2.4.12

Tiger Tandoori: o di come trattare i clienti di merda e finire nei primi risultati di Google per questo.

Prima di continuare a leggere:
avete presente quando un amico va in un ristorante che lo tratta malissimo e lui ve lo dice per sconsigliarvi di andarci?
Ecco.
La stessa cosa.
Ma più lunga.


PROLOGO
Dunque.
Lo conoscete il Pigneto?
E' il classico quartiere dove i fighetti fanno finta di essere punkabestia e viceversa, pieno di giovani e meno giovani che vogliono sentirsi nel centro pulsante della scena artistica e culturale della città.
Per capirsi, è il quartiere che i Cani hanno preso per il culo tanto bene nel loro sorprendente album d'esordio. A parte il fatto che i Cani, pure loro, sempre figli del Pigneto sono.
Comunque sia, il Pigneto è sostanzialmente dominato da tre ristoranti, voluti e gestiti tutti dalle stesse persone: il Necci, che fa cucina italiana ricercata ma non troppo, il Kalapa (conosciuto da tutti solo come "il Greco") che c'è sempre la fila fuori, e il Tiger Tandoori, che fino a poco fa era una specie di fast food indiano. Dico "era" perché le cose sono cambiate ma, andiamo con ordine.
Io, Mary, Fede, Valeria e Michele, decidiamo di andare a mangiare indiano al pigneto.
Adesso, sapendo che il Tiger Tandoori è sempre pieno, prenotiamo.
E sapendo pure che hanno un servizio lento, prenotiamo presto.
Mauro ci dice che ci raggiungerà dopo cena.
Ma nessuno gli crede.


SVOLGIMENTO
Troviamo parcheggio subito e vicino al ristorante.
Prima cosa strana della serata.
Siamo tutti puntuali.
Seconda cosa strana della serata.
Il ristorante è quasi vuoto.
Terza cosa strana della serata.

Entriamo.
Il Tiger è cambiato negli ultimi mesi.
La proprietà e la gestione è sempre la stessa ma ha deciso di puntare più sul lato ristorante che su quello fast food. Tutto sommato, forse è meglio così, ci diciamo. Magari il servizio sarà migliorato.
Ci sediamo e aspettiamo che arrivi a un cameriere a prendere le ordinazioni che però non arriva.
Il servizio non è migliorato ma, pazienza: un'attesa ragionevole l'avevamo messa in conto.
Non ci corre dietro nessuno, giusto?
Un quindici minuti d'orologio dopo che ci siamo seduti (e sto arrotondando per difetto, sia chiaro), arriva un cameriere e noi facciamo l'ordine dal nuovo menù (che è molto meno divertente di quello vecchio).
E ci rimettiamo a parlare.
E parlare.
E parlare.
A me viene voglia di fumare: segno che sono seduto a tavola da almeno quarantacinque minuti.
Perché a me, ogni quarantacinque minuti, viene voglia di fumare.
E' matematico.
Al momento, non ci hanno portato nemmeno l'acqua.
Mi rollo la mia sigaretta e, sulla strada per l'uscita, chiedo al cameriere di portarci almeno i beveraggi.
Esco.
Fumo.
E, attraverso la vetrina, guardo il cameriere che è già dimentico di me e della mia assetata compagine che, sullo sfondo, si agita negli spasmi dell'arsura.
Rientro.
Siamo da cinquanta minuti nel ristorante e non abbiamo potuto nemmeno bere un bicchiere d'acqua.
Dico al cameriere:
"Senti, da bere me lo prendo da solo, ok?"
Apro il frigo (che si trova nella sala del ristorante), prendo le bottiglie e comincio a portarle a tavola.
Il cameriere, a quel punto, mi corre incontro e mi dice di farlo fare a lui, che è il suo lavoro.
Io, nemmeno troppo incazzato sino a quel punto, gli dico che se ho fatto trenta, tanto vale che faccia trentuno. Poggio le bottiglie sul tavolo proprio quando il cameriere mi arriva alle spalle per venirmi a dire che quello non è il modo, che la sala è grande, che c'è solo lui, che così lo metto in imbarazzo con gli altri clienti, che c'è la crisi, che bisogna venirsi incontro... e via dicendo.
Provo a fargli notare da quanto tempo stiamo aspettando ma lui continua a parlare, interrompendomi.
Allora gli dico: "va bene, finisci quello che hai da dire, poi ti dico la mia..."
Lui finisce la sua tirata su quanto è difficile il mestiere della ristorazione e io, a quel punto, provo a esprimere il mio punto di vista e quello mi interrompe di nuovo.
Allora ci alziamo e ce ne andiamo.

E la storia potrebbe finire qui.
Se non fosse che...

CONCLUSIONE
A) due lesbiche sedute a un tavolo accanto dicono (testuale) la seguente frase: "Comunque, il vostro amico non si sta regolando. Sta rovinando la cena a tutti con questa piazzata. Questo mica è il mondo virtuale di Facebook, eh?" Io non le sento (anche perché, se le avessi sentite, avrei approfondito sulla questione Facebook che non mi è chiaro cosa c'entrasse), Mary, invece, sì e gli risponde con qualcosa in napoletano che non capisco ma che, sono sicuro, dannerà per sempre la sua anima. Che poi, quelle stronze, si erano sedute dopo di noi e stavano già mangiando. Tutti comunisti con il garam masala degli altri.

B) Il proprietario del locale (o uno dei gestori), ci segue fuori dal ristorante e ci ferma. Prima chiede a me come sono andate le cose. Io glielo racconto poi gli dico pure che non me ne frega niente delle sue scuse, tanto me ne sto andando. Ma lui mica vuole scusarsi. Si rivolge agli altri e gli dice: "I piatti sono pronti. Lui parla anche per voi?". Gli altri gli espongono le mia stessa intenzione di andarsene e lui, sprezzante, rientra nel locale dandogli delle pecore.
Io non sento nemmeno questo (altrimenti questo pezzo ve lo scriverei dalla questura).

A quel punto ce ne andiamo a mangiare da un'altra parte.
E qui succede la quarta cosa strana della serata.
Mauro, l'uomo che tutti amiamo per la sua proverbiale inaffidabilità sociale, viene al locale come aveva promesso.
Un evento mai successo prima.
E, non trovandoci: mi telefona.

"Oh...?"
"Eh..."
"Ma non state da Tandoori?"
"No, guarda, semo avvelenati..."
"Sì, lo so... me l'hanno detto."
"Come te l'hanno detto?"
"Eh, quando sono entrato dicendo che cercavo un amico, m'hanno chiesto se stavo con il capellone che s'era incazzato sbattendo le cose in giro per il locale!"
"Eh?!"
"Così m'hanno detto. Io non c'entro un cazzo."
"Vabbè, kebab ad Arco di Travertino? Che questa non è serata."
"Andata".

E il kebab era pure buono.

Quindi, la conclusione (e il sunto, per chi si è stufato di leggere ed è saltato subito alla fine) è questa:
avete presente quel ristorante al Pigneto di quelli di Necci? Ecco, non ci andate che non vale la pena.
Qui sotto, una vignetta di Fede sulla serata:


p.s.
comunque, che sfiga trattare di merda un cliente con un blog così ben indicizzato su Google.
Scrivete Tiger Tadoori e guardate qual è uno dei primi ink che appare adesso.
La vendetta ha un sapore migliore, se servita su internet.