6.1.12

Ma pe davero o pe finta?


Devo ammetterlo, Davvero di Paola Barbato sta cominciando a piacermi.
Fermo restando le perplessità sui metodi produttivi che ho raccontato QUI, e ritenendo che, sul piano artistico non gli avrebbe fatto male un minimo di supervisione e pianificazione in più e che, all'inizio, il gruppo ha combinato qualche pasticcio in termini comunicativi, oggi Davvero è diventato per me un doppio appuntamento settimanale piacevole. In più, i disegni della puntata attualmente online, sono una bomba (ma è Anna Lazzarini, che è sempre bravissima).

38 commenti:

Lowfi ha detto...

Recchioni's casting couch

Gaunt Noir ha detto...

La carte è tenera!
Se accade il crossover, si vuole anche noi quel bel paio di chiappone!

Come siam venali. Arf!

Fabrizio Ricci ha detto...

Seguo Davvero per curiosità, ma devo dire che ogni episodio mi lascia più dubbi sul piano della credibilità...

-harlock- ha detto...

ti piacerebbe.
al massimo ti facciamo fare un fill-in:)

(e grazie del gentile omaggio)

Design270 ha detto...

Senza offesa, ma visto che sei stato più che prolisso nello spiegare cosa non ti convinceva del progetto, ci spieghi cosa ti sta facendo cambiare idea? Così per curiosità.

RRobe ha detto...

Ma hai letto quello che ho scritto?

p. ha detto...

Sei ambiguo U_U

Michele"Mika the Healer Garofoli" ha detto...

mmmm A ME NON MI PIACE

Pog ha detto...

scoperto ieri, letto tutto quello che è uscito insieme.
La prima impressione che mi ha fatto quel fumetto è di essere una ficata

Slum King ha detto...

Vedo che sei della corrente "Tette Grosse"...

Fabrizio Ricci ha detto...

comunque la martina disegnata da rrobe è la migliore vista finora ;)

Ape ha detto...

Fermo restando che...
supervisione e pianificazione... qualche pasticcio...

Gh gh gh...ogni tanto sei proprio un gran buffone per come ti rimangi le parole. Intanto adesso è diventato anche un fumetto che segui con piacere...che faccia eh???
:)

Design270 ha detto...

sennò mica chiedevo.:-)

RRobe ha detto...

Per Design e Ape: allora, nel pezzo originale (qui linkato), non ho espresso alcun giudizio artistico. Ho espresso dubbi produttivi, che qui non mi sono rimangiato affatto. Ergo, che state dicendo? Non posso aver cambiato idea perché di idee, sul piano artistico, non ne avevo espresse.

Ape ha detto...

"Ergo, che state dicendo? Non posso aver cambiato idea perché di idee, sul piano artistico, non ne avevo espresse"

:) e sei anche troppo permaloso.
Va che scherzavo :) Sul piano artistico che ne pensi, sinceramente dei disegnatori che per ora hanno dato il loro contributo? Che poi non è mica vero che sono tutti alle prime armi...mi sa che solo quel Lucchi non ha fatto molta roba come professionista.

RRobe ha detto...

Ma perché se uno risponde a una punzecchiatura deve aver necessariamente preso d'acido?
Mi hai punzecchiato, ritengo fuori bersagli, ti rispondo.

Detto questo, sui disegnatori: secondo me, alcuni, non erano pronti e sono stati mandati allo sbaraglio, non facendo un favore al fumetto e nemmeno a loro.
Altri, pur facendo un buon lavoro, hanno fatto degli errori che hanno, all'inizio, reso più difficile il passaggio delle informazioni e quindi la fruibilità della storia (per esempio: la scarsa caratterizzazione dell'ambiente dove vive Martina che doveva essere da più che benestanti e non lo sembrava).
Altri sono stati una piacevole sopresa e altri ancora una conferma.

-harlock- ha detto...

ok, gliel'appoggio al rrobe.
in effetti gli va dato atto di essersi speso molto in dietrologie - ma non è mica stato l'unico - e critiche sull'aspetto produttivo e aver lanciato qualche giavellotto sulla supervisione (che accetto serenamente. del resto solo chi non fa etc.), ma di non aver MAI espresso direttamente giudizi sulla storia, a parte l'incriminato passaggio dei ventimila euri che poi è stato ampiamente chiarito (tant'è che a questo proposito, il rrobe ci ha pure regalato un'idea che secondo me è molto carina.)
per cui ci sta tutto che si stia iniziando ad appassionare ora che è terminata la lunga ma indispensabile parte introduttiva e che la vicenda sta entrando nel vivo, non mi sembra in contraddizione con niente. tutt'altro, lo trovo un atteggiamento pure onesto, se vogliamo.
per quanto riguarda i disegnatori invece, ci tengo a ribadire che nessuno è stato mandato "allo sbaraglio". abbiamo scelto tutti artisti che, aldilà del grado diverso di esperienza, ci sono sembrati oltre che professionali soprattutto molto comunicativi. prendendoci anche qualche rischio, certo. ma consapevole, visto che avevamo per nostra fortuna ampia scelta. poi è chiaro che non tutti i segni incontrano uguale gradimento e che qui si entra anche nel delicato terreno dei gusti personali etc.
del resto, se c'è una persona che è stata sempre anticonformista nella scelta e nella proposta di segni particolari questa è proprio roberto. senza di lui non avremmo probabilmente scoperto gente come giorgio pontrelli o davide gianfelice o giacomo bevilacqua o werther dell'edera, tanto per fare i primi nomi che mi vengono in mente. disegnatori che al proprio debutto facevano errori oggettivi - se fossimo andati ad analizzare il disegno da un punto di vista "accademico". e infatti sono stati per questo più volte crocefissi sulla pubblica piazza, che io ho memoria lunga e il buon gianfelice lo conobbi proprio così, rispondendo a un coglione su un forum che lo accusava di disegnare tutti personaggi affetti da "nanismo" e di non conoscere l'anatomia - ma che avevano una forza comunicativa e un'espressività innegabili. e direi che il futuro gli ha dato (molto) ampiamente ragione.
quindi chissene se in qualche vignetta c'è una prospettiva un po' tirata per i capelli o se c'è qualcuno che deve ancora imparare a disegnare bene le mani (compreso il sottoscritto). come ha scritto qualcuno in un commento che ho molto apprezzato: "il fumetto è uno sguardo, non un occhio. è un gesto, non una mano". ed è giusto che ognuno abbia fiducia nelle proprie scelte. anche perché son tutti bravi col fumetto degli altri..:)

p. ha detto...

C'è differenza tra avere uno stile
particolare e disegnare male U_U
dettagli.

Marco Pellitteri ha detto...

Alessandro Bottero in un suo editoriale su “Davvero” si è lanciato in una filippica sul diritto o meno di criticare questo fumetto, partendo dall'assunto secondo il quale, dato che “Davvero” è disponibile gratuitamente ed è realizzato da volontari senza retribuzione, non è giusto rivolgergli delle critiche.
Non sono d'accordo: è un'opera e in quanto tale, nel momento in cui viene pubblicata (cioè resa pubblica), è automaticamente sottoposta e sottoponibile ai pareri e alle critiche, altrettanto pubblici, di chi vuole esprimere le proprie valutazioni.

Ciò detto, io trovo che in questo fumetto non solo non venga narrato nulla di interessante, ma che vi si giochi su dei presunti estremismi che si basano, più che sullo shôjo manga, sulla tipica tendenza italica alla sceneggiata e al dramma fatalistico, mutuato dagli sceneggiati televisivi, a loro volta ripresi, nelle tematiche, nell'uso dei primi piani e nell'ideologia di fondo, addirittura dal fotoromanzo degli anni Quaranta e Cinquanta, benché con qualche inevitabile (e per fortuna) aggiornamento.

Tutto quello che avviene nell'appartamento milanese (fin troppo simile a quello del film francese “L'auberge espagnole” o di qualche fiction italiana dal tema analogo) è storia nota un po' per tutti, che si sia o meno mai vissuti in un appartamento di giovani (studenti, precari ecc. che siano).
La figura di Martina (un po' più di fantasia nel nome, no? Martina fu già la protagonista di un fumetto, ben più delicato e di qualità, di Laura Scarpa) riunisce in modo impietoso ma anche irreale, in una sola persona, i maggiori difetti di certa adolescenza odierna; solo che Martina non è un'adolescente, è una donna adulta (benché giovane), poiché ha 19 anni. Questa visione dei giovani adulti italiani – perché, diciamolo chiaramente, Martina è stata creata, consapevolmente o meno, per cercare di porsi come rappresentativa: non un personaggio/persona ma un personaggio/stereotipo – è estremamente virata verso l'incompetenza sociale, perché è una giovane donna ancora del tutto handicappata rispetto a quel minimo di social skills che servono, per dirla in soldoni, “per saper stare al mondo”. Ma che lo sia a 19 anni è offensivo e irreale: meglio sarebbe stata fornirla di un'età inferiore, per esempio 16 o 17, in questo modo sarebbero stati plausibili i suoi sfoghi isterici, i suoi pianti, la sua “fuitina” in solitaria, le sue enormi ingenuità su come va il mondo. Sarebbe risultata simpatica e avrebbe suscitato la tenerezza dei lettori, perché è chiaro che una minorenne dai sentimenti così intensi, e così ignara del mondo, è una “vittima” che richiama l'empatia degli altri, laddove una diciannovenne con le stesse caratteristiche suscita istintiva antipatia se non disprezzo.

Più realistico, se non altro, il contesto dell'appartamento giovanile, una realtà che in Italia effettivamente funziona così, in modo disumano: le case sono spesso lager sovraffollati dove ciascuno ha una stanzetta (a volte doppia o tripla, per la verità: Martina è stata fortunatissima) e dove manca quasi sempre una stanza comune, un soggiorno, e a farne le veci è la cucina (sempre arredata in modo squallidissimo). Questo fumetto in sostanza è a mio avviso difficilmente esportabile (con successo, per lo meno) in paesi come la Francia, dove le coabitazioni prevedono quasi sempre una bella stanza comune, o in Germania, dove la cosiddetta Wohngemeinschaft (convivenza) è quasi sempre organizzata in edifici universitari di proprietà statale, convenzionati con cifre standard in tutto il paese e in cui ciascuno ha la sua stanza, ci sono ampi bagni in comune e una cucina-soggiorno discretamente vivibile.

Spero che entro breve a Martina vengano rubati tutti i soldi perché sarebbe il primo vero esempio di realismo in una storia che fino a questo momento mi pare talmente progettata per sembrare prevedibile e scontata da risultare perturbante.

el ha detto...

Purtroppo trovo che anche la comunicazione sia sbagliata:

se l'autrice deve continuamente dare spiegazioni c'è qualcosa che non va, no?

Ape ha detto...

@ RRobe: continuo adire che sei permaloso e non poco. Anche quando ti ho detto che scherzavo...a volte dovresti lasciar correre, ti renderebbe più giustizia.

@ Harlock: tuo discorso giustissimo ma visto che di questo fumetto se ne sta parlando tanto, sarebbe bello che gli addetti ai lavori iniziassero ad analizzarlo come un fumetto italiano che sta dando qualcosa nel bene o nel male. Fra l'altro non è il primo fumetto italiano online ad avere certe critiche quindi analiarlo in una certa maniera - che tuttora non vedo - non sarebbe sbagliato.

@ Marco: guarda, il tuo discorso regge dall'inizio alla fine ma ti posso assicurare un cosa, avendo una figliadella stessa età di Martina...l'adolescente mess in scena dalla Barbato deve essere di quelle che abitano proprio fuori dal mondo perché delle 18enni che conosce mia figlia o mia figlia stessa, di certo non esiste un atteggiamento simile. Condivido dunque con te sull'età di fare un personaggio più piccolo, magari 16enne. Benché anche qui, le ragazzine di adesso sono sicuramente più sveglie di Martina...la cuginetta di mia figlia che ha 11 anni quando ha letto il fumetto ha detto che Martina doveva essere ritardata...testuali parole.
Vedete un po voi. Poi si, di ragazzini sognanti ne abbiamo tanti ma cosi tonti, spero che in giro ce ne sino pochi, Davvero.

-harlock- ha detto...

sig. pellitteri, qua nessuno ha mai detto che il progetto Davvero non possa essere criticato, mi pare. la dimostrazione è che finora è stato criticato/attaccato/denigrato/deriso da tutte le angolazioni possibili. nessun problema. magari, ecco, l'auspicio è che le "critiche" possano risultare costruttive e vengano argomentate con motivazioni più solide di "fa cagare" (posizione peraltro legittima) o dei rilievi sul nome della protagonista (questa sì davvero sterile e inutile, come motivazione. Martina è un nome proprio comunissimo, e nessuno ne detiene l'esclusiva, mi pare).
detto questo, non intendo alimentare l'ennesima polemica su verosimiglianza/veridicità e anche mio cugino ha vissuto a milano e il suo appartamento non era così e la sua ragazza si chiamava Luisa e non era bionda. ognuno è figlio delle proprie esperienze e ognuno parla di ciò che sa. e nessuna vicenda, reale o fittizia, può essere presa a paradigma delle esperienze dell'umanità intera, mi pare chiaro.
io sono intervenuto solamente per evidenziare che Roberto ha tutto il diritto di iniziare ad "appassionarsi" alla storia senza che qualcuno possa permettergli di dargli del voltagabbana, soprattutto dato che le critiche da lui espresse fino ad oggi andavano decisamente in tutt'altra direzione. e che crediamo profondamente nel lavoro dei disegnatori scelti - oculatamente scelti, aggiungo - pur con i loro limiti e difetti, che abbiamo tutti (ecco qua il primo).
una stretta di mano.

Marco Pellitteri ha detto...

Per Harlock: sono d'accordo con te su tutta la linea (a parte sul nome Martina... ma sono opinioni). Ho voluto dire la mia nel blog di Roberto (Recchioni) proprio perché so che qui è in corso un dibattito non banale su questo fumetto. Per l'appunto dicevo che secondo me le critiche vanno fatte liberamente, quindi ero contrario alla posizione di Alessandro (Bottero) secondo cui non è giusto criticare “Davvero”, non a quella qui condivisa secondo cui la critica è (giustamente, secondo me) libera.
I “fa cagare” però, secondo me, sono leciti in spazi privati, chiacchierando, non in arene a loro modo pubbliche come questa. Almeno, io intendo i blog come spazi pubblici e di fatto lo sono, quindi secondo me è bene argomentare i propri pareri, senza liquidarli in modo troppo brusco.
Quindi ribadisco, ho scritto le mie cose qui proprio sapendo che la posizione qui condivisa è quella dell'esprimere la propria opinione libera e papale-papale, nei limiti del “diritto di critica”, diciamo così. :-)

p. ha detto...

Io tanta oculatezza non ne ho vista U_U

el ha detto...

Secondo me per questo fumetto si è puntato più alla sua promozione, al "marketing", tralasciando un pò il prodotto vero e proprio. Anche il fatto di coinvolgere così tante persone è servito allo scopo: più persone ci sono e più ne parlano facendo girare fra gli amici e via così.
Questo è uno dei punti forti del progetto.
Un'altro punto forte sono i coloristi, in qualche caso l'uso del colore ha salvato dei disegni non propriamente belli.

Il resto purtroppo è un pò così, la storia deve essere spesso spiegata, si è andati avanti per diversi episodi dicendo "eh, ma poi c'è la svolta!" ( ma c'è stata poi la svolta? ), quando in un prodotto simile, "pubblicato" con episodi brevi, si deve gia interessare alla lettura fin dall'inizio, ma lo deve fare la storia da sola.

I personaggi non sono caratterizzati bene, e il fatto di esser disegnati da varie mani e stili diversi non aiuta a riconoscerli: per questo si sta usando l'espediente bonelliano di vestire la protagonista più o meno sempre uguale.
E comunque non sono personaggi interessanti, ne graficamente ne psicologicamente.

Secondo me questo tipo di storie funzionano meglio quando a disegnarle è una sola mano, o al massimo due molto simili, in questo caso sarebbe stato tutto molto più bellino se a disegnarla fosse stata la Lazzarini fin dall'inizio, come stile si adatta molto bene al tipo di storia.

Ultima cosa di costume:
ma il target qual'era?
mi sembra ci siano più lettori maschi ...

Ape ha detto...

Secondo me, dire che il fumetto è brutto in base alla storia banale e ai disegnatori che non rispettano una certa documentazione non è molto maturo. Certo, da episodio a episodio si nota come una vera documentazione non ci sia, tipo l'appartamento che tende a cambiare cosi come la corporatura di Martina (non è che Dyd a seconda del disegnatore incaricato lo fa più o meno grasso, per dire) però mi sembra banale.

@ El: "Secondo me questo tipo di storie funzionano meglio quando a disegnarle è una sola mano".

Dipende.
Comunque la variazione dei disegnatori era stata detta fin dall'inizio.

el ha detto...

Ma infatti secondo me è mancata una vera progettazione, nel senso di pre-produzione.
Lo so che era deciso dall'inizio la partecipazione di più disegnatori, ma secondo me funzionava meglio con un unico disegnatore. Parere mio.

Il problema è che essendo un progetto a cui l'autrice teneva, avrebbe dovuto prendersi un pò più di tempo per progettarlo (4 mesi son pochini ) soprattutto perché non aveva scadenze.

Viviana Boccionero ha detto...

Io le amo le Martine. E odio i Pellitteri. Il mondo è delle Marie Antoinettes, a dispetto di voi marionettes. Datemi pure di Sfigatta, sfigati, ma per me Davvero è l'unica revisione possibile di Alice (il tarlo dell'artista medio). Tagliatele la testa!

E mangiate brioche.

p. ha detto...

O_o''''

Marco Pellitteri ha detto...

Come ha scritto Gipi in un post sul suo blog, fra uno che esprime le sue opinioni civilmente mettendoci nome e cognome e uno che sputa veleno e insulta, immaginando di essere ammantato d'ironia e sarcasmo, dietro a uno pseudonimo, non c'è partita. Vince a mani basse quello che ci mette nome e cognome. Saluti a tutti gli altri.

Giulio ha detto...

Non sono un fan di Davvero, anche se lo seguo dll'inizio e non mi dispiace. Voglio solo fare due precisazioni:
1)Martina non è giovane adulta, ha 19 anni ed è legalmente adulta, ma è in piena post-adolescenza, che per molti significa ancora adolescenza. E' la classica ragazzina che passa dal liceo all'università senza profondi cambiamenti, al contrario, ad esempio, di una fuorisede, che cambiando città cambia vita e abitudini. Mettici che è figlia unica e benestante, e quindi straviziata. Non è offensivo che sia così, è semplicemente realistico.
2)Questione shojo: la storia non è uno shojo, ne è di ispirazione shojo. La si chiama per comodità "shojo all'italiana", perchè è il modo più semplice per far capire di cosa si tratta. Per il resto è un prodotto italiano in tutto e per tutto.

Marco Pellitteri ha detto...

A Giulio: sono d'accordo su quel che dici sul discorso shôjo. Non lo sono, invece, sulla questione dell'età.

Lo spostamento considerevole che si è avuto nella percezione delle età, nella società italiana, è un elemento disfunzionale della convivenza civile. Uomini e donne adulti, in Italia, vengono trattati come ragazzi, e ragazzi e ragazze vengono trattati come bambini. Fattori oggettivi come il ritardo nell'ingresso del mondo del lavoro, il cambiamento del sistema universitario (da un'alta responsabilizzazione personale a una diffusa presenza di dinamiche e strutture didattiche “da liceo”), il permanere nelle posizione di potere degli over 50 e soprattutto, over 60, ha determinato un cambiamento nella percezione del momento del passaggio dall'età giovanile all'età adulta; dove intendo “età adulta“ dal punto di vista non solo della funzionalità cognitiva e intellettuale ma anche da quello dell'assunzione delle proprie responsabilità sociali rispetto a temi come la procreazione, la produzione di beni e servizi, l'assunzione e il perseguimento di una posizione politica ecc.

L'età adulta comincia, legalmente, dal punto di vista della cittadinanza e da quello psico-cognitivo, intorno ai diciott'anni. La sociologia prima considerava l'età adulta in questo senso, dai diciott'anni, ma negli ultimi dieci anni si è vista costretta a registrare il cambiamento della percezione del concetto di “giovani” in società e anche del funzionamento sociale dei giovani stessi. Per esempio, nelle ultime due indagini Iard sulla condizione giovanile, è avvenuto un peculiare sfalsamento: alla categoria “giovani adulti” (25-29 anni), che già traslava in avanti la definizione operativa di “adulti” in vigore in precedenza, è stata aggiunta la singolare categoria anagrafica “adulti giovani” (30-34 anni), attribuendo lo statuto di “giovane” a persone addirittura oltre i trent'anni.

Tu e molti altri siete, io credo, vittime di questo spostamento nella percezione di cosa è “adulto” e cosa è “giovane”, perché le assunzioni di responsabilità sociale oggi sono, purtroppo, di molto posticipate, molto spesso per cause esterne alla volontà degli individui (trovare un impiego, poter acquistare una casa, potersi sposare, poter procreare). Poiché i giovani adulti di oggi (dai 18 ai 25 anni circa) non riescono a fare esperienza del mondo esterno nei tempi in cui vi riuscivano o vi erano costretti i loro genitori e nonni, rimangono in un limbo infantilizzato in contraddizione con il loro pieno sviluppo cognitivo e fisico.

Ciò non vuol dire che a 19 anni si sia “post-adolescenti” in senso anagrafico. La definizione di post-adolescenza si basa su una forma di disagio personale dovuto proprio all'inadeguatezza, in certe persone, rispetto alle forme della vita adulta, a causa di un'adolescenza troppo protetta e viziata. Il caso di Martina, dunque. Ma ciò non implica che a 19 anni si sia post-adolescenti: la post-adolescenza è una sorta di “patologia”, non una posizione anagrafica.

Insomma, Martina è una ritardata sociale, per così dire: non ha capacità di stare al mondo e quindi la palestra che sta facendo fuori casa è traumatica, perché tutto le giunge nuovo. Ma il suo è più un caso limite che una situazione rappresentativa.

el ha detto...

Caro Pellitteri, qui stiamo discutendo di un fumetto, io credo che, essendo una lettrice di fumetti che pure mi diletto a disegnare, possa esprimere la mia sacrosanta opinione senza dover tutte le volte mostrare i documenti.
Non capisco perché bisogna sempre passare dall'argomento in questione al personale solo perché uno la pensa diversamente.

Non mi pare di avere insultato nessuno e non mi pare che nemmeno gli altri l'abbiano fatto.

Inoltre vorrei poter essere ironica e sarcastica quanto mi pare senza che mi si accusi di nascondermi ( non sono anonima ma vorrei avere un minimo di privacy, se non ti dispiace ).

Scusate se sono andata fuori tema.

Ape ha detto...

@ Giulio: il punto è l'educazione che si ha ricevuto. Personalmente conosco, grazie a mia figlia, ragazzetti/e di 17 o 18 anni che sono ben lontane dall'atteggiamento di Martina. Sarà anche viziata o figlia unica ma nel fumetto sembra più tonta che inesperta. Poi, per carità, esisteranno tante di queste persone un po "smarrite", sia uomini che donne ma impostare un persoinaggio cosi sbandato non so...viste le critiche, pare più una offesa a chi legge. Sarà anche un fumetto leggero ma questo personaggio è molto fuori dalla realtà...ma non lo dico io, lo dice la realtà vera, prendete 10 ragazzini a caso di 19 anni e confrontateli con il personaggio...

Viviana Boccionero ha detto...

RRoby, il punto è l'educazione che si ha ricevuto. Oh-oh-oh.

C'è chi scambia la prosopopea per civiltà, come i Pellitteri, e c'è chi legge "davvero" e intende "davvero", sempre come i Pellitteri. Ma "davvero" non è "davvero". Non è sociologia ia-ia-o, Pellitteri dei miei stivali di ieri: è Wonderland a sghimbescio. Giusto, RRoby? Diglielo tu, a 'sto stronzo.

Marco Pellitteri ha detto...

Cara EL, come ormai dovrebbe esserti chiaro non mi riferivo assolutamente a te ma a qualcun altro, quando parlavo di scarsa educazione.

Mi stupisco solo come mai l'amministratore di questo blog non intervenga per evitare che certuni insultino per il solo gusto di farlo. Io non ho fatto nulla se non proporre le mie opinioni secondo le mie personali preferenze, senza togliere nulla a nessuno.

Viviana Boccionero ha detto...

Io non mi stupisco più di niente, Pellitteri, e avrò sì e no la metà dei tuoi anni (o un terzo, o un decimo, perché per quanto mi riguarda tu sei nato nell'Ottocento e hai giuocato a palla con Verdi e Salgari). E, sappilo, di voi è pieno marcio il mondo, mentre di Viviana Boccionero ce n'è una sola. Sei tu l'anonimo, il grigio, il notaio fatto e mancato. E vai dove sai, e dove ti manderebbero al volo ricchioni e sbarbate, se non temessero di sfoltire la clientela.

Pietro Schioppetto ha detto...

Visto che è un'ora che rimugino su questa discussione butto giù qualche riflessione.
Visto che "Davvero" è impostato comeuna narrazione realistica (anche se con parecchi toni da commedia) mi scattano naturali le domande "può esistere martina?" e "le situazioni in cui si muove sono plausibili?".
Per la prima potrei dire che non ho mai conosciuto una ragazza così ma certo gli elememti della sua persona li vedo intorno a me (e qualcosa anche in me) continuamente, se si possano combinare in una ragazza probabilmente è proprio il lavoro del narratore stabilirlo.
Proseguo sulla base di qualche lettura e di qualche esperienza.
Per me la Barbato descrive in maniera molto sottile uno stato di torpore, depressivo se si vuole, di una ragazza indubbiamente pigra, viziata, inadatta ma di base profondamente insoddisfatta, frustrata da una vita in cui non c'è posto per Martina qual'è ma solo per martina come dovrebbe essere, dove tutti la spingono a cercare M. ideale ripetendole continuamente che comunque non è in grado di farlo;M. l'ha vissuto continuamente nella famiglia dove la madre la tratta come una bambola e il padre è scontento (probabilmente da sempre di lei) e l'ha replicato nelle relazioni di amicizia e sentimentali, le amiche non sanno dirle una parola d'indirizzo e di conforto e il ragazzo la tratta "come una bimba scema".M. si ritrova a non avere desideri, interessi, slanci : non si può permettere di sentirli e finge: finge una vita sociale, un percorso di studi e tutto il resto.
Bloccata in questo loop si vede fronteggiare da un padre che con fare da commediante: luci soffuse, aura da pater familias e un pacchetto di banconote gli pone una scelta tra aderire al Modello o andarsene con quei soldi, perchè lui"non vuole una figlia così".La butto lì: il padre vuole l'interesse della figlia? no, non vede il problema di lei, non gli dice che sta sprecando gli anni migliori, vede solo il proprio di mancata consonanza della figlia con il suo amor proprio.La scelta nella sua mente non esiste, le banconote rafforzano il bluff, la figlia cederà alla prova rispondendo di sì, non considererà mai di andarsene visto che è una "buona a nulla".Si potrebbe obiettare che la voglia responsabilizzare ma è falso: il suo discorso, le condizioni che pone (pur ammantate di magnaminità) implicano che M. rinunci alla sua autonomia e si sottoponga ad un controllo continuo della sua vita, su linee stabilite da altri, visto che ha dimostrato di non "meritarsi" la propria maturità.Se il padre fosse stato davvero stanco di lei l'avrebbe cacciata e basta, il falso ultimatum(è chiaro nel dialogo con la moglie)doveva scuoterla per farla riaderire al modello.Senonchè la linea sottile dell'umiliazione viene squarciata quando il padre dà un valore alla figlia: tu per me vali, sei una perdita di 20000 euro (pochi per lui evidentemente).E qui Martina rivolta le carte in tavolo, non ingoia l'umiliazione, non chiede perdono traa le braccia paterne ma in uno scatto di furore prende il denaro e se ne va.E' possibile? è l'imponderabile che rende interessante la storia, almeno per me.