26.9.12

Tra la Bretagna, Manaus e Milano.

Prima di partire per la Bretagna insieme ai 5 Blogger quello che sapevo della regione francese erano i seguenti fatti:

- che si affacciava sull'oceano Atlantico e sulla Manica

- che Gauguin ci aveva dipinto un mucchio di tele e che tanti altri pittori ne erano rimasti affascinati

- che aveva dato i natali a Jules Verne, uno dei padri dell'avventura moderna.

- che era la regione di Asterix e, di conseguenza, era la terra dei Galli e dei menhir

- che era pure la regione che aveva ospitato un gran numero di altre popolazioni di origini celtiche tra cui il popolo dei pitti, su cui mi aveva reso edotto Robert E. Howard, altro grande avventuriero della carta.

- che era uno dei posti preferiti di Sergio Bonelli.

E quest'ultima cosa, visto anche il periodo (a quasi un anno esatto dalla sua morte), gettava un'ombra strana su tutto il viaggio.
Il fatto è che non potevo fare a meno di proiettarmelo davanti a Sergio Bonelli, chiedendomi perché uno come lui, che nella sua vita aveva esplorato tutto il mondo in un periodo in cui il mondo era ancora grande, che aveva ridisceso i fiumi più imponenti, attraversato le foreste più selvagge, superato i deserti più vasti, potesse aver amato una regione così vicina e così amena.

Certo, lo scenario della Bretagna è delizioso, questo è innegabile.
L'oceano, le spiagge, le infinite distese di casette tutte uguali, il cielo azzurro e terso, con nuvole veloci, spazzate via dal vento costante...
Delizioso.
Ma delizioso e basta.
Dov'era l'avventura? Il mistero? L'emozione?! 
Sergio, che scherzo mi stavi tirando? 
In Bretagna, Mr. No si annoierebbe a morte!
Solo una bella francese innamorata del soldato americano liberatore, avrebbe potuto trattenerlo per più di qualche giorno. Insieme con lei, Jerry si sarebbe fatto due passi sul litorale bagnato da due mari di Penthievre, avrebbe mangiato crostacei a Port-Aven, e poi l'avrebbe sedotta nei romantici vicoli fioriti di Pont-Aven, la città che ospitò Gauguin. Ma poi, stufo del cibo artefatto e di quell'atmosfera da cartolina, sarebbe ripartito per inseguire l'avventura.
Come sempre.

Stavo sbagliando qualcosa o la Bretagna non mi si era è ancora mostrata.

Quando arriviamo alla Costa Selvaggia dell'isola di Belle-Île, una scogliera a picco sul mare di una bellezza che intimorisce, le cose cominciano a farmisi più chiare.
Qui la roccia scende a strapiombo nell'oceano, l'oceano si confonde con il cielo e, tutto intorno, il panorama è piatto come una tavola. Sembra di essere sul ciglio della fine del mondo.
Le ricercatezze dei francesi, in questo posto, sembrano solo una patina posticcia appiccata su un terra infinitamente più antica, misteriosa, e brutale. 
E per nulla addomesticata.

Inspiro aria di mare e mi viene voglia di gridare AAAYYYAAAAKKK a pieni polmoni ma reprimo l'istinto. I mangiarane che ne sanno di Darkwood?
Torno in macchina e ripartiamo.
Il tempo volge al brutto e il cielo è quasi nero quando arriviamo a Carnac e ci troviamo a passeggiare accanto ai grandi menhir.
In quell'atmosfera cupa, non è difficile immaginarsi Zagor nascosto tra i filari di roccia, con il tomahawk stretto nel pugno, la schiena poggiata contro una pietra antica come l'umanità, mentre trattiene il respiro in attesa di colpire una qualche creatura lovecraftiana.
Tutto sembra quadrare e mi dico di aver trovato il bandolo della matassa.
Ovviamente, sto mentendo a me stesso.
Perché per quanto affascinanti, quelle sono suggestioni adolescenziali.
Non era il Bonelli/Nolitta creatore di Zagor e a stento trentenne, quello che amava venire a passare le sue settimane in Bretagna. Era l'altro Sergio, quello della mezza età e della vecchiaia. 
Il Sergio crepuscolare, riflessivo, a tratti cupo e umorale. 
E io non riesco a immaginarmelo quel Sergio mentre si emoziona per una serie di sassi messi uno accanto all'altro. 
Più facile figurarselo, invece, in piedi su un'altra scogliera, quella di Point du Raz.
Qui le rocce sono taglienti e aguzze, simili al guglie gotiche di un Duomo scavato nella roccia dal vento forte che tira dal mare. Il cielo plumbeo dona al panorama un aspetto lunare.
E' un luogo duro, ma pure affascinante, pervaso da una sottile melanconia. 
Non un posto adatto per il creatore di Tex. Ma perfetto per il papà di Jerry Drake.
E a quel punto sento di esserci quasi arrivato.

La quadratura del cerchio però, mi viene non dalla natura ma da un museo.
Quello di Quimper, dove è ospitata la più larga collezione di arte bretone, realizzata da pittori del posto o da artisti venuti da fuori, ora sull'onda ora dalla celtomania napoleonica, ora per seguire la tendenza artistica del momento.
In quelle sale, i quadri dei pittori romantici raccontano una bretagna fabulistica, fatta di sacerdotesse celtiche seminude intente a suonare l'arpa nel pieno della tempesta e di antichi re che fondano città in mezzo al mare.
Dall'altra parte, le tele degli artisti locali, parlano invece di una terra spietata, percorsa da un folclore spettrale e segnata dalla morte (in mare, in guerra, per fame e per stenti) e dal sacrificio. 
In mezzo a questi due estremi, i sintetisti, che riconducono la Bretagna in forme basilari e in masse di colore.  Tensioni tanto diverse che però, in questa terra, trovano un loro equilibrio e una loro organicità. E non ci vuole molto a vedere un intimo parallelismo tra queste spinte antitetiche e un autore e un uomo, pieno di contraddizioni come il Nolitta/Bonelli, l'amletico figlio del mitologico Re Gia Luigi, il primo portatore del dubbio in un regno di granitiche certezze, il romantico realista del fumetto italiano.

Torno a casa con una manciata di ricordi, suggestioni, belle immagini e un rimpianto: non poter parlare di questa terra con Sergio. 
Sono certo che sarebbe stata una chiacchierata divertente e diversa da quella che mi sarei aspettato.
Perché con Sergio andava sempre così: non era mai esattamene nella posizione in cui faceva più prevedibile immaginarselo.
E in fondo è questo il segreto dei grandi avventurieri: essere avanti, e di lato.
Ciao, Sergio.
E' stato un enorme onore averti conosciuto.

7 commenti:

el mauro ha detto...

Bello!

Franco M. ha detto...

Kandrax il druido.

joeclay ha detto...

Ti leggo sempre, ma era tanto che non mi emozionava così un post. Complimenti RRobe.

ivothor ha detto...

continuo a pensare che dovresti scrivere un libro.. In questi post tocchi corde dell'animo e susciti emozioni che vanno davvero in profondita'. complimenti!

giuglio ha detto...

Ciao
ero venuto sul tuo blog con l'intenzione di infamarti e appicciare un bel flame aggratis, ché qui pare vada di gran moda.
Poi però ho letto questo post e mi sono commosso, e non posso che quotare ivothor: scrivi proprio bene, hai mai pensato di farne un mestiere?
;-)

mymo ha detto...

Pezzo bellissimo e commovente, null'altro da aggiungere.

Viviana Boccionero ha detto...

Qui la roccia scende a strapiombo nell'oceano straplumbeo, l'ocieano si confonde con l'ocielo e, tutto intorno, l'iguana si fonde col grigio guano dello storno. O cavallina, cavallina storna, che portavi colei che non ritorna... (quante iguane hai calpestato nel tragitto? e quanto guano?) Misteriosa, per nulla addomesticata, eolica! Zoccola, dove sei andata?! Lisca bianca, patatina posticcia, querida, mia deliziosa e basta, quale scherzo mi stai tirando? Dov'è l'avventura? il mistero? l'emozione? Senza-di-te, è un de-dejeuner sur l'herbe à la Gauguin: rien de rien. Languisce ancora la recherche dei francesi: "Peut-être, votre petit, jeune bijou a été perdu dans une partie de plaisir à Hanging Roche". Maledetti flic mangiarane! Nolita, dove sei? Giocavi a Mr. No: "Moi je m'appelle Nolita, No ou bien No-la". Bien, qui è Madame Oui all'apparecchio (clic): avanti e di lato, e dall'altra parte, e là, e là, e là: la quadratura del cerchio! "Hélas! Hélas! Hélas! Tu es très positif ce soir, Madame Cercule... Tu prétend l'impossible!". (Il dannato segreto era nel fondo, ma chérie...) Ora, guardo il menhir all'orizzonte, la civetta in strada, l'orologio sul comò, e penso a te, No: tic tac toe.

Per Sergio


(non c'ho proprio un cazzo da fare, RRoby!)