17.12.12

Metamorphosis - atto uno - la recensione


Un bel sospiro di sollievo.
Questo ho tirato una volta conclusa la lettura del primo numero di Metamorphosis, nuova miniserie dell'Aurea Editoriale, interamente concepita, scritta e disegnata, da Giacomo Bevlilacqua, il creatore di A Panda Piace.
Perché di ragioni per essere inquieto, ne avevo parecchie, a cominciare dal fatto che Giacomo è un amico e che Metamorphosis era un bel salto nel vuoto per lui.
Per la prima volta, infatti, il creatore del Panda si trovava di fronte alla sfida di una narrazione di genere e strutturata.
Per la prima volta si confrontava con un tipo di fumetto fortemente codificato.
Per la prima volta, affrontava l'edicola con un prodotto interamente suo in ogni aspetto (sceneggiatura, testi, disegni, copertina, grafica e quanto altro).
Oltre a questo, c'era pure un primo incontro che avevo fatto con Giacomo dove lui mi aveva esposto le sue idee e io gliele avevo smontate con tutto il tatto che da sempre mi contraddistingue. Incontro che sapevo aveva portato a un profondo ripensamento della storia ma di cui non conoscevo davvero i frutti.
E, infine, eccolo qua: un albetto di 96 pagine (94 di fumetto), con una copertina accattivante il giusto, una buona qualità di stampa (magari avercela avuta su John Doe) e una storia d'ambientazione italiana piena di elementi surreali, strani serial killer e un personaggio femminile affascinante quanto improbabile.


Ora, potrei dirvi che Metamorphosis è un bel fumetto, invitarvi a comprarlo e chiudere qui questo pezzo, ma non farei un favore a voi o a Giacomo.
Quindi, mi dilungherò un pochino per una piccola analisi più approfondita.
Partiamo da un presupposto: Metamorphosis racconta una storia solida e credibile?
Secondo gli standard del fumetto popolare italiano, no.
Anzi, tutto il contrario.
Se fosse toccato a me valutare il soggetto, sulla base di quello che sono diventato dopo tanti anni di scrittura in un certo ambito, lo avrei bocciato senza pensarci due volte.
E avrei sbagliato di grosso.
Perché sì, Metamorphosis non ha quel grado di solidità e credibilità che hanno, per esempio, la maggior parte dei fumetti Bonelli o bonellidi.
Ma, sapete una cosa? Nemmeno la maggior parte dei manga rispetta quei parametri.
Eppure piacciono e divertono i lettori. Me compreso.
E, se non vogliamo rifarci ai manga, nemmeno un fumetto come Spraylitz aveva quel tipo di quadratura. Eppure è stato a lungo una delle mie letture preferite.
La verità è che Metamorphosis è un fumetto fresco, scritto da un autore giovane.
Ha delle sbavature, delle robe che si sarebbero potute fare meglio, delle ingenuità, ma è anche vitale, pieno di idee, con un bel ritmo, una storia intrigante e, sopratutto, è divertente.
E il divertimento è una cosa che il fumetto italiano si dimentica troppo spesso.
Oltre a questo, Metamorphosis è anche una lettura appagante perché l'idea di strutturare tutta la narrazione su quattro fasce, imbottisce le 94 pagine di vignette, donando al fruitore una lettura corposa.
Nello stesso tempo, l'uso di un una gran numero di vignette per pagine rende ogni tavola molto ricca e maschera in maniera egregia quelli che sono i limiti di disegno di Giacomo, esaltandone solo i lati migliori.
In poche parole, Metamorphosis unisce la freschezza, l'entusiasmo e la sincerità di un esordiente di belle speranze, con l'intelligenza, l'esperienza, una punta di cinismo e il fiuto commerciale di un professionista (quale Giacomo è, anche se in altri ambiti del fumetto) e ci segnala il suo autore come uno di cui tenere conto nel futuro.

Aspetto con curiosità i prossimi albi ma, già questo, è un successo.
Bravo Giacomo.