17.12.12

Call of Duty: Black Ops 2 - la recensione -



Da quando mi sono liberato dalla schiavitù psicologica di recensire i videogame a ridosso della loro uscita, mi sento più sereno. E, cosa più importante, valuto i giochi meglio.
Per esempio, se avessi avuto il fiato sul collo per recensire questo Call of Duty: Black Ops 2, lo avrei liquidato alla solita maniera: ennesima reiterazione del franchise a opera dello studio di sviluppo meno interessante tra quelli al lavoro sulla serie. Stessa formula, stesse soluzioni. Nessuna novità rilevate. Un motore grafico ormai davvero obsoleto.
E mi sarei sbagliato.
Perché, a essere onesti, l'unica affermazione reale di quanto scritto qui sopra è che il motore grafico è davvero vecchio e inadeguato, specie alla luce di alcune meraviglie viste di recente anche su macchine obsolete come 360 e PS3.
Tutto il resto, è luogo comune.

Facciamo una breve premessa fondamentale: la serie di Call of Duty basa da sempre la sua offerta su due elementi portanti, l'illusione di grandi spazi aperti (che, in realtà, sono solamente corridoi più o meno ben mascherati) e l'uso (e l'abuso) di momenti di gioco interamente scriptati, in cui il giocatore è messo alla stregua di un passeggero di una qualche attrazione di un parco tematico in cui può solo vedere quello che gli succede intorno mentre viene spinto in avanti, senza poter interagire in alcuna maniera con gli eventi.
Ora, da fan di Halo e dei suoi sandbox, capirete quanto io possa essere allergico a questo genere di stile di gioco. Però è pur vero che, con  Call of Duty: Modern Warfare 3, questo approccio è stato talmente perfezionato che, a conti fatti, l'esperienza complessiva risultava molto divertente e spettacolare.
E le cose, con Black Ops 2, vanno persino meglio.
Il gioco, nella sua campagna single player, è davvero vario e spettacolare.
Presenta situazioni sempre diverse e fa vivere al giocatore momenti realmente emozionanti.
In aggiunta, tutti gli elementi scriptati sono stati integrati bene e in maniera intelligente, non risultando quasi mai invasivi rispetto agli elementi ludici.
Aggiungo pure che quella che sulle prime mi era sembrata una storia fin troppo articolata, frammentata e, in definitiva, priva di appeal (cosa che non mi aveva stupito visto che l'uomo dietro la macchina da scrivere è il Goyer cinematografico), con il passare delle ore acquista una forte coerenza e, alla fine, appassiona (merito anche dello straordinario doppiaggio italiano che, per il ruolo del cattivo, vanta un Giancarlo Giannini davvero in forma). I

A migliorare ancora la situazione ci sono due interessanti innovazioni:

- Finali multipli
A seconda delle scelte e delle azione fatte dal giocatore durante la partita, la storia avrà una diversa conclusione (tra sei possibili, se non erro). Non è una cosa inedita ma è implementata bene e con un certa "durezza" nei confronti del giocatore. In sostanza, le proprie azioni risulteranno piuttosto definitive e molto rilevanti per determinare l'esito della vicenda. E non tutti i finali sono particolarmente positivi (anzi, a dirla tutta, la storia è spietatamente amara).

- Le Strike Force.
Che sono una specie di gioco nel gioco dove il giocatore sarà chiamato a pianificare l'operato di un'intera squadra per poi seguirne le azioni in terza persona (pur avendo la possibilità di scendere sul campo in qualsiasi momento). I risultati conseguiti dalle Strike Force influenzeranno direttamente gli scenari di battaglia seguenti. L'idea è molto carina, lo sviluppo molto meno, specie a causa di una deficitaria Intelligenza Artificiale dei propri uomini che ci spingerà, sin troppo spesso a risolvere la faccenda intervenendo direttamente.

Per il resto, siamo dalle parti della solita routine di CoD: nemici non troppo svegli, scenari di battaglia che non sono altro che lunghi tunnel dove fare tiro al bersaglio, una certa monotonia complessiva dell'azione, spezzata solo dai (fortunatamente frequenti) momenti in cui gli sviluppatori hanno cercato di inserire situazioni inedite, quick time event e roba simile.

Anche sul fronte multiplayer, le cose non sono molto diverse dal solito.
Solo che "il solito", per la serie di CoD, è molto prossimo all'eccellenza (e se ve lo dice un fan di Halo, il giudizio vale doppio).
Come da tradizione per la serie Black Ops, c'è il pacchetto Zombie, che offre tre modalità di gioco differenti, di cui due molto riuscite (purtroppo, la più debole è proprio la principale), e tutta la parte dedicata al gioco competitivo, che offre 14 mappe e una vastissima scelta di modalità di gioco.
Adesso, in termini di varietà delle mappe, situazioni, mezzi e armamenti, Call of Duty: Black Ops 2 è il multiplayer più onestamente spassoso che possiate trovare in giro.
Sia chiaro: non ha la "purezza sportiva" di un Halo e non richiede la stessa serietà nell'approccio di un Battlefield 3, ma è divertente, è fracassone, è vario. E da giocare con gli amici (specie se casual gamer) non ha eguali.

In poche parole, questo Call of Duty: Black Ops 2 è un gioco sorprendente e, probabilmente, il miglior capitolo del franchise.
Quelli di Treyarch sono riusciti a mettere in ombra i molto più blasonati sviluppatori di Infinity Ward, riuscendo a perfezionare e rinnovare un marchio noto per la sua immobilità.
Da comprare.