6.2.12

Millennium -Uomini che Odiano le Donne- la recensione


Non mi è ben chiaro il perché uno come Fincher debba accettare di fare un film su commissione.
Specie perché è dai tempi di Alien 3 (suo film d'esordio) che non lo faceva.
Dubito che possa avere ancora bisogno di soldi, no? E immagino anche che non abbia grosse difficoltà a realizzare progetti personali...
In compenso, dopo il successo di critica di un film come The Social Network, verrebbe da pensare che si dovrebbe tenere ben lontano dalle marchette per non rischiare di perdere la credibilità acquista, giusto?
Specie dopo aver fatto tanto fatica per far dimenticare quella cagata colossale de il Curioso Caso di Benjamin Button, intendo.
Comunque sia, tant'è, lo ha fatto e lo ha fatto per rimettere nuovamente in scena (in salsa USA), il romanzo di Stieg Larsson.
Prima di parlare della bontà (o meno) del film, vi espongo il mio punto di vista sul romanzo originale: è un thriller di buona fattura ma non straordinario. Il perché abbia avuto il successo che ha avuto però, è una cosa che non mi so spiegare. Nel senso, per quanto ritenga spazzatura Il Codice da Vinci, capisco perché ha fatto tanta presa sulla gente. Al contrario, per quanto ritenga abbastanza buono il primo romanzo della trilogia di Millennium, proprio non riesco a intuire per quale ragione sia sia distinto tanto da quella infinita massa di thriller ugualmente discreti che vengono pubblicati su base praticamente giornaliera, in tutto il mondo.
Le uniche ipotesi che mi sono fatto riguardano la prematura morte dello scrittore (ma mi sembra debole), l'ambientazione inusuale e, soprattutto, la forza di un personaggio azzeccato come Lisbeth Salander.
E su quella forza, Fincher rischia tutto, portando sullo schermo una versione del personaggio molto più simile a quella del romanzo rispetto al primo adattamento cinematografico a opera di Niels Arden Oplev.
E rischiando tutto, vince.
Perché la sua Lisbeth è un personaggio sfaccettato, duro e fragile, attraente e respingente al tempo stesso, portato sullo schermo da una sorprendente e coraggiosa Rooney Mara, talmente intensa e in parte da mettere in ombra le prove di tutto il resto dell'ottimo cast, compreso un convincente Daniel Craig.
Per il resto, la pellicola è diretta con mano sicura ed elegante.
Fincher c'è e si vede, tanto nella freddezza che rimanda a opere come Zodiac e The Social Network, quanto nella ricercatezza delle immagini e delle riprese che sembrano ripescate direttamente dal repertorio di Seven.
A rendere più interessante il tutto, ci sono poi dei titoli di testa dal gusto squisitamente anni '90 che non avrebbero sfigurato in un (bel) film di James Bond, una fantastica colonna sonora e uno script accettabile che semplifica il giusto, senza impoverire.

Insomma, il film sarà pure un lavoro su commissione... ma ad avercene di più di marchette del genere!