24.12.12

Fumetti e basta.


Fare fumetti.
Sembra un lavoro divertente, vero? 
Lo è.
Ma, come la maggior parte dei mestieri, richiede molta fatica.
E, forse più che nella maggior parte dei mestieri, una dedizione completa.
Perché fare fumetti è arte quanto artigianato. E’ applicazione quanto talento. E’ estro quanto metodo. Perché non basta saper disegnare e non basta saper scrivere. Si deve saper disegnare (anche solo con la mente) e scrivere (anche con il disegno). 
E, ancora di più, bisogna saper raccontare. Perché lo scopo è quello. Raccontare una storia.
Poco importa se grande o piccola, se ambientata tra le montagne dell’Arizona o in un condominio di un quartiere di periferia.
 Se gialla, nera, rossa o rosa o di chissà che colore. 
I fumetti si fanno per le storie. Tutte quante. 
E’ il senso del racconto, quello che ci vuole. 
E del segno. 
Perché, nel fumetto, il segno è parola, quanto le parole stesse. 
E i segni bisogna conoscerli, amarli e saperli usare. E quello è mestiere, prima che istinto. 
E’ mestiere che diventa istinto.
Per un fumettista, uno vero, fare fumetti è come respirare. 
Anzi, meglio: un fumettista respira fumetti, vive tra le pagine e il tempo della sua vita è scandito da quella linea bianca che separa una vignetta dalle altre.
Volete fare fumetti nella vostra vita? Lo volete sul serio?
Allora, dovete fare in modo che il fumetto diventi un problema. Perché se non siete dominati da esso, allora lo state facendo sbagliato.
Qualcuno vi dirà che l’ossessione non è obbligatoria se si vuole fare questo mestiere. E’ vero. Ma aiuta parecchio.