi vari registri interpretativi (tra cui vogliamo ricordare l'uno-due mandibola serrata/mandibola rilassata, lo sguardo interdetto alla Dustin Hoffman e lo sguardo determinato alla Jack Nicholson), Tom Cruise ha rispolverato un suo vecchio classico: lo sguardo di sottecchi e il sorriso alla Paul Newman. Nulla di male, gli è sempre venuto bene. E adesso che ha le rughe intorno agli occhi è anche meglio.

- Brad Bird non è pervenuto. Forse la produzione gli ha legato le mani. Forse il budget non faraonico lo ha limitato. Quello che sia, del regista di alcuni capolavori Pixar (e del Gigante di Ferro) si vede traccia solo in alcune dimamiche legate al meccanismo azione-reazione-conseguenza (in particolare, tutti gli impatti e le cadute). Il resto è anonimato dell'action. Che è meglio dello stile invasivo e bollito di Ritchie, sia chiaro... ma da uno come Bird ci si aspettava parecchio di più.

- Il film non decolla mai. Ha un buon ritmo sin dall'inizio, è vero, ma passi la prima ora a chiederti quando succederà qualcosa di grosso che cambierà la marcia del film e poi capisci che la marcia è quella (una marcia alta ma non altissima) e quella rimane.

- Lo script cerca di parare qualsiasi what the fuck? che certe scene potrebbero suscitare nello spettatore, arrivando persino a usare l'espediente (pedante) dell'obiezione in scena con tanto spiegazione annessa. Il problema è che lo fa sui dettagli e poi si lascia sfuggire delle assurdità grandi come case (tipo un missile nucleare che vola sugli Stati Uniti, non segnalato o intercettato da nessuno o una scalata di un grattacielo bella a vedersi ma del tutto inutile... prendere una stanza a un piano più alto pareva brutto?). Altri aspetti, invece, sono proprio buoni e divertenti (il tocco ironico, i rapporti interni della squadra di Hunt, la tecnologia inaffidabile...).

- Non c'è una singola scena memorabile. Cioè, sulla carta ce ne sarebbero parecchie (la fuga dal carcere, l'esplosione del Cremlino, la scalata del grattacielo, l'inseguimento nella tempesta di sabbia, il combattimento nel parcheggio automatizzato), il problema è che la resa scenica non gli rende giustizia. Forse è colpa dell'inesperienza di Bird, forse del budget, non lo so. Resta il fatto che, pur con tutti i loro difetti, i precedenti capitoli di Mission: Impossible hanno comunque sempre consegnato qualche scena alla storia del genere action. Questo, no. Persino la non particolarmente significativa scena del ponte di J.J. Abrams ha un impatto emotivo superiore alla più rocambolesca sequenza di Bird.

- Il finalino è davvero, davvero, moscio.

In conclusione, un film da sei e mezzo.
Che in un periodo di vacche magre in cui anche un idiota come Guy Ritchie viene celebrato come eroe dell'action, non è malissimo.
Ma il fatto che un Mission: Impossible sia, grossomodo, allo stesso livello di un Salt, è una cosa che la dice lunga sullo stato in cui versa Hollywood, di questi tempi.

Aridatece Jason Bourne, insomma.

Lo Hobbit -il primo trailer-


Devo dire che dopo aver perso peso e diretto Amabili Resti, Peter Jackson non ha più la mia fiducia come regista.
Però, il trailer di Lo Hobbit, mi ha emozionato e convinto.

QUI lo trovate in tutti i formati possibili.

20.12.11

Una missione impossibile...


Domani vado a vedere l'anteprima di Mission: Impossible -Ghost Protocol-.
Riuscirà Brad Bird (Ratatouille, Gli Incredibili, il Gigante di Ferro) nell'impresa impossibile di far tornare la gente in sala a vedere un film con Tom Cruise?
Io, da una parte, sono scettico.
Cruise si è fatto nemici troppo grossi e troppo potenti. Gente che gli ha azzerato la carriera dal giorno alla notte e che stanno facendo di tutto per impedirgli di tornare al successo (e pure lui ci ha messo del suo, sia chiaro).
Dall'altra parte, sono abbastanza convinto che il grande pubblico nutra ancora amore per il presunto leader di Scientology e che o scarso successo dei suoi film dipenda, in larga parte, dal fatto che non avevano alle spalle nessuno a spingerli (anzi, al massimo c'era gente che remava contro).
Aggiungiamoci pure che la serie ha ancora un buon potenziale e che Brad Bird come regista, almeno nel campo dell'animazione (digitale e non), è un genio.
Vediamo che succede.
Nel frattempo, posso solo dire che il trailer è esaltante e non poco.

Andrea Cavaletto promuove un contest...

...legato al film l'Ora Nera.
Trovate tutto quello che c'è da sapere, QUI.

Molto tempo fa, in un server lontano, lontano...


Oggi, anche per l'Italia, dovrebbero partire i server di Star Wars: the Old Republic.
SWTOR, per gli amici.
Uso il condizionale perché, a parte le code interminabili di cui parlano quelli che hanno avuto modo di provare l'early access, questa mattina i server sono chiusi per manutenzione.
Per quelli di voi che non sanno di cosa sto parlando... avete presente World of Warcraft?
Se non ce lo avete presente, smettetela di leggere questo pezzo: siete gente con troppa vita.
Comunque sia, SWTOR è come il gioco della Blizzard ma con le spade laser, i Jedi, i Sith e via dicendo. E sviluppato da BioWare, gente che i giochi di ruolo (in genere) li sa fare bene, e quelli su Guerre Stellari (in particolare) li sa fare benissimo.
Nell'attesa che vi lascino giocare, e se siete proprio scimmiati (al pari di quanto lo sono io), vi consiglio questo:

Star Wars: the Old Republic
Alleanza Fatale
Di Sean Williams
Libercolo abbastanza gradevole sull'universo di SW, ambientato proprio nel periodo e negli scenari presi in esame dal gioco e con delle meccaniche narrative che al gioco si rifanno.
Non un classico della letteratura, sia chiaro, ma nemmeno una roba che ti offende mentre la leggi.
Onesto intrattenimento.
Insomma, m'è capitato di leggere romanzi legati a SW di molto peggiori di questo (e anche qualcuno migliore, come quelli di Timothy Zahn).
Adesso, scusate, devo andare a vedere se i server sono tornati online.

19.12.11

Shame


Chi lo ha visto a Venezia, ne ha parlato un gran bene.
Devo ammettere, che lo sto aspettando con una certa curiosità.

p.s.
avete visto che circola la versione leaked del primo trailer del nuovo Batman di Nolan? Non sembra manco male...

17.12.11

Oggi mi trovate qui!


Pesco dal comunicato stampa:


Il 17 e il 18 Dicembre 2011, Satyrnet vi aspetta a questo nuovo appuntamento dedicato al fumetto.
Cartoni sotto l’Albero” è un progetto nato per valorizzare al meglio gli spazi del Centro culturale Elsa Morante (Piazza Elsa Morante - Roma EUR). L’intento è quello di attirare le famiglie in una due giorni  dedicata per lo più ai bambini, ai ragazzi, agli appassionati del mondo fumetto e cartoon, senza dimenticare l’avvicinarsi di una ricorrenza importante come il Natale.

Il “leit motiv” fumetto sarà utile poi per presentare agli abitanti del Municipio il nuovo e limitrofo quartiere Torrino Mezzocammino, che il fumetto (italiano) ce l’ha nel cuore e nella toponomastica.Stand a tema, una ludoteca, cosplayer e ospiti esclusivi (a presto per lista definitiva!).Il programma, in via di definizione, è ricco di attività, convegni e incontri speciali: rimanete sintonizzati su www.satyrnet.it per aggiornamenti e info!
Mi ci trovate dalla 18, subito dopo Cristina D'Avena.
E no, non sarò vestito da Babbo Natale.
OH! OH! OH!

16.12.11

[ANTEPRIMA] John Doe 15: il cuore nelle scarpe










Le prime nove tavole estratte da John Doe n.15.
Gli autori, oltre al sottoscritto, sono  Genovese & Maconi, con la partecipazione di Andrea Scoppetta.
In edicola a fine mese.

Prima pagare, poi pubblicare.


QUI trovate una lista di presunti editori che si fanno pagare per pubblicare i romanzi degli aspiranti.
E' una lista tremendamente lunga.
Non ci sono editori di fumetti (quell'Aurea segnalata non è l'Aurea di John Doe).
Non ci sono editori di fumetti, per ora.
Ma, con l'aria che tira, quanto ci vorrà?


EDIT:
mi fanno notare che Tespi è l'editore a cui fa capo la Nicola Pesce Editore, che di fumetti ne fa.
Ho chiesto a Andrea Mazzotta (direttore editoriale della NPE) che mi ha informato che sì, all'inizio dell'attività editoriale di Nicola Pesce, la sua casa editrice teneva anche una politica di pubblicazioni a pagamento (non riguardanti i fumetti) ma che, oggi, tale politica, è stata del tutto messa da parte e che la casa editrice non offre più quel tipo di servizio.
Meglio così.

15.12.11

[RECE] Kinect Disneyland Adventures



Devo ammettere che sono uno di quelli che per il Kinect lo apprezza parecchio.
Non tanto per giocare (in quello sono ancora uno della vecchia scuola e preferisco il joypad o la combinazione tra mouse e tastiera) quanto per le sue infinite potenzialità al di fuori del campo ludico.
Non ci vuole molto a immaginare la tecnologia del Kinect implementata in mille altre maniere rispetto a quanto visto fino a questo momento e non è infatti un caso che i geek di tutto il mondo, ci si siano sbizzarriti, facendogli fare cose che quelli dalla Microsoft, probabilmente, non si erano nemmeno immaginati  (come comandare un robot, per esempio). Ed è molto probabile che presto, una versione più raffinata e precisa della tecnologia che sta alla base del Kinect verrà implementata in un numero sempre maggiore di dispositivi di uso quotidiano.
Questo però è il futuro.

Nel presente, il Kinect serve per far giocare le persone.
E c'è un tipo di persone che ci si divertono un mucchio con il Kinect: i bambini.
E sapete cos'altra diverte un sacco ai bambini? I parchi a tema.
Specie quelli della Disney.
Inutile dire, quindi, che l'idea alla base di Kinect Disneyland Adventures è vincente sin da subito.




La crisi incombe, i vostri figli vogliono andare a un parco divertimenti Disney e voi avete solo una sessantina di euro in tasca per le spese di natale?
Nessuna paura.
Da oggi, c'è un modo per simulare l'esperienza, si chiama Disneyland Adventures per Kinect.
L'idea di base è semplice: il giocatore è un visitatore del parco e, in quanto tale, può dedicarsi a tutte le attività principali in cui si cimenterebbe nel parco reale: esplorare le varie aree, interagire con i personaggi, entrare nei negozi, acquistare, provare le attrazioni, fari fare gli autografi e le foto e via dicendo.
Il parco è molto grande ed è strutturato esattamente come nella realtà, con la divisione per aree (dalla Main Street ad Adventureland, passando per Tomorrowland e New Orleans Square), e con la stessa atmosfera dei parchi Disney: colori, musica, aria di festa e e un sacco di visitatori di ogni nazione e tipologia (ci anche dei ragazzini in carrozzella, giusto per dare l'idea della varietà e della correttezza).
I personaggi Disney presenti sono 35 e spaziano dagli standard character (Topolino, Minnie e via diceno) alle principesse, dai personaggi Pixar ai classici del cinema disneyano. Il visitatore può parlarci, abbracciarli, ballarci e seguire le missioni che ognuno di loro gli affiderà all'interno del parco stesso.
Oltre alle missioni, il giocatore potrà fermarsi a provare le varie attrazioni, ognuna delle quali divisa in capitoli. Ogni capitolo è un classico mini-gioco per Kinect.
I vari capitoli sono abbastanza vari e si potrà fare di tutto: combattere con i pirati al fianco di Peter Pan nella Peter Pan's Flight, sfuggire alla Regina di Cuori in Alice's Adventure, attraversare lo spazio con Buzz Lightyear, esplorare la casa dei fantasmi e scendere sui binari della miniera.
E se la compagnia dei personaggi Disney non dovesse bastare, si può sempre invitare un amico a entrare nell'area del Kinect e andare a dare calci nel sedere a Capitan Uncino in compagnia.

Devo dire che il gioco mi ha abbastanza divertito e sopreso per l'ottimo, ma davvero ottimo, comparto grafico. caratterizzato da ambienti vasti, dettagliati e suggestivi e da una tonnellata di modelli, tutti diversi, a schermo (anche se lo sfarzo di poligoni e texture si paga in termini di qualche rallentamento, di tanto in tanto).
Per avere però un giudizio più tecnico, mi sono rivolto a due veri esperti.
Filippo e suo padre.


Filippo ha nove anni, legge Naruto e ha avuto la fortuna di visitare un mucchio di parchi a tema in vita sua (quando vi parlerò di suo padre, capirete il perché).
Io gli ho fatto qualche domanda per capire come ha vissuto questo simulatore di parco a tema.

Ciao, Filippo.

Ciao.

Hai giocato?

Sì.

E ti è piaciuto?

Sì.

Era come stare nella vera Disneyland?

Era uguale ma diverso.

Perché?

Perché cammini nel parco ma le giostre sono giochi e i personaggi sono veri e non pupazzi. E poi non devi fare le code. 

Quindi è meglio?



No.

Perché, no?

Perché mica è vero.


Che cosa ti è piaciuto di più?


Che l'ho potuto giocare a casa,



Passiamo al padre di Filippo, che chiameremo Babbo Bastardo.
Chi è Babbo Bastardo?
E' un uomo adulto che prende i parchi a tema molto seriamente.
Ogni anni pianifica le vacanze della sua famiglia per fare in modo di fare tappa in almeno tra grandi resort dedicati al divertimento, è molto esigente in fatto di intrattenimento e partecipa attivamente ad alcune board internazionali dedicate ai parchi a tema (ho scoperto che ne esiste anche una italiana, la trovate QUI) dove stila recensioni e schede tecniche.
Il suo punto di vista è quello di un serissimo (e un pizzico ossessivo) professionista del divertimento il cui nome deve restare celato per questioni di privacy (diciamo che lavora per una nota multinazionale).
Io l'ho conosciuto qualche tempo fa e, per l'occasione, l'ho raggiunto per far provare il gioco a lui e a suo figlio.


Allora Babbo, come ti è sembrato questo Disneyland Adventures?

E' una fedele ricostruzione di un generico parco a tema Disney. E' molto dettagliata e sa ricreare la tipica atmosfera di quelle strutture.  L'impressione di esserci davvero è sorprendente, merito anche del Kinect, indubbiamente. Questo però, riguarda solo l'esterno del parco. Quando si entra nelle attrazioni, il discorso cambia.

In che senso?

Le attrazioni sono reinventate come dei veri e propri videogiochi. Seguono la storia e ti portano nei stessi posti, ma sei chiamato a partecipare attivamente. 

Avresti preferito un aspetto più simulativo?

Immagino che sia un compromesso necessario. Non credo che sarebbe così divertente farsi una corsa su una montagna russa senza sentire tutta la velocità, le altezze vertiginose e gli scossoni.

Quindi, l'aspetto che ti ha convinto di più, è la parte in cui viene data la possibilità di girare dentro al parco, liberamente?

Assolutamente, sì. Anche se alcune imperfezioni hanno guastato un poco il gusto complessivo.

Per esempio?


Non sono riuscito a trovare la grotta con il drago che custodisce il libro delle fiabe Disney, sotto al castello centrale.

E' un peccato, è uno dei miei luoghi preferiti nei parchi Disney.

Anche il mio.

Ti senti di consigliare l'esperienza di questo gioco?

Volete andare a un parco divertimenti Disney ma costa troppo? Sembrerebbe che basti avere questo gioco per risolvere la questione e, invece, no! Indebitatevi e andateci! E se non potete portare la vostra famiglia con voi perché i soldi non bastano, andateci da soli. Disneyland è il posto più figo del mondo e non c'è simulazione che tenga. Questo videogioco è ottimo, ma riservatelo per i momenti di nostalgia del parco e per farvi ridere dietro dai vostri amici.

E con questo è tutto.
Dineyland Adventures è un buon esempio di come usare il Kinect in maniera convincente e immersiva e per quanto io non credo che stravederò mai per starmene davanti a uno schermo a sbracciarmi come uno scemo, devo ammettere che abbracciare Stich è stato piuttosto divertente.
E m'ha fatto voglia di tornare a Disneyland.



Soldi in fumo.


C'è una cosa che non capisco riguardo alla notizia del sottosegretario all'economia, Gianfranco Polillo, che specifica che non sarà l'accise sulle sigarette a venire ritoccata al rialzo ma solo quella sul tabacco trinciato (potete saperne di più leggendo QUI).
Il sottosegretario dice che le ragioni per questa cosa sono da imputare al recente calo dei consumi di sigarette, proprio in favore del tabacco trinciato da parte degli italiani.
Calo che non potrebbe che peggiorare se si sforasse la soglia critica (psicologica ma pure economica) dei cinque euro a pacchetto.
Quindi, in sostanza, il governo sta cercando di difendere il mercato delle sigarette perché, da quel mercato, ci ricava soldi ed è più fruttuoso di quello del tabacco trinciato.

In un paese dove l'assistenza sanitaria è garantita e grossomodo "gratuita" per tutti (e dove, quindi, i costi delle cure dei malati di tumore ai polmoni sono a carico dello stato), l'attuale governo si preoccupa di non mettere in crisi i consumi delle sigarette.
E lo dice pure tranquillamente, come fosse normale.
Ma a voi sembra sensato?

E soprattutto... sono appena passato al tabacco trinciato proprio per risparmiare, ma che ne dite di andarvene 'affanculo, brutti stronzi?

Il primo teaser di The Expendables 2 è online.


E io ci voglio credere fortissimo.

[RECE] The Artist


Un film splendido.
E sarebbe ridicolo commentare un film muto con mille parole.
Andate a vederlo. Sul serio.

14.12.11

Come volevasi dimostrare...



...le cose precipitano in fretta.
Parlo di QUESTO.
Anche qui: premesso che sono abbastanza convinto della buona fede di Memola (anche se tutta la storia della carta Paypal suona proprio brutta, a leggerla), questa roba è sbagliata e non solo fa male al fumetto, ma fa male al lavoro di tutti.
E no, il fatto che di mezzo ci sia un professionista non rende la cosa migliore o più seria.
Anzi, PROPRIO perché di mezzo c'è un professionista, la cosa è grave.
Ma tanto lo so che un mucchio di aspiranti si metteranno in fila prer proporre il loro materiale.

A breve, vedremo spuntare editori che si faranno pagare per pubblicare, come succede già nell'ambito letterario.

13.12.11

Decu Fine Art

Nuovo blog di Davide De Cubellis.
Dedicato al suo lavoro su John Doe e altro. E' anche l'inizio di qualcosa su cui Davide sta lavorando da tempo con grande dedizione.
Lo trovate QUI.
Come ogni cosa preziosa, abbiatene cura.

Holy Medda!!

Sono uno che Frank Miller lo ha amato tanto.
E se lo è studiato ancora di più.
Direi che, a conti fatti, non c'è autore che mi abbia influenzato di più. Nel bene e nel male.
E, proprio per questo, ho teorie complesse e articolate su tutti i suoi lavori, specie i più criticati.
Il DK II, per esempio, che per me è la pietra tombale del genere supereroistico e la miglior presa per il culo mai vista (operata da Miller su tutti i livelli e ai danni di tutti, anche contro sé stesso e la sua opera) o l'incompiuto All Star Batman & Robin (che per me è l'ovvia e coerente prosecuzione di Year One).
E, naturalmente, ho parecchio riflettuto anche su Holy Terror, la controversa opera di cui in tanti hanno parlato ultimamente.
Tra i molti pezzi inutili, vi segnalo invece QUESTO bel pezzo di Michele Medda, in cui ha scritto, grossomodo, le stesse cose che avrei scritto io (risparmiandomi la fatica).


Sono qui per la Gang Bang.


Che uno pensa che sarà una cosa eccitante e invece finisce che certe volte ti ritrovi a stare nudo, in uno stanzone disadorno, circondato da dei sconosciuti, sperando che nessuno ti venga per sbaglio sul ginocchio.
Fortunatamente, non è questo il caso.
Ma quasi.

Oggi in edicola esce Gang Bang, volume a fumetti, ideato e curato da Andrea Voglino e allegato al quotidiano Il Manifesto. Tra le storie di molti altri stimati colleghi, anche la mia.
Adesso, per amore di onestà intellettuale e per una specie di obbligo morale nei confronti vostri e del blog, devo essere sincero: per quanto abbia apprezzato molto l'idea e l'entusiasmo che Andrea ha messo nel progetto, il risultato finale mi ha lasciato freddino.
Ho trovato l'operazione molto acerba sotto il punto di vista editoriale (tutto il volume mi somiglia troppo a certi annuari di fine corso che stampano nelle varie scuole di fumetto) e debole dal lato artistico (nonostante i bei nomi coinvolti, il livello medio delle storie mi è parso, appunto... medio).
E visto che ero perplesso, ho scritto ad Andrea.
Ne è venuta fuori l'intervista che vi riporto qui sotto:



Prima di tutto, parlaci del progetto. Come è nato, con quali intenzioni e quali obiettivi.

Obiettivo principale: ampliare il bacino d'utenza di un quotidiano che da troppi è ritenuto a torto un giornale snob, pallosetto, fuori tempo massimo. Obiettivo secondario: dimostrare che sulla scena dei cosiddetti allegati ci può essere spazio per qualcos'altro oltre a ristampe di collane "a prova di bomba" o ai romanzi grafici che abbiamo visto in edicola dal nuovo millennio in poi. L'ambizione è quella di scommettere su una terza via che metta insieme autori di indiscutibile talento con spunti reali rubati alla cronaca: come ho già detto, una versione aggiornata e più adulta dei "fumetti di realtà" usciti a suo tempo sul Corriere dei Ragazzi di Giancarlo Francesconi. Un prodotto popolare, ma non privo di slanci ideali, figlio (imbastardito?) delle storie raccontate da tanti sceneggiatori e disegnatori ormai fuori quota radar. Uno speciale che, se tutto dovesse funzionare come ci auguriamo, potrebbe portare un gradevole refolo d'aria in un mercato un tantino ingessato, ma anche negli studi degli autori.

Abbiamo già avuto modo di discutere sulla messa in essere di quella che era la tua idea iniziale e sai bene che ho un punto di vista critico sul risultato finale. Tu sei contento del volume?

Premesso che per principio e per carattere non riesco mai a essere contento al cento per cento di quello che faccio, credo che Gang Bang costituisca il miglior compromesso possibile tra budget, tempi di lavorazione, impegni reciproci e altre storie di ordinaria sopravvivenza. L'idea di offrire ad autori che normalmente trottano entro recinti ben delimitati un brief più lasco del normale ha raccolto grandi entusiasmi, permettendoci di riunire sotto la stessa bandiera un cast artistico che non mi vergogno a definire eccezionale. Poi c'è stata la paziente attesa di un lavoro che visti gli attori coinvolti non poteva che sottostare a tempi di lavorazione ora lunghissimi, ora convulsi. Poi c'è chi si è immedesimato subito nel ruolo e chi invece ha sudato un po' di più a trovare la propria strada fra cronaca e immaginazione. Personalmente, se potessi tornare su quanto fatto fin qui, irrobustirei la foliazione quel tanto che basta per accostare ai fumetti i pezzi del Manifesto che gli autori hanno usato come reference: ma a parziale risarcimento, ti anticipo che stiamo ragionando sulla possibilità di ricavar loro uno spazio ad hoc sul sito del quotidiano. 

Personalmente, ho avvertito molto l'assenza di una linea tematica forte. Le storie mi sembrano storielline, una via l'altra, senza molto da dirsi o da dire. Avrei preferito, insomma, una direzione artistica ed editoriale più forte. Tu, oggi, rifaresti le cose come le hai fatte o cambieresti qualcosa?

In termini di direzione editoriale, non cambierei granché: quello del "poliziotto cattivo" è un ruolo che trovo davvero mortificante per chi lo subisce ma anche per chi lo esercita, e quando posso tendo a evitarlo come la peste. Soprattutto in un progetto che punta a valorizzare al massimo la libertà creativa di un gruppo di autori già rodatissimi e in grado di camminare sulle proprie gambe. Sulla debolezza delle storie, come si diceva negli Anni 70, non raccolgo la provocazione. Tolta Piombo rovente e manici di scopa, che è né più ne meno l'introduzione disegnata del volume, abbiamo storie che toccano corde e generi molto diversi, dalla fantascienza cospirazionista al what if, all'avventura classica, al dramma sportivo, al docudrama. Credo che per confutare qualsiasi sospetto di superficialità basti uno sguardo alla meticolosità di Casini, Ponchione, Ferracuti e Cicarè, ai colpi sotto la cintura di Enoch e Petrucci o alla stratificazione di materiali e riferimenti pop accumulati da Casali e Camuncoli, Faraci e Venturi o ancora Cajelli & Mutti. Per come la vedo io, ci volevano talento e capacità di tocco per reinventarsi la discografia possibile dei Nirvana redivivi di Kurt, sperimentare soluzioni grafiche altre rispetto alle consuetudini degli autori come quelle di Giù dal carro del diavolo o The Rumble in the Jungle o rileggere da punti di vista inconsueti fatti come il disastro di Chernobyl o i cinepanettoni di Come Sansone o Armi di distruzione di massa. Il progetto puntava ad andare oltre il comic journalism o la semplice satira e proporre qualcosa di inedito e sorprendente. Un traguardo che ci sembra di aver centrato.

Sempre dal mio punto di vista, trovo pure che gli autori presentati non abbiano rischiato quasi nulla, limitandosi a fare un bel compitino, a buttarla sul ridere o mettendo in scena storielle minimali, senza la volontà di graffiare davvero (e si badi, metto anche il mio lavoro nel calderone). Può essere che, forse, gli autori di fumetto, abbiano meno da dire sul mondo reale che ci circonda rispetto, chessò, a quelli della satira (penso, in particolare, a Makkox).

Makkox oggi secondo me è il miglior satiro in circolazione, ma in quest'ammucchiata abbiamo scelto di non coinvolgerlo proprio perché ci tenevamo a schivare qualsiasi sospetto di attinenza con esperienze editoriali recenti come quelle pur ottime e abbondanti prodotte da Becco Giallo o Coniglio Editore. Si è trattato di una scelta, per così dire, identitaria. Sulla distanza fra gli autori e il mondo reale, direi che è un bello spunto di discussione. In molte delle storie realizzate per Gang Bang, io ho ritrovato germi barricaderi già intravisti in forma embrionale in fumetti che mi piacciono, come Hasta la victoria, Lilith o Milano Criminale, qui ribaditi in maniera più robusta, dichiarata e parziale. Una cosa, poi: non dimentichiamoci che Gang Bang è la prima pubblicazione antologica d'autore dalla metà degli anni 90 a oggi, a parte testate erotiche come Blue o diaristiche come Animals. Praticamente si tratta di un prototipo, visto che di un certo modo di fare fumetto si erano perse le tracce da una buona quindicina d'anni. Qualche bullone da stringere sarebbe nell'ordine delle cose, visto che tornare a praticare un certo tipo di linguaggio fumettistico è un po' come rifare l'esame di guida dopo vent'anni di patente. La speranza è che la macchinetta mostri abbastanza personalità e carattere da stare in strada.

Personalmente ho sofferto molto l'assenza di un apparato redazionale e grafico più importante. E' una scelta voluta?

Sì. Da quotidiano molto scritto e molto pensato, abbiamo deciso di lasciare la parola ai fumetti. L'idea originale, anzi, era di puntare a un formato esagerato da mezzo tabloid che sarebbe piaciuto molto al vecchio Magnus, ma molto meno a edicolanti e librai. Poi, la ragion di stato e i preziosi consigli di BD ci hanno convinto a ripiegare sul formato Texone. Per il resto, il format è "no-frills", spartano, robusto, semplice ed efficace, senza fronzoli né distrazioni, con attenzione abbastanza maniacale all'editing puro e semplice: omogeneità, maiuscole e minuscole, centratura dei balloon, leggibilità del lettering, aggiornamento delle biografie, roba così. Un refuso in effetti ci è scappato, ma è un lapsus così carino che lo considero una sorta di valore aggiunto a una storia che di valore ne ha già di suo.

Cosa c'è da aspettarsi per il futuro?

La speranza è che il pubblico apprezzi il volume e dia ossigeno al manifesto, che mai come in questo momento ha bisogno di tutto il sostegno possibile, visto che i tagli del governo Berlusconi l'hanno ridotto a rischio vita come molte altre testate indipendenti di tutti gli orientamenti politici. Se poi Gang Bang dovesse funzionare, può darsi che l'iniziativa abbia un seguito. Personalmente, per eventuali seguiti tematici vedrei benissimo una periodicità annuale. Ma per ora, meglio fare un passo alla volta. Vediamo come va.


E con questo è tutto.
Ringrazio Andrea per la disponibilità e vi invito a buttare uno sguardo in edicola da oggi e valutare da soli la qualità di Gang Bang.

12.12.11

La strada per l'Arizona.


Non sei tu a scrivere Tex.
E' Tex che scrive te.

Questo è quanto ho capito all'incirca a tavola sessanta della mia prima sceneggiatura del ranger.
Perché non importa quanto tu creda di conoscere il personaggio e sia intenzionato a rispettarlo, poi, quando ti metti a scrivere, c'è una parte di te che se ne frega e ti porta dove le pare a lei, nonostante tutto.
E nonostante Tex.
Allora rileggi e la sceneggiatura ti piace.
Ma c'è qualcosa che non torna.
Qualcosa che stona.
E' una tua sceneggiatura?
Assolutamente, sì.
E' una sceneggiatura di Tex?
Mica tanto.
E quindi, no.

Perché Tex è o non è.
Non c'è scampo.

Altri personaggi ti danno un mucchio di possibilità.
Dylan può agire in un modo o in un altro, dire una cosa o dirne un'altra, certe cose non le farà mai ma altre, sì. Forse sì. Probabilmente sì.

Tex, no.
Data una determinata situazione, c'è solo un modo per far agire Tex: quello giusto.
E, fino a quando non lo trovi questo modo, la scena non funzionerà e quello non sarà Tex.
E allora finisce che cominci a pensare come Tex e a vedere il mondo alla sua maniera.
E il resto viene facile.
E di colpo capisci un poco di più Gin Luigi Bonelli, impareggiabile sceneggiatore del ranger che però, dai racconti che ti hanno fatto di lui e dalle interviste che ne hai letto, ti è sempre sembrata una persona bizzarra.
Ma ti sei sbagliato: non era bizzarra.
Era che Tex parlava e agiva, al posto suo.
Come Conan viveva attraverso Howard o Mike Hammer attraverso Spillane, Tex viveva in G.L. Bonelli.
E adesso, se vuoi trovare un modo per scrivere delle storie di Tex (delle storie, buone, intendo) allora bisogna che accetti di farti un poco da parte, e lasciare che sia Tex a dire la sua.
Che fidati: di cose da dire, nonostante i sessant'anni di età, ne ha ancora parecchie.

11.12.11

E la scimmia sale...

Sunday Arts: catene

Qui di seguito, trovate il frutto degli ultimi tre giorni di lavoro (legato al progetto di cui vi parlavo QUI, ovvero, la prima storia lunga di Asso e il primo romanzo a fumetti che mi realizzo tutto da solo).
Se non vi ho risposto al telefono, alle mail o non vi ho cagato su FB, è solo perché capita che il tavolo da disegno (il Lenovo ThinkPad X220 T, nel mio caso) diventi una roba da cui non riesci a scollarti se non per mangiare e dormire (e, certe volte, manco per quello).
Comunque sia, pur essendoci delle robe da sistemare, sono abbastanza contento di quello che sta venendo fuori, specie perché con Photoshop non ci avevo mai lavorato (affidandomi sempre a programmi più semplici).
Devo ancora riuscire a digerire meglio le foto, quando le uso. Per ora ho la sola consolazione che, perlomeno, me le scatto io.


p.s.
Non badate troppo all'apparente mancanza di coerenza tra le varie pagine: sono estratte da momenti diversi della storia e, quando sarà finita, tutto avrà un senso.
O almeno lo spero.

Le altre tavole le trovate dopo il salto.



8.12.11

Dalla parte di Asso: catene.

Ho iniziato a disegnare il mio romanzo a fumetti.
Saranno un mucchio di pagine e questo è solo il frontespizio del primo capitolo.
Si prospetta un viaggio lungo.
Speriamo pure interessante.

7.12.11

Una volta qui, era tutta campagna 2.0


- A casa nostra, vediamo solo il TG della 7.


- Io, ormai, non riesco ad andare in giro senza la mia reflex!


- In Italia non si può più stare, appena posso, vado a vivere all'estero!


- Ho comprato questo cappello a Londra, l'ho trovato solo lì... è fantastico!


- R.I.P. Steve Jobs. Sei stato un grande.


- Ti devo fare vedere questo video su YouTube che non puoi capire quanto fa ridere!


- Lo stai facendo sbagliato.


- Io guardo solo serie televisive che scarico da internet!


- Gli amici su Facebook mica sono veri amici.


- Ma guarda che io ce l'ho un lato bisessuale!


- Fa ridere perché è vero.


- Io preferisco una bella serata a casa con gli amici, piuttosto che andarsene in giro il sabato sera!


- R.I.P. Sic. Sei stato un grande.


- L'ho letto su Twitter.


- Io, Tim Burton, lo amo da impazzire!


- Che oggi, con Photoshop fanno qualsiasi cosa.


- Io lo dicevo che Lost era una cazzata.


- I quotidinai li leggo solo su internet.


- Io, se potessi, la macchina manco ce l'avrei!


- R.I.P. Papa Giovanni II. Sei stato un grande.


- Sono proprio un nerd.


- Io non guardo televisione.


- Controlla su Google.


- Io su Facebook ci sto pochissimo.


- Io vorrei andare a vivere al Pigneto.


- Io la televisione nemmeno ce l'ho.


- Tim Burton si è proprio sputtanato.


- Mi piace essere legata.


- Su internet ho scoperto questo gruppo che non conosce nessuno che è troppo avanti.


- Leggo solo Minimum Fax.


- Su internet ho scoperto questa serie televisiva che non conosce nessuno che è troppo avanti.


- Su internet ho scoperto questo film ucraino che non conosce nessuno che è troppo avanti.


- La satira, in Italia, non esiste più.


- R.I.P. Mike Bongiorno. Sei stato un grande.


- A me il Natale mette angoscia.


- Le serie televisive sono molto meglio del cinema, ormai!


- Makkox è proprio un genio!


- Io di Star Wars ho tutto.


- ...alla terza stagione si è proprio rovinata!


- Ho un amico che è uguale a Sheldon!


- Leggo molte graphic novel...


- Foster Wallace mi ha cambiato la vita.


- L'Internazionale è l'unica buona rivista che c'è.


- Misfits è la miglior serie di sempre. Ma si vede che è inglese...


- Vado al cinema ma non a vedere le americanate.


- Un mio amico ha organizzato una mostra di fotografie...


- R.I.P. Barbapapà. Sei stato un grande.

E' ufficiale...

...Dio esiste.
E Jack Bauer lo ha torturato.

Ad aprile iniziano le riprese del film di 24.
Non sto nella pelle.

6.12.11

Domani su RDM...

...a parlare di Dylan Dog.
Chissà se me lo ricordo ancora?
Alle 16 e 30. La frequenza è  95.300 oppure potete cliccare QUI e sentire lo streaming online.

p.s.
scherzavo, me lo ricordo eccome.
E mi manca, pure.

5.12.11

Levatemi un dubbio, va...

...a me fa piacere che un sacco di gente sta partecipando alla discussione su Davvero nel post precedente e su Facebook ma, sinceramente, mi sorge una domanda:

sembra proprio che molti di voi avevano un sacco di robe da dire sul fumetto di Paola (e anche molto critiche) ma, come mai avete aspettato proprio fino a questo momento per dire la vostra?

A me sembra che son cinque settimane che Davvero viene pubblicato sul web e, fino a oggi, quasi nessuno stava proferendo fiato (ho detto quasi, non cominciate a dire "io l'ho detto, io l'ho detto!").
Poi arriva il solito stronzo ci mette la faccia (io, nello specifico), permettendosi qualche riflessione e sfidando l'ira della Paola nazionale (per la cronaca: abbiamo continuato la conversazione in privato, con i consueti toni amichevoli) ed ecco manifestarsi un esercito di critici che decide che è arrivato il momento di dire la loro.
Che avevate da fare, fino a ieri?

Non ci hai pensato davvero.

Ho riflettuto a lungo sull'opportunità, o meno, di parlare di Davvero di Paola Barbato.
Perché, da una parte, ritengo che si potrebbe dire molto sulle basi progettuali e artistiche che stanno dietro a questo fumetto per il web e sulla loro messa in pratica. Dall'altra parte però, c'è sempre quella forma di censura che ci permette di parlare del lavoro dei nostri colleghi (e, in questo caso, amici) solo quando la nostra visione critica è pienamente positiva, rendendoci però muti quando il prodotto non ci convince in pieno.
Adesso, pur ritenendo questa convenzione ipocrita e molto dannosa (perché penso che attraverso un confronto onesto e aperto, si potrebbe crescere tutti meglio), non sono intenzionato a infrangerla.
Non oggi, almeno.
Ho deciso però di intervenire su un discorso che è a margine del progetto di Paola e che mi sta molto a cuore, specie nel preciso momento storico in cui ci troviamo.

Riporto qui di sotto uno stralcio tratto da un'intervista che Paola ha rilasciato sul blog di Antani (sì, quello che mi ha clonato l'indirizzo web):


Una volta che il progetto si è evoluto allora in molti sono entrati a gamba tesa sulla questione "soldi", cercando di farmi passare per una sfruttatrice. Ma i ragazzi sono adulti e vaccinati, sapevano che quelle sei tavole non gli avrebbero fruttato soldi ma solo visibilità, ed è abbastanza offensivo affermare che siano stati circuiti. Del resto neanche io ci guadagno nulla...


Dunque, io non so bene se Paola si riferisse a me, o meno perché, sì, qualche frecciatina sulla questione l'ho lanciata (non solo a lei, comunque).
Potrei chiederglielo facendogli una telefonata ma, in realtà, non è nemmeno importante.
Perché è verissimo che io vedo nella questione economica un punto di forte criticità per tutto il suo progetto.
La questione è che, dal mio punto di vista, il discorso di Paola sul fatto che i disegnatori sapevano che non sarebbero stati pagati ma che gli stava bene in funzione un investimento in termini di visibilità, somiglia troppo alle tante offerte di lavoro che si vedono in giro oggi e che stanno tagliando le gambe alle nostre generazioni più giovani (e non).

"Vieni a fare uno stage da noi. Lavori otto ore al giorno, tutti i giorni e senza retribuzione. Non guadagni una lira ma fai esperienza e stringi contatti e poi, chissà, magari da questo nascerà un lavoro vero. Come dici? E' un'offerta tremenda e dovremmo vergognarcene? Forse sì... ma qualcuno ti ha offerto di meglio?"

E, no.
Il fatto che nemmeno Paola veda soldi da questa cosa non la mette sullo stesso piano dei suoi disegnatori. Perché c'è una differenza grossa come una casa, etica e artistica, tra un professionista che un lavoro retribuito ce l'ha e che decide, per sua libera scelta, di pendersi gratis, in nome della passione o della voglia di fare qualcosa di diverso, e l'aspirante che accetta di lavorare gratis perché nessuno gli ha proposto del lavoro pagato.
Il mondo reale, quello che Davvero vorrebbe evocare, non è fatto da giovani ragazze della Brescia bene a cui vengono offerti ventimila euro in una busta. Il mondo reale è fatto da persone che, in questo momento, sono disposte a fare qualsiasi cosa e non per un guadagno immediato (magari!), ma solo per la promessa che, un giorno, grazie a quanto fatto, si possa iniziare a lavorare in maniera retribuita.

Ma le mie perplessità non sono legate solo a questo.
C'è anche il discorso sulle responsabilità.

Perché nel momento in cui tu non sei un pinco pallino qualsiasi ma un autore affermato, con un nome che ha un peso, quella visibilità che offri come contropartita al mancato pagamento è sì ampia ma, proprio per questo motivo, pure impietosa.
E diventa quindi  tuo preciso dovere fare in modo che quell'esordiente volenteroso sia pronto e che non venga gettato nell'arena in pasto ai leoni solo perché tu non hai trovato dei gladiatori migliori (che, vogliono essere pagati).

Nell'attimo in cui tu dai visibilità a qualcuno, se quel qualcuno è bravo e pronto, gli stai facendo un favore.
Ma se quel qualcuno pronto non lo è, gli stai facendo un danno, visto che la gente lo giudicherà con una durezza molto maggiore rispetto a quella con cui si giudica un autore esordiente che inizia a pubblicare su prodotti di profilo più basso.

Quindi, no, Paola, io non credo che tu sia una sfruttatrice.
Anzi, sono sicuro che nel dare vita a Davvero tu sia stata animata dalle più nobili intenzioni e credo che tu sia convinta che questo progetto farà bene al nostro settore.
Però credo che tu stia sbagliando e che abbia agito con poca consapevolezza.
E purtroppo penso che l'esempio di Davvero, se emulato (e verrà emulato, puoi giurarci, e non solo da persone in buona fede come te), finirà per dare vita a un sistema produttivo ancora peggiore di quello attuale (con le solite nobile eccezioni).

Chiamatemi dinosauro ma, oggi più di ieri, continuo a credere che il lavoro debba essere pagato.
Per una questione etica ma pure per una questione di puro e semplice professionismo.

...ma non a Nottingham.



1.12.11

Nagai sta bene.

Checché ne dicano i siti di informazione generalista (e pure Comics Blog), il creatore (grafico e non) di Goldrake è vivo e vegeto. E anche Kurumada non se la passa male.
E' morto Shingo Araki, invece, che della serie animata di Goldrake e di quella dei Cavalieri dello Zodiaco, è stato uno dei character designer (arrivato in seconda battuta su entrambe, se non erro), oltre ad aver prestato il suo stile fantastico (e tremendamente gay) a un mucchio, ma davvero un mucchio, di altri famosissimi cartoni animati (Lady Oscar Rocky Joe, tra gli altri...).


Nuovo trailer (in italiano) di John Carter!


Mi convince sempre di più... e poi, vabbè, quel tema musicale farebbe salire il fomento anche per le previsioni del tempo!
QUI un altro pezzo a proposito del film.

Non me n'ero mica accorto...



In edicola è uscita la ristampa della mia prima storia di Dylan Dog, per la serie regolare.
Se non l'avevate letta, e adesso sì, QUI trovate qualche nota.