24.12.12

Fumetti e basta.


Fare fumetti.
Sembra un lavoro divertente, vero? 
Lo è.
Ma, come la maggior parte dei mestieri, richiede molta fatica.
E, forse più che nella maggior parte dei mestieri, una dedizione completa.
Perché fare fumetti è arte quanto artigianato. E’ applicazione quanto talento. E’ estro quanto metodo. Perché non basta saper disegnare e non basta saper scrivere. Si deve saper disegnare (anche solo con la mente) e scrivere (anche con il disegno). 
E, ancora di più, bisogna saper raccontare. Perché lo scopo è quello. Raccontare una storia.
Poco importa se grande o piccola, se ambientata tra le montagne dell’Arizona o in un condominio di un quartiere di periferia.
 Se gialla, nera, rossa o rosa o di chissà che colore. 
I fumetti si fanno per le storie. Tutte quante. 
E’ il senso del racconto, quello che ci vuole. 
E del segno. 
Perché, nel fumetto, il segno è parola, quanto le parole stesse. 
E i segni bisogna conoscerli, amarli e saperli usare. E quello è mestiere, prima che istinto. 
E’ mestiere che diventa istinto.
Per un fumettista, uno vero, fare fumetti è come respirare. 
Anzi, meglio: un fumettista respira fumetti, vive tra le pagine e il tempo della sua vita è scandito da quella linea bianca che separa una vignetta dalle altre.
Volete fare fumetti nella vostra vita? Lo volete sul serio?
Allora, dovete fare in modo che il fumetto diventi un problema. Perché se non siete dominati da esso, allora lo state facendo sbagliato.
Qualcuno vi dirà che l’ossessione non è obbligatoria se si vuole fare questo mestiere. E’ vero. Ma aiuta parecchio.

16 commenti:

Giorgio Salati ha detto...

Piuttosto d'accordo, soprattutto sul fatto che lo si fa per RACCONTARE.

Paolo emptywords Petrelli ha detto...

Da stampare e appendere nelle vicinanze del tavolo lercio che puzza di china e alcool sul quale inseguo i miei "sogni di carta", come me li ha chiamati la Scarpa...:)

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

Se ogni aneddoto diventa lo spunto di una trama, se ogni suggestione si trasforma in immagine, se ti ritrovi compulsivamente a ripetere a voce alta un dialogo, se ti apriresti la testa per vedere se c'è la storia perfetta, allora sì, è una ossessione.
O una possessione.
Perché il bisogno di raccontare storie, è un maledetto sadico demone che ci abita dentro.

Bel post. Condivido ;)

Strato ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Strato ha detto...

Personalmente, se ho deciso di intraprendere la strada del fumettista è proprio per la volontà di raccontare storie, non perchè volevo disegnare e basta. Il fumetto è arte, ma arte del racconto, non solo arte visiva. Non basta saper disegnare divinamente se poi con le vignette non si sa raccontare - o si mette il voler raccontare in secondo piano, cosa ancora peggiore.

Mi fa piacere avere conferma che condividiamo questo pensiero.

Mauro Padovani ha detto...

ci provo....

Gio ha detto...

Mi rivedo molto nella parte finale, il "voler fare fumetti" l'ho sempre visto come una specie di Hulk grigio che mi sta nel groppone e mi dice cosa fare e come fare, mi ha guidato per tutta la vita e io l'ho lasciato fare (e oggi son contento di averlo fatto)lui è la mia ossessione.

CREPASCOLO ha detto...

Alfredo Castelli dice in una intervista di essere un buon visualizer. Lo spiega in un altro modo, ma è possibile renderlo con " saper disegnare (anche solo con la mente) ".
Tiz Sclavi alla domanda - forse la più gettonata tra quelle rivolte ad uno sceneggiatore /scrittore - da dove arrivino le idee, risponde che la questione è da rovesciare: se hai delle idee, ALLORA sceneggi / scrivi.
L'ossessione è una buona risposta all'entropia dell'universo. Io sono agnostico, ma se per caso da qualche parte ci fosse un sommo cartoonist che ha tracciato il primo segno, immagino che il veder tutta quella gente che, come diceva Flaubert, passa metà giornata a mettere una virgola e l'altra a toglierla gli strapperà un sorriso.
Una curiosità: per provare che non sono un robot devo digitare la parolina redsran. E " redrum " - murder al contrario rimanda a King, che da ragazzino era tanto ossessionato dal raccontare da camminare con il naso letteralmente infilato tra le pagine di un libro.

alessio fortunato ha detto...

negli ultimi tempi, riscontro che per molti non è un problema...

perissin8 ha detto...

Tempo addietro, quando ovviamente era ancora in vita, il grande Raviola in arte Magnus tenne un piccolo simposio al Treviso Comics.
Disse cose molto simli, vere e giuste, a quelle scritte in questo tuo post.
Come non condividerle, oggi come allora?

Francesca Paolucci ha detto...

Tanti Auguri di Buon Natale!

Emanuele "∞" Vulcano ha detto...

Solchiamo una sola via, che è la vita e il bagliore della spada estratta.

Non lame; solo, lungo il nostro viaggio, alle volte ci chiama un particolare. Ci dobbiamo chinare, gli occhi socchiusi. Soppesiamo. Compiamo un atto. Grazie a questo, tutto cambia. E ci rendiamo conto: siamo noi stessi acciaio temprato.

Essere altro che questo — essere altro che la ricerca continua dell'atto perfetto — per noi, è deperire, lasciarsi morire.

Djo! ha detto...

hai capito . . . : )

Viviana Boccionero ha detto...

"Un fumettista respira fumetti, vive tra le pagine e il tempo della sua vita è scandito da quella linea bianca che separa una vignetta dalle altre."

La mia ossessione è un fumettaro cocainomane.


(Ci casco sempre, RRoby: è più forte di me. Comunque buon natale. Del resto, potrebbe essere l'ultimo.)

Supersmanf ha detto...

se quando non disegno da qualche giorno mi viene una voglia irresistibile di mettermi davanti a un foglio con la matita in mano o davanti al computer con la tavoletta, allora mi sento in queste righe, sì, anche se non lo faccio per mangiare:)

Salut

Giuseppe Zironi ha detto...

Vero, ma non solo per il fumetto. Anche fare il musicista è ossessivo e problematico, o scrivere, dipingere... ma pure fare l'agricoltore, l'artigiano,il genitore o che so io. In questo senso i fumettisti non hanno nulla di speciale.