3.1.12

Che se lo dicono gli americani, allora conta...


Sto ancora una vera merda.
Una roba che non mi pare possibile per una semplice influenza.
Io che faccio tanto il duro.
Vabbè, nel frattempo, m'è passato sotto gli occhi QUEST'ARTICOLO di Bleeding Cool.
Come al solito, abbiamo bisogno degli stranieri per vedere il valore altissimo di alcune nostre realtà.


25 commenti:

Luigi Siviero ha detto...

Segnalo l'articolo in italiano per chi è interessato a dati e analisi:
http://morenoburattini.blogspot.com/2011/12/bonelli-2011.html
(l'articolo in portoghese linkato da Bleeding Cool è una traduzione dell'articolo italiano)

conversazionisulfumetto ha detto...

be roberto, per gli americani il numero di pagine eseguite da roi è il vero shock.
di certo a livello seriale è indubbio il valore della produzione bonelli e possiamo tranquillamente affermare che gli americani se lo possono scordare.
è incredibile anche il prezzo, considerato che un albo loro di 20 pagine costa dai 2,99$ ai 3,99$ e un bonelli da 98 pagine per noi costa 2,70€. la differenza fra i mercati è enorme e per loro il nostro tipo di produzione è inconcepibile.
non so chi, fra gli italiani, non dia valore a questo aspetto della produzione bonelli, di sicuro qualche stolto.

RRobe ha detto...

il mondo è pieno di stolti wannabe, allora.
Ma non badatemi, ho la febbre e mi gira.

conversazionisulfumetto ha detto...

mi sa che proprio cosi roberto! ;)

Greg ha detto...

esistono realtà del fumetto in Italia, circoli, scuole (e ben riconoscibili) dove si insegna che il fumetto Bonelli è una realtà inutile e quindi da non prendere a modello in quanto limitata alla sola Italia.
ovviamente i numeri della produzione e il livello della stessa è da contenere nei appositi limiti geografici di cui sopra.

anche a questi qui una cacarella o due a settimana...

Jenny ha detto...

>be roberto, per gli americani il numero di pagine eseguite da roi è il vero shock.

Per chi ne sa ciò che dico sarà un'ovvietà, ma non credo che quelle 724 tavole siano state realizzate realmente nell'arco di un anno.
Il dato colpisce, ma le tempistiche di produzione bonelliane sono comunque differenti da quelle statunitensi, anche perché una storia di Dylan Dog puoi farla disegnare, tenere nel cassetto e poi pubblicarla quando ti pare (e non a caso di Roi quest'anno si è visto un trittico tutto in una botta per il Maxi Dylan Dog), per Spider-Man no, poiché va considerata la componente continuity assente in uno scenario e imperante nell'altro.

conversazionisulfumetto ha detto...

si jenny, quello che dici è cosa risaputa, il problema è che gli americani non lo sanno e quindi si meravigliano.
fattosta che spesso gli autori bonelliani si inchiostrano pure da soli, mentre in america no.
insomma son dinamiche diverse, ma non tutti i fumettisti americani si chiamano sean phillips.

RRobe ha detto...

secondo me vi state concentrando sulla roba sbagliata.
La cosa che desta stupore non è quante tavole in un anno possa aver pubblicato un autore. La cosa che desta stupore è quante pagine all'anno pubblica la Bonelli.

conversazionisulfumetto ha detto...

vero roberto

Vertumno ha detto...

Per non parlare sempre degli States... Essere nato nel paese di Bonelli penso sia una delle ragioni del mio disagio ogni volta che entro in una fumetteria francese (abito alle porte di Parigi). Comprare uno dei tanti decantati cartonati transalpini, per me significa portarmi a casa un albone smilzo e costoso, nel 90% dei casi disegnato peggio di un bonelli, con una trama tanto piu esigua quanto gigantesche sono le vignette e che avra un seguito, se tutto va bene, fra un anno. Quindi evito la spesa e la prospettiva di un quarto d'ora di lettura deludente ed esco, sotto l'occhio astioso dei commessi.

Mauro Padovani ha detto...

Ogni mercato ha le sue caratteristiche.
A me piace il fumetto in generale e con piacere vedo che sia che molti bravi autori italiani stanno lavorando sia in Francia che in USA.
Io feci un corso di fumetti prettamente dedicato ad avere un stile e tempistiche bonelli, ma alla fine un autore devi sapersi adeguarsi al mercato in cui vuole lavorare.
Auguri di una pronta guarigione RRobe

COWABUNGA, Dude! ha detto...

La finta copertina è di Brindisi? Bell'omaggio davvero!

CREPASCOLO ha detto...

@ COWABUNGA, Dude

e' di Brindisi: nel sito della SBE puoi trovare la immagine insieme ad altri omaggi a Sergio Bonelli

skalda ha detto...

Al di là della quantità di tavole prodotte il vero problema è che i fumetti Bonelli non si esportano nei mercati principali (USA, Francia, Giappone), mentre quelli americani spopolano ovunque e possono permettersi di vendere un po' meno in prima stampa, dato che le ristampe di pregio non mancano.

Magari questo articolo procurerà a Roi un ingaggio negli USA su Spiderman settimanale. ;)

RRobe ha detto...

Spopolano ovunque.
Certo.
Tu hai presente quanto vende Spiderman, in edicola, in Italia?

Barbaking ha detto...

Ciucciati il mantello, Batman!^^

Slum King ha detto...

Però va detto che i comics in America fanno i soldi con tutto il collaterale che qua è timido a vedersi

skalda ha detto...

Rrobe: 20 copie settimanali, circa.
Ma è pubblicato quasi interrottamente da trent'anni.

Dylan quanto è durato negli USA? 4 numeri?

RRobe ha detto...

Ma che stai dicendo, Skalda?

skalda ha detto...

Sto dicendo che i fumetti Bonelli non sono adatti all'esportazione, nonostante per la maggior parte siano ambientati all'estero. E no, le edizioni turche e romene non contano.

Fino a quando l'IMMENSA produzione mensile bonelliana resterà confinata nel mercato interno per gli americani sarà soltanto degna di una spigolatura di Rich Johnston (che queste cose le sa perché ha un sacco di contatti con l'Italia).

RRobe ha detto...

Ok, adesso mi è chiaro.
Adesso proviamo a disimparare cose false che abbiamo imparato, ok?
Per esempio, che il fumetto italiano, Bonelli o in stile Bonelli è poco esportabile all'estero e gli altri, sì.
La verità è che, manga a parte, nessun fumetto di una data nazione funziona bene in altre nazioni.
I fumetti made in USA, nel resto del mondo, non vendono niente. Niente.
Il fumetto più venduto della Panini è Ratman, non l'Uomo Ragno. L'Uomo Ragno non lo vede nemmeno Ratman. E l'Uomo Ragno è la testata più venduta di supereroi in Italia.
Vogliamo parlare di fumetti francesi? Quanto vendono in Italia? Qualche migliaia di copie per i volumi di maggiore successo.
Nel mondo?
Niente. NIENTE.

I fumetti vendono, principalmente, nella nazione in cui vengono creati.

Poi c'è il discorso dello sfruttamento dell'IP, che è discorso altro e che nulla ha a che fare con la vendita dei fumetti.

Jenny ha detto...

> La verità è che, manga a parte, nessun fumetto di una data nazione funziona bene in altre nazioni.
I fumetti made in USA, nel resto del mondo, non vendono niente. Niente.


'sagerato...

Dici il vero quando affermi che i comics non sono i fumetti più venduti di ogni singola nazione (e sostanzialmente vendono poco pure in patria).
Ma resta il fatto che arrivano ovunque, che esiste sempre qualche editore locale pronto a pubblicarne delle grandi quantità, "marchi" poco noti compresi.
Meritevoli o non meritevoli che siano, i diritti dei fumetti Marvel e DC (i marchi maggiormente spendibili) li si rilascia in concessione un po' ovunque, sono oggetto di contesa per più di un editore, e va avanti così da decenni.
Non raggiungono il medesimo successo ottenuto da certi manga, ma fanno continuativamente parte della tradizione editoriale di moltissimi paesi esteri, Italia compresa.
La medesima cosa non avviene per i fumetti Bonelli, i quali ovviamente non hanno particolari difetti di esportabilità, ed infatti le edizioni estere non mancano.
Ciononostante restano soprattutto un (grande) fenomeno localistico.

Luigi Siviero ha detto...

"Il fumetto più venduto della Panini è Ratman, non l'Uomo Ragno. L'Uomo Ragno non lo vede nemmeno Ratman. E l'Uomo Ragno è la testata più venduta di supereroi in Italia."

La testata Marvel più venduta non è quella allegata a Gazzetta e Corriere?

Tommaso ha detto...

Jenny: il ragionamento si potrebbe ribaltare.
Cioè constatare che NONOSTANTE l'enorme visibilità procurata da film, cartoni animati e un'infinità di altri prodotti collaterali, e nonostante molti dei personaggi dei comics americani siano parte dell'immaginario collettivo mondiale (che è la cosa che ne rende appetibile la pubblicazione in ogni parte del mondo), quelle serie vendano comunque cifre ridicole al di fuori del mercato americano (e anche lì...).

Insomma abbiamo una potenza di fuoco mediatica di livelli assurdi che a però livello editoriale partorisce risultati men che miseri.

Jenny ha detto...

Tomma', i film non c'entrano nulla.
Parlavo dei soli fumetti, i quali vengono pubblicati ovunque, da decenni, con o senza una trasposizione cinematografica o in un altro media che ne spiani la strada.
Ribadire che le vendite non sono alte non cancella il fatto che comunque c'è sempre un livello sufficiente di venduto che ne giustifichi l'adattamento e la pubblicazione.
Intendiamoci: alla Panini non frega nulla che la gente vada al cinema, in concreto bada solo al fatto che gli albi stampati non gli restino in deposito.
Evidentemente un riscontro positivo di vendite lo ha sempre, anche per roba che al cinema non la si vedrà mai, e lo stesso fatto avviene in decine di altre nazioni.