15.11.12

Planet Hollywood Connection: Bullet to the Head - la recensione -



Un rapido riassunto per i più giovani, per i distratti o per quelli che NSUCDC ma sono ansiosi di cambiare la loro condizione (ma non per quelli che NCUCDC, per loro non c'è speranza).

Chi è Walter Hill?
E' un regista, uno sceneggiatore e un produttore.
Viene fuori dalla vecchia Hollywood degli artigiani di mestiere ma finisce subito tra le grinfie di Sam Peckinpah, che gli mostra come si possa essere tanto un professionista, quanto un autore e un rinnegato.
Per tutta la vita, Hill insegue un'idea di cinema che non esiste più, maschile, duro, senza compromessi, livido nella messa in scena, minimale nei soggetti asciutto nel linguaggio.
Un cinema che cammina sulla linea sottile tra sciatteria e austerità, capace di esplodere solo attraverso una catartica violenza o un imprevedibile, e purissimo, romanticismo.
Un cinema allergico alle troppe parole (ma con alcune rimarchevoli eccezioni, in questo senso) ma che nei suoi silenzi e, ancor di più, nelle azioni, trova il suo senso compiuto.
V'è piaciuto Drive di quell'anemico di Refn?
Ecco, Drive non è altro che un bignamino del cinema di Walter Hill (ibridato con quello di Mann e di Friedkin) e infighettato il giusto, per mandare in visibilio orde di hipster bimbominchia (che, lo ricordo, devono morire e morire male).

Qualche titolo capolavoro: Driver l'imprendibile, I Cavalieri dalle Lunghe Ombre, I Guerrieri della Notte, 48 Ore, i Guerrieri della Palude Silenziosa.

Qualche titolo molto buono:
Ricercati: ufficialmente morti, Ancora Vivo, Danko, Johnny il Bello, Will Bill, Geronimo.

Il resto della lunga cinematografia è roba o brutta o largamente trascurabile.


Chi è Sylvester Stallone?
Lo sapete tutti.
Ma forse potrebbe interessarvi un punto di vista un pelo diverso, come quello che potete trovare QUI.

Cosa hanno fatto insieme questi due?
Nulla. Fino a oggi. Fino a questo Bullett to the Head, film tratto da un fumetto francese scritto da Nolent e disegnato da Colin Wilson.
E com'è il film?
Mettiamola così: la premessa che ho fatto fino a questo momento sarà più lunga della recensione vera e propria.
E' un film carino, a tratti spassoso, che non aggiunge nulla alla filmografia di Hill (anzi, se comparato a pellicole simili come 48 Ore, toglie qualcosa) e non si discosta troppo dalla media di quella di Sly. Mi sento di dire che è meglio di qualsiasi cosa Stallone abbia girato negli anni '90 con l'eccezione di Cop Land (che è parecchie spanne sopra) ma peggio di qualsiasi cosa abbia girato prima o dopo quella decade (Expendables 1&2 esclusi, che sono abbastanza tremendi).
La storia racconta di un simpatico sicario (Sly) e di un inutile poliziotto di origini coreane (il bravo e troppo poco sfruttato Sunk Kang) che si trovano costretti a collaborare contre gente davvero cattiva (Christian Slater in libera uscita dal rehab, Jason Momoa ineditamente vestito e Mr Eko di Lost). Saranno pallottole e battute per tutta la durata della pellicola.
Ora, a parte la messa in scena davvero minimale spacciata come scelta stilistica ma, evidentemente, dettata da limiti di budget, a parte la regia sciatta e svogliata (ma i generosi potrebbero definirla asciutta e ruvida) di Hill, il film gira bene fino all'inizio del terzo atto, sopratutto perché Sly regala un'ottima prestazione, ironica e umana quanto serve, senza strafare (obbligatoria la visione in lingua originale, vi avverto) e la battute tra la coppia di nemici-amici, sono divertenti.
All'inizio del terzo atto però, lo script prende una sbandata devastante che squalifica il film al punto da metterlo al livello di un direct to video con Steven Seagal.
Poi però c'è il combattimento finale tra Sly e Momoa, combattuto con delle gigantesche asce, e si esce dalla sala con il sorriso (che, stando al Test Nanni, significa che il film al vostro cervello è piaciuto).
Tutto qui. Niente di più, niente di meno.
Ah, no: ci sono anche degli effettini (sempre gli stessi) di After Effect usati un poco a caso che fanno tanto wannabe Tony Scott di cui non si sentiva per nulla il bisogno e una voce off che esce dritta da Last Man Standing (ultimo bel film di Mastro Hill).

Il fumetto (e lo si capisce abbastanza chiaramente dal titolo) ha un debito grosso come una casa con gli eroici spargimenti di sangue made in HK (i film di John Woo quando era bravo per capirsi), il film di Hill molto meno, il che non è necessariamente un male.
Il problema della pellicola è che non ha nessun guizzo e che, davvero, si pratica un auto-bukake proprio nel momento in cui avrebbe dovuto iniziare a scopare davvero.
Ma Stallone, da solo, vale il prezzo del biglietto e le due orette (scarse) della vostra vita che la pellicola esige.

Consigliato? No.
Ma se lo vedete, male non vi farà.

A margine: dopo il film ho assistito alla conferenza stampa. Mi piacerebbe dirvi che ho stretto la mano a Sly e che Hill ha detto cose illuminanti, ma non è andata così. Hill ha risposto in maniera svogliata e superficiale a tutte le domande che gli sono state fatte e Stallone si è concesso pochissimo al pubblico, dopo aver concluso il suo intervento.
Però, cazzo che effetto strano fa vederlo dal vivo: è Stallone e ok. Ma è pure Rocky. E quando inizia a raccontare storielline divertenti e scombinate o a dirvi di continuare a rialzarvi perché la vita non farà altro che sbattervi a terra... cazzo, mi sono emozionato come mai m'è capitato prima (no, nemmeno come quella volta che ho abbracciato John Woo).