4.3.12

John Carter -la Recensione- 2° parte



Ci eravamo lasciati con una domanda:
perché, nonostante l'importanza e l'influenza della serie di romanzi dedicati a John Carter, nessuno ne aveva mai realizzato prima un colossal?

La risposta è complessa.
Partiamo dal fatto che di tentativi, nel corso degli anni, ce ne sono stati parecchi e sin dai lontani anni '30, con un film d'animazione fortemente voluto da Bob Clampett, il regista dei Looney Tunes, che ne voleva fare il primo lungometraggio animato della storia (precedendo la Biancaneve Disney, quindi).
Del film vennero realizzate alcune sequenze che però non incontrarono il favore del pubblico dei test e per questo il progetto venne abbandonato.
Nel 1980 ci si è provato di nuovo.
La Disney, cercando di cavalcare la moda dei film fantastici dell'epoca e ritenendo (giustamente) che la saga di John Carter sarebbe stata una buona alternativa a Star Wars, coinvolse nel progetto John McTiernan e Tom Cruise.
Il regista valutò che lo stato degli effetti speciale dell'epoca non era ancora in grado di ricreare degnamente l'universo di Burroughs e non se ne fece nulla.
Il fallimento successivo toccò alla Paramount che cercò di coinvolgere prima Rodriguez e poi Favreau. Niente di fatto anche qui.
Nel frattempo, i diritti del primo romanzo divennero di pubblico dominio anche sul suolo americano, dando la possibilità alla Asylum di produrre uno dei suoi discutibili film direttamente per il mercato video (l'unica nota interessante di questa produzione è che il ruolo di Dejah Toris è interpretato dalla pornostar, stagionata ma ancora valida, Traci Lord).


Arrivati a questo punto, le possibilità di vedere un film di John Carter sul grande schermo, sembravano davvero scarse.
Prima di tutto, c'erano i problemi produttivi che avevano spezzato le gambe ai tentativi precedenti:
un film in grado di mettere in scena, in maniera convincente e spettacolare, la Barsoom di Burroghs sarebbe costato tanto, specie alla luce dello standard artistico e qualitativo segnato dall'Avatar di James Cameron. Aveva senso investire tanti soldi in una proprietà intellettuale che, da una parte, era stata saccheggiata da tutti e, dall'altra parte, era stata ormai dimenticata dal grande pubblico?
Il rischio era di gettare un paio di centinaia di milioni di dollari in un progetto che non solo non avrebbe esercitato alcun potere evocativo sul mercato di massa ma che, oltretutto, sarebbe stato percepito come poco originale e troppo simile a tante altre robe viste negli ultimi trent'anni (diciamo da Guerre Stellari in poi).


In poche parole, per fare di John Carter un successo, sarebbe servito molto amore, un pizzico di follia, notevoli capacità artistiche e produttive e tutto il peso di una major in grado di riportare il personaggio nell'immaginario collettivo.
In poche parole, serviva la Pixar.


Continuiamo nella prossima (e ultima) parte.