30.4.12

Napoli Comicon: giorno due



Ieri ho speso solo belle parole per il Comicon. Oggi invece sono un poco deluso.
Perché non si può rinnovare tutto, rompere la continuità con un progetto e un'idea perseguiti per tredici anni, e poi non avere la forza di portare fino alle estreme conseguenze questa rivoluzione, mantenendo inalterate le logiche, i meccanismi e la "filosofia" che, di quel progetto adesso rinnegato, erano il lato più evidente: i premi Micheluzzi.

Adesso, per come è strutturata la meccanica del premio, il Comicon ha un controllo molto limitato sulla "forma" finale che questo assumerà a ogni edizione.
C'è una commissione di selezionatori interni (grossomodo composta sempre dalle stesse persone) che per tutto l'anno leggono i fumetti e ne selezionano un certo numero. Gli albi e i volumi selezionati vengono suddivisi per categoria e inviati alla giuria (sempre diversa ogni anno e sempre composta per due quinti da esperti di fumetto e, per il resto, da esponenti di altri media) che, a quel punto, decide chi premiare.

E poi vince Igort.

Scherzi a parte, mai come quest'anno il premio Micheluzzi non ha saputo cogliere "lo stato dell'unione" del fumetto (cosa che, invece, al Gran Prix di Angouleme riesce benissimo), ignorando il cambiamento di ottica che, in primo luogo, ha investito il Comicon stesso.
Con la sola eccezione del premio a Zerocalcare (tempestivo e perfettamente rappresentativo dell'oggi), sia le nomination, sia i premi assegnati, sono stati banali, prevedibili e incapaci di raccontare il fumetto nell'Italia di oggi e di indicare una rotta per il futuro.
Tanto è vero che Igort ha vinto (per l'ennesima volta, fuori tempo massimo e, mai come questa volta, immeritatamente) e Ratigher e il suo Trama no.
Ed è quasi un crimine.

Per la prossima edizione bisognerebbe ripensare il meccanismo del premio, o fare selezioni migliori, o scegliere giurati più consapevoli e preparati.
Perché è un peccato che la lista dei premiati di quest'anno non rappresenti quasi per niente il Comicon e la sua nuova filosofia.

6 commenti:

smoky man ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
smoky man ha detto...

Come dici la "polemica" potrebbe essere a monte. Ossia nella selezione delle nomination. Non ti nascondo che comunque la polemica mi pare stucchevole e forse strumentale nei confronti dei Quaderni e di Igort. In quella cinquina l'unico all'altezza era Trama e non ha vinto perché pur essendo un valido libro ha prevalso un altrettanto valido libro, giudicato superiore dalla giuria. Alla fine si torna sempre al solito argomento dei premi, che come sempre scontentano tutti. O quanto meno così pare. Non è un premio ad "indicare" una rotta per il futuro di un medium. Pensa un po', passando ad un altro medium, che ad esempio Kubrick, come ben sai, non ha mai vinto un Oscar come Miglior Regista. Sacrilegio! Insomma alla fine mi sfugge la ragione tutta di questa polemica. Che trovo tendenzialmente artificiosa. E pure ad Angouleme le polemiche non si sono mai sprecate, sui premi...

Design270 ha detto...

Smoky, non ti pare che al Micheluzzi ci siano frequentemente dei "passaggi obbligati" anche quando non serve? Anzi meglio, anche quando il fumetto Italiano si sta proiettando su nuove derive che forse potrebbero trovare evidenziazione da uno strumento come il Micheluzzi. Probabilmente mi sbaglio ma secondo me materiale ce ne sarebbe parecchio e ho la sensazione che queste cose avvitino il settore sempre più su se stesso. Questa è una sensazione personalissima naturalmente.

Marco Pellitteri ha detto...

Come sempre, i premi migliori per un autore sono le vendite e tutto il lavoro futuro e pagato che verrà grazie all'immagine positiva procurata da un bel libro. I premi italiani sono solo dei rituali per fare il punto su ciò che val la pena leggere se si hanno pochi soldi e buone intenzioni. E anche in questo caso ci si può annoiare lo stesso. Quindi, anche sapendo che i premi del fumetto sono spesso organizzati sulla base di criteri opinabili e imperfetti (è arte, non scienza: serve a poco secondo me lamentarsi), l'atteggiamento più produttivo secondo me è prendere questi premi e i loro risultati come lo sforzo onesto di un gruppo di colleghi che hanno fatto del loro meglio e in tutta coscienza.
Quelli con cui incazzarsi sono gli uffici stampa degli editori di fumetti, quasi sempre del tutto inadeguati (quando esistono) e per la restante minoranza scarsamente adeguati, e con il sistema mafioso della maggior parte delle apparizioni sulla stampa generalista. C'è solo un pugno di giornalisti culturali che faticosamente crea spazi per i fumetti (per tutti i tipi di fumetti) sulle grandi testate.

The Passenger ha detto...

Marco forever!

Luigi Siviero ha detto...

Quest'anno i premi Micheluzzi sono stati dati a fumetti più schifosi del solito.