11.10.12

Le Storie - il boia di Parigi - la recensione


Il limite della mia onestà intellettuale è dato dalla decisione di parlare di un prodotto della casa editrice per cui collaboro, solo quando mi piace molto.
Quando mi piace mediamente o quando non mi piace affatto, ho deciso di non entrare pubblicamente nel merito.
Questo atteggiamento non mi preclude di fare riflessioni generali, anche critiche, sulla linea editoriale della Sergio Bonelli, ma mi evita di sprofondare in comportamenti masochistici e poco simpatici nei confronti dei colleghi.
E visto che oggi ho deciso di parlare di questo primo albo de Le Storie, scritto da Paola Barbato e disegnato da Giampiero Casertano, capirete facilmente che l'opera mi è piaciuta molto.

Cominciamo dal lavoro di Paola.
Che riesce a mantenere tutte le qualità del suo stile morboso, sposandolo con una storia solida e raccontata in maniera lineare. In questi casi si usa il termine "un classico moderno" che mi fa abbastanza ribrezzo ma che si adatta perfettamente alle sensazioni suscitate dalla lettura delle vicende di Sanson, il boia di Parigi negli anni del Terrore: un classico, raccontato (bene) con una sensibilità e un piglio moderno.
A disegnare il tutto, un Casertano che, finalmente, è riuscito a quadrare il suo personalissimo cerchio personale.
Premessa: per me, Casertano, è stato il disegnatore realistico più bravo, e personale, e potente, e capace di disegnare qualsiasi cosa, che sia mai stato pubblicato dalla Sergio Bonelli Editore.
Tavole come quelle di Memorie dell'Invisibile, Attraverso lo Specchio, Dopo Mezzanotte, per me rimangono nella storia del fumetto italiano.
Poi, negli anni, Casertano ha iniziato un suo personale percorso di ricerca, influenzato da autori come Crumb, Magnus e Bacillieri, che lo ha portato lontano da quel suo stile realistico che tanto mi aveva sedotto. E' stato un periodo di ricerca interessante ma (a mio parere), piuttosto discontinuo in cui si sono viste cose molto belle e cose molto meno belle.
Con questo albo, Casertano mi sembra che abbia raggiunto il termine di questa ricerca, definendo in maniera chiara, riuscitissima e finita, il suo "nuovo" stile.
E che stile.
Aprite l'albo, guardate la prima tavola, e stupite, gente.
E' molto difficile che quest'anno vedrete dei disegni migliori di questi.

Ultime note a riguardo della veste editoriale:

- la grafica, vista stampata, mi sembra migliore di quella che mi era sembrato in un primo momento (anche se continuo a pensare che si poteva fare di più).

- la copertina di Di Gennaro è bella.

- L'apparato redazionale è sobrio e piacevole.

- La carta "finta telata" della copertina è una piacevolissima sorpresa che valorizza enormemente l'oggetto editoriale.

Unica nota negativa: mi spiace che il redazionale dell'albo non sia firmato. Il rapporto personale che Sergio Bonelli aveva saputo creare con i suoi lettori era una bella cosa e penso che sia un peccato che si sia deciso di non portarlo avanti.

In conclusione, un albo da comprare assolutamente.
Sia perché è un grande fumetto, sia perché è una iniziativa editoriale coraggiosa e fortissima.