4.7.12

Aronne Piperno non abita qui.


Un paio di mesi fa un collega fumettista mi chiama per propormi un possibile lavoro.
In sostanza, per una serie di agganci suoi, è stata contattato da un gruppo di lavoro che sta realizzando un "grande progetto di creatività italiana" e che, per portarlo a termine, ha bisogno di alcuni fumettisti. Il mio amico non sa molto più di questo se non che a capo di questo gruppo pare esserci una attricetta fallita e la sorridente e discussa moglie di un noto uomo politico e che vogliono incontrarci per parlare di cosa ci sarebbe da fare.
Il mio senso di radar anti-sola si attiva immediatamente ma decido di accettare la proposta.
Da una parte sono curioso, dall'altra parte, da quando sono a studio, cerco di trovare quanti più lavori possibili da poter realizzare per il gruppo.
E quindi, io e il mio amico andiamo all'appuntamento.

Arriviamo in questo appartamento nel quartiere Parioli e io, appena entro, e noto l'arredo e l'atmosfera generale che si respira in quel posto, non posso fare a meno di pensare a Alex e alla scena dello stupro.
Reprimo l'istinto di colpire la proprietaria con un enorme fallo in ceramica e mi siedo sul divano, ascoltando cosa l'attricetta e la sorridente e discussa donna del noto uomo politico hanno da dirci.
Accanto a loro c'è pure l'assistente personale dell'attricetta che, per tutto il tempo, non farà altro che annuire alle parole della sua datrice di lavoro e dire "E' stupendo! Che idea meravigliosa".
Giuro. Non sto esagerando.
Comunque sia, ne esce fuori che il "grande progetto di creatività italiana" non è altro che una linea di vestiti.
Per un tempo insopportabilmente lungo le due ci spiegano di come loro non vogliano vendere abiti ma, piuttosto, "proporre un'esperienza". E poi si dilungano per quasi due ore con variazioni sul tema.
Vi risparmio la spiegazione e salto alle conclusioni: queste due vogliono Holly Hobbie.
Cosa che gli faccio notare, ricevendo come risposta solo delle facce a punto interrogativo.
Faccio spallucce e cerco di capire, a stringere, in che maniera la cosa dovrebbe coinvolgere dei fumettisti.
In sostanza, vogliono che realizziamo alcune illustrazioni che rappresentino, idealmente, il loro marchio.
Provo a capire di che illustrazioni vanno cercando e, dopo avergli mostrato una serie di esempi tra i più disparati, le due mi dicono che lo stile perfetto sarebbe quello di quel primo illustratore che ho fatto vedere alle due.

"Quale, scusate?"
"Quel Rocky, qualcosa..."
"Rocky?"
"Quello che sembravano pubblicità della Coca-Cola."
"Norman Rockwell."
"Sì, lui."
"Vi rendere conto che un tipo di illustrazione del genere ha un costo esorbitante?"
"Ah..."
"Eh."
"Allora no. Ma ci fidiamo di voi."

Capisco che aria tira e provo con un approccio diverso.

"Che ne dite se vi realizziamo una style guide, prima delle illustrazioni?"
"Una che?"
"Una specie di libro con dentro tanti disegni dei vostri personaggi, rappresentati in maniera pulita e precisa. Una guida per tutti i disegnatori, in modo che, con quella in mano, voi poi potrete darla agli illustratori che preferite, a seconda delle vostre esigente."
"Ci sembra una splendida idea!"
"Perfetto... parliamo di soldi?"

E parliamo di soldi, stabilendo un compenso per la realizzazione della style guide e rimanendo che, per le illustrazioni, vedremo poi.


Torno a studio. 
Organizziamo il lavoro del gruppo e, in poco tempo, tiriamo fuori parecchio materiale tra cui le due potranno scegliere cosa gli piace e cosa no, in maniera da avere le idee chiare su cosa fare per le illustrazioni, senza perdere tempo con persone che, è evidente, non hanno la minima idea di cosa vogliono.

Portiamo la style guide alle due. Ci mettiamo anche un video di montaggio, fatto tanto per impressionarle.
E loro restano impressionate.
Ci fanno un sacco di complimenti.
Poi iniziano a darci le loro modifiche.



"I due bambini sono troppo grandi..."
"Ok, li facciamo come nella versione in cui sono più piccoli..."
"Non si deve vedere alcuna costruzione umana, nemmeno la fattoria o questo muretto che avete messo qui..."
"Ok, a morte il muretto."
"Il coniglio sembra cattivo con quegli occhi rossi... azzurri non si possono avere?"
"Certo. Il Paul Newman dei conigli."
"Ambientiamo tutto nelle blue mountain australiane..."
"Prego?"
"Ci sono andata in vacanza e sono bellissime!"
"Sì, ma non è quello che ci avevate chiesto..."
"La casa dei bambini deve essere un mulino..."
"Ma non avevate detto nessuna costruzione?"
"Un mulino dentro un albero..."
"E' stupendo! Che idea meravigliosa!"
"Il bambino deve essere più forte e coraggioso. E i capelli li vorrei a caschetto ma mossi... come mio figlio."
"Ha mica una foto di suo figlio?"
"La bambina... il volto non si deve mai vedere ma essere sempre coperto dalla sua cuffia!"
"Come Holly Hobbie?"
"Eh?"
"Le labbra della bambina devono essere carnose e gli occhi chiari!"
"Ma se il volto non si deve vedere..."
"E poi deve portarsi dietro una scatola di legno su cui sale per prendere le cose!"
"E' stupendo! Che idea meravigliosa!"

Io segno tutto.
Poi dico:
"Va bene, dovrebbe essere tutto chiaro... a fronte di queste modifiche, direi che possiamo cominciare a realizzare le illustrazioni che ci avete chiesto."


E poi dico il nostro prezzo.
L'attricetta, che ha tenuto banco fino a questo momento, si defila e si fa avanti la discussa moglie del noto uomo politico. Non è più sorridente.
Esce fuori che le illustrazioni costano troppo e che loro sarebbero disposte a pagarcelo molto meno.
Io le dico che il nostro prezzo, per il tipo di lavoro che vogliono, è quello. Ma che, a fronte della style guide, possono affidarsi a qualcun altro per farle realizzare.

Lei dice che ci devono pensare.
Io le dico che va bene, aspetteremo la loro decisione. Nel frattempo, ci possono cominciare a pagare la style guide.

"Come sarebbe a dire?"
"La style guide. Avevamo stabilito un prezzo per quella, ricordi?"
"Sì ma serviva per illustrazioni. Se le illustrazioni non ce le fate... noi che ce ne facciamo?"
"Noi il lavoro lo abbiamo fatto..."
"Non andava bene."
"No. Erano proposte. Voi avete scelto tra queste proposte e noi adesso vi diamo la versione definitiva."
"Va bene. Vedremo."

Il ricatto è implicito.
Se non accettiamo il pagamento ridotto per le illustrazioni, non vedremo i soldi nemmeno per la style guide. O comunque ci sarà da discutere e, data la disparità di capitali e avvocati in campo, è ovvio quale sarebbe la parte che se lo prenderebbe in quel posto.

Io e il mio amico ce ne andiamo.
Torno a studio. Racconto come è andata ai miei soci e mi scuso.
Adesso come adesso, abbiamo due possibilità.
Accettare il ricatto e realizzare le modifiche e poi le illustrazioni, oppure mandarle 'affanculo.
E' un vaffanculo costoso.
Ma ne vale la pena.

Scrivo una lettera all'attricetta e alla non più sorridente e le informo che, fortunatamente, noi non siamo l'ebanista Aronne Piperno e loro non hanno proprio la caratura per essere il Marchese del Grillo.


Dopo averla spedita, mi sento meglio.

Il mio amico, invece, si rivolge ad altri disegnatori e, per un altro paio di settimane rimane attaccato al progetto, continuando a fare modifiche su modifiche.
Alla fine, molla pure lui, snervato dal comportamento delle due.

La settimana scorsa, al Pitti, la linea di vestiti è stata presentata.
C'era l'attricetta fallita, la discussa moglie del noto uomo politico e l'uomo politico stesso.
Ma non c'era nemmeno uno dei nostri disegni.
Cosa che mi ha reso piuttosto felice.

La morale di questa poco edificante storia?
Non si fanno affari con quelli che vivono ai Parioli.
Punto.