26.7.12

Vabbè, dai... è uno scherzo.


Adesso.
Prescindiamo un momento dalla validità dell'autore.
Per me, Zograf è figlio di un fraintendimento colossale e il fatto che venga pubblicato deriva più dalla situazione contingente che dai suoi reali meriti.
Ma facciamo pure che sia un genio.

Corso di fumetto AUTOBIOGRAFICO?!
Cioè? Mi insegni a parlare di me?
Mi aiuti a capire quali sono i momenti importanti della mia vita che potrebbero interessare i lettori?
Vuoi sapere del rapporto con mia madre?
Scavi nel mio rimosso?
Mi aiuti a ravanarmi nell'intimo?

Ma che cazzarola significa una roba del genere?
Che poi, in una situazione in cui di autori che si esplorano l'ombelico (e vendono i loro libri solo ai loro amici, e manco a tutti) ce ne sono un soldo la dozzina, tu mi fai un corso per sfornarne altri?
Ma fatemi il piacere.

E mi dispiace scrivere questa cosa perché ho il massimo rispetto per quelli di Bilbolbul e per quello che fanno.
Ma questa roba è inqualificabile.

47 commenti:

MMS ha detto...

Non si può mai dire.
Se uno ha avuto una vita ricca di straordinari eventi uno più strafigo dell'altro, mica è semplice scegliere ciò di cui puoi scrivere o cosa puoi tralasciare.
Prendi Gesù. Se gli avessero ordinato di scrivere una graphic novel autobiografica ma di sole 80 pagine, si sarebbe dovuto impegnare parecchio per decidere quale miracolo mettere e quale parabola lasciare fuori. Grazie a questo corso, i futuri Messia non avranno problemi.

PLUC ha detto...

la copertina è orripilante solo ai miei occhi?

senility ha detto...

Lasciando da parte Zograf, che in pratica non conosco, si può insegnare eccome a fare fumetto autobiografico. Io ho seguito un workshop tenuto da Paul Karasik, che aveva come obbiettivo il produrre una storia breve che prendesse le mosse da un evento autobiografico, ed è stata probabilmente la migliore lezione sul fumetto di sempre.
Karasik è tipo il dio dello storytelling e un insegnante vero, uno che insegna per vocazione non perchè gli pagano le tavole troppo poco, per cui ti infonde di strumenti eccezionali di sceneggiatura, regia, ritmo, struttura, disegno. E la motivazione dell'autobiografico era molto semplice: "è sempre meglio parlare di cose che si conoscono bene, e c'è un argomento sui quali siete i maggiori esperti al mondo: voi stessi".

Poi, se pensi che Zograf sia un cagnaccio, dillo e basta, a quel punto è poco sensato che insegni, non l'argomento del workshop. Gli argomenti dei workshop sono quasi sempre ridicoli, non so, un workshop su come si scrive un fumetto di vampiri sarebbe stato più sensato? L'insegnante fa la differenza.

Marco Bertoli ha detto...

L'autobiografia è un genere come un altro, con i suoi protocolli, e la si studia come tale non certo da oggi. Un libro classico al proposito è Il patto autobiografico di Philip LeJeune, che anni fa pubblicava Einaudi; un altro, Memoria e scrittura di Marziano Guglielminetti.

Ci sono mille modi per raccontare di sì, e sono stati tutti analizzati. Di conseguenza, possono essere insegnati non meno che gli altri generi o tecniche narrative.

Ivano Porpora ha detto...

D'accordo con Senility.
E' come fare un corso di scrittura autobiografica.
Capire cosa non si può dire e cosa, invece, si possa - e in qualche caso debba -, e COME lo si possa poi fare, è stato uno dei punti fondamentali della mia formazione.

RRobe ha detto...

Pure i dianetici pubblicano libri.
Non significa che questi siano buoni o sensati.
Insegnare l'autobiografia, per me, è una cazzata.

Tu insegni il linguaggio, che è il fumetto.
Poi sta all'autore declinarlo come crede.

senility ha detto...

Vabè, Roberto, se tu fai una lezione insegni il linguaggio, ma sai bene che si pone enfasi su cose diverse, su strutture diverse, in base alle storie che si raccontano.
La regia cambia in base al ritmo, per dirne una, e non è che sono cose che non si possono insegnare.

Se tu fai un workshop di sceneggiatura, mettiamo: "La Creazione del Protagonista", immagino che non parlerai dei problemi dell'autorappresentazione dell'autore, ma magari della costruzione della figura dell'eroe/antieroe.
Ma sono questioni con uguale dignità, e per il mio percorso personale il primo è fondamentale, il secondo meno.

è solo questione di cosa ci piace fare, non c'è un giusto sbagliato.

Poi io contesto questa idea che serpeggia ogni tanto, che ci siano così tanti fumetti autobiografici. Sostengo che la somma di tavole di tutte le autobiografie pubblicate in un anno siano comunque meno di quelle che parlano solo di Tex pubblicate, o ripubblicate, nello stesso periodo.

RRobe ha detto...

Stai parlando come se la scrittura autobiografica fosse un genere con regole e codici.
Per me, non lo è.
Non può esserlo.
E' solo un etichetta merceologica che contiene mille approcci diversi.
Non si può insegnare a raccontare sé stessi.
Si può insegnare a raccontare.

AlmaCattleya ha detto...

Mah, di solito vedo che chi non sa cosa raccontare, sceglie di raccontare se stesso. Ma se uno non sa come raccontare, non sa quali sono gli "strumenti" (nel senso di modalità) come può scegliere di fare una scrittura autobiografica? Non è che se parli di te stesso, il più l'hai già fatto. Non è una scelta che va presa sottogamba. Se no alla fine diventa solo l'ennesimo che ti tampina per volerti raccontare la sua vita e tu non vedi l'ora di andartene perché non sa come raccontarla.

P.S.: Non ho mai letto nulla di Zograf quindi su di lui specifico, non dico niente

MicGin ha detto...

roberto, questo tuo post nasce anche da un fraintendimento molto serio tra corso e workshop.

L'obiettivo di un workshop è pratico ed è calato in una dimensione del "fare", "sperimentare". la proposta in oggetto non è un corso di fumetto autobiografico. Appunto, insegnare a fare fumetto autobiografico sarebbe una via di mezzo tra la truffa e il disastro educativo.

L'attività proposta è invece di tipo laboratoriale e attraverso il pretesto dell'autobiografia sarà proprio ne più ne meno che un laboratorio di fumetto.
Il parlare di sè, tra l'altro, è mica un invenzione del fumetto-graphic novel autobiografico, che sicuramente è un grande calderone di cose diverse. Potrà risultare fastidioso per gli scolari di ogni generazione, ma il classico tema "le mie vacanze" è autobiografia. E serve non tanto per raccontare i fatti propri ma per sperimentare l'utilizzo della lingua italiana.
E questo è il presupposto di base.

Poi c'è il tema vero e proprio dell'autobiografia che si può declinare in tanti modi diversi, anche a seconda della bravura di chi conduce il workshop.

Zograf l'ho conosciuto di persona e l'ho anche pubblicato ed esposto in mostra: è un autore di qualità, diventato tale per necessità, senza dubbio. Ma come lettori gli dobbiamo molto per quello che ci ha raccontato. L'ho anche visto all'opera durante incontri pubblici di vario tipo e penso sia all'altezza di questo incarico.

C'è anche la regia di un soggetto esperto come Hamelin, esperto in didattica del fumetto (perché è questo di cui stiamo parlando) e sono sicuro che sarà un ottimo workshop.

RRobe ha detto...

Per come me l'hai messa Michele, io la leggo così:

un mezzo analfabeta vi fa da maestro e vi chiede di scrivere un temino sulle vostre vacanze, che poi lui correggerà.

Spiacente, per me è un'operazione sbagliata su tutta la linea.
Dal mettere qualcuno che non ha nulla da insegnare a insegnare, al cercare di insegnare qualcosa che non ha senso insegnare.

senility ha detto...

Ma dai uomo, e cos'è magica l'autobiografia? Categoria merceologica lo è come tutto, cosa c'entra, via.

Nessuno può dare consigli su come sviluppare materiale autobiografico?
Perchè poi, insegnare è questo, non è che sia altro, raccontare come si possono risolvere i problemi che si possono incontrano facendo qualcosa. Allora uno dice "ma senti, io volevo scrivere questa cosa qui, ma se la legge mia mamma ci resta male, come faccio?" e chi ha gia affrontato il problema gli dice "aspetta che muoiano i tuoi prima di pubblicare, oppure cambia un po' le cose, oppure ammazzati."
Sono consigli.

Poi, in un'ottica mia di critica, qualsiasi cosa si produca se non è autobiografica al mio orecchio suona vuota. A prescindere dal fatto che la storia parli di gattirana contro gli omini di saturno, o di newyorkesi che vanno alle feste. Il che significa che anche un autobiografia potrebbe risultare non autobiografica. Non mi sono spiegato, vabè, poi magari sviluppo su conversazioni.

RRobe ha detto...

Per Senility: no, sul serio.
Nessuna magia. Ma non è roba che si insegna perché non è codificata e non è genere.
Uno un lavoro autobiografico lo scrive come vuole.
E infatti, vengono scritti in mille modi diversi.
Quello che puoi insegnare è il linguaggio fumettistico.
Come insegni una lingua.
Ma non insegni a scrivere di te.

Quando parlavo di categoria merceologica intendevo che "autobiografia" è un genere in quanto, raccolti sotto questa voce, ci sono tantissime opere diverse.
Ma è un genere solo in questo senso.

sraule ha detto...

ok, per dire quanto sto male, quando ho letto che si tiene nelle scuole elementari ho dato subito per scontato che fosse per bambini e subito dopo, indignata, ho pensato: "dio, adesso questi fumettisti del cazzo rubano anche il lavoro agli psicologi!".
diciamo che il fraintendimento è dietro l'angolo, con questa iniziativa.

MicGin ha detto...

concordo con senility sul senso didattico di un'attività di questo tipo.
ma in realtà il problema è un altro, come confermi nella tua ultima replica, in cui di fatto dai del mezzo analfabeta a Zograf.
Un giudizio veramente pesante, ingeneroso e a mio avviso sbagliato.
E per fortuna non condiviso da tutti.
In una Lucca di fine anni novanta, stavo accompagnando Zograf nei vari padiglioni, finché arriviamo ad un affollatissimo incontro con Gian Battista Carpi, grande autore disney e creatore grafico di Paperinik (e forse qualcosa in più). Carpi ci vede, ci riconosce, interrompe l'incontro e pronuncia un elogio pubblico proprio di Zograf, che arrossisce dato che non si aspettava certo un riconoscimento del genere. Carpi aveva avuto modo di vedere di vedere i suoi lavori e aveva visto in lui un autore interessante, da incoraggiare.
Sono passati molti anni e Zograf non è diventato una star mondiale, certamente, ma rimane a mio avviso un autore più che degno, che evidentemente a te non piace.

senility ha detto...

boh, secondo me, se si può imparare, si può insegnare.

MicGin ha detto...

susanna!!!! capita anche a me di fraintendere e anche per questo intervengo sempre di meno...!!! non so se sia più la vista che cala o i neuroni che fuggono.... ;-)

sraule ha detto...

La vecchiaia sarà per te. Io sono rincoglionita come quando avevo vent'anni, guarda.
E però bisogna ammettere che pare un po' una boiata, eh. Poi probabilmente l'incontro sarà interessante e si parlerà di tecniche non specifiche (anch'io non vedo come possano esserci tecniche specifiche per l'autobiografia, a meno che non si voglia fornire un triste bignamino), ma il titolo dell'iniziativa sa tanto di telefonata dai sevizi culturali: "Presto, come si chiama 'sta roba? Ah, il tizio ha fatto Lettere dalla Serbia? E che cos'è? Ah, è autobiografico? Allora mettiamoci qualcosa sull'autobiografia, va'".

MicGin ha detto...

scusa ma secondo me sei condizionata dal dibattito sbagliato su autobiografia e graphic novel che serpeggia in modo più o meno inutile e grottesco ormai da diversi anni.
il giudizio è prevenuto e negativo. e quindi forse è anche inutile discutere...
il mio invece è probabilmente altrettanto... prevenuto, ma positivo, perché ho ben presente il valore di zograf e so come lavora da sempre hamelin e pensare che una loro iniziativa sia banalmente da "telefonata" servizi culturali etc... 'nsomma...
vedremo cosa diranno, se lo diranno, gli eventuali partecipanti :-)

MicGin ha detto...

e i neuroni fuggono anche indipendentemente dall'età...

sraule ha detto...

Sai che mi sono sempre chiesta, come fa un tipo ragionevole come Mic Gin a finire così spesso nei flame?
Ora l'ho capito.
Torna su e rileggi, da bravo.

MicGin ha detto...

spesso?!
allora vuol dire che devo tornare a stare lontano dalle discussioni come ho più o meno fatto negli ultimi mesi.
bye!

Watanabe ha detto...

Magari qualcuno di voi lo ha già sottolineato.

Ma alcuni commentatori mi sembra che facciano confusione fra Biografia e Autobiografia.
Dove il primo è un genere per certi versi codificato, e il secondo no.

C'è veramente qualcuno che può dirti come scrivere LMVDM? o Blankets?

senility ha detto...

Secondo me insegnare non equivale a "dirti come fare". C'é sempre un punto di vista, un'esperienza che nel buon insegnamento viene condivisa con altre persone. I codici servono per capirsi, ma davvero non sono l'unica cosa che si può insegnare...
Per tornare al buon Karasik, che credo sia come dire, inappuntabile per il suo lavoro come fumettista e ricercatore. Ci fece raccontare al nostro vicino di banco un fatto della nostra vita che ritenevamo fondamentale, dopo averci pensato 10 minuti. Poi ognuno raccontava alla classe non il proprio fatto, ma quello del compagno. Ci disse che ora che avevamo sentito un pezzo della nostra vita raccontato da qualcun altro potevamo prenderne le distanze e usarlo più liberamente come materiale narrativo. Se non è insegnare questo, vi lascio alle lezioni frontali di gente che dice "per martedì studiate da pag. 47 a pag. 58".

AlmaCattleya ha detto...

La questione dell'insegnamento è sempre delicata. Per farvi un esempio, mio prozio Umberto Folli (fratello di mio nonno) era un famoso pittore nella zona dove abito (Romagna), abile e stimato pittore ed ha anche insegnato all'Accademia di Belle Arti solo che ha insegnato il SUO stile. Risultato? Molti dei suoi allievi ripercorrono il suo stile e sono chiamati "follini". Se davvero io insegnassi, non farei mai alla sua maniera. Gli darei gli strumenti, ma non mi sostituirei ad essi.
Sono gli strumenti, secondo me, la cosa essenziale da insegnare. Poi chi li usufruisce potrà utilizzarli come crede.

P.S.: Spero di non essere andata O:T

Marco ha detto...

Comunque, a me Zograf piace.
Anche la cover.
Non so se seguirei un corso di fumetto autobiografico e non voglio interrogarmi su cosa significhi... ma non mi dispiace nemmeno come genere, l'autobiografico.
Ma Zograf ha un bello stile secondo me, a prescindere da quello che racconta e i meriti raccolti per via del contesto.

Marco ha detto...

E' anche vero che può essere interessante incontrare un autore e ascoltare quello che ha da dire, a prescindere dall'argomento.
Spesso vado alle conferenze a prescindere dall'argomento, solo per sentire dal vivo gli autori coinvolti.

senility ha detto...

riprendo un attimo la domanda retorica di watanabe "C'è veramente qualcuno che può dirti come scrivere LMVDM? o Blankets?"

no, ma perché c'è qualcuno che può dirti come scrivere Il Ritorno del Cavaliere Oscuro? o Tin Tin sulla Luna?

Watanabe ha detto...

@senility

ma leggi quello che scrivi?
---
Per tornare al buon Karasik, che credo sia come dire, inappuntabile per il suo lavoro come fumettista e ricercatore. Ci fece raccontare al nostro vicino di banco un fatto della nostra vita che ritenevamo fondamentale, dopo averci pensato 10 minuti. Poi ognuno raccontava alla classe non il proprio fatto, ma quello del compagno.
----

Ecco, nel momento in cui racconti l'episodio del tuo compagno, non fai un racconto AUTOBIOGRAFICO ma fai un racconto BIOGRAFICO.
La capisci la differenza?

E poi non fare il grandmaster di stocazz.. Sai benissimo che LMVDM non risponde a nessun schema narrativo consolidato, ma è un flusso di ricordi e memorie personali.
Non si potrà insegnare a scrivere un capolavoro, ma men che meno a raccontare il tuo flusso di ricordi in un workshop di una manciata di ore.

stefano.passeri ha detto...

Minchia che truzzate che si vedono oggigiorno. Ragazzi, fatevi un regalino che passate meglio l'estate dai http://itunes.apple.com/us/app/cluster-hd/id541887005?l=it&ls=1&mt=8

Daniele Di Nicuolo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Daniele Di Nicuolo ha detto...

Insegnare l'autobiografia mi sa tanto di "insegnare a dipingere in modo astratto", rimanendo sulla metafora di Alma.

Uno può raccontare la propria vita anche declinandola in un genere narrativo (mi viene in mente Big Fish, il film), ma in sè non è un genere, ergo non ha codici. E quindi, tu insegnante generico, cosa potresti insegnarmi a proposito?

ale ha detto...

L'autobiografia E' un genere. Ha delle regole, ha dei topos: regole e topos che vengono modificati e riutilizzati e miscelati come in tutti i generi letterari.

Come in tutti i generi letterari i caratteri tipici sono falsificabili: esistono finti noir, finta fantascienza, finte biografie - un esempio un po' vecchio ma brillante: "forgotten silver" - come esistono finte autobiografie - j.t. leroy, per dire.

Il fatto che sia falsificabile, a mio parere, rende solo più evidente il fatto che sia un genere e che abbia caratteri tipici.

Se volete discutiamo sulla definizione di autobiografia, ma le definizioni di genere sono sfuggenti e spesso, per essere sensate, escludenti: vedi la definizione di "fumetto", sulla quale ancora non c'è accordo.

il fumetto (l'autobiografia) è quella cosa lì, sappiamo tutti cos'è, ma una formalizzazione non si trova. eccetera.

Per semplificare si può dire, seguendo Lejeune, che l'autobiografia è quel genere in cui narratore, protagonista e autore coincidono. Ma l'abbiamo già detto: è pieno di casi particolari che non rientrano. e vabe'.

Francamente il fatto che si parli di "fumetto autobiografico" mi sembra - più che un vanto - una dichiarazione di umiltà.

Non si parla di un corso di "autobiografia fumettistica": e non solo perché suona male. Si parla di "fumetto" (sostantivo), "autobiografico" (aggettivo che specifica): cioè: fumetto che parte da esperienze personali. Tanto che il titolo vero del seminario è "Storie"...

se volete poi possiamo parlare di altro.

ad esempio: marketing: ecco. "fumetto autobiografico" è più o meno vendibile? è una furbata per vendere più corsi o è una dichiarazione di poetica? Non mi sembra che tutto sia (solo) riconducibile a tecnica. Ed esistono diversi corsi di scrittura autobiografica. Il valore del corso da cosa si misura? Dal titolo? Esistono un sacco di corsi con titolo giusto ("tecnica della narrazione e storytelling") che però sono delle inculate paurose.

oppure possiamo parlare anche di pubblico: chi potrebbe seguire questo corso? aspiranti professionisti di Lavarone e provincia (gente idiota che si farebbe fregare da chiunque pur di entrare nel "magico mondo") o anche solo curiosi? o qualcosa in mezzo? persone che non hanno le idee così chiare e che magari potrebbero avvicinarsi a fumetti che non sono così visibili o ovvi? o gente che semplicemente ha bisogno/voglia di condividere una passione con altri?

dedalus ha detto...

>Zograf è figlio di un fraintendimento colossale

ossia? conosco poco Zograf, ma da quel che ho visto non mi sembra che meriti giudizi così negativi

Marco Pellitteri ha detto...

Roberto, direi che prima di criticare potresti provare ad andare a Lavarone (vicino Trento) e seguire il corso.

senility ha detto...

watanabe: ma perché sei così rissoso? Che t'ho fatto?

Comunque, prima la raccontavi al compagno, poi lui la raccontava a tutti, poi tu facevi il fumetto sulla tua storia. Era un bell'esercizio il sentire il proprio aneddoto raccontato da qualcun altro, ma poi ognuno faceva il fumetto sulla propria storia, con una consapevolezza in più.
Mi spiace, probabilmente non si capiva che "usare come materiale narrativo" equivalesse a "fare un fumetto".

LMVDM corrisponde ad uno schema narrativo consolidato: è un flusso di ricordi e memorie personali, inserito nella storia cornice dell'impotenza che è strutturata in tre atti.
Per rimanere su Gipi, S. ha una struttura molto più caotica, e gioca moltissimo sul limite documentario/fiction, realtà/ricordo e sulle memorie create a posteriori. E dalle dichiarazioni dell'autore sappiamo che la struttura è ispirata al lavoro di Vonnegut. Per cui non avulsa da una codificazione.

Nel momento in cui diventa rappresentazione, il fatto che il materiale di partenza sia autobiografico è pressochè ininfluente ai fini della scrittura.

Non capisco tutto questo accanimento nei confronti dell'autobiografia, percepisco una sorta di timore, perchè vi sentite così minacciati dall'autobiografia?

In più il lavoro davvero interessante di Roberto, l'unico che leggo con continuità e quello per cui sarà ricordato, è totalmente autobiografico...
suspence... Il suo Blog!

Incredibile rivelazione, Roberto Recchioni sta scrivendo un'autobiografia, nella forma più antica e letteraria: il diario!

Se io studiassi il blog di Rrobe dall'inizio, e individuassi dei pattern che si ripetono per alcuni periodi, che ne so: polemica fumetto, maiale, videogame, attualità politica, malattia, film demmerda, aneddoto tra amici, maiale, polemica fumetto, maiale, polemica fumetto, malattia e così via, avrei una struttura replicabile per provare a fare il mio blog autobiografico.

In questo momento, io che vi ho detto questo cosa vi ho insegnato a fare un blog autobiografico: copiate quello di Recchioni.
é un buon insegnamento? Dipende, spesso si impara a fare le cose copiando, è un buon modo per fare proprie le strutture. Per cui a "malattia" va sostituito qualcosa di profondamente personale, che ne sò "scoperta delle propria omosessualità".

Sono troppo metatestuale, non mi state dietro?
Del resto noi grandmaster de'stocazzo siamo così. Passiamo un venerdì mattina a rispondere a uno sconosciuto che non ha realmente voglia di comunicare con noi.
Ciao Watanabe, ciao amici, un bacio a tutti, buone vacanze.

senility ha detto...

ah, condivido tutti gli appunti e le domande di Ale.

RRobe ha detto...

Ti rispondo sull'esempio che porti Senility:
ci sono già dei blog che copiano questo, cercando di "estrapolare" la formula per replicarne la popolarità.
Fanno abbastanza pena.

Perché?
Da una parte, c'è un discorso di qualità pura.
Ovvero, quelli che li scrivono sono poco capaci.
E questa è una cosa a cui si potrebbe ovviare, con lo studio.

Dall'altra parte c'è un discorso di sincerità.
Io non applico una formula. Non c'è uno schema. Non esistono linee guida.
Certe cose sono ricorrenti? Sì, perché sono sempre io a scriverlo.
Ma non mi metto a scrivere questo blog (che, hai ragione, è la mia cosa migliore e, di fatto, è una sorta di opera autobiografica) pensando: adesso faccio questo perché "serve".
Scrivo quello che mi viene.

E questo vale per le autobiografie in genere.
Una autobiografia che non è sincera, che è costruita a tavolino, fa schifo.
Poi è ovvio che, in base alla nostra esperienza di narratori, una certa struttura gliela diamo comunque, ma ripeto, il "cosa" di una autobiografia non si insegna.

E "il come", in questo caso, è il linguaggio del fumetto.

Tommaso ha detto...

Per mettere in evidenza l'assurdità della proposta basterebbe cambiare il fatto che si sta parlando di fumetto, sostituendolo con un qualsisi altro mezzo di espressione.

Apparirebbe serio un corso per imparare a comporre canzoni autobiografiche? O per fare film autobiografici? O per scrivere poesie autobiografiche? O un corso di piuttura dedicato solo agli autoritratti?

Credo anch'io, come scive Sraule, che sia stata una roba buttata lì un po' alla cazzo. (ah, anch'io per un momento mi sono immaginato un corso per bambini delle elementari!)


PS comunque Lavarone, dalle mie parti, è un bel paesino di montagna, con intorno posti e paesi ancora più belli.

senility ha detto...

Però questa cosa vale per tutto. Qualsiasi opera costruita a tavolino e insincera fa schifo. Copiare le robe senza metterci dentro se stessi produce risultati penosi in ogni campo, in ogni genere, in ogni tempo, nei secoli dei secoli.

Se invece copi Robert Johnson e ci metti del tuo, potresti essere i Rolling Stones.

Però io l'esperienza di copiare, ma non necessariamente ricalcare, diciamo appoggiarsi a qualcosa, lo ritengo comunque un esercizio utile per la formazione, qualcosa che può far parte dell'insegnamento, non certo il fine ultimo.

Questa cosa è lampante nel disegno, tutti noi che abbiamo imparato (o come nel mio caso, provato ad imparare) a disegnare, abbiamo passato dei periodi in cui copiavamo, più o meno pedissequamente, alcuni autori, alcune strutture anatomiche, alcune soluzioni sintetiche.

Poi, chi può, vuole e ha il coraggio di farlo, si stacca dai modelli e prova ad esprimere se stesso.
Di certo non giudichiamo la potenza di un'autore dalle copie di pazienza che faceva a 16 anni.

Se si può insegnare lo Zen, secondo me si può insegnare tutto. Certo se l'insegnate è capace, e lo studente ha la volontà di imparare, altrimenti è come provare ad abbattere un muro con un Supertele.

Comunque, nel momento in cui scrivi:
"Dall'altra parte c'è un discorso di sincerità.
Io non applico una formula. Non c'è uno schema. Non esistono linee guida.
Certe cose sono ricorrenti? Sì, perché sono sempre io a scriverlo.
Ma non mi metto a scrivere questo blog (che, hai ragione, è la mia cosa migliore e, di fatto, è una sorta di opera autobiografica) pensando: adesso faccio questo perché "serve".
Scrivo quello che mi viene."
Mi stai insegnando un modo di fare un'autobiografia, un'etica dell'autobiografia, la tua personale visione dell'autobiografia, e io imparo.

daniele marotta ha detto...

Io credo che un laboratorio o corso sia fatto in buona parte anche dai partecipanti e dal loro spirito di cogliere l'occasione che gli si presenta e che ogni occasione possa portare buoni frutti.

La malafede o meno sta agli organizzatori e la loro coscienza, come pure gli obbiettivi del laboratorio.

Sull'autobiografia puo' anche darsi che un confronto con un autore e con altri compagnisia uno stimolo per raccontare meglio le proprie cose no? Il dialogo è sempre utile in queste cose, magari uno ha un'idea geniale e confrontandosi capisce che è una cavolata o viceversa, si può credere di non avere idee buone e nel rapporto con gli altri e con chi tiene il workshop, capire che invece siamo a buon punto.

D.

Viviana Boccionero ha detto...

Zitto, Pellitteri!

Marco Bertoli ha detto...

Pure i dianetici pubblicano libri.
Non significa che questi siano buoni o sensati.


E allora? Lejeune e Guglielminetti non sono dianetici, sono teorici della letteratura che godono di ottimo credito, anche se tu non li conosci.

dedalus ha detto...

> Ma non mi metto a scrivere questo blog (che, hai ragione, è la mia cosa migliore e, di fatto, è una sorta di opera autobiografica) pensando: adesso faccio questo perché "serve".
Scrivo quello che mi viene.

grazie a Senility per l'illuminante commento.

@rrobe ci credo che sei sincero, ma ... scegli tu cosa dirci, cosa vuoi che noi sappiamo.

Irina ha detto...

Semplicemente: non sai quello che dici.

Irina ha detto...

Ovviamente mi riferisco al Rrobe nazionalpopolare.

Irina ha detto...

Reazionario pensare che il solo fumetto sia il "tuo", o che sia solo un mestiere e non un linguaggio e non un mezzo di espressione.
Forse, Zograf, insegnerà questo e non ad essere soltanto dei bravi soldatini come fanno in altre corsi e in altre scuole.