23.2.12

Una storia lunga.

Dunque: che internet abbia cambiato il rapporto tra il pubblico e gli autori, tra il pubblico e chi produce, tra gli autori e chi produce, è storia non solo nota, ma pure vecchia. E non ci torneremo sopra.
Questa storia riguarda questo ma non solo.
Riguarda, soprattutto, cosa significa fare fumetti e le differenze che passano tra un autore unico, un disegnatore e uno sceneggiatore.

La storia comincia da lontano.
Alcuni anni fa, Carmine Di Giandomenico ha avuto la spregiudicatezza (e l'indubbio coraggio) di presentare alla Marvel americana non solo un mucchio di tavole ben disegnate ma pure un'idea.
E mica un'idea qualsiasi ma il soggetto per una storia che sarebbe andata a influire sulla continuity di uno dei personaggi storici della casa delle idee.
Contro ogni pronostico, alla Marvel l'idea di Carmine è piaciuta e gli ha dato l'incarico e lui l'ha fatto, realizzando una miniserie di quattro numeri.
Carmine l'ha scritta e disegnata e poi affidata alla Marvel. Che per qualche motivo non specificato, ha fatto intervenire lo sceneggiatore Zeb Wells in fase di revisione dei dialoghi.
Il perché di questa scelta non lo sappiamo, possiamo solo fare delle ipotesi.
Possiamo pensare, per esempio, che la Marvel abbia preferito che i testi della storia fossero rivisti da qualcuno di madre lingua inglese e con una professionalità forte in fatto di scrittura. Oppure che abbiano voluto mettere in copertina un nome americano che tranquillizzasse i lettori casalinghi.
Non lo sappiamo.
Come non possiamo nemmeno sapere quanto siano stati invasivi e rilevanti gli interventi di Wells stesso.
Questa è una cosa che possono sapere solo Carmine, quelli della Marvel e Zeb Wells.
Quello che sappiamo noi è che Carmine è stato il primo autore italiano a piazzare una sua storia su un personaggio Marvel, direttamente in USA. Che questa storia è stata soggetta a un intervento da parte di uno sceneggiatore aggiunto. E che il volume è uscito uscito con due nomi sopra e che in questa maniera è stato presentato al pubblico.
Il lavoro di Carmine è stata edito in Italia in un 100% Panini senza troppi clamori, forse proprio perché oscurato da quel nome appiccato sopra all'ultimo momento dalla casa madre.
Il che è un peccato perché Carmine ha raggiunto un risultato importante e ha ben donde di essere fiero.


Parliamo di un'altra storia, adesso.
Matteo Casali è uno scrittore italiano che, sin da quando lo conosco, ha sempre avuto il pallino di lavorare per il mercato americano. Nel corso degli anni, ha pubblicato con Image, DC e, in tempi recenti, Marvel. E' sbagliato dire che è stato il primo sceneggiatore italico a lavorare su personaggi della casa editrice del tessiragnatele, direttamente per il mercato americano? No, non è sbagliato. Perché è un dato di fatto: Matteo è il primo sceneggiatore ad averlo fatto.
Al pari di Carmine, che è stato il primo autore unico (per quanto poi coadiuvato da uno sceneggiatore che ha rimesso mano al suo lavoro).
Il lavoro fatto da Carmine e quello fatto da Matteo, sono diversi.
E la polemica nata tra i due su FB, e poi rimbalzata in giro su vari blog, un paio di settimane fa, ha -per me- poco senso di esistere.

E, a questo proposito, ho scambiato due parole proprio con Matteo recentemente.

 Ciao, Matteo... stavo leggendo su FB della querelle tra te e Carmine. Mi racconti come è andata?

La cosa è partita un po' a mia insaputa, dopo un post sul blog di Marvel Made In Italy che anticipava l'uscita della mia storia di Iron Man e che ho segnalato a mia volta sul mio blog Breakfast of Champions, dove ne avevo già parlato più di un anno fa, in occasione dell'uscita negli Stati Uniti a ottobre 2010.
Ma non mi sono accorto di nulla fino a due giorni dopo, quando l'intervista è uscita e mi sono ritrovato taggato in un video sulla mia pagina di Facebook. All'inizio non avevo colto il senso della dedica di Carmine, poi arrivato a casa, mi sono guardato il brano (tratto da Rocky Balboa) e sono rimasto sconcertato nel vedere la lunga fila di commenti in cui si dibatteva di qualcosa che non mi riguardava ma che aveva finito per coinvolgermi in modo molto diretto.

Tutta la questione mi pare che ruoti intorno al fatto che sei stato indicato come "il primo sceneggiatore italiano a lavorare per la Marvel". Definizione che non hai dato tu ma è stata usata da altri per lanciare le tue storie, esatto?


No, tale definizione l'ho usata fin dal Natale 2009, quando uscì il What If? Astonishing X-Men, rimasto per ora inedito in Italia. Mi ritenevo, allora come oggi, il primo sceneggiatore italiano ad aver collaborato con Marvel (dopo la DC) e lo dissi senza che nessuno sollevasse obiezioni in merito. Lo ribadii a ottobre 2011 a un anno dal'uscita di Iron Man Titanium, l'antologico contenente la mia storia "incriminata", annunciandone la traduzione italiana, senza avere anche qui alcuna contestazione.
E chi riprendeva la notizia riportava anche il "gagliardetto" che mi sono assegnato.


Forse sarebbe il caso di soffermarsi sulla differenza tra sceneggiatore e autore unico... a conti fatti, Carmine è stato autore unico della sua miniserie anche se poi, la Marvel, ha pensato di affiancargli uno sceneggiatore che gli rivedesse i testi. Si è confrontato solamente con sé stesso nella creazione del suo fumetto. La tua esperienza, invece, è profondamente diversa. Come sceneggiatore, per te fare i fumetti è confrontarsi con un disegnatore che li disegnerà. Anche in termini artistici, si tratta di attività profondamente e intimamente differenti.

Sì, sono d'accordo. Sono due esperienze diverse. Tu, di tanto in tanto, sei autore completo, ma per la maggior parte sei sceneggiatore "puro", come me. Dei miei esordi da autore completo (con tanto di pseudonimo, 20 anni fa) meglio non parlare, va.
Scrivere per qualcun altro è in effetti... scrivere. Scrivere per se stessi è una "fase" di una lavorazione diversa, meno totale (credo) come esperienza di scrittura, o meglio, molto diversa. Si tratta, a mio avviso, di due professionalità molto specifiche ma anche parecchio diverse. Tu cosa ne pensi?


Credo che ci sia un approccio di fondo molto, molto differente. E non solo nella messa in essere ma anche in fase di concepimento. Quando scrivo qualcosa per qualche altro disegnatore la mia mente funziona diversamente rispetto a quando concepisco una storia che andrò io stesso a disegnare. Dal mio punto di vista, hai ragione quando dici che in termini di scrittura, il lavorare su una sceneggiature per altri è scrittura "pura". Credo pure, però, che fumetto "puro" sia scrivere e disegnare le propre cose. Del resto, come riconosco il massimo valore al lavoro di un Jack Kirby sul concepimento e la realizzazione delle storie che ha fatto per la Marvel, alla stessa maniera non minimizzerei mai l'importanza di quello che Stan Lee ci metteva, in quelle storie.
Insomma, è una storia lunga che varia da caso a caso, da approccio a approccio.

E con questo si chiude la mia chiacchierata con Matteo e si apre quella con voi.
Che ne pensate?