26.4.12

The Tony Scott Thunder Challenge: Déjà Vu


Continua la Tony Scott Thunder Challenge.
Se non sapete cosa sia, cliccate QUI.
Se vi siete persi le precedenti sfide, cliccate QUI e QUI.
QUI, invece, trovate la recensione del capolavoro del post cinema, Domino, a opera di Nanni Cobretti.
E adesso, andiamo a cominciare.



Nei contenuti speciali dell'edizione inglese di Déjà Vu c'è un momento in cui Tony Scott parla molto francamente del suo lavoro sul film, definendolo mediocre.
Terry Rossio e Bill Marsilii sono ancora più franchi di lui e lo definiscono, in poche parole, una merda.
E io, sinceramente, non mi sento di dissentire molto dal parere di questi tre.
disegno di Massimo Carnevale

La trama in breve:
un attentato fa esplodere un traghetto di New Orleans, carico di bravi marinai, splendide ragazze, bravi genitori e adorabili bambini. A indagare sull'attentato c'è Denzel Washington che interpreta il ruolo di un detective dell'ATF (il dipartimento americano che si occupa di alcol, armi da fuoco e tabacco).
Oltre a lui, una squadra ultra segreta dell'FBI che schiera tra i suoi agenti un pingue Val Kilmer.
Kilmer, nonostante i chili di troppo, è ancora un dritto e capisce al volo che Denzel è quello che ha sempre ragione lui ® e lo arruola nella squadra supersegreta, rivelandogli (con cinque minuti di infodump a base di cazzate tecnologiche) che il governo ha inventato una macchina che, sfruttando un sofisticato sistema di supersatelliti e segnali incrociati, riesce a mostrare qualsiasi cosa accaduta sulla terra, a patto che questo qualcosa sia accaduto quattro giorni e mezzo prima.
Sia chiaro: quando dico qualsiasi cosa, intendo proprio qualsiasi perché l'occhio di questo sistema entra nelle case, vede attraverso le pareti, si muove liberamente nello spazio e via dicendo. E' una roba talmente improbabile che lo spettatore esclama: ma che cazzate ci stai raccontando, Tony?
Che è la stessa cosa che dice Denzel sullo schermo, guadagnandosi la fiducia incondizionata degli spettatori.
A quel punto l'FBI, messa con le spalle al muro dall'imbattibile giustezza di Denzel, crolla e gli rivela tutta la verità: hanno creato per sbaglio una macchina del tempo (ma nella storia nessuno usa queste parole perché, altrimenti, il pubblico femminile capirebbe che i loro fidanzati e mariti le hanno portate di nuovo a vedere una di quelle fantacazzate che detestano) .
Adesso, quelli FBI non sanno bene come funziona questa macchina del tempo dispositivo e hanno paura di fare qualche casino, quindi lo sfruttano al minimo delle sue capacità, trattandolo solo come fosse una finestra che permette di vedere cosa è successo, senza però poter intervenire in nessuna maniera per cambiare il corso delle cose.
In sostanza, spiano il passato per scoprire i colpevoli dei crimini ma non interferiscono per impedire che i  quei crimini vengano commessi, perché il tempo è come un fiume in piena e non è per nulla facile deviarlo. Anzi, forse è quasi impossibile, dicono nel film con aria serissima.
Ora, anche questa storia è una cazzata abominevole (forse peggiore di quella che ci hanno raccontato prima), ma visto che questa volta Denzel non batte ciglio, il pubblico si fida di lui e prosegue con la visione del film. Che, nel frattempo, è diventato una storia d'amore impossibile tra un uomo vivo nel presente e una donna viva solo nel passato.
Le indagini sull'attentato al traghetto, infatti, si incrociano con quelle sull'omicidio di una ragazza trovata morta lungo il corso del fiume.
Denzel è costretto a spiarla con la finestra temporale in ogni suo momento più intimo e, daje e daje, se ne innamora.
E indovinate cosa fa? Esatto: si infila nella finestra per tornare indietro nel tempo e salvarla (impedendo anche l'attentato, ovviamente).
Vi state chiedendo come riuscirà nell'impresa visto che, per i primi due terzi del film, gli è stato detto e ripetuto che il corso del tempo tende a preservarsi e che alterarlo è impossibile?
In nessuna maniera particolare.
Lo fa e basta.
Perché è pur sempre quello che ha sempre ragione lui ®.

Adesso, a tutti i registi, presto o tardi, prende la voglia di raccontare il loro rapporto con lo sguardo.
Basti pensare alla finestra sul cortile di Alfred Hitchock, all'occhio sbarrato/serrato di Stanley Kubrick, allo spione a luci rosse di De Palma, alla donna nel faro di Carpenter e a mille altri esempi del genere.
Del resto, quando passi tutta la tua vita a guardare le cose da dietro l'occhio di un obiettivo, è pure normale che la questione del punto di vista diventi centrale nel tuo universo di riferimento ed è altrettanto normale che tu ne voglia parlare.
Il fatto è che cinema di Scott è fondato su uno sguardo artefatto, creato in studio dagli abilissimi operatori di cui si circonda, chiamati a vari livelli a collaborare per dare una forma coerente alla sua visione.
E' un cinema fatto di tagli di luce e ombre costruiti ad arte, di colori saturati e corretti, di immagini filtrate e processate. E' un film creato in sala di montaggio e post produzione e solo in minima parte, sul set.
Per molti registi, il grosso del lavoro finisce con l'ultimo giorno di riprese.
Per Tony Scott, inizia da quel punto.
Non c'è niente di naturale nella regia di Scott, men che meno il suo sguardo.
Tanto è vero che la sua idea di cinema che riflette sul cinema, in Déjà Vu prende la forma di una sala di montaggio e post produzione futuristica in cui un gruppo di personaggi/registi, guardano una realtà che viene scomposta in mille punti di vista e ricreata in un flusso continuo di immagini alterate.
A mille anni di distanza da James Stewart e il suo telescopio, insomma.
Ma badate, non è detto che una visione del genere sia necessariamente poco interessante, anzi.
Se coniugata con uno script di livello, la riflessione di Tony Scott sul (suo) cinema, potrebbe essere una vera e proprio bomba. Solo che non è questo il caso.
Perché la storiella di fantascienza che è costretto a raccontare con Déjà Vu, non è proprio nelle corde di Scott che, in questo film appare a disagio come non mai, dando l'impressione che sia lui per primo quello convinto di stare mettendo in scena solo una fanta-stupidata (come quando John Woo si ritrovò a girare Paycheck, in sostanza).
Tutto il piano narrativo è trattato con sufficienza e superficialità, e Scott si spreca a raccontare bene solo quei pochi momenti della sceneggiatura che sente vicini, tirandovia malamente tutto il resto, con un disinteresse che, a tratti, sfocia nel palese fastidio e disprezzo.
Tanto è vero che il film ha i suoi pochi momenti buoni solo nei territori che il regista conosce e capisce bene: la fantastica scena iniziale della strage, l'ottimo inseguimento automobilistico in differita, il rapporto tra Denzel Washington e la straordinariamente bella Paula Patton, il confronto tra Washington e James Cavaziel (il cattivo psicopatico del film) e la violenza (poca, ma sempre raccontata con una intensità rara).
Tutto il resto è da buttare.
Senza appello.
Sul serio, se non lo avete visto, non fatelo.
Nemmeno Denzel riesce a salvarlo.




il parere di WIM:
Non l'avevo ancora visto e il mio amico mr. Crown in un viaggio in macchina me lo consigliò dicendomi qualcosa tipo "il classico crossover tra mumbo jumbo e fisica quantistica", il che tutto sommato rende Deja-Vu un plausibile antesignano del Thor di Kenneth Branagh. C'è anche una scuola di pensiero, fondata da me dieci secondi fa, secondo la quale l'interpretazione più sensata di Deja-Vu ha a che fare con la necrofilia: sia il tono generale, che un po' si specchia nella musica e un po' no, sia quell'attrazione malsana di Denzel W per Claire, anche e soprattutto nei primi momenti, Claire bellissima stesa sul tavolo dell'autopsia con il cranio mezzo sfondato, lui la guarda intensamente, la telecamera indugia un secondo di troppo. Forse sto esagerando un po'.

6 commenti:

Tommaso ha detto...

Ah, ma è quel film là del traghetto e dei viaggi nel tempo?

Quindi l'ho anche visto, ma non ricordavo assolutamente (se mai l'ho saputo) che fosse di Tony Scott. Visto in prima serata su raidue credo. E ho detto tutto.

Piuttosto, mi rendo solo conto ora di una cosa: che ho sempre considerato Tony il fratello "commerciale" dei fratelli Scott, ma mentre il fratellone si è convertito (da tempo immemorabile) al nazional-popolare e continua a macinare soldi, Tony è invece quasi un regista "maledetto".
Cioè immagino che film tipo "Nemico pubblico" e "Spy Game" abbiano guadagnato i loro soldini, ma sbaglio o, di fatto, l'unico, grande, immacolato, successo di tutta la sua carriera è "Top Gun"?

Fabrizio Spinelli ha detto...

Posso dire la mia su questo film.

Un amico, che chiameremo Signor Brundle, fece una clonazione del dvd originale preso a noleggio e la diede a mio padre.

Entrambi videro quel DVD e, quando gli chiesi com'era, mi dissero entrambi "non male".

Bene, dico, vediamo che combina Tony Scott, mi dico, e me lo faccio prestare.

Peccato che nel bel mezzo della scena iniziale (ma poi scoprii anche nel resto del dvd), probabilmente a causa di una mosca (^___^) entrata nel masterizzatore, in diversi punti del film mentre scorre l'audio originale le immagini non sono quelle delle scene ma quelle degli speciali o degli angoli di ripresa selezionabili...

Quindi ovviamente l'audio è decontestualizzato da quello che vedi, in un perverso "Effetto Ghezzi".

Ovviamente io me ne sono accorto dopo 5 minuti, ma garantisco che tutte le persone che hanno visto quella copia "difettosa" alla fine hanno trovato il film godibile.... :P

Giulia ha detto...

Vado a leggere la recensione di "Domino", ma già so che mi piacerà di meno. Il mio piccolo voto sulle vostre recensioni oggi è (decisamente) inversamente proporzionale alla bellezza dei due film.

Greylines ha detto...

Premetto che a me Domino ha fatto cagarissimo e che Deja vu, una volta accettata l'idiotissima premessa sci-fi, non mi è dispiaciuto.
Detto questo, stavolta la rece di Rrobe è decisamente la migliore, più spedita e diretta, e al tempo stessa informativa.
Ah, la scena dell'inseguimento in differita è in effetti splendida. Paula Patton pure.

il decu ha detto...

Sempre a sottolineare che Val Kilmer è pingue!

Cinedipendente ha detto...

Ma poi tutte le cose che "risuccedono" alla fine, spiegando il perché erano presenti nel futuro/presente iniziale (tipo Caviezel che parla di quelle cose del destino che gli dice Denzel sulla nave, tipo YOU CAN SAVE HER) come fanno a concretizzarsi nel nuovo futuro se il killer muore e lei si salva? Nella storia iniziale Denzel non aveva detto alcunché a Caviezel e manco per il cazzo aveva piazzato la scritta sul frigo! E' imperdonabile, Grande Giove!
Recensione ottima di un film disastrosissimo.