7.1.13

Chiacchiere sul fumetto popolare: parte seconda

M'è venuta voglia di provare a scrivere della roba, più o meno seria, sulla natura del fumetto popolare il suo linguaggio. Lo scopo non è tanto quello di affermare delle verità, quanto esplorare la materia.
QUI trovate la prima parte.

Dunque, in conclusione del post precedente, vi chiedevo di riflettere su come, secondo voi, i limiti tecnologici dell'epoca in cui è nato e si è sviluppato, ne abbiamo dettato (e ne dettino ancora) la forma.

Sorvoliamo sull'apporto di Rodolphe Topffer e di tutti gli altri precursori (che sono casi rilevanti per ragioni storiografiche ma non per quello che interessa a noi) e prendiamo in esame i primi fumetti pubblicati sui quotidiani americani.
Che forma avevano? Molto varie.
Ma, dopo un primo periodo sperimentale, si consolidò il formato delle strisce che permettevano di presentare sulla stessa pagina un gran numero di fumetti diversi, adatti a tanti tipi di pubblico.
Le strisce, inoltre, non creavamo problemi di impaginazione perché tutti lavoravano in strisce e sapevi esattamente come organizzare la pagina del tuo quotidiano, senza dover stare dietro alla creatività degli autori.

E qui veniamo al primo punto della questione:

il fumetto trova il suo primo sviluppo in strisce perché quella è la forma più comoda per presentarlo sui quotidiani. Quindi, il contenitore, definisce la forma.
Non solo.
La pubblicazione giornaliera, in concomitanza con il formato striscia, determina la narrazione.
Di solito, una storia raccontata nel formato striscia, si apre con una vignetta che riassume in maniera sintetica la situazione, prosegue con una vignetta di sviluppo narrativo e si chiude con un'ultima vignetta contenente un colpo di scena.
Ma non è tutto qui perché il formato influisce, oltre che sul piano narrativo, anche su quello più prettamente visivo.
Le strisce infatti, non permettono in nessuna maniera lo sviluppo verticale del disegno.
Ecco quindi che il fumetto costruisce la sua iconografia originale sul piano orizzontale, al pari di un altro medium con la stessa limitazione, il cinema.

Lo vedete?
Il contesto produttivo determina la forma del linguaggio.

Ma questa, direte voi, è la preistoria.
Che succede poi?

Vista la popolarità sempre crescente dei fumetti sui quotidiani, qualcuno pensò bene di raccogliere questo materiale in albi da vendere in maniera autonoma.
Gli americani e gli italiani, misero tre strisce per pagina, una sopra l'altra. I Belgi e i Francesi, quattro.
Questi albi ebbero un successo enorme, anche in virtù del loro prezzo modesto che potevano permettersi, trattandosi di ristampe.
Ma quando la richiesta crebbe ulteriormente e le case editrici furono costrette a produrre materiale del tutto inedito da proporre sulle loro riviste, il prezzo di quegli albi era ormai stabilito e non lo si poteva cambiare senza correre il rischio di incorrere nelle ire della gente.
Per non parlare del problema dei tempi di realizzazione.

Cosa fare?
Ridurre il numero di pannelli-vignette per pagina, parve la soluzione ideale per USA e Italia.
Quindi, in questi paesi, si passò dalle tre vignette per tre fasce, alle due vignette per tre fasce (un risparmio di un'intera striscia per pagina, mica male), stabilendo in maniera definitiva il formato standard del fumetto popolare di queste nazioni.
Il Belgio e la Francia, invece, non accettarono compromessi e rimasero fedeli alle quattro fasce con tre vignette per fascia (dodici vignette per pagina, quindi). I loro tempi di produzione si allungarono e i loro prezzi salirono.

Vedete come siano state le richieste e le imposizioni del mercato a stabilire quelli che sono i nostri formati attuali?

Altro esempio: rimaniamo in Belgio/Francia.
Il pubblico franco belga ha sempre premiato il disegno chiaro e dettagliato.
Questo ha portato i disegnatori a lavorare su formati grandi. Quindi, grandi fogli.
Ma se un foglio diventa più grande di un certo tot, poi è difficile da maneggiare.
Quindi, i disegnatori francesi tradizionali, hanno sempre lavorato una singola pagina su due fogli.
Su un foglio le due fasce superiori. Su un'altro foglio, le due fasce inferiori.
Cosa ha comportato questo?
Che non troverete mai traccia di vignette verticali nella porzione centrale delle tavole franco belga tradizionali.

Ancora una volta, il metodo produttivo ha determinato la forma artistica.

Ora voi direte: sì ma adesso le cose sono diverse! Perché si continuano a rispettare dei dettami dati da bisogni nati oltre sessant'anni fa?
Per la questione del linguaggio largamente condiviso.
Il fumetto è stato un medium di massa sin da subito.
Questo significa che il suo codice si è diffuso rapidamente e in maniera forte.
Ogni variazione a quel codice ha corso il rischio di renderlo meno "condiviso".
E' per questo che Tex, Diabolik, Tintin, Asterix (alcuni tra i fumetti più popolari e venduti al mondo) sono praticamente sempre uguali, se non per piccoli aggiustamenti e piccole concessioni all'innovazione.

E gli USA?
Il discorso potrebbe sembrare diverso ma, in realtà, è sempre lo stesso.
A fronte di un linguaggio condiviso, stabilito da delle convenzioni produttive, alcuni autori si sono presi il rischio di cambiarlo.
Jack Kirby è stato tra i primi artisti a capire che lavorando su una pagina intera e non su una striscia, aveva a disposizione nuove possibilità e ha fatto esplodere la gabbia tradizionale del fumetto americano. Similarmente a lui, anche se in un verso diverso, ha fatto Will Eisner.
Neal Adams, anni dopo, è andato oltre, facendo a pezzi, oltre che la gabbia, anche la vignetta stessa.
Tutti questi autori hanno vinto la loro battaglia artistica e certe volte anche quella commerciale, ma il fumetto USA, anche a causa delle sue costanti rivoluzioni nel codice, è quello che ancora oggi ha più difficoltà a tenersi stretto i suoi lettori nel tempo. In genere, il codice del fumetto USA è condiviso in termini generazionali: un'intera generazione legge un fumetto con un codice di un certo tipo, poi quella generazione molla e viene sostituita dalla generazione successiva, che leggerà fumetti con un codice simile a quello precedente solo negli elementi basilari.

Quale approccio tra questi è il migliore, non saprei dirlo.
Voi?