11.7.12

La Leggenda del Cacciatore di Vampiri: la recensione



Dunque.
Qualche anno fa, sul web, la gente impazziva per cose tipo Jesus Christ Vampire Hunter, Orgoglio e Pregiudizio e Zombie o Ninja contro Alieni.
Tutti prodottini che avevano la loro ragion d'essere solo nell'idea del titolo e che poi, fallivamo miseramente alla prova della narrazione vera e propria.
Hollywood, dimostrando la reattività di un bradipo deceduto, ha colto "al balzo" l'idea, mettendo in produzione un paio di film di medio livello.
Il primo è stato il davvero mediocre Cowboys & Aliens, il secondo è questo Abraham Lincoln, Vampire Hunter, film fortemente voluto dal produttore Tim Burton (e alè), diretto da Timur Bekmambetov (e doppio alè) e scritto da Seth Grahame-Smith, lo stesso del romanzo Orgoglio e Pregiudizio e Zombie (e triplo alè).

Come per le opere precedenti, visto il cast artistico e tecnico, piuttosto anonimo, il maggior punto d'interesse del film risiede nel titolo (e nello spunto che suggerisce).
E' per questa ragione che i saggi distributori italiani hanno ben pensato di cambiarlo.
Lo stupido spettatore italiano non avrebbe capito tutto l'umorismo implicito nella faccenda di Abramo Lincoln e, forse, non avrebbe nemmeno colto il riferimento storico.
Gli italiani sono gente ignorante, si sa.
Molto meglio vendere il film come un horror qualsiasi, su un cacciatore di vampiri leggendario e armato di ascia.



Evvabè.

Detto questo, il film com'è?
Discutibile.
E non perché la prima parte è volutamente demenziale (e tratti, onestamente spassosa), quanto perché, la seconda parte, non lo è per niente e il film, di colpo, avanza pretese di struttura drammatica. E se prima, tutto sommato, ci si diverte, poi ci annoia e (se avete rispetto per voi stessi) infine ci si offende.
Il tutto condito con una produzione davvero misera che, se il film si mantenesse sulle premesse iniziali, potrebbe anche far parte del gioco ma poi, quando il tono epico della storia sale, si dimostra del tutto inadeguata.

Ma il problema vero e profondo di questo film è che è arrivato bollito prima ancora di uscire, figlio di un tipo di gioco narrativo che era vuoto e poco interessante quando era nuovo e che adesso che la moda è passata, è solo stucchevole e non interessa più nessuno (e, infatti, il pubblico ha disertato le sale anche in USA).

Insomma, è un film trascurabile, nato da un fenomeno trascurabile.
Tutta la questione se vederlo o non vederlo, alla fine, si riconduce alla solita storia: avete tempo da perdere?

p.s.
la stereoscopia, in particolare nella prima parte, non è malvagia (lo scrivo solo perché a un sacco di gente questo aspetto sembra interessare).