31.7.12

Dylan Dog 311, "Il Giudizio del Corvo" - Contenuti Speciali-



Ho un mucchio di cose da dire riguardo a questa storia.
Partiamo dall'inizio.

Di solito, quando inizio un lavoro, mi faccio un piano e mi pongo degli obiettivi.
Certe volte sono obiettivi piccoli ("scriverò un albo di Diabolik non usando mai i balloon di pensiero perché nessuno deve entrare nella mente del Re del Terrore!"), certe volte sono obiettivi grandi ("John Doe sarà una maxi-serie da 99 albi in cui cercheremo di scombinare tutte le convenzioni del fumetto popolare italiano da edicola!!").
Nel caso di Dylan, quando ho iniziato a scriverlo, lo scopo era ambizioso e molteplice.

Da una parte, volevo esplorare il personaggio, analizzando da dentro il lavoro di Sclavi, per capire come e perché avesse funzionato così bene, in modo da poter replicare quanto fatto, magari rinnovandolo.
Poi volevo dire la mia non solo sul personaggio in quanto tale, ma pure su quello che il personaggio era diventato.
Infine, volevo fare il mio, riuscendo a mettere un poco di me, delle mie esperienze e del mio modo di vedere il mondo, all'interno delle storie dell'Old Boy.
Il manifesto delle mie intenzioni era abbastanza esplicito sin dalla prima storia, Fuori Tempo Massimo, apparsa sul primo Dylan Dog Color Fest.

La prima fase del mio "piano" quindi, si sarebbe composta di una serie di storie che avrebbero ripercorso i classici filoni sclaviani, interpretati secondo la mia sensibilità.
Le storie surreali, le storie in cui la gente normale mostra il suo vero lato mostruoso (appena celato da un velo di civiltà), la stigmatizzazione dei lati più deformi e mostruosi della nostra società e via discorrendo.
Ovviamente, non potevo tralasciare tutta una corrente di albi che avevo trovato sempre divertente (e un poco folle): quegli albi in cui gli autori di divertivano a riscrivere da capo un film horror esistente, inserendoci dentro la variabile Dylan Dog.

E non parlo del solito gioco delle citazioni, sia chiaro.
Quello è sempre stato presente in tutti i Dylan.
Parlo proprio di quando Sclavi e i suoi (su tutti, Chiaverotti), non si limitavano a fare uno o più rimandi a un film, ma calavano proprio Dylan all'interno di esso.
Mi riferisco a storie come Killer, o Il Buio, o il recente L'Assassino è tra noi.

Dylan contro Terminator! Dylan contro Freddy Kruger! Dylan contro gli zombie di Romero! Dylan contro Jason Voorhees!
Erano un tipo di storie che, da ragazzino, mi divertivano tantissimo e che, con Il Giudizio del Corvo, ho cercato di riproporre.

E visto che una delle più importanti saghe cinematografiche horror recenti è Saw, ho pensato che non sarebbe stato male vedere Dylan alle prese con una versione alternativa di Jigsaw, l'enigmista.
Nell'originale cinematografico, Jigsaw è un serial killer morale. Geniale, crudele, ma con uno specifico codice, una sua etica e un suo personale intento: mette alla prova le sue vittime sbattendogli davanti le loro debolezze e le loro colpe.
E lo fa con delle prove che richiedono dei sacrifici estremi per essere superate.
Se le superi, sei "redento" e diventerai una persona migliore. Altrimenti sei morto.

Per me, che volevo conoscere e mettere sotto stress il "credo" dylaniato... cosa c'era di meglio che sbatterlo tra le grinfie di una mia interpretazione di Jigsaw?

Oltretutto, questa cosa, mi avrebbe permesso di portare avanti un'idea che mi frullava in testa sin dal principio e che riguardava un problema che riguardava il livello di tensione e minaccia.

In termini semplici, tra i molti elementi che vanno a comporre la tensione di una storia horror, c'è  il rischio (molto più frequente che in altri generi) che il protagonista della storia possa morire (o impazzisca), cosa che in un prodotto seriale come Dylan non può accadere.
Dylan non può morire (o se muore, la storia è onirica) e il lettore lo sa bene. Quindi non è in tensione per la sua sorte.

Aggiungiamoci poi che Dylan, nel corso degli anni, è sempre più circondato da figure amichevoli che lo aiutano e lo assistono in tutte le maniere.
Da Bloch all'insopportabile Madame Trelkovski, passando per Lord Wells e Groucho, tutti fanno in modo che l'indagatore dell'incubo abbia una vita comoda, a riparo di ogni rischio.
Persino i quotidiani hanno smesso di essergli nemici (lo ignorano e basta, generalmente).
Con l'uscita di scena di Xabaras, poi, non c'è più nemmeno un arcinemico a gettare la sua inquietante ombra.
In sostanza, corro più rischi io quando vado in posta che Dylan quando affronta i mostri.

E' per questo che con Paola Barbato e Michele Medda, avevamo pensato di dare vita a un piccolo arco di storie che avrebbe alterato alcuni di questi equilibri (era nostra intenzione mandare a riposo Bloch per qualche tempo e sostituirlo con un ispettore di polizia decisamente ostile e, nel frattempo, cominciare a delineare la figura di un nuovo arcinemico).
Dal canto mio, avevo pure deciso di creare una mia personale gallery di malvagi da far tornare all'occorrenza e che, presto o tardi, avrebbero unito le loro forze contro Dylan.
Axel Neil sarebbe stato il maniaco con l'ascia, Mater Morbi la femme fatale, poi ci sarebbe dovuto essere un personaggio davvero squilibrato (la Matta) e Mr. Giggle, il genio del male.

Con il Giudizio del Corvo avrei introdotto Mr. Giggle e iniziato a unire i fili, facendo apparire anche Axel.
Di questa cosa non se ne è fatto più nulla perché poi, per vari motivi, io, Paola e Michele ci siamo dedicati ad altro, però mi dispiace perché sono sicuro che sarebbero uscite delle storie divertenti.

Per concludere il discorso, il resto è presto detto:

- le prove, tutte, sono pensate per mettere in evidenza una debolezza o una possibile criticità del carattere di Dylan. Anche i carboni ardenti (che qualcuno ha trovato discutibili) sono pensati con questa logica. Dylan è costretto a camminarci sopra perché, altrimenti, il Corvo riterrebbe fallita la prova (e per questo non c'è bisogno che occupino tutta la stanza) e Dylan decide di attraversarli di suo sponte, per dimostrare a Giggle che lui davvero ama ogni sua "donna del mese".

- La svolta finale dell'albo me l'ha data Federico Memola (da non crederci), con una critica che aveva fatto sul web a Fuori Tempo Massimo, a proposito della leggerezza con cui Dylan aveva trattato le vittime di Axel.

- Mr. Fantastic è un supereroe a tutti gli effetti, scemotto, ingenuo e superforte. Quando ho saputo che sarebbe stato Caluri a disegnare la storia, gli ho chiesto di modellarlo come una versione realistica e buona di Maicol, il ragazzino tremendo a cui Luna fa da babysitter, sulle pagine del Vernacoliere. Il risultato mi fa sogghignare ogni volta che lo guardo.

- Ogni volta che mi è possibile, mi piace ricordare che Dylan è un appassionato di heavy metal e hard rock. Tenendo conto che a Londra c'è un tempio di questo genere di musica, l'Hammersmith Odean, mi sembrava scandaloso che il nostro non ci fosse mai andato.

- Lo stile di scrittura di questa storia riflette il mio precetto guida per gli albi Bonelli: se il lettore non lo legge tutto in una tirata, ho fallito. E quindi, giù il piede sul pedale del gas.

- Citazioni vere e proprie (Saw a parte) ce ne sono poche (o ne ricordo poche). Gli Uccelli, nel sogno iniziale e mi pare null'altro.

- Il titolo di lavorazione dell'albo era I Veri Mostri, a sottolineare il discorso che Alex fa a Dylan (e che, per me, è il fulcro di tutta la storia: ma siamo davvero sicuri che i veri mostri siamo noi?).

E credo che, con questo, sia tutto.
L'albo lo trovate in edicola.