QUI, invece, trovate un pezzo di Diego sempre estratto dallo stesso volume.
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GINKO SI MERITA DI PIU’
di Roberto Recchioni
Quando, alcuni anni fa, ho avuto l’indubbio onore di potermi
cimentare con la scrittura di alcune storie Diabolik,
la prima cosa che ho fatto è stata quella di allestire un tavolo operatorio
su cui vivisezionare, nella maniera più scientifica e razionale possibile, la
creazione delle sorelle Giussani.
Lo scopo del mio intervento di chirurgia esplorativa era
duplice: da una parte volevo conoscere a fondo tutti i meccanismi narrativi del
personaggio, il suo linguaggio, le cose che era giusto fare e quelle che
sarebbe stato meglio evitare, per poter scrivere le migliori storie possibili.
Dall’altra parte, volevo scoprire il segreto del suo successo e rubarlo per nasconderlo in uno dei miei rifugi segreti, sparsi nel mondo del fumetto, in attesa di poterlo utilizzare per i miei scopi.
Non posso essere io a stabilire se la prima parte del mio piano sia riuscita o meno. Posso solamente dire che ho cercato di fare del mio meglio e che sono abbastanza soddisfatto del risultato.
Per quello che riguarda la seconda parte, invece, posso serenamente affermare di aver fallito E la ragione di questo fallimento è presto detta: non c’è alcun segreto dietro al successo di Diabolik. Quello che c’è, piuttosto, è un’equazione piuttosto cmplessa, composta da alcuni fattori ben individuabili e circoscrivibili e da altri, più volatili e sfuggenti.
Dall’altra parte, volevo scoprire il segreto del suo successo e rubarlo per nasconderlo in uno dei miei rifugi segreti, sparsi nel mondo del fumetto, in attesa di poterlo utilizzare per i miei scopi.
Non posso essere io a stabilire se la prima parte del mio piano sia riuscita o meno. Posso solamente dire che ho cercato di fare del mio meglio e che sono abbastanza soddisfatto del risultato.
Per quello che riguarda la seconda parte, invece, posso serenamente affermare di aver fallito E la ragione di questo fallimento è presto detta: non c’è alcun segreto dietro al successo di Diabolik. Quello che c’è, piuttosto, è un’equazione piuttosto cmplessa, composta da alcuni fattori ben individuabili e circoscrivibili e da altri, più volatili e sfuggenti.
In primo luogo c’è il carattere, l’intelligenza, il gusto,
l’indole e la storia personale delle sue creatrici, due donne straordinarie, in
grado di pensare fuori dagli schemi e capaci non solo di mandare in edicola un
protagonista cattivo (non un anti-eroe ma un cattivo vero e proprio), ma pure
di dargli uno stile unico, tanto nelle storie, quanto nel linguaggio e nel
formato.
Poi c’è il talento e la straordinaria competenza di gran
parte dei collaboratori di cui le due sorelle si sono sapute circondare nel
corso degli anni.
E c’è il momento storico in cui Diabolik è venuto alla luce, un periodo di grandi rivoluzioni
culturali e sociali che, difficilmente, si ripeterà mai.
Infine, e questo è stato l’elemento più difficile non solo
da individuare ma anche da accettare, c’è il fatto che Diabolik è un
personaggio italiano, nato in Italia pubblicato in Italia, principalmente.
Perché per gli italiani Diabolik è un eroe e un role model, al pari di quello che James
Bond è per gli inglesi. E quest, ancheo grazie al fatto che, pur essendo un
ladro e, all’occorrenza, uno spietato assassino, Diabolik non ha nessuna di
quelle caratteristiche respingenti che caratterizzano, per esempio il suo
prodromo Fantômas o il suo
epigono, Kriminal. In compenso, il re del terrore è un uomo affascinante
e seducente, che vive libero, rispondendo delle sue azione solo a sé stesso,
senza nessun dovere od obbligo nei confronti del sistema, ponendosi anzi, in
maniera antagonista rispetto a ogni tipo di istituzione. L’assassino fantasma
(uno dei molti epiteti che gli hanno assegnato) ha l’intelletto di un genio,
guida un’automobile da sogno, al suo fianco c’è una donna bellissima, forte,
libera e disinibita, con cui forma una coppia di fatto unita dall’amore e dal
rispetto reciproco. Ma, soprattutto, è un criminale che non paga mai per i suoi
crimini cosa che, a giudicare dalla nostra storia recente e meno recente, è il
sogno di qualsiasi italiano. In poche parole, una parte del successo di
Diabolik deriva dal fatto che come personaggio ha saputo solleticare, blandire
e sublimare i desideri egoistici e edonistici di un popolo che vorrebbe vivere
come lui.
Anzi, che vorrebbe essere lui.
Anzi, che vorrebbe essere lui.
Sotto questo aspetto, e solo sotto questo, Diabolik è un
personaggio così squisitamente italiano che, se non fosse per la sua classe
innata, per la sua intelligenza, per la sua rigida deontologia professionale,
per il suo codice d’onore, e per la classe della donna con cui si accompagna,
si potrebbe quasi fare un inquietante paragone tra il Re del Terrore e un altro
personaggio, in carne e ossa questa volta, che ha fatto leva sullo stesso tipo
di debolezze popolari, incontrando anche lui una straordinaria popolarità e
che, guardacaso, ha avuto anche lui problemi con gli uomini di legge.
E, visto che stiamo parlando di poliziotti, parliamo dell’altra faccia della medaglia di Diabolik, la sua nemesi e il suo contraltare, quell’ispettore Ginko che è un altro di quegli elementi che hanno contribuito al successo straordinario che stiamo analizzando.
E, visto che stiamo parlando di poliziotti, parliamo dell’altra faccia della medaglia di Diabolik, la sua nemesi e il suo contraltare, quell’ispettore Ginko che è un altro di quegli elementi che hanno contribuito al successo straordinario che stiamo analizzando.
Ginko, l’essere umano fatto di carne e sangue, costretto a
combattere contro un nemico che è una macchina infallibile.
Ginko, il sempre sconfitto e mai perdente (la felice
definizione non è mia ma delle Giussani) ispettore di Clerville a cui nessuno
penserebbe mai di togliere il caso Diabolik, nemmeno dopo cinquant’anni di
infruttuose indagini, perché nonostante tutto, è l’unico che ha la forza e il
coraggio di opporsi a l’assassino dai mille volti. Ginko, che Diabolik lo ha
quasi portato sulla ghigliottina, un paio di volte.
Quasi.
Ginko, il promemoria vivente di valori desueti e fuori moda
come la dignità, l’impegno, l’austerità, l’abnegazione, l’integrità, lo spirito di sacrificio.
Ginko, la personificazione dell’altro volto del paese, il
simbolo di quell’Italia onesta che ci crede ancora e che fa la sua parte. Con
fatica, magari. Fallendo, alle volte.
Ma la fa.
Ma la fa.
Ginko, un uomo senza difetti tranne uno: il suo pessimo gusto
in fatto di donne. Perché se Diabolik ha voluto accanto a lui una creatura
indipendente e capace di tenergli testa come Eva Kant, Ginko si è scelto
l’algida duchessa Altea Vallenberg.
Aristocratica e più vicina al ceto sociale delle sorelle
Giussani di qualsiasi altro personaggio da loro creato, forse proprio per
questo Altea è quello da cui hanno tenuto maggiormente le distanze. Del resto
Altea Vallenberg è, in maniera sin troppo evidente, il quarto lato di un
triangolo perfetto costituito da Diabolik, Eva Kant e Ginko, e l’unica a non
sfoggiare una “K” nel nome. La
duchessa, a voler essere gentili (è pur sempre una signora), è un elemento
estraneo e alieno nelle raffinate dinamiche della serie, un noioso disturbo in
una altrimenti perfetta relazione di amore e odio. Certo, ammettiamolo, molti
autori si sono sforzati in tutte le maniere di dargli un certo peso e una sua
dignità e la nobile ha più volte salvato la vita a Ginko... ma quante volte è
stato lui a dover intervenire per cavare lei dagli impicci? E quante volte il
ruolo della duchessa si è limitato a quello di paziente spalla, utile solo per
dare modo a Ginko di esternare le sue riflessioni?
E poi, qual è il demome a cui Altea è costretta a restare
fedele? Diabolik e Eva sono agenti del chaos e hanno la necessità totalizzante
di sfidare il sistema e distruggerlo, colpendolo nel suo punto debole: il
capitale. Ginko è un servitore dell’ordine e, come tale, ha il dovere di
fermarli. Non è una sua scelta, è un imperativo genetico del personaggio.
L’ispettore non potrebbe abbandonare la sua caccia a Diabolik più di quanto
Ahab potrebbe smetterla di inseguire Moby Dick. E Altea? Cosa insegue, lei? Di
certo, non il sogno di una vita con Ginko, visto che è disposta a lasciarlo
quando si rende conto che per lui è più importante catturare Diabolik che
salvaguardare il loro rapporto. E allora, venuto meno il suo ruolo di fedele
compagna, pronta a sostenere Ginko in qualsiasi momento, che parte resta da
interpretare alla Duchessa di Valberg se non quello di eterna fidanzata che
impedisce al suo ragazzo di andare giocare a giocare al calcetto con gli amici?
No, ne sono certo: Ginko merita di meglio e di più.

8 commenti:
Bellissimo volume, molto interessante.
Riguardo al tuo pezzo, mi rendo conto che non è aperto al dibattito, ma mi è venuta ugualmente in mente una cosa.
Credo che Altea abbia lo scomodo compito di mantenere Ginko legato alla realtà, che non è interamente costituita da Diabolik e dalla sua cattura.
Senza di lei, l'ispettore avrebbe da tempo ceduto all'ossessione di prendere Diabolik, diventando uno spostato fatto e finito.
Invece Ginko è piuttosto "normale". Ossessionato, certo, ma solo quanto normalmente lo sarebbe uno che viene frustrato in continuazione.
Certo, il ruolo di Altea non può essere simpatico e,coerentemente con questo, lei non lo è.
E i disegnatori lo hanno realizzato standogli di fianco, mai rubandogli la scena. Sempre al servizio ma mai subalterni.
io direi invece che diabolik non è il caos ma l'anarchia che come dici tu attacca il sistema nel capitale, eva kant è quello cosa che trattiene e canalizza l'anarchia non ti scordare che la ferocia che aveva diabolik quando era solo dopo eva kant è scomparsa, ginko come tu dici è schiavo della legge che è a difesa del potere e del capitale( ma non schiavo del potere) e altea è invece il potere che sta sempre intorno a chi si schiera a difesa della legge e gli è sempre più di peso e d'intralcio che di aiuto e conforto ecco che cosa è altea il potere, la sua rappresentazione più chiara e semplice. se vuoi passarmi la frase altea non è la donna che ginko si merita ma è la donna che è condannato ad avere
Povera Altea... ma in effetti!
Articolo con molti spunti interessanti.
Eva Cunt è quella cosa che trattiene e canalizza. Non è il caos della sburrata liberista, ma l'anarchia feroce del creampie post-capitalista.
Basta Diabolik, vogliamo Mafalda!
Per Scheletro: sì, hai ragione.
E proprio per questo, Altea non la sopporto.
Una riflessione meriterebbe anche il Ginko nell'editoria: anche lì meriterebbe molto di più il personaggio.
il punto è che senza Altea Ginko sembrerebbe una specie di poliziotto-monaco totalmente ossessionato da Diabolik, come ha già detto Sraule. Sarebbe un fanatico, poco simpatico e alla fine anche poco "umano".
Perciò è importante che abbia vicino altea (che a me non è antipatica, affatto) ed è meritorio che gli sceneggiatori in questi anni abbiano cercato di are più spessore al personaggio
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