18.4.12

American Pie: ancora insieme -la recensione-


Da ragazzino odiavo quelle riviste di cinema che trattavano un certo tipo di film con sufficienza.
I critici che popolavano quelle pubblicazioni erano quel tipo di gente che, per farvi un esempio, all'uscita di Animal House lo liquidavano come commedia pecoreccia, per poi (quando il talento di Landis e la grandezza di Belushi venivano acclamati da tutti) tributargli enormi elogi, anni dopo.
Quindi, non farò come loro e tratterò la serie American Pie (e questo suo nuovo capitolo), con la massima serietà possibile.
Sia chiaro, solo i capitoli principali.
Che i film fatti direttamente per il mercato dell'home video sono troppo pure per me.

Tutto comincia con Adam Herz.
Che crea la serie e ne scrive i primi tre capitoli.
Adam fa un lavoro per niente scemo perché, se da una parte pesca dallo spirito di pellicole come Porkis, La Rivincita dei Nerd e Zattere, Pupe, Porcelloni e Gommoni, adattandolo per i tardi anni '90, dall'altra parte ci infila gli elementi della solida commedia americana dei buoni sentimenti, tutta incentrata sull'amicizia e l'amore.
Con il primo capitolo ottiene un successo insperato, diventando un fenomeno di massa che entra nella cultura popolare in un lampo, lanciando mode e modi di dire (il termine MILF, per esempio, diventa popolare proprio perché usato in American Pie).
Vista la contemporanea ascesa dei fratelli Farrelly, molti critici USA iniziano a parlare di un rinascimento della commedia americana.
Da noi, invece, quest'ondata di film viene bollata come demenziale e non ci bada nessuno.
Comunque, il primo capitolo della serie è un ottimo esempio di buona comedy giovanile.
E' sboccato il giusto, ha molte scene davvero spassose, qualche nudità, alcuni momenti abbastanza imbarazzanti (in senso buono), ottimi personaggi e il cast è praticamente perfetto.
Il secondo capitolo è ancora meglio: lo script è più ambizioso e maturo ma non rinuncia a un umorismo a tratti davvero becero. I personaggi, già rodati, si fanno più profondi e interessanti e tutto è più divertente e appagante.
Il terzo capitolo tira le fila di tutta la storia, completando l'arco dei personaggi, portando ogni vicenda alla sua naturale conclusione. Il livello di comicità è inferiore ma è una cosa necessaria, vista la maturazione di tutti i protagonisti e la loro entrata nell'età adulta. Unico difetto dell'ultimo atto è che il cast non è al completo. Ma, sinceramente, chi se ne frega? I personaggi mancanti avevano giù detto tutto quello che c'era da dire nei due capitoli precedenti.
Fine.
Tutto è bene quello che finisce bene, esatto?

No.
Perché adesso c'è questo quarto capitolo.
Che è come quel film di Fantozzi di troppo. Quello che ti toglie il gusto e lascia solo l'amaro in bocca.
Con questa reunion, Herz non ha nulla a che spartire: il film non è scritto da lui e si vede.
Gran parte della maturazione dei personaggi, viene ignorata e si torna a uno stadio antecedente in cui Stiffler è ancora stronzo e i suoi "amici" non lo sopportano, il moretto inutile ha ancora un debole per Tara Reid (tirata fuori da una clinica Betty Ford giusto per l'occasione), l'atleta è ancora innamorato della biondina con la fronte a bauletto di American Beauty, Finch fa il misterioso e Jim è ancora uno sfigato irrisolto.
Persino lo Sherminator è tornato a fare lo Sherminator.
Come se nulla di quanto accaduto nei capitoli due e tre, fosse mai successo.


Una cosa inspiegabile.
Perché quelli che hanno scritto il film si rivolgono palesemente agli appassionati hardcore della serie (non ci provano nemmeno a creare un nuovo inizio), ma insultano la loro intelligenza, dandogli un film che non ha nessun reale legame con quanto raccontato fino a quel punto e che anzi, certe cose le nega proprio.
La mia impressione, è che gli artefici di questo disastro abbiano pensato che sarebbe bastato riunire il cast storico e mettere insieme uno script alla buona per fare contenta la fan base di American Pie.
In fondo, è gente di bocca buona a cui piacciono film volutamente scemi e leggeri, mica il pubblico di Orson Welles, giusto?
Sbagliato.
Perché a me, i film di Orson Welles piacciono un sacco. E mi piacevano i pure i primi tre capitoli della serie di American Pie.
Perché amo i buoni film e, questo quarto atto, non lo è per niente.
A tutto questo, aggiungeteci poi che il film ha un ritmo a tratti soporifero, che le scene sentimental-patetiche superano, per frequenza e lunghezza, quelle comiche, e che nel film si vedono solo un pene (quello di Jim) e un paio di tette (di una morettina che ha ben più dei diciotto anni che dichiara) e la frittata è fatta.

Mi spiace, sarò pure un sempliciotto che ogni tanto si diverte a vedere film con zero pretese, ma so ancora riconoscere il sapore di una buona torta di mele fatta in casa da della robbaccia chimica che vendono al discount e, quindi, vi consiglio di stare alla larga da questa roba.
In special modo, se avete amato la serie originale.