31.3.12

Baudoin all'Auditorium di Roma.


Quanto mi piacciano questi incontri organizzati all'Auditorium ve l'ho già detto in più occasioni, quindi non mi ripeto e segnalo solo che, domani, sarà il turno di Baudoin, un autore che meriterebbe di essere conosciuto di più, in Italia.

Qui sotto il comunicato stampa.




VIVA LA VIDA! LA LEZIONE DI FUMETTO DI EDMOND BAUDOIN DOMENICA 1 APRILE (ORE 18) ALL'AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA DI ROMA.

Domenica 1 aprile alle 18 Edmond Baudoin sarà ospite del ciclo "Lezioni di fumetto" all'Auditorium Parco della Musica di Roma (Teatro Studio). Il noto autore francese, che collabora tra l'altro con la scrittrice Fred Vargas, parlerà del graphic novel "Viva la vida" (edizioni Coconino Press - Fandango), realizzato in coppia con Troubs: un intenso diario di viaggio e reportage giornalistico a fumetti tra le donne sfruttate e uccise in Messico a Ciudad Juárez, la città più violenta del mondo.

L'INCONTRO

Nato a Nizza nel 1943, Edmond Baudoin è uno dei più grandi autori del fumetto contemporaneo. Maestro del bianco e nero, Baudoin è forse l'interprete più consapevole e significativo di un fumetto espressionista e gestuale, dove ogni segno è carico di potenza e di poesia. Le sue storie hanno esplorato i territori dell'autobiografia e dell'autofiction molto prima che questi generi diventassero di moda nel fumetto. Il suo tratto pittorico, ma che deriva con libertà e sensualità dal segno prattiano, si è sviluppato nel fumetto in una vera scrittura, come quella degli ideogrammi, e contemporaneamente molto evocativa. Per Baudoin il segno è musica, disegnare è una danza. L'ultimo libro-reportage, Viva la vida, parla delle atrocità commesse sulla frontiera messicana, e racconta la morte cruenta con la stessa spinta di speranza e di vita delle sue storie d'amore. L'incontro con l'autore è a cura di Francesco Coniglio e Luca Raffaelli. Info e biglietti: http://www.auditorium.com/eventi/5101151


Poi, se non ci potete andare, QUI trovate i podcast.

30.3.12

John Carter: di amori e fallimenti

Ormai è un fatto: John Carter è entrato in un club piuttosto ristretto di pelliccole quali I Cancelli del Cielo, Cleopatra, Ishtar, Waterworld, Corsari, Hudson Hawk, Waterworld, Gigli, Last Action Hero, Speed Racer, L'Uomo del Giorno Dopo e via dicendo.
Il club dei super flop, quei film di alto profilo, costati un casino, che hanno fallito al botteghino oltre ogni più pessimistica previsione.



In questo caso, le ragione del fallimento sono difficili da capire.
Quelli a cui il film non è piaciuto, tagliano la testa al toro in fretta: era un brutto film, non ha fatto i soldi.
Ma se i brutti film non facessero soldi, allora roba come Transformers 2 dovrebbe apparire nella lista di cui sopra, giusto?
No, non funziona.
La qualità di una pellicola (specie di un blockbuster) influenza solo in parte il suo successo commerciale.
Fermo restando che poi, per me come per molti altri, John Carter è tutt'altro che un brutto film.
E allora cosa?
I cospirazionisti dicono che sia stata una parte della Disney stessa a voler affondare il film, con lo scopo di indebolire l'autorità degli uomini Pixar che oggi sono al controllo della multinazionale del topo e che  sono i primi responsabili dell'intero progetto.
Come tutte le teorie del complotto, anche questa è affascinante, e spiegherebbe il perché un film da 250 milioni di dollari sia stato lanciato così male... ma, siamo sinceri, va bene il masochismo, ma qui si esagera.
E allora cosa?
Io credo che questo spettacolare fallimento sia dovuto (oltre che a tutta una serie di plateali errori di comunicazione) a una cosa molto semplice: il materiale originale è stato superato dai tempi.
La sua importanza seminale è indubbia, sia chiaro, come anche la sua qualità letteraria, ma la visone di Burroughs, portata sullo schermo senza un forte lavoro di rinnovamento, è apparsa poco originale e involuta.
Ed è inutile continuare a strillare "sono tutti gli altri che hanno copiato da John Carter e non il contrario!!". Il pubblico che non sa, giustamente se ne frega.
E questo è quanto.
Comunque sia, di gente che ha voluto bene alla pellicola ce n'è stata parecchia (alcuni hanno persino dato il via a un movimento per ribaltarne le sorti), e io ringrazio Lasseter e Stanton per il tanto amore nei confronti del lavoro di Burroughs.

E a proposito d'amore...
Io e quelli del MKS abbiamo messo le mani sul meraviglioso volume qui sotto:



Ispirati dalle meraviglie in esso contenute, abbiamo gridato: PURE NOI!
E così, ci siamo cimentati nella realizzazione di una serie di illustrazioni dedicate a John Carter.

Gabriele Dell'Otto l'ha messa sul piano della più pura spettacolarità:


Werther Dell'Edera su quello dell'eleganza:




Antonio Fuso sullo stile:


E io, come tutte le ragazze bruttine della cumpa, sulla simpatia:


E insomma, l'amore non si fa spaventare dai flop, anzi, in certi casi, ne viene esaltato.
Prevalga Barsoom!


Nota a margine per i collezionisti: le quattro illustrazioni qui sopra sono in vendita, sia come pezzi singoli, sia in comodo pacchetto "all inclusive". Se siete interessati, scriveteci su FB.



29.3.12

The Tony Scott Thunder Challenge: The Last Boy Scout


Continua la Tony Scott Thunder Challenge.
Se non sapete cosa sia, cliccate QUI.
Se vi siete persi le precedenti sfide, cliccate QUI e QUI.
QUI, invece, trovate la recensione di Days of Thunder, a opera di Nanni Cobretti.

La meravigliosa illustrazione qui sotto, invece, è opera di Massimo Carnevale, realizzata per l'occasione.

Questo articolo è dedicato ad Alex, l'astronauta.




Cleveland Cats vs. Los Angeles Stallion.
Alla fine del primo tempo, il punteggio è 17 a 10 per la squadra di casa.
Nonostante questo, Shelly Marcone, il proprietario della team losangelino, non sembra amareggiato. Forse perché gli Stallions sono in cima alla classifica da sei settimane.
In campo entra Billy Cole, runnerback della squadra di Marcone.
Primo tentativo e dieci.
Il quarterback lancia la palla. Billy Cole l'afferra e comincia a correre verso la meta.
Scarta un difensore. Poi un secondo. 

Il terzo non lo può evitare.
Allora estrae la pistola e gli spara.
Poi spara a un altro e arriva in area di meta.

A quel punto si inginocchia, si toglie il casco e si punta la pistola alla tempia.




"La vita è una merda".
Dice Billy Cole, l'eroe dello sport.
E poi si spara.
BANG!
Il venerdì sera è il momento migliore per il football.

E' il 1991.
Ho diciassette anni e sono seduto nella sala semivuota del cinema Royal di Roma, con gli occhi sgranati dallo stupore.

Stacco.
Esterno giorno.
Los Angeles.

"Non piaci a nessuno. Sei antipatico a tutti. Sei un fallito. Fa un bel sorriso, stronzo."
Lo dice il detective privato Joe Hallembeck, guardandosi nello specchietto retrovisore della sua automobile dopo aver avuto un incontro ravvicinato con un topo morto. 
Poi si accende una sigaretta.

E' il 1991.
Ho diciassette anni e ho appena deciso che comincerò a fumare.





I buoni film ti influenzano.
The Last Boy Scout di Tony Scott, oltre a rovinarmi i polmoni, ha fatto molto di più.
Ha dato una direzione alle mia vita.
Ma non saltiamo alle conclusioni e andiamo con ordine, partendo dall'inizio.


Ovvero, da Shane Black.
Chi è Shane Black?
E' quello che, a soli ventitré anni, ha scritto (in appena sei settimane) la sceneggiatura di Arma Letale, codificando il genere buddy-cop e dando il via alla rivoluzione degli action anni '80.
Per lo script di The Last Boy Scout, ha incassato un milione e settecentomila dollari, diventando lo screenwriter più pagato di sempre, fino a quel momento.

La storia in brevissima:
Joe Hallembeck è uno stazzonato detective privato alla Philip Marlowe.
Jimmy Dix è un ex-quarterback caduto in disgrazia.
I due si ritrovano coinvolti in un casino a base di sommesse illegali, mafiosi, politici corrotti, spogliarelliste (danzatrici esotiche, pardon) e killer sadici.
Ne usciranno sparando a tutti e ballando la giga.

A leggere la trama viene da chiedersi perché dare tanti soldi per quello che, in fondo, è solo la sceneggiatura di un film d'azione come tanti, non è vero?
Perché è una sceneggiatura ottima.
No, è riduttivo.
E' una sceneggiatura straordinaria come poche se ne sono viste a Hollywood.
No, anzi, ancora meglio: è oro puro.
Prendete il miglior Raymond Chandler.
Riempitelo di azione e ancora più violenza.
Aggiungete le migliori linee di dialogo di sempre.
Calate il tutto nella Los Angeles degli anni '90.
E sarete solo a metà del valore dello script di The Last Boy Scout.

Vi è chiaro la misura del materiale di cui stiamo parlando?
Bene.
Adesso, pensate pure che il regista designato a trasporre questa roba sullo schermo sia Tony "ne ho le palle piene di fare film di plastica con sottotesti omoerotici e voglio dimostrare a tutti quello che valgo" Scott. E che a interpretarlo ci sia il Bruce Willis più in forma di sempre (sì, anche meglio che in Die Hard).
E il capolavoro è servito.


E no, non sto usando la parola capolavoro con leggerezza.
Mettete ancora in dubbio le mie parole e vi ammazzo.

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28.3.12

John Doe 18 - L'uomo che amava le donne -


Non è stato un numero semplice da portare in edicola.
Ci sono stati un sacco di problemi e di rogne a ogni livello della catena creativa e produttiva.
Abbiamo parlato. Abbiamo discusso. Abbiamo litigato.
E non sempre abbiamo messo riparo alle troppe parole dette.
Il risultato è un albo imperfetto, come gran parte degli albi di John Doe.
Ma sapete che c'é? A rileggerlo oggi, nonostante sia stampato come è venuto stampato, e con tutte le sue magagne, io mi sento orgoglioso.
Perché è per numeri come questi che John Doe è John Doe e tutti gli altri... no.
Grazie a tutti.
A Davide.
A Lorenzo.
A Mauro.
A Flaviano.
E pure a Enzo. Che nonostante non ci capisca e certe volte scuota la testa, continua a credere in noi.

27.3.12

Dylan Dog -Almanacco della Paura 2012- Contenuti Speciali


In edicola, in questi giorni, trovate l'Almanacco della Paura 2012 di Dylan Dog.
Al suo interno, oltre al consueto apparato redazionale dedicato all'horror, anche una storia scritta a quattro mani dal sottoscritto e da Mauro Uzzeo, e disegnata dal sempre più bravo Bruno Brindisi.
Come di consueto, mi prendo un poco di spazio per qualche curiosità e dettaglio.

Questa storia l'abbiamo scritta più di due anni fa e ho un ricordo fantastico della sua fase di lavorazione.
Dei molti lavori di collaborazione che ho fatto, questo è stato il primo che ho davvero scritto insieme con qualcuno. Dove con la parola "insieme" intendo proprio dire sullo stesso computer, spalla a spalla, discutendo ogni singolo dialogo, vignetta, pagina.
Io e Mauro ci siamo visti una volta a settimana a casa mia, la sera di solito, e siamo andati avanti così fino alla conclusione.
E' stata una cosa divertente ma, più che altro, è stata una cosa utile perché mi ha permesso di rimettere in discussione il mio approccio al personaggio e mi ha aiutato a vedere alcune cose che, prima, non vedevo.
Insomma, una buona esperienza di crescita che consiglio di fare a chiunque.
Ma, se la volete fare proprio con Uzzeo, fate una spesa abbondante prima, che mangia come un esercito.

Passiamo ai rimandi, le citazioni, e le curiosità:

- Lo spunto della storia credo che provenga proprio da Mauro.
All'epoca stava con una ragazza che aveva una passione per i reality e i talent show e lui, volente o nolente, si stava facendo una cultura a riguardo. Immagino che scrivere questa storia sia stata una specie di valvola di sfogo.
Io ci ho messo un poco di struttura e, credo, la svolta risolutiva finale. Ma, come ho detto, il lavoro è davvero a quatro mani dall'inizio alla fine e non c'è un elemento che appartenga più a me o a Mauro.

- Tiffany, l'odiata ragazza del mese, è modellata esteticamente sulla Christina Ricci di Black Snake Moan.

- La spot che si vede in televisione viene dritto, dritto dal n. 15 di Dylan Dog (Canale 666) di Sclavi e Ambrosini. Visto il tema della nostra storia, citare quell'albo (fantastico) era un dovere morale.

-  Le fattezze di Harris Moore sono ricalcate su quelle di James Marsters nel ruolo di Spike, su Buffy the Vampire Slayer. Il nome deriva da quello di Eric Harris (uno dei due assassini della strage della Columbine) e Michael Moore (regista di Bowling a Columbine). Le fattezze di Eric Klebold, invece, se non erro sono ispirate da un amico di Brindisi. Il nome deriva dall'altro omicida della Columbine (Dylan Klebold). All'inizio, aveva intenzione di mescolare semplicemente i nomi dei due killer, ma il fatto che uno dei due si chiamasse proprio Dylan, avrebbe creato confusione nel lettore.

- Prima di iniziare a scrivere la storia ci siamo rivisti Elephant di Gus Van Sant. Non ci è servito a nulla ma è un bel film.

- Non era previsto che la signora grassa avesse così tanto spazio e un tale numero di battute nella storia. Ma non riuscivamo a contenerla. Io, personalmente, l'adoro.

- Non ricordo chi ci ha aiutato con la traduzione dal russo. Credo che sia stato un qualche amico di Mauro.

- Le fattezze di Paul sono ricalcate su quelle di Giovanni Boninsegni. Che non solo è un appassionato di fumetto (e di Dylan) ma è stato anche il protagonista del booktrailer di Mani Nude, il romanzo di Paola Barbato. Chi ha diretto quel booktrailer? Mauro Uzzeo. E' tutto un magna, magna.

- "...questo è spettacolo!" è un rimando voluto a 300. Ci faceva ridere l'idea del parallelismo tra la società spartana e il competitivo mondo dei talent show.

- Il conduttore del "Chi vuol essere milionario?" a cui partecipa Groucho è chiaramente ispirato dall'attore  Anil Kapoor che interpreta una parte analoga nel film The Milionaire di Danny Boyle.

- A pagina 57 ci sono Andy Capp e Alice. Due ottimi esempi di cittadini inglesi.

- A pagina 58 si vedono i Pinewood Studio. Un luogo di culto per ogni appassionato di cinema.

- Tiffany chiama Dylan, pasticcino. Alla stessa maniera faceva Harley Quinn con il Joker il quel capolavoro di Mad Love.


- A pagina 69 i due personaggi sono modellati uno su Mauro stesso (con la sua maglietta di Texas Chainsaw Massacre) e l'altro su Sandrella, mefistofelica amica e autorità in fatto di talent e reality.

- Elijah Crow è un Danny Glover invecchiato (cioè: un Danny Glover come è oggi). Possibile che il ruolo del vecchio saggio spetti sempre a Morgan Freeman? E che diamine!

- A pagina 72, abbiamo voluto fare un omaggio al disegnatore della storia, Bruno Brindisi. Il vignettone è una rilettura di una vignetta analoga dell'albo Zed (Dylan Dog n. 84).

- Tutte le tattiche della polizia che mettiamo in scena, seguono dei protocolli reali. Sono gli stessi protocolli, per capirsi, applicati dalle forze di sicurezza russe nella strage del teatro Dubrovka (e, anche in quel caso, le cose non andarono molto bene).

- Nella sequenza che inizia a pagina 89 e si conclude a pagine 96, c'è un errore nostro. Avremmo dovuto indicare che Dylan doveva legare le mani a Tiffany (e quindi metterla tra i sopravvissuti, alla fine dell'albo) o farla riapparire nel finale per andare incontro alla morte, insieme ai suoi compagni. Invece non abbiamo fatto nessuna delle due cose e il suo destino resta oscuro. Stupidi noi.

- Tra pagina 113 e 114 ci sono varie citazioni esplicite al film di V for Vendetta.


- A pagina 124 c'è il Royal Free Hospital. Il mio ospedale (appare quasi in tutte le storie di Dylan che ho scritto).

- A pagina 126 la signora grassa è ancora viva. Ha perso un occhio ma non la sua grinta. Viva la signora grassa! Facciamo una miniserie su di lei!

- In conclusione, tutta la storia è un attacco a chi guarda un certo tipo di programmi, non tanto ai programmi stessi. In sostanza, abbiamo fatto una cosa che non si dovrebbe fare mai se non vuoi finire sulla pubblica gogna: dare al pubblico del pubblico.

Detto questo, io penso che questa sia una delle storie migliori di Dylan a cui ho preso parte.
Nel senso che questa, a differenza di altri episodi del personaggio che ho scritto, mi pare davvero una storia dell'Indagatore dell'Incubo e non una mia storia in cui il protagonista è Dylan Dog.
Ha il ritmo delle storie di Dylan, la gestione dei personaggi delle storie di Dylan e l'umorismo delle storie di Dylan. E questo lo devo anche, e soprattutto, all'apporto di Mauro.

Non credo che ci sia molto altro da dire.
Se vi capita di leggerlo, fatemi sapere cosa ne pensate.






26.3.12

Ardecore


Settimana scorsa mi è capitato di sentirli dal vivo e sono rimasto fulminato e, quando una cosa mi piace, io la disegno o ne scrivo. In questo caso, tutte e due le cose.
Gruppo musicale capitolino nato dalla collaborazione tra Zu, Karate e Giampaolo Felici, oggi gli Ardecore sono arrivati al terzo album, proponendo un post-rock (io le odio queste etichette) con forti venature folk (e qui sfondano una porta aperta perché io adoro gli stornelli romani).
Il loro nuovo doppio album presenta, sul primo disco, pezzi loro, sul secondo, invece, trovate reinterpretazione della canzoni romane.
Qui un paio di video.



Se volete sentire quello che fanno, cliccate QUI.
QUI c'è il sito ufficiale del loro ultimo album.

BREASTOFAIREEEEEE!!!

Ricordate lo speciale dello Spazio Bianco su Mazinger Z?
Ecco, questa settimana c'è anche il mio omaggio.
Lo trovate QUI.

Stuck


Ieri sera è andato online il primo episodio di Stuck, una nuova serie web tutta italiana.
Io l'ho guardato con attenzione perché è ideato, scritto e diretto, da Ivan Silvestrini, un amico.
E questa non sarebbe una buona ragione per cui parlarvene.
Lo diventa, nel momento in cui questo primo episodio è buono.
Quanto buono?
Buono che, a mio avviso, è il miglior prodotto web fatto in Italia.
Buono che se la batte, tranquillamente, con analoghi prodotti stranieri.
Buono che lo guarderei anche se lo passassero in televisione.
Buono che faccio prima a farvelo vedere che continuare a dirvi quanto è ben riuscito.


Se premete il tasto CC sulla barra di Youtube, ci sono i sottotitoli in italiano.
Insomma, dateci uno sguardo attento.
Se siete di quelli diffidenti e non volete rischiare di gettare dieci minuti della vostra preziosa vita, qui trovate l'episodio 0.


Ah, per il pubblico femminile o diversamente maschio: l'attore che interpreta il protagonista è un figo allucinante.

22.3.12

The Tony Scott Thunder Challenge: REVENGE


Continua la Tony Scott Thunder Challenge.
Se non sapete cosa sia, cliccate QUI.
Se vi siete persi la prima sfida, cliccate QUI e QUI.
QUI, invece, trovate la nuova recensione di Beverly Hills Cops 2, a opera di Nanni Cobretti, con una meravigliosa illustrazione di Massimo Carnevale, realizzata per l'occasione.


E adesso, parliamo di...



La scheda di questo film su Wikipedia è più breve di quella di Mega Shark Versus Giant Octopus.
E questo ci dovrebbe fare capire almeno due cose:

- che non è esattamente il film più fortunato del figlio proletario della famiglia Scott.

- che il mondo è troppo marcio per continuare.

Perché non importa quanto un film di Tony Scott possa essere sbagliato, è comunque più cinema di qualsiasi robaccia buona solo per acchiappare gli hipster annoiati che si guardano i film per ridere della loro bruttezza e non capiscono che quelle pellicole sono prodotte con il culo espressamente per loro che si credono così arguti (come pure tutte quelle robe assurde a base di ragazze robotiche che il Giappone vende a noi occidentali, ridendo alle nostre spalle per le cazzate che sono in grado di spacciarci).

Comunque sia...

E' il 1990.
Gli anni '80 sono alle nostre spalle e presto Bret Easton Ellis li seppellirà in maniera definitiva con il suo American Psycho, anticipando pure tutti i mostri che verranno nel decennio del politicamente corretto e dell'austerity clintoniana.
Tanti saluti ai giubbotti di pelle con le toppe, agli occhiali a goccia, al glam metal, a Ronnie Reagan, a Stallone e a un sacco di altra roba che a me piace ancora un casino.
In quell'anno, Kevin Costner è il nuovo pupillo di Hollywood, l'attore che più di ogni altro incarna lo spirito del tempo che verrà.
Nel suo curriculum vanta ottime prove in ruoli secondari (Fandango, Silverado), e grandi ruoli da protagonista (Gli Intoccabili, L'Uomo dei Sogni, tra tutti).
Kevin è  il cavallo su cui puntare.
Ma con moderazione.
Per esempio, quando Costner si presenta con il suo primo progetto sotto il braccio, un copione tratto da un romanzo di Jim Harrison conteso da molti (tra cui, John Houston), e si dice intenzionato non solo a interpretarlo ma anche a produrlo e a dirigerlo, quelli della Columbia Pictures ci pensano.
E poi decidono che non è il caso di mettere nelle mani di un esordiente un film da una decina di milioni di dollari di budget. Molto meglio affidarsi a uno come Tony Scott, che è un solido professionista con uno stile patinato, che sa portare i soldi a casa e che non ha tanti grilli per la testa.
A parte quella faccenda di essersi scopato la moglie di Sylvester Stallone sul set dell'ultimo film che ha girato.
Ma siamo sinceri... chi non lo avrebbe fatto?



Sulla base di questo ragionamento apparentemente sensato, gli studios però fanno un...


 ...GROSSO SBAGLIO.


Perché Scott ne ha le palle piene di girare film commerciali che incassano paccate di soldi ma vengono fatti a pezzi dalla critica. Lui si ritiene un autore e questa storia del film facile (Top Gun) e del film ancora più facile (Beverly Hills Cop 2) l'ha portata avanti solo per guadagnarsi la fiducia degli studios. Il suo scopo è farsi affidare un film vero, con attori veri e, magari, con una sceneggiatura che non venga scritta in sala di montaggio mentre tutti fumano erba e si guardano foto di artisti omosessuali.
Le velleità artistico-autoriali che mostrava al tempo di The Hunger ce le ha ancora tutte (nonostante abbia messo da parte i gusti da inglese modaiolo e intellettuale) e non vede l'ora di poter tornare a fare sul serio.


E poi, è matto scocciato.
Molto, ma molto più matto di quanto è mai stato o sarà mai suo fratello Ridley.


E quindi... REVENGE!


CLICCATE SE VOLETE CONTINUARE A LEGGERE.

21.3.12

[Uso Privato del Blog] per i gestori del forum di Comicus.

Siete degli idioti.
Non sprecate nemmeno il tempo a sbannarlo il mio account.
Da questo momento, ogni comunicazione tra me e voi (sito e forum) è chiusa.
E adesso poggiate anche le vostre labbra sulle mie bannate chiappe.

20.3.12

Toga Girl


Questa ho deciso che lo vendo, va.
Acrilico, China, Cartoncino Schoeller, 36 cm X 21 cm
Se vi interessa, scrivetemi.

19.3.12

MAZZINGERROBOTTO!!!


Lo Spazio Bianco ha iniziato a pubblicare lo speciale dedicato ai quarant'anni di Mazinga Z (che, insieme a Goldrake, è il mio robottone nagaiano preferito).
Di settimana in settimana, disegnatori, illustratori, critici e saggisti, si impegneranno a parlarvi del titano costruito in lega Z.
Fidatevi, fateci un salto che c'è della roba fantastica.
Trovate tutto QUI.

18.3.12

E mentre io sono ancora a Milano... c'è Munoz a Roma.


Questi incontri all'Auditorium di Roma sono, per me, una delle migliori iniziative legate al fumetto che sia stata organizzata negli ultimi anni.
Grandi autori, bel posto, bell'approccio. Altro che certe robe recenti, insomma.
E dopo Ortolani, Gipi, Staino e Manara, questa domenica è la volta di Munoz.
QUI trovate tutte le info.
Io, intanto, che l'incontro con Munoz me lo perdo perché sono ancora a Milano, spero che un giorno li mettano tutti sul web.



16.3.12

In azione per conto di John Doe. Intervista a Silvia Califano.

La trovate QUI!!
Mi sorprende come Silvia sia stata comunicativa.
Una tipa parca di parole come lei...

Oggi comincia Cartoomics....

...la fiera del fumetto di Milano.
Io ci sono da domani e mi potrete trovare allo stand di PostcardCult, insieme a Davide De Cubellis, a firmare stampe, fare disegnini, stringere mani e baciare bambini.
QUI se volete tutti i dettagli, gli orari e via dicendo.
Oltre a noi due, c'è anche un sacco di altra gente (ma voi venite per noi, vero?).

E sempre a proposito di PostcardCult, QUI trovate il primo numero del loro nuovo magazine digitale con, all'interno, un mio articoletto su Mass Effect 3.
Tranquilli: richiede la registrazione ma è gratis.

15.3.12

The Tony Scott Thunder Challenge: MIRIAM SI SVEGLIA A MEZZANOTTE

Se non sapete cos'è questa cosa, andate a leggere QUI.




E' il 1983.
L'anno della nascita ufficiale di Internet. L'anno in cui Borg si ritira dal tennis e L'HIV viene fotografato. E' l'anno in cui vado a piazza Venezia con mio padre a festeggiare il secondo scudetto della A.S. Roma e in cui Madonna lancia il suo primo album (che io comprerò in vinile mentre, sul mercato, arrivano i  primi CD). E' anche l'anno in cui gli USA invadono Granada (operazione militare che ha l'unica utilità di dare uno spunto a Clint Eastwood per la scena finale di Gunny), e in cui Michael Jackson balla per la prima volta il moonwalk mentre la Tatcher viene rieletta e Reagan annuncia il suo programma per lo scudo spaziale. I potenti del mondo hanno il dito sui bottoni delle testate nucleari mentre i giapponesi su quelli della prima console Nintendo. E' anche l'anno in cui nasce Word, il programma di scrittura della Microsoft e io ancora non lo so, ma questa cosa sarà importante per me.
Nel frattempo, David Bowie invecchia e muore e Susan Sarandon mostra il suo abbondante seno mentre si bacia con Catherine Deneuve.
Sì, quella della pubblicità della Lancia.




Come siamo potuti arrivare a questo punto?
La storia inizia lontano, in Inghilterra, nel Nord Shield, il 21 giugno del 1944 quando Elizabeth e il colonnello Francis Percy Scott, danno alla luce il loro terzo figlio, Anthony Scott.
L'infanzia del giovane Tony è vissuta all'ombra dell'esercito dove milita il padre.
La sua adolescenza, invece, all'ombra di suo fratello Ridley, più grande di lui di sette anni e regista prodigio della televisione inglese.
Tony ne segue le orme e insieme fondano una società per la realizzazione di spot televisivi.
Nel 1977, il fratello maggiore viene chiamato da Hollywood dove, nell'arco di cinque anni, sforna I Duellanti, Alien e Blade Runner. Cambiando per sempre l'immaginario collettivo.
E Tony? Che fa Tony?
Insegue anche lui il sogno cinematografico, cercando di mettere in cantiere un adattamento su pellicola di Intervista con il Vampiro, di Anne Rice.
Il progetto non decolla e Tony decide allora di sposare un altro film che gli era stato proposto dalla MGM, sempre a tema succhiasangue, The Hunger.



Miriam si sveglia a mezzanotte il titolo italiano. 
Che, per me, è un grande titolo.

Di cosa parla il film?
Di una vampira, Miriam, e del suo compagno, John.
John non è un vampiro come Miriam ma la sua vita è stata prolungata dalla sua compagna e dal sangue delle sue vittime. Se Miriam è una vampira pura, e quindi eterna, il discorso è diverso per John, che da Miriam è stato creato e che, dopo un paio di secoli, sta iniziando a invecchiare rapidamente.
I due, cercando un modo per bloccare questo processo, incapperanno in Sarah, una bella ricercatrice che rimarrà invischiata nella cose di Miriam, in più di un senso.


The Hunger è un film di vampiri dove nessuno ha i canini acuminati e in cui la parola "vampiro" non viene mai pronunciata (esattamente come succede nel successivo Near Dark di Katryn Bigelow).
E' un film in cui l'estetica di artisti come Patrick Nagel  (che prima di diventare il simbolo dei parrucchieri nostalgici della Tuscolana, era un'icona degli anni '80) domina incontrastata.
E' un film che riesce a far coesistere nella stessa inquadratura un simbolo della Nouvel Vague come Catherine Deneuve, un'attrice del cinema della controcultura anni '70 come Susan Sarandon e David Bowie (qualsiasi definizione sarebbe inutile, per lui).
E' un film in cui si esibiscono i Bauhaus, fotografati da Stephen Goldblatt.

In poche parole, è un film strano.
E, se non lo avete mai visto prima, non immaginate nemmeno quanto...

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14.3.12

Non siam degni di te.

Pare che la Satrapi (l'autrice di Persepoli e di Pollo alle Prugne), un paio di giorni fa, al WOW, lo spazio fumetto di Milano, abbia quasi abortito il suo incontro perché, nella sala dove l'incontro si teneva, erano esposte opere in cui lei non si riconosceva (nello specifico, dei pupazzoni dei Puffi e di Ken il Guerriero).
Qui trovate il link alla notizia.
Adesso, sarebbe facile fare una battuta sagace sul fatto che, in effetti, le creature di Peyo e di Tetsuo Hara e Buronson e i fumetti della Satrapi, non hanno nulla a che spartire visto che i Puffi e Kenshiro, sono opere fatte da persone che sanno tenere una matita in mano.
Ma non lo farò.
Sarebbe troppo facile insultare un autrice le cui capacità di disegno sono indubbiamente ridicole ma che, come fumettista, sa fare il suo lavoro.
E sarebbe altrettanto semplice stigmatizzare il comportamento della Satrapi come snob e poco educato (oltre che stupido visto che ha danneggiato solo gente che del suo lavoro era appassionata).
A me gli snob e i maleducati, di solito, divertono. E amo pure le bizze da rockstar.
Quello che farò, invece, è dare un consiglio a quelli del WOW di Milano.
E' verissimo che tutti i fumetti (quelli buoni, sia chiaro) hanno la stessa dignità e lo stesso diritto di esistere e venire valorizzati, specie in una struttura che li dovrebbe rappresentare nella loro interezza.
Ma il WOW è una spazio interamente colonizzato da pupazzi e cialtronate che, quando ci entro, fa sentire svilito pure me, che nel fumetto popolare mi ci ritrovo come un pisello nel suo baccello.
Di seguito, qualche foto per fare capire cosa intendo:

L'entrata della scuola per l'infanzia

la sua locandina


 la libreria dei bambini

l'angolo dei giochi 

i diari

i disegni appesi alla parete degli alunni degli anni precedenti

i bagni della scuola

Che sono robe che fanno il paio con l'inaugurazione del WOW stesso, quella con il sindaco e i cosplayer di Star Wars (che ho capito che era la Moratti... ma a tutto c'è un limite, diamine).
Questa robe sono stupide, punto.
Non hanno nulla a che spartire con i fumetti.
Sono pupazzi per i pupazzi.
Sono perpetrare l'idea più ridicola, nostalgica e pezzente del nostro medium.
Quella stessa idea che hanno le testate giornalistiche generaliste e contro cui ci si batte da sempre.

Adesso, io dico: non si pretende la Sorbona... ma qualcosa in grado di rappresentare meglio, e con più pluralità, il nostro medium, non si potrebbe avere?

13.3.12

Al via la TONY SCOTT THUNDER CHALLENGE!!


Dunque: una settimana fa mi sono messo a cercare se qualcuno aveva mai pubblicato un libro sulla cinematografia di Tony Scott. E, con mia sorpresa e raccapriccio, ho scoperto che no, nessuno lo ha mai fatto. Manco in paesi che danno un maggiore valore all'intrattenimento che il nostro.
La cosa mi ha riempito di sacrosanto sdegno e mi sono detto: E ALLORA LO FACCIO IO!!
Poi mi sono guardato nello specchio e ho capito che, tra gli Orfani, John Doe, Le Storie, Tex, qualche articolo e un paio di libri a cui sto lavorando, da solo e senza la giusta molla, non ce l'avrei mai fatta.
Così ho contattato le uniche persone che stimo al pari mio, quando si parla di cinema d'azione, ovverosia Nanni Cobretti e i suoi mercenari prezzolati dei 400 Calci e gli ho proposto una serie di articoli che analizzasse, film per film, tutta la cinematografia del figlio bello della famiglia Scott.
Nanni mi ha risposto che anche lui stava pensando di dare il via a una serie di monografie sul suo blog e che, quindi, le nostre due idee coincidevano alla perfezione.
Trovati i compagni, mi mancava ancora la molla però.
Quindi ho proposto a Nanni di non fare la solita roba tra amici che se la cantano e se la suonano ma di giocarcela da veri uomini.
Con una sfida.

Tony Scott ha realizzato, a oggi, sedici film.
Io e Nanni ce li siamo divisi.
Ogni settimana, da questo giovedì, posteremo un articolo a testa sul film che ci siamo scelti.
E poi lasceremo a voi, e solo a voi, il diritto di portarci in trionfo o gettarci nella polvere con il più classico dei "mi piace" di Facebook.
Tutto chiaro?
Non finisce qui.


Nelle sfide, oltre ai due duellanti, ci sono i loro secondi.
E così, oltre al nostro contributo, i nostri pezzi saranno accompagnati da un'opinione in breve di quelli che ci siamo scelti come scudieri/spalle.
Nanni ha scelto Wim Diesel, che è tipo il tonyscottologo del suo blog.
Io, come mio Damon Wayans di turno, ho scelto Mauro Uzzeo. Che di film di Tony Scott ne ha visti pochissimi e alcuni manco gli sono piaciuti.
Chiaramente, ho scelto Uzzeo per mettere un pizzico di sale in una sfida dal destino già scritto.

Quindi, vi invito a partecipare numerosi al primo... TONY SCOTT THUNDER CHALLENGE!!


La testata della gara, realizzata dal bravissimo Marcello Crescenzi.


Le dieci regole di Shane Black su come si scrive un film d'azione -1-


Se vi devo stare a spiegare chi è Shane Black e perché è il mio sceneggiatore preferito e l'autore più influente per me, avete sbagliato blog.
Comunque sia, c'è Google, fate ancora in tempo a farvi una cultura.

Da oggi, inizio postare le dieci regole di Black su come si scrivono i film d'azione.
Sono puro vangelo.

1.
UN PLOT GUIDATO DALL'AZIONE
Sembra ovvio, ma vedo un sacco di film in questi giorni che hanno un mucchio di scene che riguardano la trama e un mucchio di scene separate, che caratterizzano l'azione. Ma si potrebbero togliere tutte le scene d'azione e la cosa non farebbe differenza nel significato di questi film. L'azione deve sempre andare di pari passo con la storia in modo che sia tutto interconnesso. Prendete l'originale Star Wars: ogni sequenza d'azione è perfettamente a tempo ed è progettata non solo per eccitare il pubblico a un livello viscerale, ma anche per rivelare elementi cruciali della trama e dei personaggi.

12.3.12

Sembra Alien, è diretto da quello di Alien... ma non azzardatevi a chiamarlo Alien.


Forza Ridley, facci sognare.
Nuovo teaser.


Ce l'hanno fatta a capire... forse c'è speranza, allora.

Ci torniamo sopra in futuro, approfondendo il discorso.
Per ora, mi limito a dire che, finalmente, ce l'hanno fatta a capire:
da Giugno 2012, in ogni copia cartacea di un albo Marvel prezzato 3,99 $, ci sarà pure un codice per scaricare la sua versione digitale.
Esattamente come succede per i blu-ray prodotti dalle case più intelligenti.
Ecco, così, forse, il fumetto digitale avrà delle prospettive.


La vostra fine è vicina.

Oggi mi è viene voglia di darmi una seconda possibilità di riuscire a leggere L'Unico e la sua Proprietà di Max Stirner, libro che m'ha sempre affascinato enormemente ma che non credo di aver mai capito appieno.
Guardo sconsolato la mia libreria e capisco che ritrovarlo sarà una roba lunga e noiosa.
Faccio una stima del tempo che mi costerà cercarlo, la confronto con il potenziale guadagno che otterrei se impiegassi quel tempo a lavorare.
Ipotizzo il prezzo di una copia nuova.
Decido che ricomprarmelo è più conveniente.
A quel punto, mi metto a cercarlo su Kindle, che tutti i libri li leggo su quel dispositivo ormai e così ottimizzo ulteriormente i tempi, non dovendo scendere per andare in libreria.
Peccato che l'Adelphi non lo abbia ancora messo nel suo catalogo digitale.
Vabbè, lo compro cartaceo e me lo faccio spedire a casa.
Così in libreria non ci vado lo stesso.
Lo trovo.
Quanto costa?
13 euro.
11 con lo sconto di Amazon.
Per un libro che è libero da diritti e via dicendo.
In edizione Adelphi, oltretutto, quindi con quella copertina leggera di quel cartoncino grezzo che prende la polvere come pochi e con quei colori smorti.
A quel punto, scrivo su Google L'Unico e la sua Propietà e trovo subito un bel .PDF gratuito da scaricare. Lo scarico, lo invio alla casella postale del Kindle e non ci penso più.
Tutto gratis.

E' vero, come dicono gli editori, il futuro del libro è digitale (a questo proposito: buongiorno!).
Ma, se continuano così, loro non lo vedranno questo futuro.

11.3.12

Barbari.

Le agenzie stampa hanno battuto da poco la notizia dell'eccidio di Emo che sta avvenendo a Baghdad. Pare che bande di estremisti religiosi, con il bene placito del governo, stiano mettendo in atto dei veri e propri raid. Gli Emo vengono strappati dalle scuole, portati in posti isolati e lapidati. Adesso, alla luce di una cosa del genere, è davvero razzista dire che il mondo mussulmano è arretrato di mille anni? Voglio dire: hanno ancora gli Emo? Nel 2012?! Ma scherziamo??


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moebiusmoebiusmoebiusmoebiusmoebiusmoebiusmoebiusmoebius

Non è che abbia molto da dire sulla morte di Giraud/Moebius
Era il miglior disegnatore di fumetti di sempre e purtroppo, anche un essere umano.
E gli esseri umani, muoiono.
Il mio dispiacere per la sua morte, nasce da ragioni strettamente egoistiche:
non vedrò altri suoi fumetti e da oggi in poi, il mondo sarà un posto un poco più buio.
Il vero dolore e dispiacere, lo lascio alla famiglia e a quelli che lo conoscevano e lo avevano caro.
Se non avete mai letto niente di suo, io vi conisiglio questi tre volumi:


Che non sono necessariamente le sue opere più belle (quasi impossibile scegliere, sinceramente) ma che, nel loro insieme e se lette una via l'altra, illustrano bene non solo le sue le capacità, ma anche la sua visione complessiva del medium fumetto.
Una visione sorpredente che fa apparire sciocche e inutili tutte quelle discussioni sul fumetto popolare e il fumetto d'autore, sulle gabbie o sull'assenza di esse, sul genere o sul non genere, con cui ci trituriamo vicendevolmente le palle.
Giraud/Moebius ha sempre saputo tutto.

10.3.12

Safe House - la Recensione -


Safe House è il corrispettivo di una ragazza bona e scema che balla.
Quando si muove, non gli riuscite a staccare gli occhi di dosso. Quando parla, vorreste essere da qualche altra parte.
Film bello e stupido che trova il suo senso nell'azione per l'azione e in Denzel Washington (che, Philadelphia a parte, per me è sempre un +10 in qualsiasi film lo metti) mentre, negli elementi a margine, fallisce quasi sotto tutti i punti di vista. Fortuna che l'azione è tanta e il contorno poco e, alla fine, ci si può quasi dire soddisfatti.
Il regista, Daniel Espinosa, è uno nuovo (almeno, per me) e non è male. Una via di mezzo tra un wannabe Tony Scott e un wannabe Peter Grengrass. Da tenere d'occhio.
Insomma, a conti fatti, un film che m'è piaciuto abbastanza ma che non rivedrei mai.
Vabbè, forse lo rivedrei per Denzel, dai.

8.3.12

Lone Ranger


Indovinate chi è l'attore che fa Tonto (l'indiano bizzarro che possiamo vedere sullo sfondo di questa prima foto promozionale) nel nuovo film sul Lone Ranger a opera di quelli della Disney?
Ma certo: Johnny machepazzerellochesono Depp.
A parte questo, l'idea di vedere di nuovo Gore Verbinsky alle prese con il genere western, dopo Rango, mi esalta non poco.
HI-YO, SILVER!!

Un poker di donne che dovreste conoscere.

No. Non c'è nemmeno uno dei donnuomini di James Cameron.
Fatevene una ragione, quelli non sono personaggi femminili ma maschi con le tette (ed è per questo che ci piacciono).



Alabama Whitman.
Prostituta monogoma, è lei quella con le palle in famiglia e per questo salva il culo a Clarence.
Attenti a non sottovalutarla perché è capace di piantare un cavatappi nel piede di James Gandolfini.
Crede nel vero amore e in Elvis. E sarà anche la ragazza di Mr. White.



Rossella O'Hara
Bella. Irrazionale. Egoista. Passionale. Spietatamente pragmatica. Capace di far fronte, da sola, alle situazioni più difficili.
Nessuna come lei, prima. Poche, dopo.



Margo Channing
Recita come un angelo, beve come uno scaricatore di porto, ama come una furia. E fuma, parla, disprezza, irride, dileggia, tutti quanti.
La più grande attrice fittizia di tutti i tempi, interpretata da una delle più grandi attrici reali di sempre.




Carmela Soprano
Alle casalinghe disperate gli ride in faccia, lei che riesce a gestire due figli problematici, un marito traditore, la vita nel New Jersey e qualche omicidio.