21.7.12

Due modi di scrivere lo stesso personaggio...

Joker, nell'interpretazione data nel film Batman -The Dark Knight-, di Christopher Nolan.


Un misterioso pazzo psicopatico, nichilista, anarchico, solipsista, dotato di un grande senso scenico e di un carisma infinito.

Sullo schermo, lo vediamo uccidere solamente criminali.
Cerca di uccidere anche innocenti ma viene sempre fermato o, quando gli riesce (sei vittime), lo fa a distanza, con una bomba, oppure negli stacchi di montaggio, o fuori campo. Praticamente mai a schermo.
Lo spettatore, per tutta la durata del film, non lo vede mai uccidere chiaramente gente innocente o personaggi positivi.

Joker, nell'interpretazione data nel fumetto The Killing Joke, di Alan Moore.


Un pazzo psicopatico, nichilista, anarchico, solipsista, dotato di un grande senso scenico e di un carisma infinito.
Un poveraccio, con un triste passato, diventato quello che è diventato perché spinto dalla disperazione e trascinato da una serie di tragici eventi.

Nelle pagine del fumetto di Alan Moore lo vediamo sparare nello stomaco a Barbara Gordon (la figlia del commissario), in una delle pagine più violente della storia del fumetto americano.

Poi lo vediamo rapire Gordon stesso, conciarlo con un completo sadomaso e costringerlo a vedere degli ingrandimenti di foto di sua figlia, in terra, con il ventre squarciato mentre si contorce negli spasmi. Nuda e probabilmente abusata dal Joker stesso.



La prima interpretazione del personaggio è suadente e spinge all'emulazione (parlo di cosplayer, gente con le magliette e quanto altro, non solo di teste matte con troppe armi a disposizione).
E' figlia del marketing che ha deciso di creare un cattivo maestoso che sappia accalappiarsi una sinistra ammirazione da parte del pubblico.

La seconda interpretazione, pur mostrandoci la profondità del personaggio, e dandogli un lato umano che non può che farci provare pietà per lui, è respingente, mette paura, e non invoglia in nessuna maniera a volersi identificare con il Joker, figurarsi emularlo.


Tutte e due le interpretazioni sono degli esempi di scrittura ottimi ed esplorano magnificamente la fascinazione del male.
Ma la seconda, è figlia di una scrittura profondamente consapevole.
La prima, per niente. 


E credo di non aver altro da aggiungere sulla questione.