19.1.13

Frankenweenie - la recensione -


ParaNorman è uno strano film.
Tutto giocato su di un umorismo mortuario che non risparmia nessuno, nemmeno le salme dei parenti.
Pervaso da un pessimismo nei confronti dell'umanità che non conosce redenzione, neanche in un lieto fine che nega la redenzione.
Eppure, un film dal tocco leggero e garbato, che sa far ridere quando serve, che mette paura, che emoziona e che diverte. Un film spaventoso, più spaventoso della maggior parte dei film horror recenti, ma anche straordinariamente centrato per il pubblico dei bambini, perché parla di morte senza imbarazzo, senza reticenze ma pure senza morbosità.
Come dicevo, uno strano film.
Uno strano film, davvero bello.
E potrei chiuderla qui, ma mi allungo, per segnalare anche il suo meraviglioso aspetto visivo, che riesce a costruire un ponte credibile tra l'animazione digitale ormai stile Pixar (ormai un poco sclerotizzata, per quanto, generalmente riuscitissima) e l'illustrazione e il fumetto più raffinati.
Giuro che, in certi momenti, si ha l'impressione di vedere un cartone animato pensato da gente come Pedrosa, Gipi o Corona.
Insomma. Vale la proprio la pena vederlo.

Come dite? Doveva essere la recensione di Frankenweenie e, invece, ho riproposto quella di ParanNorman?
E' vero. L'ho fatto.
E' che che ho pensato che se eravate interessati a un film dall'animo dark che sapesse parlare di vita e di morte, era meglio parlarvi di qualcosa di onesto e bello, piuttosto che di qualcosa di brutto, vuoto e disonesto.
Così, per farvi risparmiare tempo.


20 commenti:

Cinedipendente ha detto...

Immagino sia esattamente la sfilza di sequenze noiose, fredde e manichee che ogni persona di buon senso ad oggi possa aspettarsi da un "cartone di pongo" di Tim Burton. Insomma, una freschezza di immaginario che manco le commedie agrodolci di Pupi Avati. Giust?

RRobe ha detto...

Anche ma non è solo quello.
Visivamente il film è piacevole ma è scritto davvero molto male e, sopratutto, non ha senso.
E' un film che parla di morte e della sua accettazzione ma, nel finale, manda tutto all'aria con happy ending senza senso e sbagliato.
E' l'esatto opposto di tutto quello che ParaNorman ha di buono.

dario dp ha detto...

Rrobe hai visto il corto omonimo da cui frankeenwenei è tratto?

Il Temo ha detto...

Mha...Burton gli piscia in testa.

Paolo emptywords Petrelli ha detto...

è rilevante, secondo te, che questo Frankanweenie, sia il rifacimento del corto che Burton diresse agli inizi della sua carriera, e che la Disney, pur apprezzandolo, non mostrò mai?
Cioè voglio dire, a me sa di: Cazzo quella volta i tempi non erano maturi, ora Burton ci fa vendere un sacco di popcorn, vi ricordate quel corto? facciamone un film.
alla disney, però.
esticazzi.

Il Temo ha detto...

Con la monnezza che produce e sforna attualmente il cinema USA, se per una volta delle logiche di mercato fanno lavorare i Raimi, i Burton, i Del Toro ecc... io non ci sputo sopra.

RRobe ha detto...

Ma Burton è una macchina macina soldi commerciale da anni e anni, ormai.
Detto questo: sì, il corto l'ho visto. Era davvero bello.

el mauro ha detto...

Stabiliamolo una volta per tutte: dopo quante schifezze consecutive un regista va bandito per sempre dalla visione, attribuendogli un sano e robusto discredito guadagnato sul campo? No perché per me, con questa, starebbe alla sesta zozzeria consecutiva. Praticamente un record.

AlmaCattleya ha detto...

Ok. Allora illudermi che il caro e vecchio Tim Burton ritorni come quello di una volta è ancora speranza vana?
Dicono che la speranza sia l'ultima a morire, ma credo che ce ne vuole.

P.S.: Hai letto l'intervista a Zerocalcare ne La Repubblica?

stefano.passeri ha detto...

Onestamente, Tim Burton è un regista che ormai dovrebbe ritirarsi e vivere sereno con la consapevolezza che ha dato. Invece continua a tirare fuori cose orrende.

Paranorman è un magnifico lavoro ed è assolutamente azzeccato aver parlato di lui che non del lavoro VUOTO di Burton.

215 ha detto...

rrobe questa è una delle tue migliori recensioni!

gattopesce ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
gattopesce ha detto...

Credo che nessuno di voi si sia focalizzato sul vero tema di questo film. Partiamo da premesse reali, e cioè da quello che Burton dice nelle interviste: per lui la morte è un fatto naturale; non ha nulla di tragico, anzi riesce perfettamente a conviverci. Ne La sposa cadavere il mondo dei morti è addirittura più allegro di quello dei vivi. Il vero nodo drammatico della filmografia di Burton è la riprovazione sociale nei confronti del "mostro", molto migliore della gente comune che non sa vedere a un palmo dal proprio naso. In Frankenweenie Sparky è il mostro e il suo percorso, nel finale, è perfettamente compiuto: da bersaglio diventa parte della comunità del quartiere. A chi propone di bandire Burton dalla visione rispondo: prima provate a capirlo. Ripete la stessa cosa da anni e manco vi è entrata in testa.

gattopesce ha detto...

Insomma Sparky DEVE resuscitare una seconda volta perché la seconda volta lo resuscitano gli abitanti del quartiere. E' questo il fatto decisivo del finale: la prova che la comunità l'ha accettato.

RRobe ha detto...

Scusa ma potresti spiegarmi dove sarebbe il rapporto naturale con la morte in questo film?
Il cane resuscita. Muore. Lo fanno tornare in vita.
Muore di nuovo (sacrificandosi per salvare la vita a qualcuno) e lo fanno tornare in vita di nuovo.
Con la forza dell'amore.
Cosa insegna questo film?
Che la morte è una condizione transitoria e che l'amore ti può riportare in vita.
Che è falso.
E' un happy end posticcio per non scontentare il pubblico in sala.

Cosa insegna ParaNorman?
Che quando si muore si muore e lo devi accettare.
Con serenità.
Permettimi, il secondo mi pare un significato molto migliore del primo.
Onesto, più che altro.

RRobe ha detto...

Aggiungo: tutta la morale del mostro Burton l'aveva spiegata (meglio) al suo secondo film (Edward). Il resto è sterile e goffa ripetizione.

RRobe ha detto...

E aggiungo ancora: anche il discorso sulla morte Burton lo aveva affrontato con maggiore lucidità, onestà e profondità. E lo aveva fatto con il suo primo film: Beetlejuice.

gattopesce ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
gattopesce ha detto...

Lo hai detto tu: "Il cane resuscita. Muore. Lo fanno tornare in vita. Con la forza dell'amore" (eviterei certi toni, si tratta comunque di un cartone animato). Specifico che la prima volta lo fa tornare in vita Victor, la seconda volta tutto il vicinato. Sparky muore per diventare il "mostro" e permettere a Burton di metterlo in conflitto con la comunità. Sparky ri-muore per risolvere quel conflitto. La morte non è il discorso ma è un espediente per sviluppare il discorso. Infatti come dico io il finale ha senso, come dici tu, no.

Ale Roms ha detto...

Mi è parso un film un po' confuso, ma la mia impressione è che il tema non fosse tanto la morte quanto il rapporto scienza/etica (basti pensare al professore "Vincent Price" e a quello che succede agli altri animali rianimati). Bella a tale proposito la frase usata dal professore nel salutare il ragazzo, peccato che lo sviluppo sia poi un po' sempliciotto e ci si riduca all'ammore che risolve tutto.
Alla fine Burton mi è sembrato più interessato a costruire un omaggio alla filmografia horror Universal (c'è una citazione in tutto, scene, inquadrature, personaggi, TUTTO). Sacrificando il resto.