25.2.12

Knockout -la recensione-



Immaginatevi uno di quei film DTV (direct to video) con Jean Claude Van Damme dei primi anni di questo secolo, ma diretto da un fighetto americano che si è allattato al seno della nouvelle vague francese.
Immaginatevi un explotation degli anni 'settanta rifatto oggi da un wannabe Michael Mann.
Immaginatevi una campionessa della MMA costretta a recitare.
Immaginatevi un cast stellare di grandi attori, ma tutti in vacanza.
Immaginatevi una serie di combattimenti corpo a corpo da cardiopalma (e ripresi benissimo), affogati in mezzo a parecchio niente.

Ecco, questo, grossomodo, è Knockout -resa dei conti-.
Che, descritto in questa maniera (ma anche in QUESTA) sembrerebbe una porcheria assoluta.
E che a me, invece, è piaciuto parecchio.
Forse perché ho trovato che la rilettura dell'explotation operata da Soderbergh sia più dignitosa di quella portata avanti da Rodriguez, forse perché le scene di combattimento sono straordinarie, forse perché, dopo un primo atto affogato di chiacchiere inutili, ad un certo punto il film diventa praticamente muto, lasciando solo che siano le immagini in movimento a dire la loro (e, in questo, Soderbergh dimostra di avere ancora un occhio-cinema davvero, davvero invidiabile).
Quello che sia.
A me è piaciuto.
Lo consiglierei a qualcuno?
Probabilmente no. Ma giusto perché non mi andrebbe, poi, di dovergli stare a spiegare perché, secondo me, è bello.