3.5.12

The Tony Scott Thunder Challenge: Unstoppable


Si conclude la Tony Scott Thunder Challenge.
Se non sapete cosa sia, cliccate QUI.
Se vi siete persi le precedenti sfide, cliccate QUI e QUI.
QUI, invece, trovate la recensione del poco incisivo Pelham 123, a opera di Nanni Cobretti.
Andiamo a cominciare.



Chiariamo una cosa:
Tony Scott è nato in Inghilterra e ci ha vissuto fino all'età adulta.
La sua infanzia l'ha passata in mezzo alle basi militari dove era assegnato suo padre, poi ha frequentato rinomate scuole d'arte, si è immerso (introdotto dal fratello) nella moda e nella pubblicità e, infine, è approdato al cinema USA.
Il fatto che abbia un cappellino rosso da baseball in testa, non fa di lui un americano.
Il fatto che i suoi film siano tutti ambientati negli USA, nemmeno.
La differenza sostanziale che passa tra Tony Scott e il suo più vistoso epigono, Michael Bay, è che il secondo ibrida uno stile cinematografico da videoclip (derivativo proprio del cinema di Tony Scott) con il pittore delle torte di mele, Norman Rockwell, mentre il primo pensa ai Bauhaus.
Quindi, sgomberiamo il campo dai fraintendimenti: nonostante Unstoppable sia un film che mette al centro della scena una delle più grandi passioni americane, i treni, e nonostante i suoi protagonisti siano tutti dei rocciosi esponenti della working class hero celebrata da gente come Bruce Springsteen, a Tony Scott gliene sbatte abbastanza il cazzo di fare il grande film americano.
Quello che gli interessa è poter giocare con un giocattolone di cui si è innamorato riprendendolo per la scena finale di QUESTO (dal minuto 6 e 54 in poi) e perché nello script che gli è stato presentato c'è qualcosa che ha fatto vibrare in lui qualcosa di profondo.

La trama in breve:
un treno carico di componenti chimici esplosivi e letali, fuori controllo (cose che capitano quando a gestirli ci mettete il fratello di Earl). Il treno è lanciato a folle velocità verso la città Pittsburgh. Se il mostro d'acciaio non verrà fermato o rallentato prima della stretta curva sopraelevata, giusto in prossimità di una gigantesca raffineria, sarà il disastro. A tentate di salvare la giornata, quegli inetti delle ferrovie, un pugno di impiegati con le palle (tra cui una Rosario Dawson con un look al naturale da infarto), il Chris Pinei e Denzel Washington. 
In poche parole, quelli di Pittsburgh non si scompongono nemmeno perché sanno che a vegliare su di loro ci sono il Capitano Kirk e quello che ha sempre ragione lui ®.

Adesso: lo vedete il punto?
Il treno.
Una bestia d'acciaio fatta di pura potenza e vitalità.
Un leviatano tenuto sotto controllo dall'uomo.
Lo tieni alla giusta velocità, e hai dalla tua uno formidabile strumento, utile alla collettività.
Non lo fai, e lui esce dai binari e travolge tutto quello che gli si para davanti, fino a esplodere in una palla di fuoco e fiamme, facendo una strage.

Sostituite il treno con il talento cinematografico di Tony Scott e capirete da soli che Unstoppable non è altro che una riflessione di Tony Scott su sé stesso e sul suo cinema fino a questo punto.
Quasi un autodafé, se vogliamo.
Tony sa benissimo quali sono i suoi punti deboli e i quali i suoi punti di forza.
Sa di avere dalla sua un occhio, una sensibilità e un linguaggio che sono stati in grado di lasciare un segno profondo nel mondo di fare cinema in USA (e non solo).
Ma sa pure che ha la tendenza a rischiare troppo. A sperimentare fino al punto di non ritorno.
Lo ha fatto con The Hunger (ma era giovane), con Revenge (ma voleva dimostrare di essere un autore vero) e lo ha fatto, soprattutto, con Domino (film eccessivo ed estremo nel linguaggio come nessun altro, ma pure meravigliosamente sbagliato).
Se vuole fare un grande film, Scott deve riuscire a tenere a freno la potenza scatenata della sua visione, senza reprimerla fino al punto di soffocarla (come gli è capito in robine come The Fan).
E, in quest'ottica, non è per nulla un caso che l'uomo che Tony Scott chiama per domare la potenza del treno di Unstoppable, sia proprio Denzel Washington, suo attore feticcio e interprete del film in cui, meglio che in tutti gli altri, è riuscito a trovare un equilibrio tra forma e contenuto, narrazione e sperimentazione: Man on Fire.

Unstoppable è un film apparentemente asciutto.
Scott toglie il piede dall'acceleratore in fase di post produzione, contiene il suo lavoro sul montaggio e si concentra sulle riprese e gli attori, realizzando quello che, a prima vista, appare quasi come il film più classico della sua intera filmografia.
La verità è che, andando a esaminarlo meglio, tutti gli elementi del suo cinema sono presenti: il montaggio che sconfina nel campo del subliminale, la color correction che definisce da capo l'aspetto delle cose, le immagini digitali che si sovrappongono e si stratificano sul volto (o alle spalle) degli attori, i rallenty, le accellerazione e quelle inquadrature sempre in aperta rottura con la tradizione.
C'è tutto.
Ma, a differenza che in altri casi, questi elementi sono tenuti sotto controllo e costretti a lavorare insieme in maniera armonica, (dove in Domino erano volutamente discordanti), per fare in modo che nulla possa distogliere la nostra attenzione da quel bestione di ferro e bulloni (il cinema secondo Scott) lanciato a bomba contro Pittsburgh (gli spettatori), facendoci restare con il fiato sospeso fino alla fine.
Ce la farà Tony Scott a uscirne da vincitore o deraglierà sull'ultima curva e ci crollerà addosso?
Tranquilli: alla leva del freno c'è Denzel.
L'affidabile Denzel.
Il rigoroso Denzel.
L'equilibrato Denzel. 
Il giusto Denzel.
Andremo a casa tutti felici e contenti.

Applausi.
Tony Scott è il regista più seminale degli ultimi trent'anni.


Ah, sì.
Il parere di WIM:

le mappe, il treno, i cavalli, i bambini, il pick-up, la tavola calda, la redenzione, padri di famiglia poveri in canna, cose che esplodono, ciccioni idioti, eroi WASP dal volto umano, un ferroviere zen con la coda di cavallo, un ferroviere ancora più zen senza capelli e a un passo dalla pensione. Unstoppable è il grande film americano di Tony Scott. Forse ad oggi il suo miglior film in assoluto. Me la spendo così, se poi volete un parere più compiuto lo trovate su http://www.i400calci.com/2010/11/unstoppable-spoiler-ma-anche-no/