4.1.13

Ti piaccio? Pagami.

Leggevo di Andrew Sullivan che lascia la piattaforma del Daily Beast, dove il suo blog è stato ospitato negli ultimi anni, per tornare alla piena indipendenza. E leggevo di come, chiedendo in maniera onesta un abbonamento di 20 dollari all'anno (per un servizio freemium, dove i contenuti brevi del blog rimarranno gratis) abbia racconto 100.000 dollari nel giro di poco (qualche giorno) e si sia garantito la sopravvivenza e l'indipendenza dalla pubblicità.
Si parla di nuovi modelli sostenibili per il web e del futuro di un nuovo giornalismo.
Voi che ne pensate?

61 commenti:

Obi-Fran Kenobi ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
UomoTimorato ha detto...

Penso che sia una domanda trabocchetto... :)

Obi-Fran Kenobi ha detto...

Che in Italia non è possibile, la gente non paga mai ciò che può avere gratis perché è completamente sprovvista di principi.
Non lo dico per dire: sono l'autore della Guida niubba per niubbi a TF2 http://www.obifrankenobi.it/lavori/la-guida-niubba-per-niubbi-a-team-fortress-2/
Una guida che finché è stata gratis ha avuto centinaia di download nelle sue varie versioni, sempre con lo stesso concetto "se ti è piaciuta, fai una donazione paypal". Mai ricevuto una mazza. Per un periodo la misi a pagamento: ne vendetti cinque o sei. Poi il gioco è svaccato ed è diventato free2play, io mi sono rotto del progetto e quindi ho fatto un'ultima versione e l'ho rimessa gratis. E la gente è tornata a scaricarla. Senza ovviamente fare alcun tipo di donazione.

RRobe ha detto...

Per Obi: sai che non ne sono sicurissimo. Tu ti stavi rivolgendo a un platea che non seguiva te, era interessata al tuo prodotto. Qui è diverso.

Djo! ha detto...

è meglio delle donazioni, ma non si incorre nel rischio di dover compiacere il lettore a tutti i costi ? Mica che è automatico, ma sento che cambia il rapporto tra scrittore, articolo e lettore anche se non so come e non è detto che si tratti di una questione di soldi.

Filippo ha detto...

Ottima domanda. Io credo che possa funzionare solo se si parte con un certo vantaggio come, nell'esempio da te citato, un pubblico costruito negli anni precedenti su una piattaforma più conosciuta.

AlmaCattleya ha detto...

Scusa tanto l'O.T. ma vorrei scrivere un post su Mater Morbi. Ti dispiace?

RRobe ha detto...

Per Alma: no! Perché dovrebbe dispiacermi.

RRobe ha detto...

Ok, Djo!, allora facciamo un esempio diretto. io da domani monto una versione freemiun di questo blog.
Costa, facciamo, 10 euro all'anno. Ti garantisce il doppio dei contenuti (minimo) e molti più approfondimenti.
Tu li pagheresti 10 euro?

RRobe ha detto...

Scusa, Djo! la domanda era per Filippo.

andreatop76 ha detto...

In Italia si è spilorci, ricordiamocelo, abbiamo nel dna la sensazione di essere stati fottuti sempre (forse centra la politica? Forse c'è rimasto nelle ossa come per i giapponesiè rimasto Hiroshima e ne sono rimasti ossessionati, sia nei comportamenti che nella cultura) e così cerchiamo di "arrotondare" dove possiamo. Non a caso il download pirata in Italia è da record!

comativa ha detto...

Rispondo io, si pagherei 10 euri, ovviamente prima vorrei vedere bene cosa ho in piu, cmq nel campo delle ipotesi la mia risposta è si.
Anche se io credo che bisognerebbere fare due distinzioni: 1 se fai solo blog (notizie approfondimenti e quello che è) la vedrei piú interessante una proposta del genere. 2 se hai delle pubblicazioni paralele (fumetti per esempio libri ecc) io crddo che più che il boog a pagamento bisognerebbe mettere quelle opere.
Ora esempio pratico sul tuo blog (senza considerare l'ipotetica svolta del cambiamento-a pagamento) io pagherei per leggere mate

Emidio Picariello ha detto...

Ti ricordi che di questo parlammo qualche anno fa ad Arezzo, ospiti dell'open day di linux? Ecco io credo che il sistema dei contenuti a pagamento possa funzionare solo su contenuti molto specialistici o su formati che ricordano il tradizionale. Io sono un grande fruitore di contenuti on line, il sogno di qualunque editore multimediale: compro un paio di dischi (digitali) al mese, tre o quattro libri (digitali) al mese, film on demand, tre riviste (digitali, IL, Internazionale, Il Mucchio). Scarico anche, e scarico quello che non mi vendono (serie in anteprima, per esempio, anche se ho abbonamento sky).
E no, non pagherei per il tuo blog. Eppure mi piace, dici cose interessanti. Ma non mi dai niente che io non possa avere da qualcun altro. Se invece tu mi vendessi dei fumetti, allora potrei comprare. Se tu mi vendessi qualcosa di unico.
Incidentalmente: credo che la Bonelli sbagli a non pubblicare i fumetti su qualche piattaforma, come sta invece iniziando a fare Panini.

Fabrizio Spinelli ha detto...

Hai deciso di comprarti casa? :P

comativa ha detto...

Mater morbi 2 o david murphy 2 o cose inedite, più di recenzioni articoli ecc. Spero di essermi spiegato.

Obi-Fran Kenobi ha detto...

RRobe ha detto...
Per Obi: sai che non ne sono sicurissimo. Tu ti stavi rivolgendo a un platea che non seguiva te, era interessata al tuo prodotto. Qui è diverso.

Beh, era anche un prodotto abbastanza di nicchia. Ovviamente aumentando a dismisura i numeri e parlando di una personalità di spicco, probabilmente anche gli italiani tirerebbero fuori qualcosa. Ma il concetto di riconoscere qualcosa all'autore di un prodotto che si è già utilizzato con piacere gratuitamente non attacca. È un discorso che vale anche per la pirateria.

Nebo ha detto...

Che visto quanto demmerda mi gira quasi quasi ci faccio un pensierino.

Djo! ha detto...

E' fumoso, vedo gente che paga per avere i risultati della partita sul cellulare ma tutti si lamentano del canone televisivo, anche se poi tanti puntualmente pagano per vedere il calcio sulle reti private, ma mi chiedo quanti pagherebbero mai per ascoltare un programma di cronaca sportiva alla radio.

Per il blog di un buon analista credo funzionerebbe eccome, per quello di un'opinionista meno, anche se popolare.



Poi ci sta che funziona solo coi primi a pensarci e non appena lo fate in tanti affossate il sistema dei blog (ne esiste uno ?) quindi svelti : )

9dropsofink ha detto...

Io, invece, in qualche modo sono d'accordo con il pensiero di Obi-Fran Kenobi.
Stiamo parlando dell'USA, una nazione che nasce e si fonda su principi e sull'onore. Parliamo di uno stato in cui se si lavora si viene pagati, e se si viene pagati si lavora per davvero. Un paese in cui la gran parte degli esami nelle scuole dell'obbligo e all'università vengono svolti a casa per conto proprio, con il giuramento sulla costituzione americana che non si imbroglierà, perché è chiaro il concetto che si studia per se stessi, e non per gli altri, e che barare non ti porterà lontano perché prima o poi non sarai in grado di soddisfare le richieste.
In Italia, e mi spiace condividere stereotipi e luoghi comuni, la mentalità è: perché devo pagare se posso averlo gratis?
Per quanto io ti segua, tu mi faccia divertire, etc etc, se tu mettessi a pagamento il blog smetterei immediatamente di leggerti. E lo farei per i blog anche dei miei più grandi idoli.
Forse perché, qui in Italia possibile? (ma questo va sempre a testimoniare la mia tesi), c'è anche la concezione che il blogging non sia una forma di lavoro; lavoro inteso come dispendio di energie, forze, di calore. Se mi fai un fumetto, te lo compro. Se mi fai un articolo su call of duty col cazzo che te lo pago.

GuidO ha detto...

Per me con grandi numeri funziona. Bisogna calcolare che i paganti sarebbero tipo il 5% dei visitatori normali a stare larghi.

Fabrizio Spinelli ha detto...

Temo che non esista una risposta certa.

Deve solo provare e vedere che ne viene fuori...

mario uno due ha detto...

Voi che ne pensate?

io penso che se x caso decidi di fare il tuo blog a pagamento, qui in italia con l'italiano medio che vuole tutto aggratise soprattutto su internet, il tuo bel blog passa dai totmila lettori di cui ti vanti tanto a quattro gatti!!!!!! ha ha ha :---)

Daniele - INeDiA ha detto...

Dipende molto anche dal target... i giocatori di VG in generale sono per la maggior parte ragazzini: quella fetta di mercato non abbastanza piccola perché i genitori gli comprino un gioco a natale (leggasi pokemon e inazuma) e non abbastanza grande per apprezzare, pagandolo, il lavoro altrui.

Ecco che forse la guida a TF2 non ha reso molto mentre, al contrario, un sito/blog rivolto a un pubblico più maturo potrebbe sostentarsi.

Stefano Sampietro ha detto...

Faccio l'esempio di RadioPopolare che metà del suo fatturato deriva da abbonamenti volontari di 90€/anno e lo fa dal '91. Dalla scorsa campagna abbonaggio faccio anch'io parte della "famiglia", spinto dalla qualità dei contenuti.
Questo le permette di avere meno pubblicità rispetto alle altre radio e di mantenersi indipendente.
Quindi il meccanismo può funzionare addirittura anche senza contenuti premium e con cifre più alte.

Rudin Peshkopia ha detto...

Vedo la domanda e rilancio: ha senso farlo per una lingua diversa dall'inglese ?

Planetary ha detto...

Io capisco che lo spalare merda in casa nostra sia sport nazionale e consolidato, ma non è che negli USA sia poi così diverso. La pirateria c'è pure lì eccome, e tutti i maggiori quotidiani stanno coi carboni ardenti al culo perchè, consci della morte certa e imminente della carta stampata, non sanno come diamine monetizzare quella su web (e per esteso vedasi il fallimento del quotidiano solo online di Murdock). Sebbene 10 euro siano una cifra ridicola all'anno io non le pagherei, perchè mi sembrerebbe di pagare per annusare le cucine (e credo che il formato blog in sè, sempre che duri, sia invendibile).
Se però mi dici "ho fatto un ebook di 100.000 battute sulle anatomie comparate tra fumetto cinema e videogioco" allora se ne può parlare. E il blog in questo caso svolgerebbe il suo compito di stazione di pompaggio.

Bruno B ha detto...

Io mi accodo a quello che hanno detto Guido e Rudin: i paganti sono una frazione minima, per cui la cosa funziona solo con numeri larghissimi, che sono più facili da raggiungere se scrivi in inglese e quindi hai un pubblico potenzialmente mondiale.

Mi chiedo però come vadano le cose in paesi dove la cultura ha un peso maggiore, come la Francia (si dice).

Oppure bisogna offrire qualcosa in più che abbia valore per il pubblico: Zerocalcare, per dire, il volume cartaceo lo vende bene, ma se avesse messo le strisce online a pagamento?

AlmaCattleya ha detto...

eccolo qua:
http://www.almacattleya.blogspot.it/2013/01/mater-morbi-la-madre-di-tutte-le.html

spero di aver fatto un buon lavoro.


per quanto riguarda l'argomento di questo post non conosco bene la situazione descritta quindi non saprei bene che dire.
non sono molto d'accordo nel far pagare chi legge, ma anche la presenza della pubblicità la trovo davvero seccante. forse un piccolo contributo può andare bene, ma così non si rischia di accontentare solamente i propri lettori? di limitare la propria creatività? Non so.

Vertumno ha detto...

Beh, io che la aspetto da ieri sera, un paio di euro per la stroncatura (argomentata) di Django li pagherei... :-)

Francesco ha detto...

chiunque blogga/iutubbeggia ed al tempo stesso ha dei prodotti in commercio, in un certo senso sta già guadagnando ad ogni visita.
vale per te, per zerocalcare, per davide la rosa... io ho comprato prodotti di tutti e voi 3 proprio perchè vi conoscevo originariamente da internet.
non val la pena rischiare.

però in generale, per chi non ha prodotti propri da pubblicizzare, o qualche ritorno anche molto indiretto dalla propria ottima e-cred....si, vale la pena.
non so se funzionerebbe davvero il principio "un blog, un'iscrizione". Già un sistema di pacchetti-abbonamento...
I tempi sono comuque praticamente maturi, la gente ha assimilato abbastanza il concetto di pagare per i contenuti, e di curarsi solo secondariamente della modalità con cui fruirli.

Un'ultima cosa: sono d'accordo con la distinzione che fai tra fan interessato al prodotto e fan interessato (anzitutto) all'autore. Nel secondo caso c'è davvero un vincolo morale un pò più marcato.

Tyler ha detto...

Successo più facile all'estero che in Italia.
Oltre i nostri confini c'è maggiore abitudine alle transazioni online & al pagareperavere (e per favore non tirate in ballo la Latveria per negare questo punto...)
Più facile in inglese/spagnolo che in italiano.
Platea enormemente più vasta equivale - giocoforza - a maggiori possibilità di remunerazione.

Rick Cave ha detto...

Pagare il giusto per un lavoro di qualità è doveroso, come è anche giusto, se possibile, poter scegliere tra prodotti a pagamento e prodotti "aggratisse" (che non infrangano leggi, naturalmente). Internet permette a chiunque di esprimersi e condividere idee, opinioni e, sopratutto, informazioni. Ecco, per le informazioni (fatti di cronaca, politica) forse c'è e/o ci sarebbe più gente disposta a pagare, per le opinioni e i commenti è più difficile perché deve crearsi un rapporto di adesione e fidelizzazione più forte e diverso. Un esempio per tutti: Wikipedia. Tralasciando per un attimo i discorsi sulla sua qualità e accuratezza, Wikipedia è completamente gratuita, ma ha più volte fatto notare che ha la possibilità di ricevere donazioni spontanee e che, anzi, ne avrebbe bisogno per poter continuare al meglio. Quanti hanno già fatto un versamento a Wikipedia alzino la manina virtuale. Se come me non avete fatto nessuna donazione a Wiki, il problema sta nel fatto che se mi dai "tutto subito e gratuito" non riesco a sentirmi obbligato a pagarti. Un ottimo metodo è invece questa forma freemium: ti do un assaggiono e qualche antipasto, se non ti piace non ci hai rimesso nulla, se vuoi il resto del pasto, che rimarra su questi livelli e anzi migliorerà, dacci qualcosa. E' più un problema di "come mi faccio pagare? Quale metodo uso?" che di "posso farmi pagare per una cosa su internet?".

Minkia Mouse ha detto...

È fattibile, il trucco stà nel riuscire a far interessare di te e delle tue capacità il pubblico.

In pratica devi farti amare.

Jabbawack ha detto...

è una cosa che ha i suoi pro ed i suoi contro.
20 euro in un anno sono aria e se l'argomento interessa e il blog è curato bene valgono tutti. soprattutto se consideri che dietro il blog c'è un professionista che si impegna a perderci del tempo.

Ma se fai un quadro più ampio su diversi blog la cifra lievita.

metti caso che domani tutti i blog hanno un abbonamento. nel mio caso il conto sarebbe:
20 il tuo blog
20 bagni proeliator
20 quello di Uzzeo
20 leo ortolani
più un altro paio che mo non mi vengono a mente.

Secondo me uno dei motivi per cui si è formata la blogosfera è la natura gratuita che permette ad un utente di vedere un po' di tutto al prezzo di un po' di pubblicità. Dei contenuti a pagamento potrebbero avere un effetto inverso

Giorgio Salati ha detto...

Ciao Roberto, secondo me più che pagare 10 euro per un blog, è più probabile che si pagherebbe 50 per un insieme di blog collegati.

Per farti l'esempio, ci sono alcuni blog che seguo spesso:
- il tuo
- Cajelli
- Ortolani
- Dr Manhattan
- Astutillo Smeriglia
- altri che in questo momento non mi vengono in mente.

Ecco, se tutti questi insieme decidessero di diventare a pagamento, e con un abbonamento unico per tutti, forse sarei più incentivato.

Un'altra riflessione. Io personalmente sarei più propenso a pagare per un blog come quello di Astutillo Smeriglia piuttosto che il tuo o quello di altri, per questo motivo: tu come tanti (me compreso) posti per lo più riflessioni, analisi sul mondo dei fumetti, recensioni di videogiochi/film, eccetera. Smeriglia invece pubblica principalmente CONTENUTI. Dialoghi surreali, riflessioni demenzial-filosofiche... non sono contenuti auto-promozionali ma pensati apposta per il pubblico, da fruire, contemplano un maggior lavoro creativo più che il classico lavoro analitico tipico dei blog.

E' dovuto soprattutto al fatto che chi crea contenuti su altre piattaforme (cartacea, audio/video) di mestiere, difficilmente farà lo stesso per il proprio blog, dove tenderà piuttosto a voler parlare del proprio lavoro, insomma del "contorno". L'effetto è quello dei "contenuti speciali", a differenza di un blog come quello di Smeriglia che può essere visto come "contenuti" tout court.

Certo, se mi dici che metti il tuo blog a pagamento, ma nei tuoi post ci trovo regolarmente racconti, dialoghi, fumetti, cose come quelle che tu fai per il tuo lavoro vero e proprio, e non solo analisi/recensioni, allora le cose cambiano.

Se il blog è principalmmente uno strumento promozionale, dove promuovere i propri lavori, il discorso abbonamento secondo me va a decadere. Se invece diventa un blog di contenuti vero e proprio, il discorso è diverso.

Per dire, un sito com'era Coreingrapho io avrei pagato senza battere ciglio, ma vabbe'. Verticalismi o Finzioni, magari potrebbero essere a pagamento.

Insomma, dipende. Poi io non faccio tanto testo perché difficilmente mi faccio prendere dal culto della personalità (sarà perché sono dell'ambiente), mentre è probabile invece che ci sia gente che non può prescindere dal blog del tale personaggio e magari è disposta a pagare, quindi la mia riflessione non va presa per oro colato...

Giorgio Salati ha detto...

@Rick Cave: alzo la manina, io ho fatto diverse volte una piccola donazione a Wikipedia. Mi ha aiutato tanto spesso nel mio lavoro che un minimo di ritorno mi sembra giusto.

Vertumno ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Vertumno ha detto...

La differenza fra un'offerta di contenuti "creativi" e un flusso di notizie ed opinioni mi sembra interessante. Compro già contenuti su supporto digitale ma non so se mi abbonerei stabilmente a uno più blog, sia per ragioni economiche (5 blog equivarrebbero all'abbonamento a The Economist o ad un altro settimanale) che di opportunità. E qui veniamo al vero punto dolente di tutta la discussione: prima dell'avvento del web, l'acquirente di un giornale acquistava in edicola sia il messaggio/contenuto, che il mezzo/veicolo. Con il supporto stampato, ormai di tua proprietà checché se ne dica oggi, facevi quello che volevi. Lo portavi con te, lo leggevi, lo prestavi, lo vendevi, lo noleggiavi, ci incartavi il pesce, lo trasformavi in cappello o in carta igienica... Con la radio e la TV sono cambiati alcuni essenziali fattori, prima di tutto la natura del mezzo, ormai smaterializzato, ma il rapporto è rimasto intatto. Ma con l'avvento del Web il mezzo/veicolo è diventato pervasivo, soprattutto oggi con le tecnologie mobili e il wifi, ed è soprattutto accessibile virtualmente a tutti. Fine del processo di selezione professionale, delle redazioni, della catena di produzione fisica... Chiunque può cominciare a creare, aggregare, copiare e distribuire contenuti o esprimere opinioni. E qui arriviamo ai blog. Chi frequenta un blog, non legge l'equivalente di un giornale e di conseguenza non ha lo stesso atteggiamento. Leggere o frequentare un blog è come seguire uno di quei comizi ad Hyde Park, con il tizio in piedi sulla cassetta di legno. Mi interessa, magari mi affeziono, ma nulla mi impedisce di andare altrove appena mi gira, senza dovergli nulla... È lo stesso legame che ci vincola ai giocolieri ambulanti. Tenue. E reso ancora più tenue dall'immensa quantità di altri oratori e funamboli ormai presenti nella realtà del web.
Una soluzione possibile mi sembra quella suggerita da Giorgio Salati: un aggregato di blog, a cui abbonarsi. Ma c'è un limite. La varietà degli interessi del lettore. Sul mio iPad, la mia interfaccia FlipBoard non basta più a contenere i blog di cinema, fumetto, DVD, illustrazione, narrativa, SF, giallo e quant'altro che costituiscono i miei numerosi interessi di nicchia. Senza parlare dell'informazione mainstream. Una soluzione praticabile potrebbe essere la syndication all'americana: nati per alimentare dei veicoli (i giornali dell'immensa provincia americana) senza sufficienti contenuti, i syndacate erano e sono grandi serbatoi che forniscono di tutto, dai fumetti, allo sport, alle opinioni... E se stanno fallendo è per la sparizione del mezzo. La nascita di una grande piattaforma globale, ricca quanto immensamente ricco è il web, capace di offrire una vastissima gamma di contenuti ed opinioni DI QUALITÀ in varie lingue - potrebbe convincermi ad abbonarmi. E a quel punto potrei abbonarmi anche a due o tre di questi syndicate. Ma il progetto mi sembra così ambizioso e gigantesco da essere praticamente irrealizzabile. Altrimenti bisognerà aspettare che Apple, Amazon e Google abbiano completato il processo di accerchiamento e marchiatura del web e dei suoi contenuti (secondo Galassia Gutenberg gli ultimi tablet Kindle sono sempre meno disposti a far girare contenuti non provenienti da casa Bezos) grazie ai nuovi veicoli di fruizione passiva che tanto amiamo: i tablet.

College ha detto...

Un abbonamento unico per più testate richiederebbe una serie di accordi che, per i motivi più svariati, con il passare del tempo potrebbero sciogliersi e causare un disservizio al lettore.Un'altra idea per risolvere il problema dei costi per la sottoscrizione a più blog potrebbe essere quello di pagare direttamente la piattaforma che li ospita (spesso, infatti, non è privata ed è la stessa per molti, es. Blogger) e lasciare che questa compensi gli scrittori in proporzione agli accessi ricevuti...

Vertumno ha detto...

Giusto due righe (mi scuso per l'interminabile post precedente)per far notare che quello di Davis non è un blog qualsiasi. È quasi un giornale, che dà lavoro a sette persone. Ben diverso da quelli presi ad esempio nei nostri interventi.

Pigi ha detto...

Concordo in pieno con la seconda riflessione di Giorgio Salati ed in particolare con la distinzione tra diario pubblico e raccolta di contenuti.

Soprattutto capisco benissimo come spesso un blog che nasce per una passione o una voglia di condivisione ad un certo punto deve fare i conti con il tempo richiesto, i lettori, la crescita, la qualità dei contenuti, il suo valore in termini di autopromozione e via dicendo.

A quel punto le soluzioni sono solo il pagamento o la chiusura?
Per quello che ho potuto vedere, gli unici blog di qualità a lunga durata o sono rimasti fedeli all'impostazione iniziale di diario, legati ad una sola persona, portando magari qualche introito extra derivante dalla auto-pubblicità, o sono diventati una sorta di rivista, con apertura a sponsor specializzati ed a nuovi collaboratori.
Sulla terza via, pagamento diretto, sono molto perplesso. Anche perché col pagamento scattano le pretese e si mette comunque un nuovo filtro col lettore.

dedalus ha detto...

buffo vedere che anche il rrobe legge sullivan.

per andare al sodo: non sono sicurissimo che pagherei. Penso che aspetterei di vedere quali contenuti in più offre il blog (nel mio caso: più rece di fumetti, più post sul sistema di produzione di fumetti)

guardate poi che il caso di Sullivan è molto particolare: lui offre un blog dai contenuti straripanti ma soprattutto un punto di vista molto originale: un inglese-americano gay cattolico conservatore che critica (selvaggiamente) da destra Bush e sostiene Obama perché "è un vero conservatore"

una specie di montanelli anti-berlusconi, ma al cubo, insomma

nel conformista panorama politico americano sono punti di vista che non si incontrano praticamente mai, e gli americani pensanti (che non sono pochi) queste cose le apprezzano

KK ha detto...

io penso che col Blog ci si deve accontentare della pubblicità prodotta ,un blog è come una pagina di una pubblicità su una rivista. Uno apre un blog perchè ha voglia di scrivere.

mastro_mastro70 ha detto...

io faccio una controproposta e sarei disposto a pagare 10 volte la cifra da te indicata. Non è uno scherzo sono serio!
In cambio vorrei la possibilità in questo blog a pagamento di poterti insultare liberamente senza essere censurato! Una sorta di Richard Benson del fumetto... tu scrivi e noi ci vomitiamo sopra.. potresti diventare miliardario pensaci bene!

Tristram ha detto...

Non sono grande appassionato di fumetti. Su cinema, videogiochi e musica ho gusti spesso diversi da quelli espressi nel blog. Ciononostante non rinuncerei a leggere i post che trovo in questo spazio. "Dalla Parte di Asso" è una visione intelligente e sempre argomentata sulla cultura pop nel suo senso più ampio, è un'occasione per cogliere molti spunti, magari anche solo dai commenti di chi segue.

Per me, e credo per molti di quelli che hanno un'indole curiosa, questo blog vale il tempo che gli dedico, e potrei quantificarlo in molto più di dieci euro l'anno. L'aspetto da considerare è che forse non mi ci sarei avvicinato se fosse stato a pagamento sin dall'inizio; o forse sì, in fondo che ne so?

Bruno B ha detto...

comunque per i blog (e non solo) in teoria sarebbe molto interessante flattr, una specie di "mi piace" alla facebook, che però lascia anche qualche spicciolo.

peccato che non abbia attecchito per nulla, eccetto che forse in Germania...

Simone Longarini ha detto...

Se il tuo Blog va su Amazon lo pago volentieri.

Ultimus! ha detto...

Il problema di un blog a pagamento, perciò con la sua chiusura al lettore occasionale, è di minare pesantemente l'incremento di nuovi visionatori, che per molti blog, sono di numero iperbolico. (nuovi lettori che sono anche fortemente motivazionali per un blogger. A parità tra introito e fremente successo, è più facile che sia quest'ultimo, il successo dei numeri che s'incrementano a mantenere alta una freschezza dell'autore, lo standard di un blog.)

Artan ha detto...

Io sono uno che di solito paga abbonamenti premium ad alcuni siti che offrono anche materiale gratuito, ma lo faccio soltanto per siti educativi o quelli con tutorial (grafica 3D eccetera). Da quelle parti, avere contenuti in più ha un senso. Non so se mi interesserebbe avere qualche opinione in più di un'opinionista, ovvero di uno che seguo con piacere e il cui sito controllo sempre, ma se oggi l'articolo suo non c'è, non è che me ne frega poi tanto.

Artan ha detto...

E comunque, se tu decidi di fare in questo modo, non sono affatto d'accordo con chi dice che ti ridurresti a 4 gatti. Per come sono fatti gli italiani, avresti il doppio di visite da parte di gente che ti chiederebbe ma come ti permetti, ma chi ti credi di essere. E, secondo me, molti si abbonerebbero soltanto per avere più materiale su cui sputare :D

Ultimus! ha detto...

@Artan
AHAHAH!
Non so, pagare per sputare, mi sembra troppo quando puoi farlo dal cavalcavia, proprio per gli italiani che c'hanno pure inventato il lancio dei sassi.

leo ha detto...

Ecco i miei dieci euro!:)

leo ha detto...

Scusa Rrobe, ho postato senza leggere tutti i commenti, e ora compare sotto la cosa del "pagare per sputare sopra quello che scrivi"..ovviamente il fatto che io pagherei per leggere il tuo blog NON E' legato alle considerazioni sopra!!

V.M. ha detto...

Una soluzione potrebbe essere quella di rendere a pagamento i soli commenti.
Il lettore potrebbe scegliere fra l'abbonarsi al blog, pagando una quota fissa annuale per commentare liberamente ogni post; oppure pagare un "obolo" per scrivere un singolo commento.
Ovviamente per incentivare i lettori a scrivere il più possibile, RRobe dovrebbe sforzarsi di rispondere quasi a tutti i commenti, magari anche alimentando qualche buon flame.

Unknown ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Nemolo ha detto...

Questa domanda mi richiama anche al concetto (letto da qualche parte non so dove) "se non paghi, sei tu il prodotto" insomma, non pagando per leggere il blog, sono oggetto di pubblicità, ed è quello che ti tiene online e mi permette di leggerti. In ogni caso, il blogger è dipendente in buona misura dagli utenti, che pagando un fisso, o cliccando sugli annunci pubblicitari, finiscono per avere un valore.
Vedete un senso o sembro delirante?

Jules ha detto...

Ci ho pensato su qualche giorno.
In questo momento, causa contigenze varie, sono ritornato precario, quindi avrei qualche perplessità ad abbonarmi/pagare , anche solo per 10 euro, ad un blog.

Roberto Mauro ha detto...

È un modello sano quanto pericoloso.

Nel tuo caso specifico (posto che il post fosse finalizzato a sondare gli animi rispetto ad una tua svolta in abbonamento) penso che per una buona riuscita dell'operazione avresti dovuto prima offrire dei contenuti di livello premium e poi toglierli all'utenza con una richiesta di sottoscrizione (modello Sullivan o spacciatore).

Una prima soluzione alternativa (e che secondo me potrebbe avere successo) è lasciare free tutto la tipologia di contenuti attuale e incuriosire l'utenza con l'offerta di contenuti "premium" aggiuntivi.

Va considerato che al momento non hai pubblicità sul blog (esclusi forse gli articoli in cui pubblicizzi un prodotto con un ritorno personale, che immagino esistano) per cui la spesa non può essere giustificata dalla rimozione di advertising, al massimo con l'impegno necessario a produrre i contenuti per l'utenza premium e qui mi chiedo:"Ma hai davvero il tempo per produrre in maniera continuativa materiale parallelo all'attività attuale del blog?"

Un altro modello che potrebbe supportare il blog senza richiedere maggior impegno è la formula dell'abbonamento a vita con singolo pagamento (come fatto ad esempio da http://www.vladstudio.com/premium/ )

Se la tua idea invece è classificare come premium parte dei contenuti già presenti (per lo più recensioni, opinioni e update sulla tua attività da fumettista) e richiedere una sottoscrizione in abbonamento per quelli, penso sia un suicidio.

Lowfi ha detto...

Che pochi se lo possono permettere, e rischiano come sempre di essere ignorati per quelli che postano gratis.

Mirco ha detto...

Secondo me questo blog deve essere gratuito. Cioè, con questo blog tu vendi i tuoi prodotti fisici e credo che il modello che dovresti seguire è questo. Se lo metti a pagamento pereresti anche potenziali acquirenti di fumetti probabilmente.
In pratica regali le tue opinioni in cambio ti compriamo i fumetti.

Io la donazione a wikipedia non la farò mai perché hanno copiato la biografia su Sclavi che ho scritto circa 10 anni fa per cravenroad7.it e hanno tolto il link di riferimento. Sono stato il primo a mettere online una biografia completa di Sclavi in rete. Non critico il sistema di condivisione delle informazioni, ma chi lo gestisce è un idiota si merita un dito medio

fabio lucca ha detto...

Salve, volevo effettuare donazioni paypal in suo onore,
ma pro problemi col browser , il link si blocca.

Può mandarmi richieste di pagamento paypal giornaliere da 1 a 5€ alla mail antorg86@live.it

e pago le sue richieste.