29.3.12

The Tony Scott Thunder Challenge: The Last Boy Scout


Continua la Tony Scott Thunder Challenge.
Se non sapete cosa sia, cliccate QUI.
Se vi siete persi le precedenti sfide, cliccate QUI e QUI.
QUI, invece, trovate la recensione di Days of Thunder, a opera di Nanni Cobretti.

La meravigliosa illustrazione qui sotto, invece, è opera di Massimo Carnevale, realizzata per l'occasione.

Questo articolo è dedicato ad Alex, l'astronauta.




Cleveland Cats vs. Los Angeles Stallion.
Alla fine del primo tempo, il punteggio è 17 a 10 per la squadra di casa.
Nonostante questo, Shelly Marcone, il proprietario della team losangelino, non sembra amareggiato. Forse perché gli Stallions sono in cima alla classifica da sei settimane.
In campo entra Billy Cole, runnerback della squadra di Marcone.
Primo tentativo e dieci.
Il quarterback lancia la palla. Billy Cole l'afferra e comincia a correre verso la meta.
Scarta un difensore. Poi un secondo. 

Il terzo non lo può evitare.
Allora estrae la pistola e gli spara.
Poi spara a un altro e arriva in area di meta.

A quel punto si inginocchia, si toglie il casco e si punta la pistola alla tempia.




"La vita è una merda".
Dice Billy Cole, l'eroe dello sport.
E poi si spara.
BANG!
Il venerdì sera è il momento migliore per il football.

E' il 1991.
Ho diciassette anni e sono seduto nella sala semivuota del cinema Royal di Roma, con gli occhi sgranati dallo stupore.

Stacco.
Esterno giorno.
Los Angeles.

"Non piaci a nessuno. Sei antipatico a tutti. Sei un fallito. Fa un bel sorriso, stronzo."
Lo dice il detective privato Joe Hallembeck, guardandosi nello specchietto retrovisore della sua automobile dopo aver avuto un incontro ravvicinato con un topo morto. 
Poi si accende una sigaretta.

E' il 1991.
Ho diciassette anni e ho appena deciso che comincerò a fumare.





I buoni film ti influenzano.
The Last Boy Scout di Tony Scott, oltre a rovinarmi i polmoni, ha fatto molto di più.
Ha dato una direzione alle mia vita.
Ma non saltiamo alle conclusioni e andiamo con ordine, partendo dall'inizio.


Ovvero, da Shane Black.
Chi è Shane Black?
E' quello che, a soli ventitré anni, ha scritto (in appena sei settimane) la sceneggiatura di Arma Letale, codificando il genere buddy-cop e dando il via alla rivoluzione degli action anni '80.
Per lo script di The Last Boy Scout, ha incassato un milione e settecentomila dollari, diventando lo screenwriter più pagato di sempre, fino a quel momento.

La storia in brevissima:
Joe Hallembeck è uno stazzonato detective privato alla Philip Marlowe.
Jimmy Dix è un ex-quarterback caduto in disgrazia.
I due si ritrovano coinvolti in un casino a base di sommesse illegali, mafiosi, politici corrotti, spogliarelliste (danzatrici esotiche, pardon) e killer sadici.
Ne usciranno sparando a tutti e ballando la giga.

A leggere la trama viene da chiedersi perché dare tanti soldi per quello che, in fondo, è solo la sceneggiatura di un film d'azione come tanti, non è vero?
Perché è una sceneggiatura ottima.
No, è riduttivo.
E' una sceneggiatura straordinaria come poche se ne sono viste a Hollywood.
No, anzi, ancora meglio: è oro puro.
Prendete il miglior Raymond Chandler.
Riempitelo di azione e ancora più violenza.
Aggiungete le migliori linee di dialogo di sempre.
Calate il tutto nella Los Angeles degli anni '90.
E sarete solo a metà del valore dello script di The Last Boy Scout.

Vi è chiaro la misura del materiale di cui stiamo parlando?
Bene.
Adesso, pensate pure che il regista designato a trasporre questa roba sullo schermo sia Tony "ne ho le palle piene di fare film di plastica con sottotesti omoerotici e voglio dimostrare a tutti quello che valgo" Scott. E che a interpretarlo ci sia il Bruce Willis più in forma di sempre (sì, anche meglio che in Die Hard).
E il capolavoro è servito.


E no, non sto usando la parola capolavoro con leggerezza.
Mettete ancora in dubbio le mie parole e vi ammazzo.

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A sedici anni ero pazzo per l'hardboiled e mi dannavo l'anima per il fatto che nessuno, dopo Hammett, Spillane e Chandler, avessero saputo interpretare il genere con la stessa maestria e purezza.
A diciassette anni non mi lamentavo più.
Perché erano arrivati Shane Black, Tony Scott e Bruce Willis e mi avevano dato una nuova opera da idolatrare e mandare, letteralmente, a memoria.

Del lavoro di Black vi ho già parlato e non c'è nulla da aggiungere: è perfetto.
Parliamo della regia di Scott, invece.
Tony non è un cretino: fino a questo momento, si è trovato a girare film con storie e sceneggiature di merda. Lui lo sapeva e ha fatto tutto quello che gli era possibile per distrarre l'attenzione del pubblico, dandogli immagini cariche all'inverosimile, montate come fosse un videoclip di MTV.
In questo caso, invece, lavora su un testo di prim'ordine. E se ne rende conto.
Quindi abbassa il volume.
I suoi segni distintivi ci sono tutti: i fasci di luce a tagliare le scene e a illuminare le particelle di polvere nell'aria, la fotografia ricercata, le spettacolari scene d'azione, la violenza peckinpahchiana, il montaggio serrato... ma, nonostante tutto questo, il suo stile non prevarica mai la storia ma, anzi se ne mette al servizio. E lo stesso fa con gli attori, valorizzandoli e tirando fuori il meglio da loro.
E' con The Last Boy Scout che Willis consacra la sua maschera da novello Bogart.
E' con The Last Boy Scout che Halle Berry viene lanciata nel mondo di Hollywood.
E con The Last Boy Scout che Damon Wayans riesce a dare la sua prima (e ultima) buona prova attoriale.
Per tacere poi, dell'uso fantastico che fa di tutti i caratteristi.


Insomma, con questo film, Tony Scott non solo dimostra di essere un vero regista cinematografico (e non un pubblicitario prestato a Hollywood) ma anche di essere uno bravo. Straordinario? Ancora no. Per quello dovremmo attendere il prossimo film.
Adesso potrei stare ad annoiarvi con i dettagli, le analisi, i rimandi e tutto quello che fa di questa pellicola un film, memorabile.
Ma non lo farò. La migliore qualità di The Last Boy Scout è la sua assoluta limpidezza narrativa e non c'è alcun bisogno di stare a raccontarla o spiegarla.
Lo avete visto?
Allora sapete.
Non lo avete visto.
Fatelo. E saprete pure voi.

Mi limito solo a segnalarvi che, nonostante i nomi coinvolti e la qualità complessiva, il film andò bene ma non benissimo in sala (sembra che il pubblico non gradì l'eccessiva violenza), ma divenne presto un culto assoluto quando raggiunse il mercato domestico.
Personalmente, ricordo che imponevo agli amici una visione mensile.
O era settimanale?


Prima di chiudere, torniamo sulla questione che The Last Boy Scout ha dato una direzione alla mia vita. Il fatto è che, quando sono uscito dal cinema, ho capito un sacco di cose.

Che il cielo è azzurro, l'acqua bagnata e che le donne hanno i segreti, per esempio.
Che se ti chiedono "In alto o in basso?" e devi scegliere il male minore, è meglio che una risposta la dai in fretta, altrimenti ti prendi sia l'alto che il basso.
Che, se sei nel dubbio, spara a tutti e poi fumati una sigaretta.

Ma la cosa più importante in assoluto che ho capito è che quello che volevo fare nella vita era scrivere bene come Shane Black.
Non ci sono ancora riuscito.
Ma ci provo duramente, tutti i giorni, da ventuno anni a questa parte.

E adesso, due piccole curiosità:

Vi ricordate la figlia di Joe? Quella a cui andavano strappate le unghie delle dita?
Aveva ragione Hallebeck: se li sarebbe fatti tutti entro i quattordici anni.



Qui sotto, invece, la locandina del film per il mercato USA a confronto con quella usata per il mercato NAZISTA europeo.



E adesso...

Il Parere di WIM

Il collega Rrobe ha detto tutto quello che c'è da dire sul fatto che la tripletta Shane Black/Tony Scott/Bruce Willis sia la miglior cosa mai successa a Hollywood. Cioè, non lo so ma lo immagino e se non è così mi licenzio e quindi comunque il mio lavoro qui è inutile. Aggiungo solo, sapete la generazione di depressi figliata dal grunge? Ecco, non mi riguarda. Io ho iniziato a sognare di essere un fallito e una persona sgradevole con Joe Hallenbeck, ho puntato intensamente a mandare a rotoli qualsiasi cosa nella mia vita, solo per poter dire nei miei quarant'anni che BOM significa vaffanculo in polacco.