23.7.12

[AREZZO WAVE] la strana messa di Giovanni Lindo Ferretti


Sveglia alle sei del mattino, dicevamo.
Per il concerto di Giovanni Lindo Ferretti.
Che non è nemmeno a Arezzo, ma fuori, a Ponte Buriano, la località che pare sia stata usata da Leonardo Da Vinci come sfondo per la sua Gioconda.
E così, ci mettiamo in macchina.
Sprezzanti del pericolo, o forse troppo assonnati e sfiniti per protestare, lasciamo che sia ancora Paolo a guidare.
Che Paolo ha un sacco di qualità, ma la guida non è tra queste.

Del viaggio non ricordo nulla.
Forse dormo.
Forse ho cancellato il ricordo per poter continuare a vivere sereno.
Comunque sia, arriviamo.
E con passo claudicante, simile a quello degli zombie, ci dirigiamo verso il parco.
C'è un vento fresco e il sole è ancora basso.
La gente arriva alla spicciolata, sbucando dal bosco tutto intorno, convergendo lentamente verso il palco.
Ci sono signori di mezz'età, vecchi e ragazzini, ci sono ragazze vestite come se dovessero andare a una colazione sull'erba e signore eque e solidali con i loro pantaloni larghi di tela grezza, ci sono vecchi rocker tutto cuoio e borchie e le immancabili figure retoriche dei punkabestia con i loro cani.
E poi ci siamo io e Mauro, Paolo e Gud, e il nostro instancabile Andrea.
E sul palco c'è un prete.
Vestito da prete.
E con i modi di un prete.
Un prete che canta.



Se l'obbedienza è dignità fortezza
 La libertà una forma di disciplina
 Assomiglia all'ingenuità la saggezza
 Ma non ora non qui no non ora non qui 
Ma non ora non qui no non ora non qui 
Tu non cantavi mai la sera non cantavi mai 
Tu non cantavi mai la sera non cantavi mai

Dopo Depressione Caspica, vengono suonate A Tratti, In Viaggio e Amandoti.
I nuovi arrangiamenti dei pezzi, a opera di Ezio Bonicelli e Luca A. Rossi (ex-Üstmamò), non li avevo mai sentiti e li trovo straordinari.
I PGR e la loro ricerca elettronica sembrano dimenticati ed è di nuovo il rock, nell'accezzione più varia, a farla da padrone.
Sono rapito e come me, tutti quelli attorno a me.
Ferretti si ferma, alza lo sguardo e ci fissa (fino a questo momento ha cantato praticamente a occhi chiusi, con le mani in tasca e senza sfiorare mai l'asta del microfono, come se si trovasse sul palco quasi per caso).
I suoi occhi sono quelli di sempre: ipnotici e neri, come quelli di uno squalo.
Uno squalo morto.


Sorride, Ferretti.
E  mette paura quanto quel sorriso sembri innaturale sul suo volto.


Poi parla.
E dice:
"E' più orario di andare nei campi che a un concerto..."

E il tono della voce è quello di un parroco che si rivolge ai suoi fedeli in maniera bonaria e paternalistica.
Ridono tutti, sentendosi sollevati e redenti.
Io mi irrigidisco e prendo le distanze, fisiche e mentali, dal palco.
Timeo Danaos et dona ferentes.
Ma resto ad ascoltare.


La musica ricomincia.
E' la volta di Amandoti e poi Mi Ami?
Ballano tutti come se niente fosse stato.
 Per me, che mi sono fatto indietro, il cortocircuito è tremendo. 
Non trovo relazione tra il Ferretti che canta e il Ferretti che parla. 
Mi ritraggo sempre più, mentre il concerto va avanti. 
And the radio plays, Ongii, Cupe Vampe...
Tutte eseguite splendidamente.
Poi è la volta di Annarella.


Lasciami qui 
Lasciami stare 
Lasciami così 
Non dire una parola che 
Non sia d'amore 
Per me 
Per la mia vita che 
E' tutto quello che ho 
E' tutto quello che io ho e non è ancora 
Finita 
   Finita...

E mi ricordo la prima volta che ho ascoltato queste parole.
Il senso che, per me, avevano allora, che è quasi del tutto diverso da quello che hanno oggi.


Penso al Giovanni di allora. E al Roberto di adesso.
A quello che ha passato lui.
A quello che ho passato io.
Lo scarto tra quello che era e quello che è.
Lui e lui.
Lui e me. 
Me e me.

E mi scopro a camminare di nuovo verso il palco.
Perso e ritrovato allo stesso tempo.

La fa Radio Kabul? Sì, è l'unica che ricordo con chiarezza.
Il resto non lo so.
Perché per me, Ferretti, questa mattina, sta suonando tutto.

Finisce il concerto.
Mauro vuole aspettare che Ferretti esca per stringergli la mano.
Ci riesce.
Poi ce ne andiamo a guardare lo scenario di Leonardo e torniamo verso Arezzo.
Guida ancora Paolo.
Ma io non mi preoccupo.
Non morirò di mattina.






p.s.
sul blog degli altri, trovate un mucchio di nuovi aggiornamenti, video e foto del viaggio dei 5 Blogger a Arezzo Wave. Fateci un giro che ci sono cose spassose e non solo.



8 commenti:

MicGin ha detto...

Grazie per questo post!

Unknown ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Unknown ha detto...

Comunque d'anime e d'animali dei PGR è un disco molto "rock".

Roba che non c'entra assolutamente niente col primo... anzi ma molto più legato al passato, buttagli un ascolto ne vale la pena.

ale ha detto...

tragicomix? Con la T come Timeo Danaos et dona ferentes.

RRobe ha detto...

Mi sono perso, Ale.

Gasparotto ha detto...

GLF è mio vicino di casa lassù fra i lupi e ammetto che sono un po' di parte, visto che del suo pensiero condivido praticamente tutto... Roberto, devo dire che questi due post sono fra i più belli che tu abbia mai scritto. Anche mia moglie - che normalmente non ti legge - è rimasta veramente impressionata. Bravo, davvero.

Claudio ha detto...

...ma poi se si è veramente spaventato così tanto per la sua malattia, non era più sensato che iniziasse a smettere di fumare, piuttosto che diventare un fondamentalista cattolico ?

ivothor ha detto...

davvero un post ben scritto! dovrai deciderti a scrivere un libro prima o poi.