17.1.13

Django Unchained - la recensione -


Il film esce oggi nelle sale e io sono sette giorni che mi palleggio questa recensione, continuando a rimandare il momento di scriverla davvero.
Il motivo è presto detto: Tarantino mi piace tanto ma questo film mi è piaciuto molto poco. E spiegare il perché mi costerà un sacco di tempo.
Comunque sia, ho voluto la bicicletta, e adesso pedalo.

Andiamo con ordine e dividiamo la recensione su tre livelli.

Livello 1 - recensione per quelli a cui Tarantino non piace.
Ecco, non sarà Django Unchained a farvi cambiare opinione su di lui perché, di tutti i film di Quentin Tarantino, questo è uno dei più "tarantinati".
Dove con l'espressione "tarantinati" intendo quell'insieme di vezzi e stilemi che caratterizzano, al livello più superficiale, il corpo dell'opera del lavoro di Tarantino (e di tanti wannabe Tarantino, categoria a cui, lo ammetto, sono di certo appartenuto).
Personaggi e dialoghi sopra le righe? Il film è fatto quasi esclusivamente di quello.
Verbosità? Ai personaggi bisogna sparargli per farli stare zitti. Letteralmente.
Inutile dilatazione dei tempi narrativi? Centottanta minuti per una storia che poteva essere raccontata in ottanta (scarsi). Voi che dite?
Citazionismo postmoderno? Come se stessimo ancora nei tardi anni '90.
Appropriazione indebita di altrui culture e discendenze? Almeno su una cosa Spike Lee ha ragione da vendere: Tarantino è un bianco che vuole essere un nero. Lo è sempre stato ma qui la cosa è quasi fastidiosa tanto è smaccata.
Insomma, se odiate Tarantino per questo e altri motivi, risparmiatevi i soldi. Ne avrete solo da guadagnarne in salute. Ma, se odiate Tarantino, che vi parlo a fare?


Livello 2 - recensione per quelli a cui Tarantino piace.
Andate a vederlo e divertitevi. Troverete, grosso modo, tutto quello che avete amato nei film precedenti: personaggi strambi, dialoghi brillanti, tanto citazionismo post-moderno, splendide interpretazioni, una colonna sonora che levati, una regia divertita e divertente.
Il film, nonostante la lunghezza, ha un ritmo discreto che, dopo una prima parte molto ben riuscita, si affloscia un poco nella sezione centrale ma si riprende nel finale. Non il migliore dei film di Quentin Tarantino e, di sicuro, non uno di quelli che ricorderete più a lungo, ma perfettamente in linea con il resto della sua produzione. Probabilmente vi piacerà più di Jackie Brown, tanto per capirsi.

Livello 3 - recensione per quelli a cui Tarantino piace TANTO.
Ecco. Questa è la mia vera recensione, quella che rappresenta il mio reale punto di vista sul film.
E la dobbiamo prendere larga, ve lo dico subito.
Partendo dal fatto che per me, Tarantino, è stato importante su di un piano strettamente personale e che mi ha influenzato tantissimo come autore.
Avevo diciotto anni quando ho visto Cani da Rapina (con questo titolo Le Iene, è arrivato in sala in Italia, la prima volta) e sono uscito da quella visione esaltato.
La struttura narrativa, la qualità dei dialoghi, le situazioni messe in scena, il modo in cui degli attori già noti erano stati diretti in maniera inedita, il montaggio, le musiche...
Tutto mi aveva elettrizzato e volevo saperne di più.
E quando una cosa mi piace, io la studio.
La studio TANTO e cerco di smontarla per andare alle sue radici, per capire perché funziona e come.
E di radici, i film di Tarantino, ne hanno sempre tantissime.
E' grazie a Tarantino e a Reservoir Dogs, per esempio, che mi sono riavvicinato alla nouvelle vague francese, riuscendone finalmente a scoprirne le qualità cinematografiche. E' grazie a Tarantino che ho scoperto l'heroic blooshed di Hong Kong (arrivandoci attraverso City on Fire di Ringo Lam, film parzialmente plagiato da Le Iene), diventandone poi un grandissimo appassionato.
E' grazie a Le Iene che ho scoperto Edward Bunker.
E la stessa cosa è successa per Pulp Fiction che, in primo luogo, mi ha fatto scoprire le qualità letterarie di Elmore Leonard e la sua incredibile capacità di scrivere dialoghi (no, Elmore Leonard non ha collaborato in alcuna maniera diretta a Pulp Fiction ma i dialoghi del film sono praticamente tutta roba del suo sacco, tanto è vero che il film successivo di Quentin, Jackie Brown, è proprio tratto da un libro di Leonard).
E poi ancora e ancora, per ogni film successivo, con la sola differenza che più io sono diventato esperto e consapevole delle fonti, meno queste fonti mi sono sembrate rilevanti.
Perché sì, è vero, Tarantino omaggia-saccheggia di tutto e può essere divertente (e istruttivo) scoprire come un'intera sequenza del Ronin di Frank Miller sia riportata, inquadratura per inquadratura, nell'episodio di Bruce Willis in Pulp Fiction, ma non è questo il punto centrale del suo cinema.
Non c'è praticamente nessun film di Tarantino che non può essere smontato pezzo per pezzo, facendo risalire ognuno di questi pezzi a qualcos'altro, ma il punto è che che il risultato finito a cui Quentin arriva è un film. Un film suo e di nessun altro.
E un film che è sempre, squisitamente, cinema nella sua espressione più pura.
E questo è stato verissimo fino a Django Unchained.

Parliamo del film.
Prima di tutto, sgomberiamo il campo: poco importa quanto gli uffici stampa e i giornalisti possano riempirsi la bocca con le parole "spaghetti -western", Django Unchained non è uno spaghetti-western in nessuna maniera. Non lo è nel linguaggio cinematografico, non lo è nei tempi narrativi, non lo è nelle tematiche, non lo è nella costruzione della sua drammaturgia. Non lo è, punto.
E questo non è per nulla un male perché, tranne un paio di nobili eccezioni (tra cui, appunto, il Django originale), il novanta per cento dei film spaghetti-western era pura spazzatura. E no, nemmeno la trilogia del dollaro di Sergio Leone è da ascriversi al genere degli spaghetti-western, per quanto ne rappresenti, ovviamente, la pietra fondante (e questa cosa Leone l'ha ripetuta fino alla sua morte). L'unico aggancio reale con i film western all'italiana che si può rintracciare in Django Unchained è in alcuni pezzi della (bellissima) colonna sonora.
Ma è un collegamento così plateale e smaccato che risulta quasi fastidioso (specie dove a venir utilizzato è un pezzo del quasi parodistico Lo chiamavano Trinità).

A dirla tutta, Django Unchained non è nemmeno un western.
Quentin Tarantino dice di odiare John Ford e la cosa si vede.
Django Unchained non ha alcuna pretesa di appartenere al genere che John Ford (e una manciata di altri), ha definito e portato al massimo splendore. Django Unchained è un film che si disinteressa dello spazio, se ne frega della frontiera, non racconta il viaggio in nessuna maniera e, in poche parole, ignora (volutamente, sia chiaro), tutto quello che fa di un western (anche di un western crepuscolare degli anni '70) un western.
La vera radice di Django Unchained affonda in un genere cinematografico che Tarantino ama molto (e io molto poco) che è quello della black exploitation, riportandone in vita il linguaggio e l'estetica (con, bisogna dirlo, uno splendore e una consapevolezza che il genere non ha mai posseduto)
E fin qui non c'è nulla di male. E nemmeno nulla di inedito.
Perché Tarantino non è nuovo a questi depistaggi.
Con Le Iene, racconta una storia tipica degli heroic bloodshed cinese, mettendola in scena come fosse una piece da teatro off-broadway. Intitola un film Pulp Fiction e prende ispirazione dallo scrittore meno pulp sulla piazza, Elmore Leonard. Dice di ispirarsi ai chambara giapponesi e ai wuxiapan cinesi, e poi gira (quello sì) uno spaghetti-western con Kill Bill. Spaccia un film per un grindhouse a base di donne e motori e poi realizza un episodio di Alfred Hitchcok Presenta. Tira in ballo un film di serie Z italiano come Quel Maledetto Treno Blindato di Castellari, e poi ti sforna il sul film più francese e ricercato con Inglorious Basterds.
Insomma, il problema di Django Unchained non è se sia uno spaghetti-western o meno.
Il problema è se sia, o meno, un buon film.
E, per me, non lo è.
Perché, per la prima volta nella sua carriera, Tarantino sforna un film che aderisce esattamente al ritratto che i detrattori, fanno del suo cinema.
Un film più attento alla superficie che alla sostanza, con personaggi costruiti intorno ai loro vezzi ma privi di un reale spessore, dialoghi sempre sopra le righe (tutti, senza nessuna eccezione, come se ogni essere umano al mondo avesse uno scrittore con i controcoglioni alle spalle che gli suggerisce le battute), una struttura drammaturgica servita male (dopo che lo avrete visto ditemi se, in qualche maniera, vi siete sentiti coinvolti dalla missione di ricerca-salvataggio-vendetta dell'anonimo protagonista) e, sopratutto, un film privo di una vera anima emozionale.
Avete presente Bastardi Senza Gloria? Ecco, immaginatevi lo stesso film, ma senza tutta la parte che riguarda Shoshanna e senza, sopratutto, la scena con Cat People di David Bowie e il volto di Melanie Laurent che si proietta sul fumo dell'incendio.
Aggiungiamoci che il film è insensatamente lungo, che taluni trucchetti ormai mostrano davvero la corda (tutta la costruzione della tensione che poi esplode in un attimo di brutale violenza è roba che ormai Tarantino ha fatto davvero, davvero, troppe volte), che la citazione al The Killer di John Woo (la sparatoria nella chiesa) arriva davvero fuori tempo massimo (specie dopo che è stata citata da chiunque), che il fan service a Franco Nero è imbarazzante e che, nel complesso, manca un momento di vero splendore in grado di far respirare il film, e il risultato è che per me (e lo sottolineo: per me) il film è risultato non solo brutto, ma fastidioso.
Ma sono anche certo che questo giudizio sia il risultato di troppo amore e troppa stima nei confronti del regista e che, in linea generale, il film, invece, piacerà un sacco.
Comunque, fosse anche solo per le interpretazioni, vale la pena di vederlo.
Quindi, non statemi a sentire. Leggetevi la Recensione di Livello 2, e andate al cinema sereni.

51 commenti:

zorba ha detto...

Waltz fa una sorta di Hans Landa 2 oppure posso sperare in una caratterizzazione diversa?

RRobe ha detto...

Molto diversa. E' bravissimo. Ma cerca di sentirlo in originale.

mimoperparlare ha detto...

andrò stasera...Davide Pulici di Nocturno lo ha definito un capolavoro di comicità (e non era ironico), vediamo quale dei due critici che seguo maggiormente si avvicina di più a quella che sarà la mia valutazione. Però un sospetto mi viene, ma non è che la pomposità dei dialoghi è in fondo la caratteristica che maggiormente può identificare o magari, riscrivere, il concetto stesso di spaghetti western oggi? Voglio dire, i film di genere avevano spesso dei dialoghi appena accennati è vero ma dei titoli che da soli valevano una sceneggiatura (La morte non conta i dollari;La taglia è tua... l'uomo l'ammazzo io; C'è sartana...vendi la pistola e comprati la bara; E intorno a lui fu morte; e per tetto un cielo di stelle etc.). Un autore moderno che voglia cimentarsi con lo spaghetti in un modo del tutto originale allora potrebbe puntare sull'esasperazione dei dialoghi in apparente antitesi con il modello di riferimento ma in realtà omaggiando così un genere cinematografico che al 90% doveva il suo successo, ed è rimasto nella memoria, proprio per una verbosità, a tratti farsesca a tratti epica, contenuta nei titoli.

Tom ha detto...

Una delle tue migliori recensioni. Anche se non sono sempre d'accordo con quello che scrivi, sai argomentare con cognizione di causa. Sei una voce che merita di essere ascoltata anche - anzi, soprattutto - da chi ha un'opinione diversa.

Avion ha detto...

Credo sia una delle tue recensioni migliori.

Fam ha detto...

Commento quasi OT. Su Sergio Leone hai ragione da vendere: ha dato inizio allo spaghetti western senza averne mai girato uno.

Drugo ha detto...

Molto interessante, Rrobe. Lo vedrò certamente con l'animo di livello 2, ma terrò presente le considerazioni di livello 3.
E poi sono curioso di vedere il Di Caprio tarantiniano.

RRobe ha detto...

Per me, a parte le evidenti interpretazioni di Waltz e Di Caprio, il vero maestro del film è Jackson.

Massimpiglia ha detto...

De gustibus.
Però francamente non capisco la tua recensione: parli di generi (western/spaghetti western) riferendoti ad un film di Tarantino (e vabbè...), trovi che i personaggi siano privi di spessore (?), credi che il film non sia dotato di "una vera anima emozionale" (??) e descrivi un film "insensatamente" lungo (???)... perdonami se non ho capito la velata ironia, ma 'sto film è tutto il contrario di quello che scrivi!

Comunque, io credo sia un gran bel film, più bello di Jackie Brown, sono d'accordo, ma anche migliore di Bastardi senza Gloria (e pure parecchio).
Piuttosto, è ormai evidente che Tarantino renda meglio quando gira in interni che in esterni, soprattutto nei momenti di estrema tensione narrativa (dove ormai è diventato con la maturità maestro indiscusso): basta vedere quanto siano (relativamente) fiacche le scene all'aperto , tranne quella, pur piccola, col cameo del regista e la dinamite, e quanto siano al contrario potenti quelle girate "al chiuso" (praticamente tutte).
E poi i personaggi di questo film sono proprio cazzuti (almeno per me è così) e il regista è aiutato da attori formidabili: tutti bravissimi ma soprattutto eccezionale Di Caprio. Un dio.
A tal proposito non so se hai avuto la possibilità di vedere il film in lingua originale o hai avuto la grande sfortuna di vederlo doppiato, magari assistendo a qualche anteprima stampa: io l'ho visto a New York (e visto che esce tipo oggi qui a Roma non l'ho visto doppiato, ma mi sbilancio nel giudizio uguale) e ti dico che in lingua originale mi è sembrato davvero un gran film.
E si badi questo è un elemento importante per la fruizione filmica, tanto quanto se non di più risulta diverso guardarsi un film al cinema piuttosto che in tv, in casi di film così ancor di più.

Il finale poi è esaltante: almeno io ho goduto assai (e lasciamo perdere, per favore, tutte 'ste stronzate sui registi bianchi che vorrebbero essere neri. Alla fine godi e basta, dai)!
Su una cosa però sono d'accordo: il cameo di Franco Nero nella scena dove se menano i mandinghi è proprio tanto brutto quanto giocato male.
E lì, tra l'altro, il doppiaggio sarebbe stato necessario...

RRobe ha detto...

L'ho visto in lingua originale, all'anteprima stampa.

Massimpiglia ha detto...

Due piccioni con una fava;)

E tra l'altro la mia domanda era più che pleonastica perché avevi già scritto su un altro commento postato di averlo visto in originale.
Chiedo venia. L'età...

RRobe ha detto...

Di nulla. Invecchio pure io :D

Marco Rizzo ha detto...

Avevo fatto un salto fino al livello 3. E poi mi hai fatto tornare al livello 2.
Non è che ci voglia tanto a fare meglio di Jackie Brown, eh. Comunque, mi hai messo curiosità anche se, leggendo la durata, mi era sembrato di una lungaggine veramente spropositata.

RRobe ha detto...

Per me Jackie Brown è il suo film migliore, figurati.

skalda ha detto...

Vedo che lo hai scritto pure tu, ma ribadisco.

Per me Jackie Brown è il film migliore di Tarantino.

mario uno due ha detto...

eh no, caro Recchioni…… mi dispiace ma questa volta, come nelle sfide sui film di Tony Scott, la recensione che Piccoli ha scritto una decina di giorni fa sul suo blog ti batte su tutta la linea!!!!!!
ma forse perché a lui, di base, la blaxploitation piace parecchio……

Marco Rizzo ha detto...

Dipende da che punto di vista lo vedi. Ha tanti difetti quel film. Per me il migliore è Reservoir Dogs. Quello che mi è piaciuto di più è Pulp Fiction. Ma qui si va sul personale.

loradelconto ha detto...

il pregio più grande del film è indubbimante l'interpretazione di jackson, il difetto più grave, oltre la durata, è il furto del pezzo di Micalizzi di "lo chiamavano Trinità".
comunque l aprola giusta per descriverlo è delusione!

Drugo ha detto...

Non ritengo sia il migliore, però Jackie Brown è anche per me un gran bel film. In realtà, per un motivo o per l'altro, ho adorato tutti i film di Tarantino, eccezion fatta per Grindhouse, che ho trovato insopportabile.

rae ha detto...

jackie brown è tanto bello quanto sottovalutato.

odderflip ha detto...

premetto che Jackie Brown anche per me è un filmone. il tema centrale, la storia d'amore in terza età, non l'avevo mai visto affrontato in quel modo, vedere poi de niro ridotto anticipatamente a quello che sarebbe diventato di li a poco (un ritardato che fa scelte sbagliate) è stato un bell'esercizio di preveggenza. però qui si parla di Django. onoro e rispetto la recensione perchè evidentemente scritta partendo dal cuore ma mettendo in campo tutta la tecnica e la sapienza adeguata a sconfessare colui che evidentemente significa (ha significato) molto per chi scrive. a freddo ne comprendo anche parecchio le motivazioni (non condivido il parere di spike lee, per me Tarantino è un regista oriundo italiano) ma a me il film ha divertito proprio parecchio e degli ultimi 4 (o 5 se Kill Bill vale doppio)è forse quello che è piaciuto inaspettatamente di più. almeno tre interpretazioni grandiose (convergo su Jackson), musiche incredibilmente azzeccate e un sacco di twist che prevedibili o meno (Waltz vale Coburn ma quanto vorresti rimanesse in scena tutto il film?) a me hanno fatto sembrare la durata del film accettabilissima. e poi tra tutte le comparsate del suo circo personale preferisco Zoe Bell con il fazzoletto sulla fazza piuttosto che quel garzone del panettiere di eli roth.

Serusuke ha detto...

ciao Roberto, sono anche d'accordo, ma per me, che faccio parte della terza categoria, valgono le ultime righe del tuo consiglio: "Leggetevi la Recensione di Livello 2, e andate al cinema sereni". Assolutamente in originale. Un saluto, Sergio

mimoperparlare ha detto...

rrobe lo penso anche io, quello che hai detto su jackie brown e lo vado a dire in giro da quando è uscito! e non è un discorso di gusti ma di linguaggio cinematografico. so soddisfazioni !

Davide ha detto...

"dialoghi sempre sopra le righe (tutti, senza nessuna eccezione, come se ogni essere umano al mondo avesse uno scrittore con i controcoglioni alle spalle che gli suggerisce le battute)"

Un'accusa simile l'ho sentita contestare alle sceneggiature di Aaron Sorkin, ma che senso ha? La si può fare a un buon 80% del cinema americano e forse del cinema in generale, e già che ci siamo allargarla alla storia della drammaturgia teatrale.

Massimo ha detto...

Appena visto.
E' bello, con dialoghi pazzeschi e un Waltz affascinante che per me vale tutto il film.
Ma è davvero troppo, troppo, troppo lungo. Quentin, anche se hai del materiale figo non è che sia proprio necessario usarlo tutto tutto, eh. Avrebbe tranquillamente potuto essere 45 minuti più corto. Perchè DUE scene a 5 minuti di distanza con Steven che spaventa Hildie? La scena nella piantagione a che cazzo serve? A mostrarci che Django ha dei gusti dimmerda per i vestiti?
E poi, tra tutti, Foxx mi sembra proprio il più sacrificato. Che capisco che si trova là in mezzo, tra fuoriclasse, ma il suo è davvero il personaggio meno interessante di tutto il film (oltre a portare la stessa espressione per tutto il film).

Holan ha detto...

Secondo il mio modesto parere sei rimasto talmente folgorato dalla visione di Le Iene da fare la fine di chi ha incrociato lo sguardo di Medusa: sei rimasto fermo al '92 mentre Tarantino è approdato nel 2013.
Detto questo la tua conoscenza in materia è ammirevole, ma solo in apparenza è un mezzo per arrivare alle tue conclusioni. Ciascuno dei punti che hai toccato è stato elaborato attraverso considerazioni logiche, talvolta davvero illuminanti, sino ad arrivare a delle conclusioni che però, sul finire, hanno acquisito un accezione negativa solo sulla base dei tuoi gusti personali.
Cosa che tra l'altro hai affermato alla fine.
Detto questo mi hai messo addosso una voglia di andare ancora più a fondo proprio quando credevo di potermi ritenere soddisfatto, ma ora mi riscopro solo sulla punta di un iceberg. Se questo vorrà dire alla fine vedere Django come lo vedi tu ora pazienza, correrò il rischio.

MMS ha detto...

"Ma, se odiate Tarantino, che vi parlo a fare?"
Qui sei diventato il mio idolo.

Dopo, sei ricaduto negli inferi, ma solo perché non voglio ammettere pubblicamente quello che hai scritto tu. Tanto meno a chi Tarantino sa solo criticarlo. Comunque, concordo per buona parte della critica livello 3.

RRobe ha detto...

Per Holan: veramente, i film di Tarantino fino a questo, li ho visti e amati tutti. Ma l'ho scritto.

Elena ha detto...

grazie per la recensione, per la completezza del tuo linguaggio e per avermi fatto tornare indietro quando il mio docente di cinema all'università ci ha parlato di pula fiction... personalmente come per te tarantino ha rivoluzionato il mio modo di vedere e rapportarmi al cinema e mi ha reso libera dai pregiudizi... concordo con te su molte cose, ma onestamente il film mi è piaciuto e come dici anche l'interpretazione... il personaggio migliore? anche se stereotipato? big daddy di don johnson... incredibile e fuori dagli stereotipi... e secondo me il protagonista doveva essere samuel ...

dr. Harford ha detto...

DOPO aver visto il film, ho cercato disperatamente qualcuno che non lo elogiasse in maniera insensata - ma come è possibile? - e che non cianciasse di "probabile miglior film di Tarantino" (???).L'unica recensione ONESTA e ben scritta in cui mi sono imbattuto è la tua, complimenti.
Django Unchained è un film "tarantiniano", ossia col marchio inconfondibile del regista, NON un bel film. Figuriamoci un "capolavoro".
Mi ha colpito in particolare l'assenza di idee, soprattutto nella seconda parte. Sembra come se Tarantino molto presto si sia stufato di "narrare" una storia, con tutte le sue possibili articolazioni(i personaggi e i temi da approfondire erano molti), e abbia preferito arrivare subito al sodo: Sigfrido arriva, uccide il drago e salva la sua bella. Solo che questa "storiella" facile facile dura quasi tre ore, con un finale inutilmente protratto per far vedere quanto ce l'ha lungo Django, che da solo riempie il classico cimitero di morti (che originalità). La violenza, pur estetizzata ed esagerata, DEVE avere un senso, ossia essere al servizio di una storia (es. Kill Bill 1 e 2, film che adoro). Qui invece pareva di assistere a un B-movie con un budget stellare, che delusione.

P.S. Sono uno di quelli a cui Tarantino piace TANTO.

Laurenz Nathal ha detto...

Sono uno di quelli a cui Tarantino piace tanto. Il film sono andato a vederlo a un tardissimo spettacolo un paio di giorni fa; ormai m'ero fatto convincere da una marea di commenti positivi che mi fossi addormentato durante la proiezione. Finalmente qualcuno che la pensa come me! Devo dire che temevo per Tarantino; temevo che il suo cinema stesse diventando ripetitivo; lo è diventato (almeno a giudicare da quest'ultimo lavoro, eh!). Questo film è la brutta copia di Inglorious basterds: Waltz è Landa bis o Landa versione "buono e giusto"; si cerca di redimere la Storia dalle sue colpe (prima gli ebrei, ora gli schiavi neri); il climax, abbastanza riuscito nel film precedente, è completamente sbagliato: intercorre un tempo gargantuesco (mi sembra quanto mai appropriato!) ed inutile tra la stretta di mano negata a DiCaprio e l'esplosione; e poi ci sono davvero momenti di cattivo gusto: la già citata comparsata di Franco Nero (io ci aggiungerei anche quella dello stesso Tarantino), e quell'assurda (per quanto è brutta) scena dove compaiono alcuni membri del KKK: l'avrei tollerata in un film di tutt'altro genere e valore, non in questo. Se ci aggiungiamo ch'è stato anche doppiato da cani, il disastro è completo.
Comunque, complimenti per la recensione.

Giuseppe ha detto...

Guarda, so che su Django eri prevenuto già dal trailer, ma hai scritto una rece davvero convincente. Quasi mi ha tolto la voglia di vederlo. E poi poi fosse come lo hai giudicato tu? Sopravviverei? O ancora tanto tempo da perdere?

zorba ha detto...

Waltz 10 e lode (ancora meglio di Hans Landa)

Di Caprio 10 e lode (probabile miglior interpretazione della sua carriera)

Jackson 10 e lode (personaggio scritto dicristo)

per il resto: bellissimi dialoghi (quello su Dumas!) e un'ottima, praticamente perfetta prima parte. Secondo me poi annaspa un pò nella parte centrale, e ha un finale molto diluito. Per me il film si poggia troppo sul carisma del personaggio di Waltz ed è incapace di farci appassionare alla vicenda del protagonista (qui sono d'accordissimo con te, Rrobe), quindi va da sè che nel momento in cui il Dentista (che figo, ragazzi, CHE FIGO) esce di scena, il resto perde un pò di mordente.

zorba ha detto...

@Rrobe

ma il tipo che ha copiaincollato un pezzo della tua rece sui commenti di quella dei 400Calci?

CavaLars ha detto...

non sono d'accordo che sia una delle tue recensioni migliori, anzi a dire il vero non si capisce molto, per fortuna ho visto il film e lo ho apprezzato...senza farmi ubriacare da questa recensione :-P
più della regia però mi ha colpito l'interpretazione dei personaggi da parte dei 4 grandi attori che ci sono...molto probabilmente con una storia cosi debole senza un cast simile sarebbe stato noioso..

Umberto ha detto...

La penso più o meno come te. Non ho visto il film in lingua originale, quindi il giudizio sulle interpretazioni è parecchio zoppo; tuttavia non ho trovato eccezionale Walz, mentre Samuel Jackson ha un personaggio favoloso (fosse stato approfondito meglio, sarebbe stato memorabile).
Mi fa molto arrabbiare il fatto che il film è scritto proprio male, motivo principale per cui è mancata l'immedesimazione e il coinvolgimento.
A parte tutto complimenti per la recensione, hai scritto grosso modo tutto quello che ho scritto io nella mia recensione, e lo hai fatto infinitamente meglio :)

Daniele - INeDiA ha detto...

Hai dimenticato la citazione (l'unica che mi sia piaciuta davvero tanto) del finale de il buono, il brutto e il cattivo col "figlio di putta..." interrotto :D

Twenty_one Avenue ha detto...

Sono passati almeno un paio di giorni da quando sono uscito dalla sala e, adesso che l'effetto delle endorfine è svanito, posso tirare le mie somme. Avevo letto le prime due versioni delle tue recensioni, evitando accuratamente di leggere la terza onde evitare spoiler inutili anche solo di tipo "emozionale". Temevo nella solita recensione piena di astio che, prima di una visione personale, non avrei apprezzato o letto con accurata attenzione. Ora posso dire che l'impressione che mi ha dato la tua "vera" recensione non è stata questa. Fra le righe, anche prima che tu lo sottoscrivessi, si percepisce la delusione di un "innamorato" e questo lo posso capire. Però, ormai, mi sembra superficiale aspettarsi da tarantino il passo falso... era umano che prima o poi ne facesse uno. Per alcuni lo ha fatto con Jackie Brown (che io ho amato al contrario dei più), per altri lo ha fatto con Death Proof, per altri, addirittura, con Inglorius Bastards. Insomma, in qualche modo la critica doveva arrivare anche per Django Unchained. La mia modesta opinione è che questa volta, Tarantino, ha voluto fare un film ruffiano (nei confronti degli amanti del suo cinema) e allo stesso tempo, accattivante per il pubblico più mainstream. In poche parole, sta iniziando a vendere il culo...ma a parer mio, anche questa volta, lo ha fatto molto bene. Esci dalla sala e la prima cosa che pensi è "ebbravo, anche questa volta mi sei piaciuto!" poi passano alcuni giorni e ci ripensi, trovi il pelo nell'uovo. Ma non raccontiamocela, Tarantino alla fine ce lo fa sempre venire duro.

Twenty_one Avenue ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
spH ha detto...

anch'io mettevo jackie brown al primo posto dei film di tarantino, se non fosse stato superato da deathproof. ho odiato kill bill 1 e salvo l'intero dittico retroattivamente solo per il fatto che nel 2 bill viene fatto fuori in 10 secondi di non-combattimento. questo per dire che ognuno di "quelli a cui Tarantino piace TANTO" ha probabilmente la sua storia (vedi il commento di rizzo)


quanto al film: magari era un problema della proiezione digitale che ho visto, ma non avrei mai detto che django fosse un 2.35:1, e a confronto bastardi me lo ricordo in ultramegascope (stesso formato invece - e stesso cinema, btw)

concordo appieno col livello 3, ci aggiungo che le inquadrature le ho trovate tutte troppo strette: quasi tutto il film ha "l'aria" della scena della birreria di bastardi. senza l'"estetica" (unisco qui regia e immagine), senza anima emozionale... che motivi ci sono per vedere tarantino?

a voti lo metto sul 6 1/2, pensavo pronto al 7 dopo averli rivisto in originale e con una posizione ideale rispetto allo schermo per il tipo di immagine, ma dopo questo livello 3, mi hai convinto ad anticipare la re-visione di kill bill piuttosto.



ps: sui dialoghi non mi pronuncio, avendolo visto doppiato, per fortuna parlano solo quattro attori e il risultato e' tutto sommato dignitoso

Luca Basenghi ha detto...

D'accordo su tutto, ma a me Jackie Brown piace. Lo metto al secondo posto, dopo Le Iene.

JohnDoe666 ha detto...

http://tatatane.wordpress.com/2013/01/28/django-unchained/

Questo è quello che penso io, anche se ammetto che, dopo la tua recensione, sembra un po' di ripetere quello che dici tu. È che sono d'accordo su quasi tutto e volevo scriverlo a modo mio...

Comunque secondo me è il suo peggior film ,a conta anche molto con quale aspettativa vai a vederlo. Io da T. mi aspetto sempre molto e quando mi delude lo fa con più forza, però è questione di gusti. Forse...




Paolo Tani ha detto...

P.S. So che l'id non è poi così originale, ma ero piccolo e avevo appena letto un nuovo fumetto...sai com'è...

Luglia ha detto...

Bella recensione, anche se non mi trova d'accordo su molti aspetti. Ho trovato Django un bel film, migliore di Bastardi senza gloria....e a me Tarantino piace molto. Non credo sia un genio. E il suo voler fare omaggio allo spaghetti western mi sembra un semplice voler fare omaggio allo spaghetti western.....voglio dire, non credo che tale affermazione debba implicare niente di piu'....non mi aspettavo di vedere un film di Sergio Leone. Leone non c'e' piu e non credo che nessuno mai ci potra regalare film come i suoi....ma per quanto non gli piacesse la definizione i suoi erano spaghetti western, perche spaghetti western non vuol assolutamente essere sinonimo di "pochi soldi" e "trama stupida". Insomma, credo che come al solito i gusti siano gusti, a me e' piaciuto molto, ad altri di piu' e ad altri per niente....pero' resto sempre un po' dispiaciuta quando un bel film ( perche' comunque credimi non e' facile di questi tempi andare al cinema e vedere un film bello cosi', anche se capisco che questa sia un'ingiustizia), viene smontato solo in nome di tanta idealizzazione del passato (e le iene....e leone....e il django originale).....si mi fa sempre un po' male che non venga dato a cesare quel che e' di cesare....

Paolo1984 ha detto...

sono d'accordo con Luglia.
Sarà che sono un tarantiniano-addicted ma a me il film è piaciuto assai, non è il suo capolavoro (quello è Kill Bill) ma è un buon film..l'omaggio allo spaghetti western certo senza rifare pedissequamente lo spaghetti western, ma se è per questo si omaggia esplicitamente anche il mito di Sigfrido e il film è al fondo una storia d'amore, non solo di vendetta..un amore assoluto totale ma proprio paradossalmente assolutamente credibile. Personaggi senza spessore? Ma non direi..Di Caprio e Samuel L. Jackson sono al loro meglio ..persino un personaggio forse poco approfondito a livello di sceneggiatura come Broomhilda acquista verità e spessore grazie all'intensa Kerry Washington..nessuno dei protagonisti mi è sembrato una figurina

Paolo1984 ha detto...

comunque è vero che non è un western..tarantino stesso ha detto che è un southern! :)
appartiene a un genere tutto suo "il film di Tarantino"

Paolo1984 ha detto...

"il film è al fondo una storia d'amore" e SPOILER amo il finale quando Sigrido e Brunilde si allontanano cavalcando fianco a fanco e lei si mette il fucile sulla schiena

Paolo1984 ha detto...

è che banalmente parlando..Tarantino miscela generi e sotto-generi li monta e li rimonta per creare qualcosa di completamente nuovo e personale e l'ha fatto anche stavolta.
Un'altra cosa e poi smetto: secondo me Tarantino è riuscito a farci percepire la violenza e l'ingiustizia dello schiavismo in maniera più forte che nel serio e didascalico Amistad di Spielberg (film che mi è anche piaciuto ma in maniera diversa)

Marco Baroncini ha detto...

Finalmente sono riuscito a vederlo, e devo dire che hai descritto grosso modo tutte le "pecche" che, da non esperto", ho intuito durante la visione.

Tanta noia, ma chi lo osannava ha mai visto un western vero...? Non c'era un minimo di tensione nelle atmosfere, neanche nella scena della cena.
Django sembrava un personaggio da videogame, ma i videogame in cui metti l'opzione "vita infinita", sai già che moriranno tutti tranne lui, non c'è gioco..è barare :)

fausto bagattini ha detto...

l'ho visto ieri. per me, tarantiniano della prima ora è un capolavoro, forse il suo capolavoro assoluto.
mia moglie che non ama i film "violenti, si è commossa, quando fa strage di razzisti. :)

davide chiappetta ha detto...

non è malaccio, ma come innovazione non è assolutamente ai livelli dello straordinario hustonkubrichianomelvilliano Reservoir Dogs, in pratica visto che Tarantino fa noir con iniezioni western pensavo che su una delle sue materie preferite ci facesse il canto del cigno, e invece... (secondo me tutto il suo sudore cinefilo è finito nel pavimento del magazzino dei cani da serbatoio)