23.4.12

SAGUARO


Saguaro è il nuovo personaggio in uscita per la Sergio Bonelli Editore.
La testata segna l'importante ritorno della casa editrice alla produzione di serie mensili continuative, dopo una lunga parentesi in cui ci si è dedicati, esclusivamente, alla creazione di mini serie.
Scritto da Bruno Enna, creato graficamente da Alessandro Poli, la serie è disegnata da Fabio Valdambrini, Luigi Siniscalchi, Marco Foderà, Alessandro Pastrovicchio, Elisabetta Barletta, Italo Mattone, Davide Furnò (anche copertinista), Paolo Armitano, Ivan Vitolo, Busticchi & Paesani.
Di seguito trovate alcuni studi iniziali (a opera di Poli) del protagonista, qualche illustrazione e una breve chiacchierata che ho avuto modo di fare con Bruno, a proposito della sua ultima fatica.





Dalle Witch e Paperino Paperotto a Dylan Dog e, infine, a Saguaro. Quanta è stata lunga la strada? 

Non lo vedo esattamente come un “percorso”, con un inizio e una fine, anche se Saguaro è senza dubbio una tappa a dir poco fondamentale della mia carriera. Ho iniziato nel 1995/96 e, da allora, non mi sono più fermato. Per Disney ho scritto non solo Witch e Paperotto, ma anche PK (che mi ha dato svariate soddisfazioni) e molto altro ancora. Per Bonelli ho avuto la fortuna, come te, di poter scrivere Dylan Dog. Ancora oggi, però, mi capita di lavorare su cose parecchio diverse. Ho lavorato per l’animazione televisiva, per esempio. Poco tempo fa ho pubblicato in Francia, su disegni del talentuoso Giovanni Rigano, l’albo “Coeur de papier" e, sempre per le edizioni Soleil, quest'anno dovrebbe uscire “Susine”: un surreale libro per bambini inserito nella collana Metamorphose; l’ho scritto per un illustratore straordinario (Clément Lefèvre) e ne vado molto fiero.
Certo, ormai dedico la maggior parte del mio tempo lavorativo alla Bonelli e a Saguaro, ma scrivo anche per Topolino. Infatti, ai primi di maggio, vedrà l’edicola una storia speciale: “Dracula, di Bram Topker”, realizzata insieme al mitico Fabio Celoni (e con questo ho finito di vantarmi, lo giuro). 



L'impressione, guardando Saguaro e leggendo le tue dichiarazioni nelle prime interviste che stanno iniziando a circolare in rete in questi giorni, è che il personaggio sia stato creato nel segno più profondo della tradizione Bonelli e che una certa influenza nel definire il suo aspetto e carattere derivino proprio da Sergio stesso. E' il primo personaggio a raggiungere l'edicola dopo la sua scomparsa e sembra, in qualche maniera, celebrarne la sua visione e la sua eredità. E' davvero così?

La sua visione e la sua eredità vengono celebrate da tutti i personaggi della sua casa editrice. Saguaro è solo l’ultimo arrivato.
Per quanto riguarda le influenze nel definire l’aspetto fisico del protagonista, una volta approvato il progetto e deciso di farne una serie, Bonelli mi ha dato dei consigli e io ne ho fatto tesoro. Ad esempio, l’idea di utilizzare Tom Berenger come modello è stata sua. Al tempo, io ero molto indeciso: pensa che la mia scelta oscillava tra Adam Beach, Val Kilmer e Dwayne "The Rock" Johnson (tutti attori molto diversi tra loro, ma che, in qualche modo, incarnavano alcuni aspetti del carattere del personaggio da me ideato). Inoltre, Bonelli mi ha suggerito di leggere i romanzi di Tony Hillerman e di vedere alcuni film (come “Solo sotto le stelle”; ricordo che io rilanciai con "Il cavaliere elettrico" e "Non è un paese per vecchi") che, a suo parere, si integravano perfettamente con la mia idea di serie. 


In origine, Saguaro è nata come miniserie per poi trasformarsi in serie regolare in corso d'opera (correggimi se sbaglio), cosa ha comportato questo in termini di scrittura? Cosa è cambiato e cosa è rimasto, rispetto all'idea originale?

In realtà, tutto è partito da una mia proposta per un romanzo grafico; a un certo punto si è pensato di svilupparla e di farne una miniserie e, in seguito, Bonelli ha deciso di procedere con la serie. L’idea di partenza era ovviamente diversa, ma il personaggio c’era tutto; così, ho iniziato a creargli un mondo attorno, a elaborare scenari e situazioni. Le cose, poi, si sono incasellate senza sforzo, istintivamente. 

Saguaro è un veterano di una delle guerre più moralmente discutibili degli USA. Questo elemento troverà spazio nel racconto, tenendo conto che il rapporto dei personaggi Bonelli con l'esercito è stato sempre piuttosto conflittuale (basti pensare a TexMr. No e Dylan Dog)?

La guerra del Vietnam sarà sempre sottotraccia, nella serie. Dopotutto, è proprio a causa delle conseguenze di quel terrificante conflitto se l’America dei primi anni ‘70 entra in crisi, perdendo le sue certezze (Saguaro stesso è un uomo che ha smarrito il suo “centro” e che ha bisogno di ritrovarsi; ecco perché torna a casa, innescando tutto il resto). Non ci sarà, però, solo il fantasma del Vietnam; a un certo punto si parlerà anche del ruolo che hanno avuto i cosiddetti “Navajo Code Talkers” nella seconda guerra mondiale. Riecco dunque la guerra, sempre lei, che va e poi ritorna (ciclicamente) nella storia americana. 

Il linguaggio del fumetto. Tradizionale Bonelli, con la griglia a due vignette per tre fasce o ti prenderai qualche licenza?

La prima che hai detto. 

Sappiamo che hai guardato molti film e letto molti libri con un'ambientazione o delle atmosfere comuni a quelle che andrai a raccontare in Saguaro. Vale anche per il fumetto? 

Le fonti di ispirazione fumettistica sono state senza dubbio Blueberry, Tex, Mister No e, in un certo qual modo, persino Dylan Dog (Saguaro non è del tutto “roccioso” e non può sempre definirsi un vincente). 

A giudicare dalle prime immagini, Saguaro sembra il personaggio più vicino a Tex, tra quelli della scuderia Bonelli. E' davvero così? 

Saguaro è un personaggio caratterizzato in modo completamente diverso da Tex. Il confronto tra i due permette però di fare una riflessione sulla condizione dei navajo (e dei nativi americani in generale): quelli di Saguaro, non sono più gli stessi di Tex. La società americana li ha cambiati. Molti hanno capitolato, adeguandosi a tale società, mentre altri cercano di preservare con orgoglio tradizioni e usanze, rivendicando la propria autonomia. 

Infine, i tuoi disegnatori. Ci puoi raccontare i punti di forza (e, se vuoi, anche le debolezze) del tuo team creativo? 

Onestamente non vedo debolezze nel team di disegnatori. Sono tutti bravissimi e molto, molto motivati. Descrivendoti le loro caratteristiche personali, però, rischio davvero di lasciarmi trasportate dall’entusiasmo e di rivelare un po’ troppo sulla serie. Colgo almeno l’occasione per ringraziarli, uno ad uno, e incrociare le dita insieme a loro. 


Saguaro sarà in edicola a fine maggio.


 



22 commenti:

rae ha detto...

bello, un reduce del vietnam. Perchè non della preistoria? tipo la prima guerra cretacia? quella si che era controversa.

forst ha detto...

Pensavo di essere il primo a notare la distorsione temporale. Ho letto l'intervista con la domanda sulla guerra più controversa e già pensavo all'Afghanistan o all'Iraq...siamo quasi al quarantennale dell'uscita dal Vietnam dagli americani, o questa serie è ambientata negli anni '80 oppure siamo fuori tempo massimo.

Davide ha detto...

non vedo l'ora di leggere il primo numero. Ho grandi aspettative per questa serie, spero di non rimanere deluso

Pog ha detto...

se lo chiami "saguaro" deve per forza venire dal vietnam, non ci sono cazzi.
Però a quel punto deve anche aver perso la famiglia, magari tragico incidente, e/o perso il miglior amico, morto tra le sue braccia sotto il fuoco viet cong.

Cosologo ha detto...

La serie è ambientata negli anni settanta.

RRobe ha detto...

Appunto.

michaelmcd ha detto...

la domanda che più mi aspettavo era se avesse letto scalped, quanto di Saguaro vada in quella direzione e/o qualcosa di simile...

RRobe ha detto...

E infatti c'è, quando gli chiedo quali sono stati i suoi riferimenti fumettistici.
Scalped non c'è.

michaelmcd ha detto...

allora devo dire che è poco credibile che ad uno che scrive una serie su un indiano, e guerriero, che torna "a casa" non gli sia stato fatto notare che esiste una serie, diciamo simile, e che lui non l'abbia letta. la domanda è troppo aperta, perchè così potrebbe semplicemente averla letta e non avergli dato importanza, ma se io scrivessi una serie su l'ultimo uomo rimasto sulla terra, qualcuno qualcosa me la dovrebbe chiedere, secondo me.

Roberto D'Andrea ha detto...

A leggere le interviste di questi giorni, e le relative anticipazioni, mi è sopraggiunto un insistente senso di noia/già visto. Spero verrà il giorno in cui la nuova serie Bonelli sarà ambientata a Porto Recanati o a Poggibonsi e il protagonista si chiamerà Vittorio Brambilla.

Tommaso ha detto...

Come se il personaggio dello sbirro indiano fosse stato inventato da Scalped nel 2007, eh.

Comunque la domanda ad Enna è stata fatta e lui ha risposto...

http://comixfactory.blogspot.it/2012/04/saguaro-intervista-bruno-enna.html

Stefano Manieri "Bruciatore" ha detto...

Che poi "Saguaro" è anche il nome del parco nazionale del Tucson, in Arizona... Magari il nome non fa riferimento al protagonista ma alla location dove si svolgerà l'opera... Personalmente sono molto fiducioso, il roaster dei disegnatori è di prim'ordine,anche il personaggio è molto interessante e il background potrebbe ancora avere qualcosa da dire in ambito fumettistico italiano.

ivothor ha detto...

a me ispira! e solo per il fatto che viene citato Mister No come uno dei riferimenti lo prendero'!

Stefano Manieri "Bruciatore" ha detto...

Grazie a Tommaso per il link all'altra intervista, c'è anche spiegato l'origine del nome Saguaro: "Il nome "americano" del protagonista è Thorn Kitcheyan. Sembra non possedere un "nome segreto", come tutti i navajo, ma solo un soprannome: Saguaro, per l'appunto. Gli è stato affibbiato da ragazzo, a causa del suo carattere spigoloso. Lui stesso ironizza su questo nomignolo: non gli piace, lo sopporta appena. A detta degli anziani dei clan navajo, però, gli calza a pennello (e loro, che vedono il mondo da un punto di vista particolare, non considerano certo il saguaro solo un cactus, ma anche una fonte di vita preziosa)."

Tyler ha detto...

Non è mica che uno sceneggiatore per scrivere storie avvincenti debba per forza inventarsi il porcospino mutante samurai un pò frocio e con le personalità multiple...
Un personaggio graficamente identificabile in un certo modo, familiare, inizia a narrare, a dialogare col lettore fin dalla copertina.
Poi l'effetto dell'impatto è questione di gusti .
I seventies sono anni turbolenti, ce ne sono di spunti narrativi .
Come primo impatto graficamente trasmette "sono massiccio e sicuro di me come tex", il tutto confortato dalla terza illustrazione. Ma non è da SBE creare replicanti, quindi attendo con curiosità...

Axl84 ha detto...

ma leggere prima di criticare no eh?

rae ha detto...

@axl84: e poi come si fa senza DRAMA?

francesco ha detto...

l'origine legata al Vietnam andava di pari passo con gli anni settanta, periodo molto delicato per i rapporti tra nativi americani e i loro diritti e lo stato nazionale.
Onestamente l'ambientazione non mi è sembrata forzata ma un abito di cui comunque si sa poco in cui iscrivere una storia.
Per il resto, prima di criticarlo o celebrarlo aspetto il 26 maggio.

Viviana Boccionero ha detto...

La mia città natale si chiama Bruno! Tanti saluti da Bruno, RRoby.

Massimo ha detto...

Nel frattempo, io ringrazio per l'immagine iniziale in "piano america, di spalle, con braccione in primo piano", come da vecchio meme di questo blog. La metti nella gallery dedicata?

Jem7 ha detto...

Che nome orribile

U carcamagnu ha detto...

Serve a sfruttare le diecine di storie di tex che resterebbero in archivio perché inopportune.
attacchi una coda alla nuca, cancelli i cavalli e ci metti una moto e ualá.