20.7.12

Non siamo stati noi!


E' il 1991.
Sono uscito dal cinema Royal, dove ho visto L'Ultimo Boyscout e sto cercando un tabaccaio, dove comprare un pacchetto di sigarette.
Non fumo ma sto per cominciare.
Perché Bruce Willis che fuma le sue sigarette nel film che ho appena visto, è davvero troppo figo e io, che voglio essere come lui, ho deciso di imitarlo, almeno in quel dettaglio. 
L'unico che la mia vita mi concede di emulare.

Adesso, seguitemi bene: non è che a diciassette anni io fossi un deficiente.
Capivo benissimo il danno comportato dalle sigarette e sapevo pure che iniziare a fumare per imitare un attore cinematografico, significava cadere con tutti i piedi nella trappola che Hollywood e le grandi multinazionali del tabacco portavano avanti da tempo immemore.
Eppure, comprai lo stesso quelle sigarette e cominciai a fumare e lo faccio ancora.
Ed ero sano di mente allora come sono sano di mente adesso.
Semplicemente, subisco il potere e la suggestione, che un certo tipo di personaggio-mito esercita su di me.

Ora, cosa succede se lo stesso potere viene esercitato su persone che, magari, tanto sane di mente non sono? E che vivono, oltretutto, in un contesto in cui non solo la vendita del tabacco è libera, ma pure quella delle armi? Succedono cose come quelle di Columbine, nel 1999, e di Denver, oggi.
Perché sì, noi che facciamo storie, possiamo cantarcela quanto vogliamo che non è responsabilità dei fumetti, del cinema, della musica, dei videogiochi, se qualche matto decide di imbracciare un fucile e fare una strage, ma non è del tutto vero.
Specie quando le storie o i personaggi sono particolarmente potenti ed evocativi.

Quanta gente ha iniziato a picchiarsi così, per gioco, dopo Fight Club?
Quanti gruppi estremisti hanno trovato una loro musa in Alex e i suoi Drughi?
Quanti teppisti romani si sono messi ad andare in giro con le magliette con sopra la faccia del Libanese o di Carlito Brigante o Tony Montana?
Quanti psicopatici con il trench e il fucile erano pure giocatori incalliti di videogame come Call of Duty?
Un mucchio.
E questo, badate, non significa che queste opere di finzione abbiano plagiato le menti deboli di questa gente e li abbiano spinti a commettere reati di varia natura.
Ma li hanno ispirati.
Al pari di come Mila e Shiro ha ispirato le nostre campionesse di pallavolo (e qui, nessuno di noi si è lamentato della cosa, o sbaglio?).

La verità è che le storie ispirano le persone.
E come ci prendiamo l'onore di quando lo fanno nel bene, dobbiamo prenderci pure il peso di quando lo fanno nel male.

E no, non sto dicendo che dobbiamo smetterla di creare personaggi negativi affascinanti.
Dico che dobbiamo acquisire la consapevolezza di cosa significa farlo, la capacità di farlo nella maniera migliore, e la maturità di accettarne il peso, senza stare a dire "non siamo stati noi!"