28.9.12

Resident Evil: retribution - la Recensione -


In breve:

- La sequenza d'apertura, per quanto basata su un'idea piuttosto vista, è molto ben realizzata ed efficace. Esaltata da una stereoscopia sopra la media.

- Milla si vede grossomodo nuda come in praticamente ogni capitolo della serie. E' sempre la topa suprema ma ora ha il fisico di una donna reale, e non di un'alieno diafano sceso dal pianeta del sesso estremo.

- La scena in cui Milla/Alice, armata della catena di una bicletta e di una 9mm semi-automatica, affronta una trentina di zombie all'interno di un corridoio kubrickamente bianco al ritmo di una martellante musica techno è la cosa migliore girata dal più furbo degli Anderson negli ultimi quindici anni.

- C'è una scena con dei soldati russi zombie che, in sella a delle moto da cross, sparano con delle mitragliatrici a una Rolls Royce che corre attraverso la piazza rossa.

- Michelle Rodriguez supera il suo stesso record (attrice con il maggior numero di morti a schermo) e defunge due volte nella stessa pellicola.

Il resto, grossomodo, è ordinaria amministrazione.
O noia.
O sincero imbarazzo.

Tante esplosioni, scene di combattimento discrete,  prove attoriali pessime (ma DAVVERO pessime), costumi ridicoli, dialoghi atroci, ritmo forsennatamente sostenuto, al punto da diventare noioso.
Ordinaria amministrazione, insomma, per una serie arrivata al suo quinto capitolo (nessuno neanche lontanamente vicino a essere un buon film) e che, a ogni sua reiterazione, ha rinnovato e aumentato rinnovando il suo successo commerciale.
E se vi state chiedendo qual è il segreto... è che non c'è nessun segreto.
Il più furbo degli Anderson non ha nessuna pretesa quando gira questi b-movie mascherati da film di serie A: sono prodotti rozzi, pacchiani che hanno il solo scopo di divertire.
E sapete una cosa? Tutto sommato, ci riescono.

Vedrò anche il sesto capitolo quando esce.
E poi lo dimenticherò.
Proprio come ho fatto con questo.


p.s.
un giorno di questi però, facciamo un discorso serio sul nuovo cinema seriale americano.


27.9.12

5 blogger a Treviso!


Sì.
Siamo partiti di nuovo.

La meta: Treviso, patria del dolce tiramisù e città che in questi giorni ospita il TCBF (Treviso Comics Book Festival).

La squadra:
Ottokin: che per l'occasione ha dato na nuova (bellissima) grafica ll suo blog-piattaforma e ha inaugurato un sacco di nuove sezioni.

Gud: che ha già iniziato a postare tavole a fumetti con la cronaca del viaggio.

Longhi: andate sul suo blog e lustratevi gli occhi con le illustrazioni che ha fatto in Bretagna. Da Treviso, casa sua, non ci aspettiamo di meno.

Uzzeo: che si è fatto gli occhiali nuovi.

Il sottoscritto: che al reseconto del viaggio alternerà la normale attività del blog (in arrivo la recensione del nuovo Resident Evil).

Gli hashtag su Twitter per seguirci in diretta: #5blogger, #tcbf
Poi ci sono Facebook e Instagram.

Ringraziamo quindi il comune di Treviso e l'organizzazione del TCBF per averci voluto qui e andiamo a berci un spritz.
Alle 11 del mattino?
Eh, sì.

26.9.12

Tra la Bretagna, Manaus e Milano.

Prima di partire per la Bretagna insieme ai 5 Blogger quello che sapevo della regione francese erano i seguenti fatti:

- che si affacciava sull'oceano Atlantico e sulla Manica

- che Gauguin ci aveva dipinto un mucchio di tele e che tanti altri pittori ne erano rimasti affascinati

- che aveva dato i natali a Jules Verne, uno dei padri dell'avventura moderna.

- che era la regione di Asterix e, di conseguenza, era la terra dei Galli e dei menhir

- che era pure la regione che aveva ospitato un gran numero di altre popolazioni di origini celtiche tra cui il popolo dei pitti, su cui mi aveva reso edotto Robert E. Howard, altro grande avventuriero della carta.

- che era uno dei posti preferiti di Sergio Bonelli.

E quest'ultima cosa, visto anche il periodo (a quasi un anno esatto dalla sua morte), gettava un'ombra strana su tutto il viaggio.
Il fatto è che non potevo fare a meno di proiettarmelo davanti a Sergio Bonelli, chiedendomi perché uno come lui, che nella sua vita aveva esplorato tutto il mondo in un periodo in cui il mondo era ancora grande, che aveva ridisceso i fiumi più imponenti, attraversato le foreste più selvagge, superato i deserti più vasti, potesse aver amato una regione così vicina e così amena.

Certo, lo scenario della Bretagna è delizioso, questo è innegabile.
L'oceano, le spiagge, le infinite distese di casette tutte uguali, il cielo azzurro e terso, con nuvole veloci, spazzate via dal vento costante...
Delizioso.
Ma delizioso e basta.
Dov'era l'avventura? Il mistero? L'emozione?! 
Sergio, che scherzo mi stavi tirando? 
In Bretagna, Mr. No si annoierebbe a morte!
Solo una bella francese innamorata del soldato americano liberatore, avrebbe potuto trattenerlo per più di qualche giorno. Insieme con lei, Jerry si sarebbe fatto due passi sul litorale bagnato da due mari di Penthievre, avrebbe mangiato crostacei a Port-Aven, e poi l'avrebbe sedotta nei romantici vicoli fioriti di Pont-Aven, la città che ospitò Gauguin. Ma poi, stufo del cibo artefatto e di quell'atmosfera da cartolina, sarebbe ripartito per inseguire l'avventura.
Come sempre.

Stavo sbagliando qualcosa o la Bretagna non mi si era è ancora mostrata.

Quando arriviamo alla Costa Selvaggia dell'isola di Belle-Île, una scogliera a picco sul mare di una bellezza che intimorisce, le cose cominciano a farmisi più chiare.
Qui la roccia scende a strapiombo nell'oceano, l'oceano si confonde con il cielo e, tutto intorno, il panorama è piatto come una tavola. Sembra di essere sul ciglio della fine del mondo.
Le ricercatezze dei francesi, in questo posto, sembrano solo una patina posticcia appiccata su un terra infinitamente più antica, misteriosa, e brutale. 
E per nulla addomesticata.

Inspiro aria di mare e mi viene voglia di gridare AAAYYYAAAAKKK a pieni polmoni ma reprimo l'istinto. I mangiarane che ne sanno di Darkwood?
Torno in macchina e ripartiamo.
Il tempo volge al brutto e il cielo è quasi nero quando arriviamo a Carnac e ci troviamo a passeggiare accanto ai grandi menhir.
In quell'atmosfera cupa, non è difficile immaginarsi Zagor nascosto tra i filari di roccia, con il tomahawk stretto nel pugno, la schiena poggiata contro una pietra antica come l'umanità, mentre trattiene il respiro in attesa di colpire una qualche creatura lovecraftiana.
Tutto sembra quadrare e mi dico di aver trovato il bandolo della matassa.
Ovviamente, sto mentendo a me stesso.
Perché per quanto affascinanti, quelle sono suggestioni adolescenziali.
Non era il Bonelli/Nolitta creatore di Zagor e a stento trentenne, quello che amava venire a passare le sue settimane in Bretagna. Era l'altro Sergio, quello della mezza età e della vecchiaia. 
Il Sergio crepuscolare, riflessivo, a tratti cupo e umorale. 
E io non riesco a immaginarmelo quel Sergio mentre si emoziona per una serie di sassi messi uno accanto all'altro. 
Più facile figurarselo, invece, in piedi su un'altra scogliera, quella di Point du Raz.
Qui le rocce sono taglienti e aguzze, simili al guglie gotiche di un Duomo scavato nella roccia dal vento forte che tira dal mare. Il cielo plumbeo dona al panorama un aspetto lunare.
E' un luogo duro, ma pure affascinante, pervaso da una sottile melanconia. 
Non un posto adatto per il creatore di Tex. Ma perfetto per il papà di Jerry Drake.
E a quel punto sento di esserci quasi arrivato.

La quadratura del cerchio però, mi viene non dalla natura ma da un museo.
Quello di Quimper, dove è ospitata la più larga collezione di arte bretone, realizzata da pittori del posto o da artisti venuti da fuori, ora sull'onda ora dalla celtomania napoleonica, ora per seguire la tendenza artistica del momento.
In quelle sale, i quadri dei pittori romantici raccontano una bretagna fabulistica, fatta di sacerdotesse celtiche seminude intente a suonare l'arpa nel pieno della tempesta e di antichi re che fondano città in mezzo al mare.
Dall'altra parte, le tele degli artisti locali, parlano invece di una terra spietata, percorsa da un folclore spettrale e segnata dalla morte (in mare, in guerra, per fame e per stenti) e dal sacrificio. 
In mezzo a questi due estremi, i sintetisti, che riconducono la Bretagna in forme basilari e in masse di colore.  Tensioni tanto diverse che però, in questa terra, trovano un loro equilibrio e una loro organicità. E non ci vuole molto a vedere un intimo parallelismo tra queste spinte antitetiche e un autore e un uomo, pieno di contraddizioni come il Nolitta/Bonelli, l'amletico figlio del mitologico Re Gia Luigi, il primo portatore del dubbio in un regno di granitiche certezze, il romantico realista del fumetto italiano.

Torno a casa con una manciata di ricordi, suggestioni, belle immagini e un rimpianto: non poter parlare di questa terra con Sergio. 
Sono certo che sarebbe stata una chiacchierata divertente e diversa da quella che mi sarei aspettato.
Perché con Sergio andava sempre così: non era mai esattamene nella posizione in cui faceva più prevedibile immaginarselo.
E in fondo è questo il segreto dei grandi avventurieri: essere avanti, e di lato.
Ciao, Sergio.
E' stato un enorme onore averti conosciuto.

25.9.12

Dopo Asso, Ossa.

Sono così avanti che inizio a fare promozione del nuovo libro prima ancora che quello vecchio sia uscito!
Colori Stefano Simeone.


Venghino, venghino, siori... si sono riaperte le gabbie!

La selezione artistica su Bond ce l'avete presente?
E' nel post subito precedente a questo.
Lo trovate QUI.
Per farla brevissima, è un invito a realizzare un'illustrazione a tema James Bond per celebrare i suoi cinquant'anni di attività cinematografica. L'illustrazione più bella riceverà un libro. Le quattro più meritevoli oltre a quella, riceveranno cinquanta cartoline con i manifesti di 007.
Ecco, il post l'ho messo ieri mattina.
Ieri dopo pranzo, ricevo una mail con un primo disegno.

Rapidissimo, mi dico.
E curioso apro l'illustrazione allegata alla mail.
Che è un disegno di Frank Miller tratto da Quel Bastardo Giallo, ricalcata malino, con la faccia di Bond al posto di quella di Hartigan e il numero 50 in alto a sinistra.
Rido, mi chiedo cosa ha in testa la gente, e ironicamente rispondo al tipo "bello Quel Bastardo Giallo...". 
Invio la mail e mi scordo della faccenda.

Poco dopo, il tipo mi riscrive, chiedendomi lumi.
Cosa intendevo con quello che gli ho scritto?
Ero ironico? O sott'intendevo che lui avesse copiato? Perché in quel caso, a detta del tipo, glielo avrei dovuto dire chiaramente.
Gli rispondo che, sì, intendevo che aveva plagiato un'altra immagine, oltretutto famosa e di un autore famoso, e che no, non avrei accettato quell'immagine per la selezione.
Invio la mail e mi scordo della faccenda.
Di nuovo.

E il tipo mi scrive di nuovo.
Argomentando che se era vietato copiare, avrei dovuto scriverlo nel post.
Io rimango perplesso, poi ritrovo la calma e gli rispondo che non l'ho scritto che è una cosa palese.
E' PALESE che non puoi partecipare a una selezione artistica ricalcando il lavoro di qualcun altro.
Dovrebbe essere una cosa talmente ovvia che non mi è sembrato minimamente necessario scriverla.
Invio la mail ma questa volta non mi scordo della faccenda perché ho capito di essere incappato in uno dei tanti mitomani del web e quella è gente che non molla facilmente la presa.

E, infatti, il tipo mi scrive di nuovo.
E mi dice che un sacco di cose sono palesi: non uccidere, per esempio.
Eppure, un sacco di persone lo fa lo stesso, nonostante -in quel caso- ci sia una legge che dice che non si può fare. Nel mio post non c'è scritto che non si può copiare e quindi ha ragione lui.

Io taglio corto e gli dico che la questione si risolve in termini semplici: ha copiato, è stato sgamato, fine della storia.
Ma la storia non finisce perché il tipo mi scrive ancora, dicendo che non voglio ragionare con chi mi mostra il problema.
Io gli dico che l'unico problema è lui e cerco di ignorare le mail seguenti.

Questa storia ha avuto due effetti.

- ho aggiunto una riga al post precedente, specificando che il materiale proposto deve essere originale.

- l'intelligenza dell'umanità ha perso altri dieci punti stima, per quello che mi riguarda.

24.9.12

Cinquant'anni di James Bond: la selezione artistica!


La scimmia per l'ormai prossimo Skyfall mi sta salendo prepotente (nonostante la feroce delusione di Quantum of Solace), di conseguenza, il lancio del supercofanetto Blu-ray con tutti i film della saga realizzati in cinquant'anni precisi, mi esalta non poco ( QUI la pagina internazionale FB).




E per festeggiare l'avvenimento, eccovi una bella selezione artistica di quelle con alcuni premi fighi in palio.







Allora, cosa bisogna fare?

- Realizzare una bella illustrazione di Bond che ne celebri in cinquantesimo anniversario di vita cinematografica. Va bene qualsiasi tecnica. Il materiale deve essere originale (nel senso: creato da voi e non copiato o ricalcato).

- Inviarla entro sette giorni (data limite: 1 ottobre) a questo indirizzo: recchioni.roberto@gmail.com.
IMPORTANTE: nell'oggetto dovete mettere "SELEZIONE ARTISTICA JAMES BOND".
IMPORTANTE: i file devono essere leggeri per il web.
IMPORTANTE: nella mail dovete indicare chiaramente il vostro nome o nick e un vostro sito o blog di riferimento (se lo avete).

Cosa si vince oltre alla visibilità garantita da questo blog?
- Per uno di voi (nome in codice: IL VINCITORE) il bel libro James Bond: 50 years of movie poster.







- Per quattro di voi, una collezione di cartoline con tutte le locandine dei film di Bond.




Come al solito, se vi va, fate circolare che, strano a dirsi, ma da queste robe escono cose interessanti.


22.9.12

Magic Mike - la Recensione -




Non badate troppo a come, in Italia, stanno cercando di piazzare il film: Magic Mike non è un Full Monty con i fighi, non è un film strappamutande per le ragazzine e non è nemmeno una spensierata commedia.
Magic Mike è un film di Soderbergh dall'inizio alla fine.
Nella regia, a tratti sciatta, a tratti elegantissima.
Nella fotografia, sempre eccezionale.
Nel montaggio discontinuo (vero marchio di fabbrica del regista).
E lo è, sicuramente, nella storia, che si inserisce più nella corrente di film del regista come The Girlfriend Experience, Full Frontal e, strano a dirsi, Sesso, Bugie e Videotape, che ad altro.
E' un bel film?
Abbastanza.
Non tra i migliori di Soderbergh (in cui io inserisco il già citato Sesso, Bugie e Videotape, Out of Sight, Ocean Eleven, Erin Brockovich, Traffic) ma nemmeno tra i peggiori (Solaris, Ocean Twelve, Contagion).
E' un film ben scritto, dalla trama semplice e scontata ma non esile, graziato da un paio di ottime interpretazioni (Channing Tatum, che si porta il film sulle spalle e sulle natiche e uno straordinario e rinato Matthew McConaughey) con una bella colonna sonora e con un aspetto visivo che, come da tradizione di Soderbergh, è quanto più fighetto e alla moda possibile.
Un paio d'ore piacevoli, meno leggere di quello che si possa pensare, e ben girate.
Consigliato.

21.9.12

Multiplayer Selezione Artistica: concluso

Ieri è scaduta la data ultima per la selezione artistica del nuovo romanzo a tema zombesco edito da Multiplayer.it.
QUESTO, qui, per capirsi.
Ringraziamo tutti quelli che hanno partecipato (ben oltre il centinaio di illustratori).
A breve, verrà comunicato il vincitore.

19.9.12

Asso: just enough


Opera di LRNZ per il libro ASSO, in uscita per i tipi della NPE, in quel di Lucca.

Accrediti Autore per Lucca. Bene, bravi, ma...


Lucca Comics & Games.

Premesso: io sono entusiasta del fatto che, da due anni a questa parte, anche a Lucca Comics & Games si possa fare richiesta online di un pass autore.
Era una grave carenza dell'organizzazione e costringeva gli autori a fare tarantelle assurde per ottenere un pass dal proprio editore.
Però, il sistema attuale non è che funzioni così bene.

Spiego.
Oggi, per accreditarsi a Lucca, devi andare sul loro sito e compilare la richiesta.
E fin qui, tutto ok. Come in qualsiasi altro festival.
Poi devi indicare almeno tre pubblicazioni e fornire materiale visivo (foto dei colophon o scansioni) che le attestino.
E qui sorgono i problemi.

Partiamo dal presupposto che tutta la procedura si basa su un'illusione di controllo perché, volendo, potrei contraffare qualsiasi scansione e accreditarmi come creatore dei Peanuts (e visto che QUI si specifica bene che chi si occupa dei pass non è, necessariamente, un esperto di fumetti, la cosa potrebbe anche funzionare), detto questo, a voler fare gli onesti, ci sono un paio di paradossi che vorrei evidenziare:

1
- il Paradosso Zerocalcare.
Zero Calcare è probabilmente l'autore italiano che, quest'anno, ha venduto di più in fumetteria e libreria di varia. Il suo libro è in vetta alle classifiche di Amazon ed è un fenomeno sul web.
Zero Calcare ha pubblicato un libro solo.
L'organizzazione di Lucca, in base al suo regolamento, non gli dovrebbe concedere il pass e Zero Calcare dovrebbe chiederlo al suo editore. Che forse non ce l'ha perché, per gli autori, la nuova procedura per il pass sembra che sia quella di cui stiamo discutendo qui.

2
- Faccio Movimento Per il Movimento... e non ho il pass.
Prendiamo il caso di un autore esordiente con il primo libro in uscita alla Lucca di quest'anno, invece.  Uno di quegli autori, seduti dietro alla stand a fare disegni per il pubblico della manifestazione per tutto il giorno.
Uno di quelli che è una delle ragioni per cui la gente viene a Lucca: incontrare gli autori e farsi fare un disegno.
Ecco, quell'autore è parte integrante dello show, ma non ha dititto al pass dalla manifestazione perché oggi non ha nessuna pubblicazione da scansionare (visto che il libro sarà pronto per Lucca e la richiesta per i pass va fatta in questo periodo), e comunque, anche se avesse il libro con larghissimo anticipo, non basterebbe perché ce ne vogliono tre di pubblicazioni (e torniamo al Paradosso Zerocalcare). E siamo da capo che è l'editore che ti deve procurare il pass.

Sembra un Comma 22, vero?

Insomma: bene, bravi, ottime intenzioni.
Ma non si potrebbe trovare un metodo più utile per voi e meno iniquo per gli autori?
Dai che Napoli Comicon lo ha già fatto.


*nota: Zerocalcare ha più di una pubblicazione non autoprodotta alle spalle (mi vengono in mente al volo il Canemucco e le pagine su XL), anche se l'Armadillo è il suo primo libro. Ma il succo del discorso è quello.

18.9.12

Sono preoccupato.

Romics è sempre stata una fiera con le sue criticità, ma stava migliorando (specie nell'ultima edizione). Con l'abbandono di Raffaelli e la mancata nomina di un nuovo direttore artistico, le cose non sembravano mettersi per il meglio. 
A giudicare dalla lista degli ospiti, dal programma e dal sito (sempre fermo agli anni '90), e tenendo pure conto dell'antipatico calendario che la sovrappone alla fiera dei fumetti di Treviso, la situazione non sembra affatto migliorata.
Chi di voi ci andrà?

Sul pavimento della sala montaggio...

...accanto alle scene con Kevin Costner per Il Grande Freddo.

Riassunto: sto facendo un libro che uscirà a Lucca: QUESTO.
Ieri ho raccolto i materiali per farli impaginare e ho scoperto che, nell'ansia di non avere abbastanza roba, ne ho fatta troppa.
Il che, fortunatamente, mi ha permesso di fermarmi e ragionare, esaminando con occhio maggiormente critico quello che stavo per mandare in stampa.
E' uscito fuori che, con la piega grafica che ha preso il volume, una storia non c'entrava più niente con tutto il resto.
Cosa non gravissima visto che era anche l'unica storia priva di qualsiasi contenuto e fatta per il puro e semplice gusto di fare una storia pornografica senza senso alcuno.
E fortuna che era una di quelle che ho colorato io, così il Simeone non mi ha lavorato inutilmente.
Quindi, la storia è stata tagliata dal volume.
E ve la posto qui sotto.
Non è materiale adatto all'ufficio (e nemmeno ai minori, stando a quello che dice la legge italiana), quindi, occhio.



Alien - il fumetto -


Prometheus ha avuto almeno un grande merito: mi ha fatto tornare una prepotente scimmia per Alien, film che sin da ragazzino ho sempre amato, studiato, visto e rivisto.
Credevo di conoscere tutto del capolavoro di Ridley Scott, e invece no.
Non sapevo, per esempio, che la rivista Metal Hurlant, nella sua breve parentesi in cui si era messa in testa di produrre graphic novel tratte da film, ne avesse fatto un adattamento a fumetti, scritto da Archie Goodwin e disegnato da Walter Simonson.
Come adattamente, è di molto superiore alla media di prodotti analoghi che si vedevano in quel periodo (anche se non raggiunge i livelli di Atmosfera Zero, sempre edito da Metal Hurlant e disegnato da Jim Steranko) anche se c'è da dire che Simonson, per quanto capace di realizzare delle tavole davvero molto spettacolari (in special modo nella prima parte del volume), proprio non riesce a cogliere la natura dello Xenomofo e l'atmosfera di mistero e terrore che pervade la storia originale, non molto aiutato da colori belli, ma troppo psichedelici.
Comunque sia, giudicate voi, ve la posto qui di seguito visto che sul web si trova tutta (io l'ho pescata da QUI).



17.9.12

Postilla.

Mi dicono che qualcuno si è offeso per quello che ho scritto sul blog, cosa che mi fa specie visto che era un discorso generico (come ben specificato dal testo). Credo che se qualcuno si riconosca in quello che ho scritto, il problema sia principalmente suo.

Una carriera di fallimenti.

Mi capita di andare in edicola e vedere una nuova pubblicazione a fumetti.
Guardo il colophon e mi cade l'occhio sui nomi che l'hanno realizzata.
E mi viene da ridere.
In realtà, quella risata è solo un meccanismo di difesa che trasforma l'amarezza in un ghigno.
Il fatto è che il nostro settore è stupido, lento e inconsapevole, perché non è in grado di liberarsi dei suoi elementi nocivi come tutti quei "professionisti" che hanno costruito la loro carriera su quella che possiamo definire come "certezza d'insuccesso".
Se qualcuno, un giorno, si dovesse prendere la briga di fare una lista dei nomi di tutte le iniziative fallimentari che hanno raggiunto le edicole negli ultimi venticinque anni, noterebbe come certi personaggi sono ricorrenti.
Nel mio piccolo e senza starci a pensare sopra troppo, mi vengono in mente almeno tre o quattro nomi di autori, o pseudo tali, a cui ho visto far fallire almeno cinque o sei progetti da edicola (e voi non avete idea di quanto costi mandare un prodotto in edicola).
Eppure, questi personaggi, continuano a lavorare e, anno dopo anno, insuccesso dopo insuccesso, continuano a mandare al macero tonnellate di copie.
E più volte falliscono, più acquistano autorevolezza presso editori criminalmente distratti o inconsapevoli, che non si prendono la briga di controllare la misura dei loro disastri ma si fanno impressionare dalla lunghezza della lista.

Questa gente fa perdere soldi.
E quando un editore perde soldi, poi pubblica meno, o smette di pubblicare del tutto.
E così non è solo il colpevole a trovarsi di nuovo senza lavoro, ma il lavoro viene a mancare anche a chi, magari, stava facendo, o avrebbe potuto fare, bene.

E mai che questi individui, si prendano la colpa.
La colpa è sempre del mercato.
La colpa è del lettore.
La colpa è dell'editore (sì, quello che lo ha pagato e gli ha dato un'ennesima possibilità).
E intanto, investimenti e possibilità vanno bruciati sull'altare dell'incompetenza, dell'incapacità e della mancanza di talento.
Ancora peggio succede quando queste figure si riescono a ritagliare un qualche ruolo presso una delle tante scuole di fumetto che ci sono nel nostro paese, e dall'alto del loro abisso, pontificano con gli allievi, imponendo la loro deficitaria visione del nostro medium, formando nuovi autori che ci metteranno anni a scrollarsi di dosso (quando ci riescono) le cazzate che gli sono state inculcate .
E' una situazione triste e dannosa.
E pensare che basterebbe poco per risolverla.
Gli editori e le scuole, per esempio, potrebbero dare un occhiata più approfondita ai curriculum delle persone su cui stanno pensando di investire soldi.
Non è una cosa strana, giuro.
Perché in un settore economico normale, se la tua carriera è costellata solamente da fallimenti economici e artistici, dopo qualche tempo non ti danno più da lavorare.
ED E' GIUSTO COSI'.

Non sei capace?
Vai a fare altro, dove farai meno danni (si spera).
Cazzo, questo è un settore privato, dovrebbe essere premiata la capacità (artistica e commerciale), non il fatto di saper restare sempre a galla come... vabbè, avete capito.
Eppure, niente.
Si naviga in un mare d'indolenza.
E un giorno ci si sveglia e ci si scopre falliti.

15.9.12

14.9.12

E visto che stiamo parlando di celebrazioni...


Corrado Mastantuono (in veste di sceneggiatore e disegnatore) celebra Tex Willer e, indirettamente, Sergio Bonelli, sulle pagine del Topolino di questa settimana.
Ammetto che avrei preferito vedere una storia di Paperino e Ciccio nei panni di Zagor e Cico, ma anche questa è bella forte.

Archiviamo la pratica.


Un paio di giorni fa, un amico e collega, mi ha inviato la foto qui sopra, raffigurante la nuova collana della Rizzoli-Lizard, dedicata al fumetto Bonelli.
L'amico si lamentava del fatto che la veste editoriale dell'iniziativa era mortuaria, a cominciare dal titolo (archivio, una parola che evoca immediatamente un posto vecchio e polveroso) per finire con la grafica (se la copertina fosse stata realizzata in marmo, sarebbe potuta essere un'ottima lapide).
Con mio dispiacere, non ho potuto che concordare.
E sia chiaro: io plaudo all'iniziativa in quanto tale e plaudo al contenuto di questo primo volume (sono ottime storie di un ottimo sceneggiatore). E mi sta anche benissimo che il volume esca in questi giorni, come una sorta di celebrazione a Sergio Bonelli, scomparso quasi un anno fa.

Però... Sergio Bonelli e i suoi fumetti, sono un inno alla vitalità, al dinamismo e all'avventura.
La veste editoriale di questo volume non li rappresenta.
Come non rappresenta il fumetto italiano in quanto tale che, nonostante quello che dicono alcuni, è vivo e piuttosto battagliero.
Non certo qualcosa da dover mettere in un archivio per poi dimenticarsene.

Questa voglia di istituziolanizzare ci ammazzerà tutti.

Le Storie e La Redenzione del Samurai


Le Storie è la nuova collana della Sergio Bonelli Editore che esordirà il 13 ottobre nelle edicole di tutta Italia.
110 pagine di fumetto.
Bianco e nero.
Copertine di Aldo Di Gennaro.
3 euro e 50 centesimi il prezzo di copertina.
Mensile.

La testata, ogni mese, presenterà storie autoconclusive di genere sempre diverso.
Il primo numero (di cui potete vedere la copertina qui sopra), sarà scritto da Paola Barbato e disegnato da Giampiero Casertano.
Il numero 2 (in edicola a novembre), sarà scritto da me e disegnato da Andrea Accardi.
Il titolo della storia è La Redenzione del Samurai.

Di questo lavoro ho già parlato qui sul blog e ho anche postato qualche immagine.
Ve le raccolgo qui sotto.










Nei prossimi giorni, qualche altra anteprima e approfondimento.


p.s.
prima che qualche originalissimo provocatore me lo chieda: no, la grafica della collana non mi fa impazzire.

Il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto.

Guardo le statistiche del blog di questo mese.
35.000 visitatori unici, 253.000 pagine viste.
Poi confronto i miei numeri, con quelli di siti e portali dedicati al fumetto.
E le cose sono due: o io sono bravissimo, o qualcuno non lo è per niente.
Perché se un portale si fa superare a destra dal blog di un singolo, c'è qualcosa che proprio non va.

Riflessione a margine: ma in termini commerciali (cosa che mi interessa visto che ho un sacco di cose nuove da lanciare) perché, alla luce dei numeri qui sopra, dovrei relazionarmi con il 90% dei siti di fumetto quando mi basta postare qui per raggiungere un pubblico più vasto del loro (e anche più vario)?

13.9.12

Prometheus - la Recensione -


Non ci sono spoiler.


Giudicare un film usando come metro, un altro film, non è mai un buon servizio.
Quindi, quando mi sono seduto in sala a dell'anteprima italiana di Prometheus per (ri)vedere il film, ho cercato di sgomberare la mente da ogni possibile confronto con Alien.
E' una questione di onestà intellettuale, capite?
C'è un solo problema: più o meno intorno al quinto minuto di Prometheus, il titolo della pellicola emerge lentamente sullo schermo, con le lettere che vanno a formarsi piano piano.
Esattamente come in Alien. 
E questo sarà solo il primo di mille rimandi di un film fotocopia.
E ogni distacco che si cerca di mettere tra Prometheus e Alien, va a farsi benedire perché io spettatore posso pure metterci tutta l'onestà intellettuale che vuoi, ma se tu regista non fai lo stesso e, anzi, giochi sporco con mille riferimenti e fan service, allora i confronti mi tocca farli per forza.
E' una questione di onestà intellettuale, capite?
Questo per spiegarvi perché in questa recensione si tirerà in ballo Alien un mucchio di volte.

Dunque, prima di tutto, spazziamo via il campo dal più grosso fraintendimento che questo film si porta dietro:
E' o non è il prequel di Alien?

Non lo è.
La Weyland Corporation non è la Weyland-Yutani.
Gli Ingegneri non sono lo space jockey.
Il pianeta non è LV-246 (o Acheron che dir si voglia).
Gli xenomorfi, non sono gli xenomorfi.
Gli androidi non sono Ash (e nemmeno Bishop).
E via dicendo.
Però, se tutto queste cose fossero quelle a cui somigliano tanto), Prometheus potrebbe QUASI essere il prequel di Alien. 
Dove quel quasi deriva da una rilevante differenza che non permette a Prometheus  di saldarsi con il capolavoro originale. 
Differenza che credo sia stata fortemente voluta, proprio per poter dire: "Prometheus non è il prequel di Alien... QUESTO elemento lo dimostra chiaramente!".

Ma perché è così importare stabilire una distanza di franchise dal film del 1979?
Perché Alien è un capolavoro. 
E, si badi, non un capolavoro dei film di fantascienza, ma un capolavoro del cinema in senso assoluto.
E se ti chiami Ridley Scott, che quel capolavoro lo hai firmato, forse non ti conviene tanto tornarci sopra, con il rischio di infangarne in qualche maniera il ricordo e sottolineare come tu non abbia lo smalto di un tempo.
Quindi, la distanza che intercorre tra Prometheus e Alien, non è nient'altro che una distanza di sicurezza.
Se il film è bello, sei una gran figo che ogni volta che tocca la fantascienza sforna un capolavoro e questo a prescindere che il film sia un prequel o meno.
Se il film è brutto... vabbè, è solo un film, mica il prequel di Alien!

Ma, a stringere, questo Prometheus è bello o brutto?

E' un film mediocre, se preso come film di fantascienza.
Dove questo giudizio gode di un bonus di benevolenza perché di film di fantascienza veri se ne fanno sempre meno e già il fatto che ne esca uno, ti mette in uno stato d'animo più benevolo.

E' un film brutto, se valutato come un puro e semplice film.

E' un film terribile, se messo a confronto con il progenitore. 
Cosa INEVITABILE visto che Scott, anche solo in termini cinematografici, ripercorre tutti i luoghi topici di Alien, svuotandoli praticamente di tutto.

Ma le colpe sono tutte di Scott?
No, non direi.
Perché se è vero che il regista inglese non è in forma smagliante (si è visto molto meglio su altre prove recenti come Robin Hood), quello che sega davvero le gambe al film è lo script, ad opera di Damon Lindelof.
Quello di Lost.

Facciamo un grosso salto indietro.
E parliamo ancora di Alien.

10.9.12

Cuore di tenebra in Bretagna




Bretagna.
Sono ancora in Bretagna.
Città di Quimper. Oggi scendiamo il fiume in barca, alla volta di Pont-Aven.
Sono stanco.

A breve, qualche commento più elaborato.

8.9.12

5 blogger in Bretagna: giorno due - hai presente la bella e la bestia? Lei è tutte e due le cose insieme -


I bambini di Belle Ile, restano sull'isola fino ai tredici anni.
Poi li mettono su un traghetto e, se vogliono studiare a un istituto tecnico, li mandano in un collegio a Quiberon, sul continente. Se invece intendono frequentare qualche altra scuola, più lontano.
Tornano sull'isola per le vacanze e quando finiscono il loro corso di studi. Se vogliono tornare.

Questo per dire due cose: che nascere su isola è una cosa complicata e che Belle Ile non è un'isola che pullula di gioventù.
In compenso, ha una bella storia, ricca di suggestioni diverse, si mangia bene (specie le aringhe, come in Piovono Polpette) è sormontata da un cielo basso con nuvole sempre sfilacciate dai venti che tirano costantemente su tutta l'isola, e regala fantastici panorami.







Ok. L'ultima foto, Paolo e LRNZ l'hanno ritoccata un pochettino: in originale c'erano due persone sugli scogli a prendere il sole e le hanno cancellate perché rovinavano la composizione.

Per il resto, potrei parlarvi della divina Sara Bernhardt, che arrivò sull'isola con una congrega di amici per passare una giornata, e che se ne innamorò a tal punto che, quel giorno stesso comprò una ex-caserma per farne la sua villa. E che, negli anni successivi, continuò a comprare edifici sempre più grandi (fino a prendere un intero castello), dove ospitava artisti, organizzava feste che duravano giorni e incontrava i suoi numerosi amanti, maschili e femminili.
O potrei parlarvi di Monet, che sull'isola, invece, non ci voleva restare per niente, ma che invece c'è rimasto per due mesi e mezzo e ci ha dipinto trentanove tele (cosa che mi fa pensare che se voglio incrementare la produttività di alcuni miei disegnatori, devo costringerli su un isola).
Oppure potrei parlarvi dei pirati che assaltavano l'isola per depredare le chiese e della guerra che gli hanno fatto.
O degli inglesi, che pure loro assaltavano l'isola, e di Napoleone, che fece costruire una grande cinta muraria, su ispirazione di quella che circonda Lucca.
Ma queste sono tutte cose che potete leggere sul web con un paio di colpi di Google.
Io vi lascio solo l'istantanea di un isola strana, graziosa, romantica, molto curata in tutti i dettagli e tanto francese, nel suo aspetto più superficiale.
Un posto dove passare un incantevole viaggio di nozze o una fantastica pensione.
Un'isola che però, che a guardarla bene, sotto gli strati di trucco e gli orpelli vari, cela ancora le sue origini pittaviche, celtiche e gaeliche, e che nella sua natura, dura, brutale e spazzata dal vento, mostra il suo volto migliore.


Prima di concludere, qualche foto idiota:

Il cosplayer mal riuscito di Obelix.

 Un cosplayer perfetto di Finding Nemo.

 Seduto sul ciglio dell'abisso. E del tutto inconsapevole della cosa (infatti, rido).

Con i piedi a mollo nell'oceano.

Avete presente le scimmie di 2001? La stessa cosa.

7.9.12

5 Blogger in Bretagna: giorno uno - in mezzo tra l'oceano e il mare


C'è una cosa dei 5 Blogger che mi piace tanto: fuori dai nostri viaggi, non ci vediamo mai.
Cioè, magari capita che due di noi si vedano per cazzi loro, ma non è mai capitato che ci riunissimo tutti insieme al di fuori di quando ci ritroviamo tutti all'aeroporto o, addirittura, direttamente nel paese di destinazione.
Nella mia mente, questo ci rende tipo la squadra di Michael Ironside nella scena iniziale di Ricercati: ufficialmente morti. 


Con la differenza che nessuno di noi porta un cappello da cowboy piegato all'australiana e che non abbiamo armi automatiche nelle borse.
Purtroppo.
Comunque sia, anche questa volta è andata così.
Io, Ottokin e Gud ci siamo salutati la sera in cui siamo tornati a casa da Arezzo Wave, un paio di mesi fa, e ci siamo rivisti questa mattina, in aeroporto, salutandoci come se non fosse passato più di un giorno.
Insieme con noi, Lorenzo Ceccotti.
E questa è un'altra cosa che mi piace un sacco dei 5 Blogger: che non siamo per niente cinque.
Perché il gruppo cambia ogni volta, a seconda degli impicci di ognuno.
E così, se Stefanelli è preso a fare il suo libro e Uzzeo se ne va in giro per il festival di Venezia, questa volta, con noi è venuto uno dei migliori disegnatori sulla piazza, LRNZ.
Caffè, sosta al bancone della Vueling (che è co-partner insieme all'ente per lo sviluppo del turismo francese in questa iniziativa) per fare il check in e poi in volo.
Io ho letto (sto finendo la serie di romanzi di Jack Reacher, un giorno ne parliamo).
Gud ha disegnato un paio di tavole.
Otto ha scritto un post e mezzo e rubato due riviste.
LRNZ ha disegnato questo:


Sull'aereo.
Con il Lenovo (che lo ripeto per l'ennesima volta: è la macchina da lavoro assoluta per i fumettisti).
Vabbè.
Andiamo avanti che sennò mi deprimo.

Dicevamo?
Ah, sì: Il volo.
Comodo per essere una compagnia low-cost e senza nessuno che ha cercato di vendermi profumi, sigarette e biglietti della lotteria. E' piacevole essere sponsorizzato da una compagnia che consiglierei anche se non mi stesse sponsorizzando!

Toccata terra nella città di Nantes, Paolo ha fatto un saluto ai suoi fan che lo attendevano...


Poi, nell'attesa che arrivasse il volo di Andrea, siamo andati a recuperare l'auto a noleggio messaci a disposizione dall'organizzazione. Che si è scoperta essere, piuttosto, un grosso van (ma chiamiamolo pure un lungo furgone travestito) della Nissan.
Guidare, in questo viaggio, è una incombenza che spetta me (per ragioni che non posso spiegare senza offendere la sensibilità di qualcuno). La cose non mi dispiace perché, prima di tutto, adoro guidare, specie per tratte molto lunghe. E secondo, perché, in base a quanto sancito dal tribunale di Ginevra, chi guida può attaccare il suo iPhone allo stereo dell'auto e imporre le sua playlist a tutti gli altri.
E allora, recuperiamo Andrea (che ormai sfoggia un stile identico a quello di Jason Bourne) e ci prepariamo a metterci in viaggio verso Penthievre, che dista un centocinquanta chilometri da Nantes. La strada non ci spaventa perché insieme con l'auto, di hanno dato anche un navigatore satellitare.

Adesso, io non so qual è il vostro rapporto con questi aggeggi ma la maggior parte delle persone che conosco li odia e gli addossa la colpa di ogni strada sbagliata che hanno imboccato nella loro vita.
A me, invece, i navigatori satellitari, piacciono.
Sono utili e, se li usi nella maniera giusta, funzionano bene.
Ecco, non è il caso del navigatore che ci danno questa volta e che, d'ora in poi, chiameremo HAL 9000.


5.9.12

5 blogger in Bretagna


Che se questa storia dei 5 Blogger l'avessimo fatta sul serio, non credo che sarebbe mai venuta così bene. E così, dopo il festival di Angouleme, il Napoli Comicon e Arezzo Wave, ci rimettiamo in viaggio.


Riassumendo: l'ente turismo francese è rimasto tanto contento dell'esperienza avuta con noi ad Angouleme, che ha deciso di replicare la cosa, questa volta senza un festival di fumetti di mezzo.
E quindi, anche con la collaborazione e il sostegno della Vueling, domani si riparte, questa volta alla scoperta della Bretagna, dei suoi luoghi, dei suoi artisti, della sua cultura e del suo cibo.
Tutto visto attraverso gli occhi di Daniele "Gud" Bonomo, Paolo "Ottokin" Campana, Lorenzo "LRNZ" Ceccotti, Roberto "RRobe" Recchioni e Andrea Longhi. Che si deve sbrigare a trovarsi un nome di battaglia o lo cacciamo dal gruppo. Tzè.

Comunque, sul blog di Gud trovate un rapido sunto del programma del nostro viaggio.
Da domani, si ricomincia con i reportage di viaggio, foto, testi, illustrazioni e quanto altro.
Se ci vorrete seguire, potrete farlo attraverso i nostri rispettivi blog, attraverso i nostri profili Facebook, attraverso Pinterest e Instagram e su Twitter (#5blogger, #bretagna).


Ma quando ti rendi conto che ti sostiene gente così...

...ma non ti viene il dubbio che stai sbagliando tutto?


Rapidamente:
sulla pagina Facebook di Rimini Cinque Stelle, è apparsa questa foto:

Basta uno sguardo veloce per capire che si tratta di un fotomontaggio fatto per ridere e ironizzare sulla presunta guerra che i poteri forti stanno facendo a Grillo.
Ma facciamo che non hai quel minimo di competenza per capire, solo guardandola, che è una pagina del Corriere finta. Facciamo che allora, leggi l'articolo... e ancora non ti accorgi che è uno scherzo ironico e credi, davvero, che un pezzo del genere possa essere uscito sulla prima pagina del quotidiano più venduto d'Italia.
E allora prendi e commenti su FB.

Si badi: non un commento. Migliaia di commenti di gente indignata con il Corriere perché ha pubblicato una cosa simile.
E giù di retorica sul finanziamento ai quotidiani e compagnia cantante.
Gente talmente indottrinata, talmente incapace di formulare un pensiero proprio, talmente priva di qualsiasi strumento cognitivo, da credere a una roba del genere.

Io sono allibito.
Allibito dal tipo di persone che Grillo sta coltivando.
Allibito dal fatto che una retorica populista (pari, se non peggiore, a quella leghista e fascista) si sia sposata così bene con il popolo di quelli che "non leggono i giornali perché le cose vere stanno su internet..." (nello specifico, Facebook).
Allibito dal fatto che una persona, in teoria intelligente, stia facendo tanto e tanto male, in maniera così cinica e consapevole.

Ho sempre pensato che Bersani fosse una nullità, e la squadra che il PD ha intenzione di presentare per le elezioni mi fa cascare le palle, ma davanti alla barbarie che si sta profilando all'orizzonte, finisce che mi tocca votarli.


4.9.12

Che certe volte ti impegni... il ritorno.

Qualche tempo fa vi ho postato uno dei progetti non andati a buon fine nella mia carriera professionale (lo trovate QUI). Oggi mi ripeto, con un lavoro sviluppato per la Disney.
La storia in brevissimo: anno 2005.  La Disney era alla ricerca di nuovi autori che fossero in grado di infondere nuove energie in quella infruttuosa ricerca di quel graal denominato "il Witch per ragazzi" (in un epoca in cui i risultati editoriali di Witch erano ancora un traguardo a cui mirare.
Io ero ancora fresco dell'ottimo risultato editoriale di John Doe e visto che ero nuovo (e quindi, benvoluto) mi contattarono.
E io chiamai Elisabetta Melaranci (che lavorava in Disney da qualche anno), che era la migliore disegnatrice del mondo e, insieme (con Luca Bertelè che si occupò del colore dei studi che vedete qui sotto), proponemmo questo:


Mycroft McKean e la Società dei Giovani Detective
un progetto fallito di Roberto Recchioni e Elisabetta Melaranci




Una città con troppi misteri. 
Un ragazzino troppo curioso. 
Infinite minacce che si celano nell’ombra. 
Benvenuti a Eagle’s Creek. 



Mycroft McKean e la Società dei Giovani Detective è una serie gialla.
O, meglio, un mistery, per ragazzi e si pone l’obiettivo di recuperare un genere che, da troppi anni, è stato trascurato dal fumetto. 



Mycroft McKean è un ragazzino di dodici anni, intelligente e coraggioso, pieno di idee. Ma anche terribilmente introverso. Il che, però, non è il suo problema maggiore..
Sua madre, un valido agente dell’FBI, è sparita misteriosamente nel corso di un’indagine. Da quel momento il giovane Mycroft vive da solo con il padre. Il più grande sogno di Mycroft è diventare un grande detective e riuscire a risolvere l’enigma della scomparsa di sua madre.
La storia comincia con l’arrivo di Mycroft a Eagle’s Creek,quella che si potrebbe definire una classica e noiosa cittadina della provincia americana. 
Ma questa è solo l'apparenza.

Il padre di Mycroft ha deciso di portare via il figlio dalla grande metropoli e di farlo vivere in un ambiente più sano e pacifico. La sua speranza è anche quella di lasciarsi alle spalle i brutti ricordi, ricominciare da capo in un posto nuovo e di distogliere l’attenzione di Mycroft dalla passione per l’investigazione e il crimine.
Purtroppo, l’apparenza tranquilla e pacifica di Eagle’s Creek non è che una patina che nasconde un luogo oscuro e carico di tenebrosi misteri, da cui il giovane Mycroft verrà immancabilmente attratto.
Ma, prima di tutto questo, Mycroft avrà modo di farsi degli amici con i quali condividere avventure ed emozioni. 




Amici come la bella e bizzarra Carmilla Crow e l’atletico e coraggioso Tommy Redman: due compagni di classe di Mycroft che finiranno coinvolti insieme a lui nei tanti intrighi che Eagle’s Creek sa offrire. 








Insieme i tre fonderanno la Società dei Giovani Detective e, mese dopo mese, si troveranno ad affrontare un nuovo caso, un nuovo mistero.
Ne verranno a capo grazie all’intelligenza, al coraggio, all’amicizia e al buon vecchio metodo “logico-deduttivo” tanto caro a Sherlock Holmes.
A poco a poco, Mycroft e i suoi amici scopriranno che i misteri di Eagle’s Creek sono tutti collegati l’uno all’altro, in una fitta ragnatela di misfatti che si estende tra il passato e il presente della città, coinvolgendo persone insospettabili e di massimo spicco.


Continua dopo la pausa.