17.9.12

Una carriera di fallimenti.

Mi capita di andare in edicola e vedere una nuova pubblicazione a fumetti.
Guardo il colophon e mi cade l'occhio sui nomi che l'hanno realizzata.
E mi viene da ridere.
In realtà, quella risata è solo un meccanismo di difesa che trasforma l'amarezza in un ghigno.
Il fatto è che il nostro settore è stupido, lento e inconsapevole, perché non è in grado di liberarsi dei suoi elementi nocivi come tutti quei "professionisti" che hanno costruito la loro carriera su quella che possiamo definire come "certezza d'insuccesso".
Se qualcuno, un giorno, si dovesse prendere la briga di fare una lista dei nomi di tutte le iniziative fallimentari che hanno raggiunto le edicole negli ultimi venticinque anni, noterebbe come certi personaggi sono ricorrenti.
Nel mio piccolo e senza starci a pensare sopra troppo, mi vengono in mente almeno tre o quattro nomi di autori, o pseudo tali, a cui ho visto far fallire almeno cinque o sei progetti da edicola (e voi non avete idea di quanto costi mandare un prodotto in edicola).
Eppure, questi personaggi, continuano a lavorare e, anno dopo anno, insuccesso dopo insuccesso, continuano a mandare al macero tonnellate di copie.
E più volte falliscono, più acquistano autorevolezza presso editori criminalmente distratti o inconsapevoli, che non si prendono la briga di controllare la misura dei loro disastri ma si fanno impressionare dalla lunghezza della lista.

Questa gente fa perdere soldi.
E quando un editore perde soldi, poi pubblica meno, o smette di pubblicare del tutto.
E così non è solo il colpevole a trovarsi di nuovo senza lavoro, ma il lavoro viene a mancare anche a chi, magari, stava facendo, o avrebbe potuto fare, bene.

E mai che questi individui, si prendano la colpa.
La colpa è sempre del mercato.
La colpa è del lettore.
La colpa è dell'editore (sì, quello che lo ha pagato e gli ha dato un'ennesima possibilità).
E intanto, investimenti e possibilità vanno bruciati sull'altare dell'incompetenza, dell'incapacità e della mancanza di talento.
Ancora peggio succede quando queste figure si riescono a ritagliare un qualche ruolo presso una delle tante scuole di fumetto che ci sono nel nostro paese, e dall'alto del loro abisso, pontificano con gli allievi, imponendo la loro deficitaria visione del nostro medium, formando nuovi autori che ci metteranno anni a scrollarsi di dosso (quando ci riescono) le cazzate che gli sono state inculcate .
E' una situazione triste e dannosa.
E pensare che basterebbe poco per risolverla.
Gli editori e le scuole, per esempio, potrebbero dare un occhiata più approfondita ai curriculum delle persone su cui stanno pensando di investire soldi.
Non è una cosa strana, giuro.
Perché in un settore economico normale, se la tua carriera è costellata solamente da fallimenti economici e artistici, dopo qualche tempo non ti danno più da lavorare.
ED E' GIUSTO COSI'.

Non sei capace?
Vai a fare altro, dove farai meno danni (si spera).
Cazzo, questo è un settore privato, dovrebbe essere premiata la capacità (artistica e commerciale), non il fatto di saper restare sempre a galla come... vabbè, avete capito.
Eppure, niente.
Si naviga in un mare d'indolenza.
E un giorno ci si sveglia e ci si scopre falliti.