19.4.12

The Tony Scott Thunder Challenge: Spy Game


Continua la Tony Scott Thunder Challenge.
Se non sapete cosa sia, cliccate QUI.
Se vi siete persi le precedenti sfide, cliccate QUI e QUI.
QUI, invece, trovate la recensione di quel capolavoro di Man on Fire, a opera di Nanni Cobretti.
E adesso, andiamo a cominciare.

2001
Esce nelle sale Spy Game, undicesimo film del figlio della famiglia Scott che si è scopato Brigitte Nielsen.

STACCO
1974
Fkashback.
Un salto all'indietro.
Stati Uniti d'America.
James Grady pubblica un thriller spionistico molto apprezzato: I sei giorni del Condor.
Il romanzo sarà l'unico lampo di luce in una carriera ingiustamente anonima.

STACCO
1974
Stesso anno, ma in Inghilterra.
Tony Scott ha trent'anni e fa il regista di spot pubblicitari e video musicali mentre cerca di portare sul grande schermo l'adattamento cinematografico di una storia di Henry James.
Non legge il libro di Grady. Non lo leggerà mai.

STACCO
1975
Stati Uniti.
Robert Redford, diretto da uno straordinario Sidney Pollack, vive i suoi tre giorni da Condor.
E' giovane e bellissimo e porta sullo schermo la figura di una spia anomala e anonima.
Un uomo fatto di carne e sangue in un mondo di ombre e spettri.
Il film è un successo la carriera di Redford è raggiunge le stelle.
Per questo e altri motivi, nessuno si chiede che fine abbiano fatto i tre giorni perduti.

STACCO
1992
Flashforward in un salto lungo tre carriere.
Robert Redford recluta Brad Pitt per il suo terzo film da regista e incassa un Golden Globe come miglior regista.

STACCO
1993
William Bradley "Brad" Pitt e il figlio della famiglia Scott che non ha girato Alien, si conoscono sul set di True Romance.


STACCO
1998
Tony Scott legge un copione scritto da due onesti mestieranti.
E' una vicenda molto articolata, più di qualsiasi altra cosa abbia mai girato prima. Gli sembra una sfida invitante. A patto di reclutare gli attori giusti.

STACCO
2001
Redford è vecchio, ma ancora bellissimo.
E' di nuovo una spia, ma sta per andare in pensione.
Prima di poterlo fare però, si deve assicurare che il suo protetto abbia un futuro assicurato.
Redford ha preso quel boyscout di Brad Pitt dal mezzo di un fiume (del Montana o del Vietnam è lo stesso, fate voi. Realtà e finzione si mescolano senza soluzione di continuità in questa storia) e lo ha trasformato in una replica moderna di sé stesso. Ora deve tirarlo fuori da una prigione cinese e da produzioni mediocri, per farlo camminare con le sue gambe. Sarà il suo ultimo regalo al futuro signor Jolie.
Scatta l'operazione Cena Fuori.

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Panoramica da un elicottero, sulla sommità di un palazzo dominato da una gigantesca insegna pubblicitario. Sulla terrazza, in un luogo impossibile, le figurine di due uomini che parlano.
La velocità aumenta d'improvviso, proiettandoci in avanti, a girare intorno alla struttura.
Tre secondi.
Un attimo dopo siamo in un primo piano strettissimo. 
Due secondi.
Allarghiamo in un piano americano sulle due figure.
Due secondi e venti.
Primo piano.
Un secondo e mezzo.
Controcampo.
Un secondo e mezzo.
Allarghiamo. Siamo di nuovo nell'elicottero e la cinepresa continua le sue riprese in circolo, sempre più strette e basse.
Meno di un secondo.
Di nuovo sulle figure in un inseguirsi di primi piano e piani americani.
Ci allontaniamo e ci alziamo.
E continuiamo a girare e a girare.





Se Nemico Pubblico gettava le basi del post-cinema, Spy Game è la sua messa in essere.
Dopo film relativamente tranquilli in termini di stile come The Last Boy Scout, True Romance The Fan, l'arrivo della post produzione digitale ha fatto ridestare tutti i demoni sopiti del signor Tony Scott.
E se con Nemico Pubblico sta ancora sperimentando, è con Spy Game che il suo lavoro si dichiara apertamente come un deliberato attentato all'ordine costituito. Un attacco demolitore di portata radicale.
In sostanza, Scott prende la tradizione del cinema americano, la imbottisce di tritolo e la fa esplodere in mille pezzi. Poi prende quei pezzi e li assembla uno accanto all'altro, l'uno sull'altro, saturando lo schermo di mille informazioni diverse.
Il tutto, con la complicità Daniel Mindel, pioneristico direttore della fotografia digitale che, da lì a pochi anni, diverrà uno dei nomi più ricercati da Hollywood.
Il risultato è un cinema che viaggia a mille chilometri orari sotto l'effetto di acidi pesanti, un linguaggio quanto più lontano e alieno si possa immaginare rispetto a quel cinema americano codificato da gente come John Ford e Billy Wilder.
Non c'è niente di morbido in Spy Game, niente di fluido, niente di naturale, niente di invisibile.
Tutto è rielaborazione. Persino le quinte e le tendine sono artificiali e ottenute in post. Il tutto, ovviamente, influisce sulla narrazione. E in senso positivo.
Perché se è vero che lo script del film non è brutto, è la regia esasperata di Scott a tenere in piedi il ritmo di una vicenda che, flashback a parte, si concentra su gente che parla intorno a un tavolo.
Tanto è vero che, proprio quando la storia si muove, lo stile di Scott si fa meno invasivo e lascia che siano i gesti e le azioni a condurre il gioco.
In conclusione, se non si può definire Spy Game il compimento di quella ricerca sperimentale che Scott aveva iniziato con The Hunger è solo perché, dopo questo film, arriverà Domino, pellicola che davvero porterà Scott oltre ogni confine (e lo alienerà pure dal grande pubblico).
Per il resto, c'è poco altro da dire.
Redford è magnifico e gigioneggia il giusto (che significa "abbastanza ma senza strafare"), riprendendo il personaggio messo in scena nei Tre Giorni del Condor.
Pitt pure è bravissimo e i suoi silenzi valgono interi monologhi di attori meno dotati.
Messi insieme nella stessa scena, i due basterebbero da soli.
A completare il tutto, una grande colonna sonora a opera di Harry Gregson-Williams.
Insomma, uno dei cinque migliori film di Scott in assoluto (ma, devo ammetterlo, Domino fa categoria a parte in questa classifica).

Prima di chiudere, solo una piccola nota di colore su cappellini da baseball.
Tony Scott ne va pazzo e li fa indossare a tutti i suoi attori in una scena o l'altra dei suoi film (prima della fine vi posterò una galleria completa, giuro).
In Spy Game, non si limita a questo ma mette in scena il suo cappellino rosso portafortuna, quello che indossa sempre, spesso anche nelle serate di gala. Lo si vede inquadrato a lungo visto che è appeso nell'ufficio di Redford.

E adesso, non mi resta che lasciarvi a...

Il Parere di WIM:
In qualche modo Tony Scott ha anche un suo modo di filmare le donne che ti toglie il fiato. Non sono quasi mai attrici fortunate, e sono tutte bellissime ma non di quella bellezza canonica alla Michael Bay. Entrano nello schermo e la tua mente non le cancella più. C’è Madeleine Stowe in Revenge, anche Kelly McGillis in Top Gun, ma anche Chelsea Field nelL’ultimo boyscout e Patricia Arquette ovviamente, poi ci sarà la Radha Mitchell di Man on Fire, in misura minore la Domino di Keira Knightley. Spy Game contiene probabilmente il miglior personaggio femminile di sempre di Tony Scott, si chiama Elizabeth ed è interpretato da Catherine McCormack. Sfortunata, anche lei, relativamente parlando, ma non abbastanza da riuscire ad uscire dalla mente. Ogni tanto la rivedo in giro per lo schermo, sono sempre tentato di andarle ad attaccare la pezza. “Senti, tu sei la tizia che distribuiva medicine quella volta in quel villaggio, sì









BONUS TRACK
Nello stesso periodo in cui Scott girava questo film , si è trovato pure alle prese con la regia di uno dei corti prodotti dalla BMW con Clive Owen come protagonista.
Il suo è, sostanzialmente, la summa e la sintesi di tutto il discorso fatto qui sopra a proposito di Spy Game, solo portata ancora più all'eccesso.
Varrebbe la pena di vederlo anche solo per Gary Oldman che fa il diavolo (mangiando un uomo sodo come De Niro in Angel Heart) e per un James Brown straordinario.
Ma metteteci pure che ci sono anche Danny Trejo, Marylin Manson e una gara automobilistica che si mangia in scioltezza i prime tre capitoli di Fast & Furios messi insieme.
Insomma, fate i bravi e guardatevelo.



7 commenti:

Tommaso ha detto...

Recensione parecchio intrigante, scritta da dio e divertente.

Però... però... a me "Spy Game" è sempre sembrato un normale film da Rete4, uno di quelli che tipo piacciono alla mia ragazza, perché c'è il macho vecchio e c'è il macho giovane, e che io guardicchio facendo altro perché sono uno snob. Insomma faccio fatica a collegare la recensione al film.

Invece non avevo mai fatto mente locale su tutti questi collegamenti tra la filmografia di Tony Scott e il da me amato cinema da paranoia post-Watergate... l'Hackman de "La conversazione", il Redford "Condor", ma anche qualcosa nello stile in effetti... però!
Se becco un collegamento anche con "Perché un assassinio" mi converto al tonyscottismo pure io!

Non riuscendo più a postare commenti su i 400 calci (che è? mi hanno bannato perché ho detto che odio "I Jeff" che fanno "yeeeah" nei film?), vi beccate qui anche il mio imprescindibile commento su "Man On Fire".

E se mi mi hanno bannato mi sa che non mi sbannano (anzi mi sa che rischio anche qui - asd), perché devo dire che "Man On Fire" è un film per cui ho sinceramente odiato Tony Scott: una bella storia azzoppata da uno stile ingiustificato e controproducente, che secondo me smorza i toni dove vorrebbe esaltarli, che annacqua invece di incendiare.
E non è che odio uno stile così per partito preso, che ad esempio, contro ogni mia aspettativa, "Domino" invece mi è piaciuto.

(Anche la mia ragazza, quella che si guarda sempre "Spy Game", quando abbiamo visto "Man On Fire" se n'è uscita fuori con una cosa tipo "Ma che noia tutti questi flash!")

Nulla sapevo del film con Scott Glenn degli anni 80. Urge recupero.

comativa ha detto...

bellissima rece.

Andrea Peduzzi ha detto...

Voto qui. Spy Game, tra i film di Scott, è il mio preferito.

Joachim ha detto...

james grady é una forza,lessi da adolescente 'colpo di rasoio'...galvanizzante!

Nanni Cobretti ha detto...

@tommaso: eh?? non so neanche dove sta il bottone "ban". Per via di riprovare? Fatevi meno viaggi, davvero...

Tommaso ha detto...

Era una battuta, dai.
Ti pare che penso che mi avete bannato per via de "I Jeff" e delle due altre innocue cavolate che ho scritto?

Però hai fatto bene a precisare, la battuta in effetti si prestava ad una lettura antipatica. Che ne sa la gente di quello che ho scritto sul vostro blog?
Quindi pardon, colpa mia.

Massimo ha detto...

Spy game non sapevo neppure che l'avesse diretto Tony, ed è un film che mi ha anche attirato all'uscita, poi l'ho del tutto dimenticato. Vado a svegliare il mulo...
(A parte, vorrei ringraziare RRobe e Nanni: io ero uno di quelli che "si, Scott ha fatto una marchetta pazzesca per Top Gun, poi ha infilato due film belli, ma poco altro". Mi state facendo ricredere, e non di poco).