4.9.12

Che certe volte ti impegni... il ritorno.

Qualche tempo fa vi ho postato uno dei progetti non andati a buon fine nella mia carriera professionale (lo trovate QUI). Oggi mi ripeto, con un lavoro sviluppato per la Disney.
La storia in brevissimo: anno 2005.  La Disney era alla ricerca di nuovi autori che fossero in grado di infondere nuove energie in quella infruttuosa ricerca di quel graal denominato "il Witch per ragazzi" (in un epoca in cui i risultati editoriali di Witch erano ancora un traguardo a cui mirare.
Io ero ancora fresco dell'ottimo risultato editoriale di John Doe e visto che ero nuovo (e quindi, benvoluto) mi contattarono.
E io chiamai Elisabetta Melaranci (che lavorava in Disney da qualche anno), che era la migliore disegnatrice del mondo e, insieme (con Luca Bertelè che si occupò del colore dei studi che vedete qui sotto), proponemmo questo:


Mycroft McKean e la Società dei Giovani Detective
un progetto fallito di Roberto Recchioni e Elisabetta Melaranci




Una città con troppi misteri. 
Un ragazzino troppo curioso. 
Infinite minacce che si celano nell’ombra. 
Benvenuti a Eagle’s Creek. 



Mycroft McKean e la Società dei Giovani Detective è una serie gialla.
O, meglio, un mistery, per ragazzi e si pone l’obiettivo di recuperare un genere che, da troppi anni, è stato trascurato dal fumetto. 



Mycroft McKean è un ragazzino di dodici anni, intelligente e coraggioso, pieno di idee. Ma anche terribilmente introverso. Il che, però, non è il suo problema maggiore..
Sua madre, un valido agente dell’FBI, è sparita misteriosamente nel corso di un’indagine. Da quel momento il giovane Mycroft vive da solo con il padre. Il più grande sogno di Mycroft è diventare un grande detective e riuscire a risolvere l’enigma della scomparsa di sua madre.
La storia comincia con l’arrivo di Mycroft a Eagle’s Creek,quella che si potrebbe definire una classica e noiosa cittadina della provincia americana. 
Ma questa è solo l'apparenza.

Il padre di Mycroft ha deciso di portare via il figlio dalla grande metropoli e di farlo vivere in un ambiente più sano e pacifico. La sua speranza è anche quella di lasciarsi alle spalle i brutti ricordi, ricominciare da capo in un posto nuovo e di distogliere l’attenzione di Mycroft dalla passione per l’investigazione e il crimine.
Purtroppo, l’apparenza tranquilla e pacifica di Eagle’s Creek non è che una patina che nasconde un luogo oscuro e carico di tenebrosi misteri, da cui il giovane Mycroft verrà immancabilmente attratto.
Ma, prima di tutto questo, Mycroft avrà modo di farsi degli amici con i quali condividere avventure ed emozioni. 




Amici come la bella e bizzarra Carmilla Crow e l’atletico e coraggioso Tommy Redman: due compagni di classe di Mycroft che finiranno coinvolti insieme a lui nei tanti intrighi che Eagle’s Creek sa offrire. 








Insieme i tre fonderanno la Società dei Giovani Detective e, mese dopo mese, si troveranno ad affrontare un nuovo caso, un nuovo mistero.
Ne verranno a capo grazie all’intelligenza, al coraggio, all’amicizia e al buon vecchio metodo “logico-deduttivo” tanto caro a Sherlock Holmes.
A poco a poco, Mycroft e i suoi amici scopriranno che i misteri di Eagle’s Creek sono tutti collegati l’uno all’altro, in una fitta ragnatela di misfatti che si estende tra il passato e il presente della città, coinvolgendo persone insospettabili e di massimo spicco.


Continua dopo la pausa.



MECCANISMI NARRATIVI.

C’è un problema con le serie gialle, che non vedono come protagonista un detective professionista o un poliziotto. Un problema che si può definire come “sindrome di Jessica Fletcher”: in ogni episodio il protagonista incappa, in maniera del tutto casuale, in un omicidio o in un crimine di qualche tipo. 
Ogni volta.

In ogni episodio.
Il lettore-spettatore, all'ennesima ripetizione dello stesso plot, comincia a chiedersi se il vero assassino (ma possiamo parlare di serial killer, a questo punto), non sia proprio il detective in questione o se che il detective amatoriale non porti, semplicemente, una sfortuna nera.
Nel caso della nostra serie, questo problema non sussiste. Il crimine a Eagle’s Creek NON è casuale, ma una circostanza inevitabile e congenita alla città stessa.



Eagle’s Creek è una città malvagia, fondata da uomini malvagi e abitata dai loro eredi.
Eagle’s Creek, nella sua lunga storia, non ha mai smesso, di attirare criminali o di crearne.
La sua facciata di assoluto perbenismo e ricchezza, è solo uno specchio per le allodole in grado di attirare i meno accorti. 
Eagle’s Creek è un luogo che ci fornirà tutta la plausibilità necessaria a fare sì che, in ogni storia, vada in scena un crimine diverso. 






PERCHE' UN GIALLO PER RAGAZZI?

- Perché è un genere che funziona bene. Basti pensare allo stesso Harry Potter, i cui libri non sono altro che mistery con ambientazione magica, o alla serie di gialli classici di Nancy Drew o alle molte collane di narrativa dedicata ai gialli per ragazzi. Un genere che è inspiegabilmente trascurato dal fumetto (almeno da quello occidentale. I manga hanno una buona serie investigativa basata sulle avventure di un giovane ragazzino: Detective Conan).

- Perché la narrativa mistery sta passando un ottimo momento in tutto il mondo (sul mercato americano con autori come Deaver, Connely, Cornwell. Ma anche in Italia, con i successi di Montalbano, Lucarelli, Faletti e altri).

- Perché permette un forte meccanismo di coinvolgimento da parte del lettore nel tentativo di scoprire il colpevole in anticipo rispetto al protagonista (elemento che noi enfatizzeremo grazie all’apparato redazionale)

- Perché, con la costruzione di una story line verticale giocata su indizi e rimandi, la curiosità di sapere cosa si cela dietro a tutto e qual è il vero volto del male, terrà agganciati i lettori.


L’APPARATO REDAZIONALE

Uno degli elementi chiave su cui vogliamo basarci è un apparato redazionale che non sia un semplice riempitivo.

L’idea è che tra la prima parte della storia (la più lunga in cui appariranno tutti gli elementi introduttivi, i personaggi e gli indizi) e la seconda parte (quella risolutiva, più breve, in cui verrà svelato il colpevole), trovino spazio alcune pagine redazionali che siano integrate al tessuto narrativo della serie.
In sostanza, una sorta di pausa di riflessione in cui Mycroft riassumerà, ai lettori e a sé stesso, gli elementi investigativi che ha raccolto, una lista degli indizi (armi, moventi e occasioni) e una lista di possibili sospetti. Al termine di questo spazio, troveranno posto le schede dei sospetti con una casella che il lettore potrà sbarrare, segnando in questa maniera quello che, secondo lui, è il colpevole. 
Al termine della seconda parte della storia, il lettore scoprirà se ha avuto ragione o meno.
L’idea è quella di invitare i lettori a partecipare a un gioco investigativo, a frugare con gli occhi le vignette alla ricerca di qualche indizio, a spingerlo a mettersi quasi in competizione con i nostri detective, per coinvolgerlo in maniera attiva, anzi, interattiva nella lettura del giornale.

Questa caccia all’indizio, sostenuta dalla meccanica stessa delle storie, potrà essere affiancata da un forum internet protetto, in cui i lettori si scambieranno le loro teorie e gli indizi raccolti, nella speranza di creare una comunity, un club del giallo virtuale, che partecipi al gioco.
Alla comunity si accederebbe solo attraverso l’immissione di una parola segreta che verrà comunicata, di mese in mese, dalle pagine del fumetto (insomma, se non si compra l’albo tutti i mesi si viene tagliati fuori dalla comunità).


SRUTTURA E FORMATO 

L’albo si dovrebbe presentare come un classico magazine formato Witch, a colori, di 64 pagine di cui una prima parte (più lunga) sarà occupata dallo svolgimento della storia , una seconda parte (breve) dai redazionali in forma di “taccuino del giovane detective”, e una terza parte (ugualmente breve) per la conclusione della storia a fumetti con la risoluzione del caso.
L’impatto visivo deve essere limpido: colori solari, ombre semplici e volumetriche. 
Il fattore da esaltare è la leggibilità e la tridimensionalità dell’ambientazione. 
La città di Eagle’s Creek è quasi un personaggio della storia e, come tale, deve essere caratterizzata con forza, profondità e carattere.
La violenza deve essere rappresentata nella maniera il più possibile sintetica e astratta. Ci sono degli omicidi e degli atti violenti a Eagle’s Creek, questo è ovvio, ma non per questo dobbiamo esaltarne il lato macabro o sanguinolento. Il nostro scopo non è inorridire o spaventare, ma premere sul tasto del mistero da risolvere, dell’enigma, dello stratagemma.
Mycroft McKean deve diventare il sinonimo dell’investigazione per ragazzini e, come tale, dovrebbe essere sfruttato: giochi da tavola (sulla falsariga del Cluedo), avventure grafiche per computer e console, una possibile serie di romanzi di narrativa per ragazzi da collegarsi al fumetto o di cui Mycroft potrebbe essere il marchio di garanzia, e via dicendo.
Alla rivista potrebbero essere allegati piccoli gadget collegati al fumetto: una lente d’ingrandimento, il taccuino di Mycroft, una torcia elettrica e cose del genere. 

OVERVIEW

Chi è Mycroft McKean ?
E’ un ragazzino. Un ragazzino di città. E qualcosa di più.
Un ragazzino più basso della media, più sveglio della media e più curioso della media.
Appassionato di crime novel e mistery, ha l’ambizione segreta (ma neache troppo) di diventare un grande investigatore con lo scopo di risolvere l’enigma che ha cambiato la sua vita: scoprire che fine ha fatto sua madre.
Il padre di Mycro ha deciso di trasferirsi in una cittadina più tranquilla rispetto alla metropoli in cui il ragazzino è nato e cresciuto, nella speranza di lasciarsi alle spalle i brutti ricordi e di riuscire a ricominciare da capo in un posto che sembra un piccolo paradiso terrestre:
Eagle’s Creek.
Una città che, dietro la patina di ricchezza e perbenismo, nasconde un volto ben più oscuro, un volto che Mycroft imparerà a conoscere in fretta, rimanendo coinvolto nella fitta rete di crimini e intrighi che sembrano comporre il tessuto stesso della sua nuova vita.

A Eagle’s Creek, capitano troppo spesso strani incidenti.
A Eagle’s Creek, tutti sembrano avere un segreto.
A Eagle’s Creek, i crimini più efferati sono trattati come se fosse la norma.
A Eagle’s Creek, pochi dicono la verità e nessuno la dice mai per intero.


Mycroft McKean, in questo contesto, sarà un puro. Un innocente. Anche uno sprovveduto, all’inizio. 
Un ragazzino venuto da fuori, non contaminato dall’atmosfera della malefica cittadina.
Un ragazzino che ha uno sguardo ancora limpido e che, meglio di tanti altri, riesce a vedere dove si nasconde il crimine e la malvagità.
Un ragazzino che, grazie a questi doni, potrà contrastare i molti volti del male che si annidano negli angoli bui di Eagle’s Creek.
Ma, prima di tutto questo, Mycroft avrà problemi più pratici da risolvere: inserirsi nella nuova scuola, riuscire a farsi amici che non lo giudichino uno sfigato o peggio, sopravvivere alle angherie dei bulli locali…
In questo lungo cammino verso una sorta di “normalità”, Mycroft farà amicizia con la bella e tenebrosa Carmilla Crow e l’inizialmente diffidente Tommy Redman.
Insieme, i tre fonderanno la Società dei Giovani Detective e finiranno presto coinvolti nella fitta trama di crimini, omicidi, furti e malefatte, affrontando ogni situazione con coraggio, intelligenza, impegno, tenacia, un pizzico di incoscienza giovanile e con l’istinto di giovani detective purosangue.
Ogni mese Mycroft e i suoi amici si troveranno ad affrontare un mistero diverso. Ogni mese dovranno venirne a capo, utilizzando i loro differenti talenti, ogni mese la trama sotterranea che unisce un crimine all’altro si infittirà, fino a mostrare chiaramente che c’è qualcosa di dannatamente storto a Eagle’s Creek, qualcosa che coinvolge figure importanti come lo sceriffo e il sindaco e che lega ogni omicidio, ogni furto, ogni rapimento alla storia della città.
Una sorta di “tela del crimine” che sarà tessuta da un solo uomo, un oscuro burattinaio, un genio del male che tirerà le fila nascosto nelle ombre, per raggiungere uno scopo noto a lui soltanto.
A poco a poco Mycroft comincerà a riunire i pezzi del puzzle. E scoprirà con orrore che i tentacoli di Eagle’s Creek non solo rischiano trascinare nell’abisso suo padre ma che, in maniera infida e maligna, sembrano legati anche il destino della madre.
Mycroft avrà bisogno di tutte le sue risorse mentali e fisiche, oltre che dell’aiuto e del sostegno dei suoi amici, per venire a capo dei misteri e dei pericoli che si troverà ad affrontare... specie perché più scaverà a fondo, più i suoi avversari saranno potenti e pericolosi.


SETTING 

Eagle’s Creek è una città ricca e piena di risorse naturali di ogni genere (miniere, boschi, giacimenti gassosi, pozzi petroliferi), dalle parti del Texas orientale.
Fondata nei primi anni dell’800 intorno a un giacimento aurifero, diventata un centro importante di scambio e commercio negli anni ’30 del ventesimo secolo, oggi è un simbolo della produttività, del benessere e della vita tranquilla del nuovo millennio.
Questa la storia ufficiale della città.
Ma come Mycroft scoprirà a sue spese, la vera storia di Eagle’s Creek è ben diversa, molto più oscura.


Fondata dal lestofante Jeremiah Crow, in origine Eagle’s Creek era un rifugio per desperados e banditi che solo la scoperta dell’oro trasformò in un centro di qualche interesse.
Esaurita la miniera d’oro, lentamente Eagle’s Creek tornò ad essere quello che era sempre stato: un rifugio per malviventi perso nel nulla, un posto perfetto per il contrabbando di prodotti illegali durante il proibizionismo.
In quegli anni Eagle’s Creek vide la sua prima fortuna ma, conclusasi l’epoca del proibizionismo, sembrava profilarsi all’orizzonte un nuovo declino e solo la scoperta di ricchi giacimenti petroliferi risollevò le sorti della città, consolidandone definitivamente la ricchezza e attirando una nuova generazione di avventurieri, ladri e tagliagole.
I mattoni sui cui Eagle’s Creek è stata costruita, sono stati pagati tutti con il taglieggio, il sopruso, la rapina e l’omicidio. I padri fondatori erano degli uomini malvagi. E la città, nel corso della sua storia, ha continuato ad attirare il crimine come il miele attira le api.
A Eagle’s Creek, il crimine è nel DNA stesso della gente che ci vive e lavora.
Tutti i cittadini, hanno perlomeno un lestofante nell’albero genealogico di famiglia.
Tutte le strade di Eagle’s Creek hanno visto almeno un crimine violento.
Tutti i palazzi nascondono una storia oscura.
Questa sorta di patrimonio genetico criminoso crea un’atmosfera bizzarra a Eagle’s Creek, si ha quasi l’impressione che dietro a quelle facciate bianche dei palazzi, dietro a quel sorriso affabile del fornaio, dietro a quella simpatica e strampalata vecchina che passeggia ogni sera portando da mangiare ai gattini… si nasconda qualcosa di feroce e affamato.
Qualcosa che è pronto a mordere.
Qualcosa che morde più spesso di quanto sia ragionevole credere.

Nonostante questo, non sono pochi i cittadini che cercano con tutte le forze di ripulire il nome della loro famiglia e della loro città.
Ragazzini come Carmilla Crow e Tommy Redman ma anche adulti, come il Giudice Portman, la ricca signora Stooges, il vecchio veterinario Levis e tanti altri.
Se Eagle’s Creek è il simbolo del male, una parte dei suoi cittadini è il simbolo della redenzione e del miglioramento, un esercito del bene che si oppone (in maniera quasi inconsapevole) alle forze del male che si celano nelle ombre.
Forse è proprio per questo che il Genio del male che si nasconde a Eagle’s Creek sta cercando di ucciderli tutti.


LE REGOLEDEL GIOCO 

- La rappresentazione della violenza deve essere ridotta ai minimi termini. E’ evidente che in una serie gialla non possiamo evitare di affrontare scene violente ma non per questo dobbiamo necessariamente metterle in evidenza. Non c’è bisogno di mostrare un uomo che infligge una coltellata ad un altro: possiamo evocare quell’atto senza doverlo mettere in mostra. La violenza deve essere rappresentata nella maniera più asettica e astratta possibile. In nessun caso i nostri protagonisti devono fare ricorso ad essa. Le armi di Mycroft e dei suoi amici sono l’intelletto, l’arguzia, il coraggio e l’amicizia. La soluzione di ogni problema e mistero passerà attraverso questi fattori e mai attraverso la violenza.

- Dietro ad ogni mistero si nasconde una spiegazione. Nessuna causa sovrannaturale è accettata. Niente fantasmi, spiriti, streghe o altro. Il sovrannaturale può essere solo uno specchietto per le allodole dietro cui celare una spiegazione pragmatica, un velo che i nostri tre protagonisti dovranno squarciare per arrivare alla verità. Non per questo le nostre spiegazioni dovranno essere banali o semplicistiche. Un crimine complesso, macchinoso, persino barocco nel suo concepimento, va benissimo, un crimine sovrannaturale, no.

- Tutti gli elementi e le prove che Mycroft e i suoi amici useranno per risolvere il caso, dovranno essere a disposizione anche del lettore prima della risoluzione del caso stesso. Il lettore dovrà avere le stesse identiche possibilità di risolvere il caso rispetto ai protagonisti.

- Ogni singolo caso dovrà trovare soluzione in un solo numero. I casi potranno comunque essere collegati l’uno con l’altro nella ragnatela di fondo della storia di Eagle’s Creek.

- I rapporti interpersonali del trio non saranno mai del tutto risolti. Mycroft sarà amico di Tommy e tutti e due si innamoreranno di Carmilla, la quale non si sbilancerà per nessuno. Il triangolo dovrà essere rispettato senza eccezioni.


CHARACTERS


Mycroft McKean
Mycro per gli amici, McKean per gli insegnati, nullità per i bulli della scuola.
Mycroft è appena arrivato a Eagle’s Creek, al seguito del padre.
Sua madre, un’agente del FBI, è sparita nel nulla da qualche anno e da allora il ragazzino è stato cresciuto solamente dal padre.
Dalla scomparsa della madre, Mycroft è diventato molto chiuso e ha iniziato a dedicare tutto il suo tempo alla lettura di libri sul crimine e a fare ricerche su internet.
Preoccupato dal comportamento del figlio, il padre di Mycroft ha deciso di portarlo a vivere in una nuova città, in un posto tranquillo e pacifico dove spera di che il ragazzino possa tornare a farsi degli amici, a vivere all’aria aperta e a guarire dalla perdita della madre.
A Mycroft la cosa non è piaciuta per niente.
Mycroft ha 12 anni, è più basso della media dei ragazzi della sua età, ha un’intelligenza pronta, è molto curioso e indipendente.
E’ anche un ragazzino chiuso e poco esperto nei rapporti interpersonali... aspetti che, coniugati con la sua bassa statura, lo rendono la vittima ideale di ogni bullo della scuola.
La misteriosa scomparsa della madre ha fatto sviluppare in lui un forte senso di giustizia e una ferrea determinazione a diventare il migliore degli investigatori.
Proprio per questo motivo Mycroft è un divoratore di libri gialli, trattati di criminologia, crime novel e di ogni cosa che possa riguardare il crimine e i delitti insoluti.
In sostanza, il piccolo Microft vuole diventare un detective per risolvere il mistero che più gli sta a cuore: scoprire che fine ha fatto la sua mamma.
Mycroft usa bene internet e ha tanti amici telematici per quanti ne ha pochi nella vita reale.
E’ bravo nei videogiochi e condivide la passione della madre per i libri di Sherlock Holmes (il suo nome deriva proprio dal nome del fratello del celebre detective).
Non eccelle in nessuno sport ma si applica costantemente per migliorarsi e superare i suoi limiti.
E’ un puro all’interno di Eagle’s Creek: non conosce nessuno, non ha legami con nessuno. Un nuovo cittadino appena arrivato in città, per cui tutto è nuovo e per molti versi… misterioso.
Attraverso gli occhi di Mycroft, il lettore potrà identificarsi perché proprio come lui, il ragazzino non conosce Eagle’s Creek e non ha maggiori informazioni rispetto a quelli che lo leggeranno.

Carmilla Crow 
Bella, intelligente e bizzarra.
Carmilla è la classica ragazzina che non passa inosservata, un oggetto del mistero nella scuola di Eagle’s Creek.
Carmilla si veste in maniera bizzarra e quasi sempre di scuro, passa gran parte del suo tempo in biblioteca e non le interessa affatto diventare la ragazza più popolare della scuola.
Solo questo basterebbe a renderla mal vista dalle sue compagna, ma Carmilla ha una colpa ben peggiore: è la ragazza più bella della scuola e non sono pochi i ragazzi innamorati di lei.
Ragioni più che sufficienti per farla odiare da tutte le altre ragazze della scuola.
Carmilla è una reietta nella società benpensante di Eagle’s Creek, una mosca bianca.
Appassionata di storia cittadina e di genealogia, Carmilla è una delle poche persone che si sono prese la briga di fare ricerche sul passato oscuro di Eagle’s Creek... forse questo dipende dal fatto che lei è in linea diretta l’ultima discendente di Jeremiah Crow, il bandito fondatore della città.
Questa discendenza garantisce a Carmilla anche uno status sociale agiato: in poche parole, Carmilla è schifosamente ricca.
I suoi genitori sono pezzi grossi della comunità e il loro patrimonio familiare è diretta conseguenza degli affari illeciti che gli avi di Carmilla hanno sempre condotto in città.
E’ per questa ragione che Carmilla odia la sua famiglia e il denaro ad essa collegato.
Inutile dire che Carmilla è la disperazione dei suo genitori.
Ovviamente, una come lei non può che diventare amica di uno come Mycroft (che, altrettanto ovviamente, si innamorerà perdutamente e segretamente di lei).
Il desiderio segreto di Carmilla è di redimere il nome dei Crow, e di essere la prima della sua famiglia dalla parte dei buoni.
Carmilla, in termini pratici, è la ricercatrice storica bibliografica del trio.
“Non tutto si trova su internet” è uno dei suo motti e proprio spulciando archivi, annuari, e vecchi diari, Carmilla è letteralmente un pozzo d’informazioni sulla storia e i segreti di di Eagle’s Creek.
Carmilla è anche la ragione principale per cui, inizialmente, Tommy Redman si affiancherà a Mycroft.
Il triangolo amoroso tra i tre non verrà mai risolto ma farà da filo conduttore costante, alimentando gelosie e piccole invidie all’inizie ma cementificando l’amicizia in seguito.

Tommy Redman
Tommy è un vincente.
Bello, simpatico, atletico e coraggioso, ma anche tronfio, vanesio, superficiale e scorretto.
Quarterback della squadra di football della scuola e idolo di uno stormo di giovani ragazzine, Tommy è la quintessenza del ragazzo di successo amato dalla cittadinanza benpensante di Eagle’s Creek.
Perché uno come lui dovrebbe diventare amico di uno come Mycroft McKean?
Per una sfida, ovviamente.
Tommy ha scommesso con i suoi amici che riuscirà a far innamorare di lui la preda più ambita e sfuggente di tutta la scuola: Carmilla Crow.
E per arrivare a lei, Tommy ha deciso di passare attraverso l’unica persona che sembra aver legato con la ragazza, Mycroft McKean.
Inizialmente quindi, Tommy sarà un cattivo. Un bulletto che segretamente compatisce e deride il piccolo Mycroft e che è suo amico solo per un tornaconto personale.
Ma continuando a frequentare Mycroft, Tommy scoprirà che il piccolo ragazzino è molto più di quello che sembra e rimarrà indissolubilmente legato a lui, fino a diventarne il migliore amico.
Lentamente, ma in maniera inesorabile, Tommy capirà la povertà psicologica dei suoi amici “regolari” e la validità di persone bizzarre come Mycroft e Carmilla, fino a quando egli stesso verrà indicato dai suoi compagni come uno di quelli “strani” e patirà la situazione che Mycroft e Carmilla conoscono da sempre.
A poco a poco, i sentimenti che Tommy prova per Mycroft e Carmilla si faranno sempre più profondi, sinceri e in contrasto l’uno con l’altro.
L’amicizia per il ragazzino e l’amore per la ragazza di cui anche l’amico è infatuato, creeranno un dilemma morale che potrà essere risolto solo attraverso la maturazione di tutto il gruppo.
Tommy Redman non è figlio di qualcuno di importante nella storia passata di Eagle’s Creek ma suo zio è importante per la storia presente della città, essendone lo sceriffo.
Inizialmente, questo sembrerà un vantaggio per il trio di investigatori ma, con il tempo, tanto i personaggi quanto il lettore, scopriranno che c’è ben poco da fidarsi dello sceriffo Redman.
In termini pratici, Tommy sarà l'elemento fisico del trio. Colui che risolverà le situazione in cui, oltre al cervello, servono anche gambe e muscoli. Tommy sarà inoltre quello su cui ricadranno gran parte dei meriti della risoluzione dei casi, per la disperazione dell’ignorato Mycroft.

I Nemici di Mycroft
Ce ne saranno di varie categorie:

- Quelli manifesti e sostanzialmente innocui. Tipo i bulli generici della scuola.

- Quelli manifesti e potenzialmente pericolosi. Tipo il Capo Bullo della scuola (un essere stupido e violento conosciuto con il nome de Il Gufo).

- I cattivi del mese. Ovvero i colpevoli del “caso del mese”.

- I cattivi celati. Persone all’apparenza affabili e rassicuranti che in realtà celano oscuri segreti e tremende macchinazioni (la famiglia di Carmilla ad esempio o lo Sceriffo Stone Redman).

- La mente criminale a capo di tutto, il genio del male. Il cattivo supremo la cui identità è celata e le cui vicende si incroceranno con la sparizione della madre di Mycroft. 

Nella categoria “nemici”, particolare importanza verrà rivestita da due nemici celati:

Lo Sceriffo Stone Redman 
Tutore dell’ordine e volto giusto della città. Un pezzo d’uomo dalla mascella quadrata, un sorriso affabile e occhi duri e freddi come l’acciaio.
Lo Sceriffo Stone Redman è una figura di spicco della comunità.
Una roccia dietro cui i cittadini possono trovare riparo nella tempesta.
Un uomo di comprovata onestà e rigore.
All’inizio, Mycroft lo prenderà a modello come un eroe da imitare ma per il lettore sarà ben chiaro da subito che lo sceriffo nasconde qualcosa di brutto.
In effetti, lo sceriffo Stone Redman servirà davvero gli interessi della comunità di Eagle’s Creek... il problema è che questi interessi alcune volte non saranno leciti.
Lo sceriffo cercherà costantemente di dissuadere Mycroft e i suoi amici dalla loro passione per le investigazione e l’intrigo, apparentemente preoccupato per la loro sicurezza.
Essendo lo zio di Tommy, lo sceriffo Redman cercherà di far valere la sua influenza sul nipote, prima blandendolo con complimenti e lusinghe, poi cercando di estorcergli informazioni.
In linea generale, nei casi apparentemente slegati l’uno con l’altro che il trio sarà chiamato a risolvere di volta in volta, lo sceriffo Redman sarà un elemento di disturbo e censura e le sue indagini condurranno sempre lontano dalla verità. In un primo momento Mycroft crederà che si tratti di sfortuna, poi inizierà a mettere in dubbio le capacità investigative dello sceriffo, infine si farà strada in lui il sospetto che lo sceriffo agisca in maniera consapevole e che stia cercando di nascondere qualcosa di più grande, qualcosa che si collega direttamente alla mente criminale che si nasconde a Eagle’s Creek e alla sua ragnatela di intrighi.
Quando lo sceriffo Redman si renderà conto che il trio si sta avvicinando pericolosamente alla realtà, diverrà per loro una minaccia tangibile.

L’uomo del ranch
E’ la mente segreta, l’oscuro tessitore, il genio del male. L’uomo che tira le fila di tutto e tutto controlla. La sua identità è sconosciuta e il lettore non lo vedrà mai in volto. Di lui sapremo solo che vive in un grande ranch fuori città e che lo sceriffo Redman è il suo luogotenente. Quali siano i suoi scopi, perché spinga tanta gente a commettere dei delitti e quale guadagno abbia in tutto questo, non verrà immediatamente rivelato.
Quello che è certo è che è un uomo di grande potere, che odia tutte le anime oneste di Eagle’s Creek  e che il suo piano si estende molto aldilà dei semplici crimini occasionali di cui, in larga parte, è l’ispiratore.





E questo è, grosso modo, tutto (il soggetto dei primi episodi ve lo risparmio).
Il progetto ha camminato per qualche tempo in Disney e pareva che ci fossero grosse probabilità che andasse in porto (abbastanza da farmi fare lo splendido per due anni a meeting che la Disney organizzava in fantastiche località turistiche), poi l'interesse è scemato e non se ne è fatto più nulla.

21 commenti:

Claudio Vallesi ha detto...

"- Dietro ad ogni mistero si nasconde una spiegazione. Nessuna causa sovrannaturale è accettata. Niente fantasmi, spiriti, streghe o altro. Il sovrannaturale può essere solo uno specchietto per le allodole dietro cui celare una spiegazione pragmatica, un velo che i nostri tre protagonisti dovranno squarciare per arrivare alla verità. Non per questo le nostre spiegazioni dovranno essere banali o semplicistiche. Un crimine complesso, macchinoso, persino barocco nel suo concepimento, va benissimo, un crimine sovrannaturale, no. "

Non ho letto tutto che sto dal lavoro e non c'ho tempo...

Trovo il modo di farlo pubblicare.
Cristo lo comprerei per me stesso, ma mi sacrificherò per far leggere a mio figlio qualcosa di "sopra la media".
Sono serio eh! :)

laconcoide ha detto...

peccato sia scemato, sembrava un ottima serie e mi sarebbe piaciuta leggerla. Unica pecca: secondo me l'elemento "magico" dovrebbe essere mantenuto almeno in parte, in sottofondo: una cosa che ho sempre odiato di scooby doo è che tutta la magia degli episodi si perdeva poi nella cruda, banale e noiosa realtà di semplici imbroglioni.

medeoTL

Skull ha detto...

Progetto davvero molto interessante, che avrei adorato per i miei figli.
Unica perplessità: secondo me il nome Mycroft McKean non funzionava proprio: troppo difficile da pronunciare per un bambino e (inutilmente?) scozzese.

TSUNAMI ha detto...

Carmilla era Abby Sciuto e non lo sapevamo.

Apx11 ha detto...

Certe dinamiche mi ricordano Out There di Ramos.
Comunque peccato che non sia andato in porto.
Davvero belli i disegni della Melaranci.

Slum King ha detto...

Capisco che ci vogliono dei grossi investimenti per progetti made in Italy che prevedano fumetti, romanzi, merchandising, giochi e bla bla bla ma non è che si siano affacciati sul mercato troppi progetti del genere, probabilmente solo i Gormiti.
Peccato, perché sia questa trattazione che quella dei robot sembravano avere belle potenzialità, desumo che i grossi progetti multimediali per ragazzini hanno vita difficile in Italia.

Michele Miglionico ha detto...

Il progetto è molto buono ed è un peccato che non sia andato in porto, anche con altri editori.

C'è anche da dire che nel 2005 esordì "PP8", il magazine di Paperino Paperotto che aveva un'impostazione di fondo vagamente comparabile, nel momento in cui il protagonista e i suoi amici giocavano a fare i detective per risolvere non-misteri della loro scuola e di Quack Town. Potrebbe aver pesato nella scelta finale...?

Fanboy ha detto...

Secondo me la Disney ha perso l'occasione di pubblicare un bel fumetto.
Ma il capo dei bulli che si chiama "Il gufo"? Ma che cavolo stai dicendo Robe? ;-)

Massy ha detto...

Davvero, davvero bella.M'è piaciuta più del progetto sul robot (il che è tutto dire da un fanatico di cartoni robotici).

E' proprio senza speranza oppure "mai dire mai"?

Lazy Rebel ha detto...

Bello questo!
soprattutto per l'idea che ogni bambino ha a disposizione tutti gli indizi per risolvere il caso.
Mi ricorda la classica pagina dei cruciverba dove c'è il fumetto dell'investigatore che in 4 vignette ti mostra la scena dell'omicidio e devi capire chi è il colpevole.
Adoro quella pagina e a volte mi tocca leggere la soluzione bestemmiando!
Comunque davvero un bel progetto!
:)

Lazy Rebel ha detto...

Bello questo!
soprattutto per l'idea che ogni bambino ha a disposizione tutti gli indizi per risolvere il caso.
Mi ricorda la classica pagina dei cruciverba dove c'è il fumetto dell'investigatore che in 4 vignette ti mostra la scena dell'omicidio e devi capire chi è il colpevole.
Adoro quella pagina e a volte mi tocca leggere la soluzione bestemmiando!
Comunque davvero un bel progetto!
:)

Fabio D'Auria ha detto...

Come dicevo ai miei studenti qualche mese fa, Mytico! ha aperto una strada "interessante" che vista la continuazione pare anche fruttuosa (per chi lo produce).

Magari altri quotidiani sono disposti a investire, solo che devi trovarti un service (redazione) che ti impacchetti il tutto, visto che il quotidiano caccia i soldi e ritira il fumetto pronto per la stampa.

Viviana Boccionero ha detto...

RRoby, Nanni mi fa i dispetti. Uffa.

forst ha detto...

Il Gufo potrebbe essere una citazione di David Peace, un riferimento a Maurice "The Owl" Jobson.

aleKuei ha detto...

Possibile che il papà di Mycroft, già marito di un agente FBI misteriosamente scomparso, non sapesse delle origini "malefiche" di Eagle’s Creek?

Secondo me l'Uomo del Ranch è proprio il padre!

Reds ha detto...

non so di chi sia ma qualcuno ha fatto qualcosa di simile secondo me, con quell'anime chiamato superdetective conan

BeKi ha detto...

Ottimo lavoro, se fosse arrivato in edicola sarebbe stato mio.

Tento di vincere un 'Recchioni d'Oro' risolvendo il mistero dai pochi indizi. La fu miniera d'oro e gli attuali pozzi petroliferi della città sono in realtà fake e servono come facciata per un complesso schema di riciclaggio (che fa capo -ai giorni d'oggi- all'uomo del ranch). I vari criminali sono attratti dalla città proprio per questo motivo. La madre del protagonista indagando è arrivata vicino alla verità e per questo è sparita (volontariamente?) dalla circolazione.

Tyler ha detto...

Facci un libro.
Sul serio.

Unknown ha detto...

Mycroft come il fratello del buon Sherlock, eh? :)

Francesco_Imp ha detto...

Interessante... anche se davvero richiede un bel lavoraccio allo sceneggiatore, a inventarsi ogni volta un mistero nuovo, e a collegarlo allo stesso tempo col grande mistero. Forse a fare mini archi di 2-3 numeri sarebbe stato più semplice da scrivere... anche se non da leggere.
Avevi pure un piano per la storyline sulla lunga distanza (per esempio l'identità e il movente dell'uomo del ranch?)

ProfGemelli ha detto...

Che spasso! Peccato che questo progetto non sia andato in porto: probabilmente lo avrei letto pure io anche se ho 45 anni!

Infatti sono un ultrafan dichiarato dei gialli per ragazzi dei 3 investigatori, della banda dei 5. E anche dei goonies e di super 8, anche se lì c'era un po' troppo di soprannaturale o di poco naturale...

Oltre che dei gialli di topolino. Sì, ho sempre amato il Topolino pensoso che si arrovella e lì arriva Pippo che dice una qualsiasi banalità, che però misteriosamente mette Topolino sulla buona strada, facendogli vedere la soluzione del mistero: "Pippo sei un genio!"