17.5.12

Stuck: terzo episodio


E' online il terzo episodio di Stuck, la serie web di Ivan Silvestrini.
Proseguono le vicende di David Rea, trainer emozionale.
La serie continua a confermarsi interessante anche se questo terza puntata mi è piaciuta un pelo meno delle precedenti.

5 commenti:

pieds ha detto...

Ma solo a me sta serie ricorda il Rambo turco?
Veramente non capisco il voler per forza essere qualcos'altro. Cioè posso comprendere il non saper distinguere tra qualcosa di veramente tuo e qualcosa che vorresti che fosse tuo, ma qui non vedo proprio le buone intenzioni.
I dialoghi sono artificiali e interpretati senza empatia.
Sardonè e l'assistente fanno le stesse smorfie dei caratteristi del Benny Hill Show. Specialmente lei mi fa salire un nervoso quando balbetta.
A parte un paio, tutti gli attori hanno un accento marcatamente italiano (quindi è evidente che sono italiani, quindi perché parlano in inglese?), effetto mario bros in pratica.
Si è scritto: l'abbiamo fatta in inglese per raggiungere un pubblico più vasto.
Avete fatto una cazzata: nel mondo anglofono raramente doppiano un audiovisivo, anzi preferiscono sentire la lingua originale accompagnata da sottotitoli. (Come d'altronde preferiscono sempre più appassionati italiani di telefilm.)
Guardare un episodio di Stuck mi trasmette le stesse sensazioni di una chiaccherata con uno di quei pallisti esagerati, che ti parlano della loro vita eccezionale, sciorinano doti ed esperienze invidiabili, distruggono la vita di pecora elogiando i 10 minuti da leone. Insomma una noia mortale.
Mi dispiace veramente, perchè avevo visto altre cose di Silvestrini e mi erano piaciute parecchio.
Poi se parliamo di tecnica, regia e fotografia è un altro paio di maniche: per essere una cosa indipendente è fatta veramente bene, complimenti.

Obi-Fran Kenobi ha detto...

Ma è una cosa bellissima! Grazie Roberto!

RRobe ha detto...

Per Pieds: ho alcune delle tue stesse perplessità (anche se in tono minore) ma ti obietto una cosa:

"Si è scritto: l'abbiamo fatta in inglese per raggiungere un pubblico più vasto.
Avete fatto una cazzata: nel mondo anglofono raramente doppiano un audiovisivo, anzi preferiscono sentire la lingua originale accompagnata da sottotitoli. (Come d'altronde preferiscono sempre più appassionati italiani di telefilm.)"

Su che base dici che hanno fatto una cazzata? Hai visto le cifre delle visioni all'estero? Io sì. Non hanno fatto una cazzata.

Slum King ha detto...

Va detto che c'è un pelo di overacting però almeno non ha quella patina wannabe che hanno le nostre serie(e non parlo mica solo di quelle su web...)

pieds ha detto...

La base è esclusivamente un mio sentore.
Da quando non vivo più in Italia sto scoprendo come il mondo anglosassone vede l'esterno.
Agli americani e agli inglesi non piace lo scimmiottamento, l'imitazione.
In USA hanno sbancato due film come Gomorra e Il Divo che non ritengo essere i migliori film italiani degli ultimi 20 anni, ma contengono qualcosa di nuovo per l'americano acculturato. Si intravede un'identità.
In Stuck c'è l'imitazione, resa peggiore da una specie di grosso cartello che dice: "Recito una chiavica!" attaccato ai due protagonisti.

Le cifre dall'estero non le conosco. Però sempre di 30.000 visite totali si tratta. Considerando il passa parola mostruoso e la buona predisposizione della maggior parti dei visitatori (me compreso) non mi azzardo a definirlo un successo.

Per farsi un'idea: la serie tv italiana più apprezzata qui in UK è Montalbano. Naturalmente coi sottotitoli.

Poi alla fine sono sempre un uomo medio: ho odiato con tutto il cuore "This must be the place" per lo stesso motivo, eppure ha avuto un discreto successo in USA.