14.2.12

Paradiso Amaro -la recensione-


Che bravo Clooney.
Che bella e l'ambientazione.
Come sono ben scritti i dialoghi.
Che tocco leggero che ha questo film, pur parlando di argomenti che, leggeri, non lo sono per niente.

La formula è ormai consolidata.
Scegliete un bell'evento tragico da drammone di una volta.
Calatelo in un contesto inusuale che faccia da sfondo e tenga desta l'attenzione con le sue differenze sociali e culturali (oltre che paesaggistiche), rispetto al nostro contesto.
Affrontate il dramma con un tocco leggero che più leggero non si può, in maniera da non far venire l'angoscia a nessuno e far uscire dalla sala gli spettatori con uno spirito rinfrancato.
Riempite il tutto di dialoghi acuti, messi in bocca a chiunque (anche ai bambini di otto anni e alle donne in coma) e in qualsiasi situazione (anche la camera da letto della donna in coma suddetta).
Girate il tutto con una regia neutra che, se la fa un italiano è squallida, se la fa un americano fighetto, è ricercata.
Aggiungete un bravo attore che vuole far capire che sì, fa i filmoni di Hollywood, ma il suo cuore batte nell'indipendenza da Sundance.
E, se avete culo e frequentate i salotti giusti, facile pure che la critica impazzisca per voi e che vinciate un sacco di premi (meglio i Golden Globe però, che gli Oscar sono una cafonata).

La verità è che Paradiso Amaro (al pari del precedente Sideways dello stesso regista) è un dramma piccolo borghese per un pubblico di aspiranti radical chic: gente che vorrebbe sentirsi più raffinata, distaccata, profonda, razionale di quanto sarà mai e che aspira a essere come gli improbabili personaggi messi in scena da Payne.
Questo film è una roba mediocre e fasulla sotto ogni punto di vista che non ha altro scopo che blandire critica e pubblico.
Non fa male.
Non disturba.
E' garbato.
Non urla, non piange, non ride, non sanguina, non caga, non beve, non suda, non puzza, non profuma, non scopa, non odia e non ama.
E' una natura morta che la metti in salone e ti dà un tono, senza disturbare.
A vederlo, ho rimpianto il funereo e, quello sì, davvero doloroso, La Stanza del Figlio (film che non ho per nulla amato quando lo vidi all'epoca ma che ho rivalutato con il tempo).

Straordinariamente falso e irritante.