3.10.12

TED - la recensione -


di Michele Monteleone.

Quando Roberto mi ha proposto di andare all'anteprima di Ted, ero davvero entusiasta, tipo una scolaretta, solo un po' meno gay. L'idea che mi ero fatto del film era una lunga puntata dei Griffin, con Mark Whalberg e un orsetto sboccato alla Mr. Wiggles, come protagonisti. Ted invece, e ve lo dico subito, così ci togliamo il dente, è solo una classica commedia romantica con più parolacce del solito.
Il film racconta la storia di un bambino che la notte di Natale desidera che il suo orsetto impari a parlare e magicamente, viene accontentato.
L'orso diventa la moda del momento ma, dopo un breve periodo di fama internazionale, il mondo si abitua anche all'orsetto parlante e al suo amico e i due, con il passare degli anni, diventano la tipica coppia di fattoni parcheggiata sul divano di casa. 
Il loro idillio al thc viene messo in crisi dall'ultimatum della ragazza di Mark Wahlberg, al secolo Mila -tipregodiofaichefacciaunporno- Kunis. 
La storia prosegue dritta sui binari della classica commedia hollywoodiana fino al prevedibile happy ending.
E forse è proprio questa sua ordinarietà della trama generale a depotenziare la storia.
MacFarlane riesce a strappare qualche risata di pancia, ma non riesce mai a farti mancare il fiato come capita nei momenti più felici dei Griffin.

La verità è che l'asticella dell'accettabile, del decoroso, e del politicamente scorretto nella comicità, sì spostata davvero in alto, se pochi anni fa Sarah Silverman ti faceva sbellicare dalle risate e allo stesso tempo vergognare, semplicemente dicendo sporco ebreo in tv, ora la battuta razzista è  sdoganata e ha perso il suo gusto proibito. 
Assodata la dilagante corruzione morale che serpeggia in questo mondo troppo marcio per continuare, Ted non ha neanche una battuta che sia paragonabile, anche solo alla preghierina della buona notte del Cartman di South Park (serie che, invece, la capacità di turbare non l'ha praticamente mai persa). 
Il difetto del film è proprio quello di essere un po' troppo timido, ed è una cosa che non ti aspetteresti mai dal creatore dei Griffin.
Ma non tutto è da buttare, c'è anche del buono in Ted.
Come il fatto che Mark Whalberg recita davvero bene insieme alla sua controparte in CGI, evitando quello sguardo un po' perso (probabilmente perché recitano all'aria) che mettono su molti suoi colleghi nella stessa situazione. Mila Kunis invecchia bene e, anche se spero vivamente che cada in disgrazia e ci regali una magnifica performance a luci rosse, per adesso fa la sua parte senza dare fastidio. Ryan Reynolds ha uno splendido cameo nella parte di un gay (qualunque riferimento alla sua tutina verde da Green Lantern immagino sia voluto). 
In conclusione, Ted fa passare piacevolmente un'ora e mezzo, ma se ci si aspetta MacFarlane al suo massimo si rimane delusi.

Sono lontani i tempi di cose come questa:


O anche solo questa:


Chiudo dicendo una cosa mi terrorizza davvero: i dialoghi del film, in originale, sono infarciti di giochi di parole e riferimenti a personaggi della cultura americana. 
La mia paura è che, nella traduzione italiana, qualcuno abbia la grande idea di eliminarli. 
Sapete come succede di solito, no? Si segue quella logica malata che vuole che anche mia nonna possa godersi il film, senza sapere chi sia Justin Bieber, senza sapere cosa sia un Tweet, senza essere a conoscenza dell'invenzione della ruota (tua nonna però hai dei problemi, Michè! -nota del RRobe-) e a noi tocca beccarci versioni menomate (per colpa di tua nonna! -nota del RRobe-). 
Ci fanno più stupidi di quanto siamo.
Sì, anche più stupidi.