6.2.12

Tre giorni di ordinaria follia.

















VENERDI', 3 FEBBRAIO, 2012
ORE 16.

Sono in studio con Werther e, da fuori la vetrina del locale, vediamo i primi fiocchi di neve cadere dal cielo. Momento di euforia da romani che la neve, quella vera, la vedono una volta ogni ventisette anni. Ci si telefona tutti quanti.
Da te sta nevicando? Devi vedere qui come viene giù! Che bella la neve! Che palle la neve! Da me c'è il sole. Ma secondo te attacca?
Per una quindicina di minuti, il sindaco Alemanno gode di un momento di straordinaria popolarità.
Oh, Alemanno l'aveva detto, eh? E noi che lo pigliavamo per il culo! 
Passati quindici minuti, Roma va completamente nel panico.
Si ferma TUTTO.
Si fermano i camion sul Grande Raccordo.
Si fermano le auto.
Si fermano i bus.
Un conducente della linea 62 accosta lungo il percorso e scende dal suo mezzo per controllare la situazione della strada.
Da dentro il veicolo la gente gli grida: A SCHETTINO, TORNA A BORDO!
L'avvertimento di Alemanno gli si rivolta contro come un boomerang.
Alemanno sapeva e non ha fatto un cazzo!
Qualcuno crea un falso profilo del sindaco della capitale su Twitter.
ABBANDONATE LA CITTA', IO SONO GIA' A MILANO! #nevearoma 
Tutti ridono.
Tranne il nostro primo cittadino che minaccia denuncie verso ignoti e verso Twitter.
Tutti ridono ancora.
Cala la sera e il romano che non è bloccato nella sua auto sul raccordo, torna a casa.
Convinto che la neve non duri.


SABATO, 4 FEBRAIO, 2012
ORE 9

Ci svegliamo sotto la neve.
Roma è troppo bella per essere di mal'umore.
Usciamo in strada.
Tutti.
Via Appia sembra il corso di un paese di provincia, alla domenica mattina.
Uomini, donne, branchi di ragazzini, vecchi, bambini, famiglie.
Tutti con il sorriso in faccia a camminare, giocare, fotografare la neve.
Per un attimo, i romani sembrano quasi gente affabile.
Io, Mary e quella tragedia del nostro cane Grinta, ci dirigiamo verso Villa Lazzaroni che è chiusa per evitare che qualche ramo si spezzi per il peso del nevischio e finisca sulla testa degli sprovveduti (tipo noi).
Non ci facciamo demoralizzare e pieghiamo verso il parco della Caffarella, il cuore verde di Roma.
Centodieci ettari di campagna, colline, boschi e reperti archeologici, completamente coperti di neve.
Quando arriviamo, sembra di stare a Campo Felice.
La prima parte del parco è colonizzata da famiglie e bambini.
Sacchetti della spazzatura usati come slittini ma pure un numero ragguardevole di slittini veri e propri, gente in tuta da sci ma pure persone con i piedi avvolti nelle buste plastica, bambini che mangiano la neve, cani che mangiano la neve, un vecchio che mangia la neve. Ovunque ragazze con la reflex al collo che, finalmente, hanno qualcosa da fotografare.
Ci addentriamo nel parco lasciandoci alle spalle i più pigri e i meno ardimentosi.
Lo scenario diventa sempre più surreale e ci imbattiamo in un folto gruppo di snowboarder, in tre persone a cavallo, in uno sciatore di fondo vestito di tutto punto e in un violinista che suona melodie strazianti al limitare di un laghetto gelato.
Il ninfeo innevato è uno spettacolo notevole ma la pace che si respira sulla sommità del boschetto delle streghe è una roba da togliere il fiato.
Il sole ci scalda la faccia, la neve ci gela le chiappe.
E' un momento perfetto di quelli che ti si imprimono nella memoria e che te li porti dietro per sempre, ovunque tu vada.
Torniamo a casa, pasando davanti a supermercati presi d'assalto.

Just A Perfect Day,
Drink Sangria In The Park,
And Then Later, When It Gets Dark,
We Go Home.
Just A Perfect Day,
Feed Animals In The Zoo
Then Later, A Movie, Too,
And Then Home.

Oh It's Such A Perfect Day,
I'm Glad I Spent It With You.
Oh Such A Perfect Day,
You Just Keep Me Hanging On,
You Just Keep Me Hanging On.



DOMENICA, 5 FEBBRAIO, 2012
ORE 11

La neve si è fatta ghiaccio.
Roma è ferma.
Immobile.
Morta.
Le macchine non camminano.
I mezzi ci sono e non ci sono.
La spazzatura non viene raccolta.
I marciapiedi sono inagibili.
Alemanno chiede ai romani di darsi da fare, prendere la pala e mettersi a spalare le strade.
In Italia, fino a questo momento, ci sono già stati quattro morti, stroncati da un infarto mentre impegnati a seguire l'invito del primo cittadino capitolino. Il romano medio fa il gesto dell'ombrello ad Alemanno e se ne resta chiuso in casa.
Siamo sotto shock.
La neve che ci ha tanto divertito il giorno prima, è ancora tutta per le strade a renderci la vita un inferno.
Roma non era pronta.
Roma era la cosa più lontana dall'essere pronta che ci si potesse immaginare.
Immobilizzati, restiamo tutti con il broncio a chiederci come possa essere che la prima città d'Italia, una delle più importanti capitali europee, possa venire fermata da trenta centimetri di neve.
Eppure è così.
Uno tra i più naturali e banali fenomeni atmosferici che si possano trovare in natura, ci ha messo in ginocchio, nonostante fossimo stati avvertiti di quanto stava per accadere.
Il candore della neve ha fatto risaltare, in maniera evidente, tutta l'inadeguatezza di un sindaco inetto e tutte le debolezze di un sistema fragile e incapace di affrontare anche la più piccola delle emergenze.
A noi, adesso, non resta che aspettare che il ghiaccio si sciolga e che la vita torni a una normalità che normale non è per niente.
Perché la cosa straordinaria non è che Roma si blocchi.
La cosa straordinaria è che Roma, per la maggior parte del tempo, funzioni, nonostante tutto.