22.3.13

Gears of War - Judgment - la recensione


Per una volta mi è arrivato un gioco in anteprima, dandomi il tempo utile per provarlo e farne una recensione entra la data di uscita, che sarebbe oggi.
Peccato che, sul gioco in questione, ci sia davvero poco da da dire.
Quarto capitolo della serie Gears of War, questo Judgment è un prequel della storia della trilogia originale che ci racconta come sono andate le cose quando un popolo di mostri schifosi ha pensato bene di emergere dalla terra e sopprimere la razza umana.
A differenza dei primi tre capitoli, qui non seguiremo le vicende di quel damerino di Marcus Fenix e di Dom, la sua spalla di colore per nulla stereotipata, ma  verremo messi nei panni dell'unico personaggio di tutta la serie in grado di apparire ancora più imbarazzantemente pacchiano dei suoi protagonisti orginali, Damon Baird che, se ve lo state chiedendo, è proprio il biondino con gli occhialini luminosi che ogni tanto appariva nei primi tre Gears, quello che, quando lo vedevate, vi veniva sempre da chiedervi: ma come può essere che non si siano resi conto di quanto è ridicolo questo personaggio?
Ecco, a lui lo hanno fatto protagonista di questo sequel.
Che se avessero fatto uno spin-off sulla sfigatissima famiglia Carmine, io avrei apprezzato di più.

Comunque sia, il fatto che il biondo scartato dai provini di un qualsiasi Final Fantasy sia il protagonista del gioco, non è l'unica novità di questo quarto capitolo.
La cosa davvero diversa è che, rispetto ai capitoli precedenti, il gioco non è più realizzato direttamente da quelli di Epic ma dai tipi loro studio associato polacco People Can Fly, autori del divertente (e sottovalutato), Bulletstorm (e del mai dimenticato Painkiller).
Cosa ha comportato questo in termini di realizzazione?
Poco e molto.
Poco perché, a conti fatti, questo Judgment è niente più che un more of the same di quanto già visto nella serie (e questo è il difetto maggiore del titolo).
Molto perché lo stile dinamico dei People Can Fly ha avuto un'influenza rilevante sulle meccaniche di gioco che, pur rimanendo fedeli a quanto visto fino a questo momento, ne sono uscite rivitalizzate.
Ma andiamo con ordine.
La prima cosa che balza agli occhi una volta fatto partire il gioco è la grande pulizia dell'aspetto visivo e l'assoluta solidità e fluidità di tutto il comparto tecnico.
In termini di spettacolo e visionarietà, questo è sicuramente il capitolo più povero della serie ma, di contro, è anche quello con uno stile visivo più definito, quello più fluido e quello più dinamico.
Intervenendo in maniera non invasiva ma concreta su alcuni aspetti quali la mobilità dei personaggi e i loro tempi di reazione, il nuovo studio ha iniettato nel gioco un nuovo dinamismo che permette al titolo di slegarsi, almeno un pochettino, dalle solite meccaniche "spara e copriti" che sono state il marchio di fabbrica della serie, rendendo ogni scontro decisamente più vario e, come avrebbero detto sulle pagine di Zzap!, compulsivo.
Il problema del gioco sta però nel fatto che è proprio la meccanica di fondo che, arrivati al quarto capitolo, mostra palesemente la corda.
Di fatto, Gears è sempre stato questo:

- Si cammina per un corridoio (più o meno lungo) dove, di solito, non succede nulla e i personaggi snocciolano battute irritanti

- Si arriva in una scatola (più o meno mascherata), dove i nemici arrivano a ondate successive.

- Si uccidono tutte le ondate di nemici.

- Si cammina per un corridoio (più o meno lungo) dove, di solito, non succede nulla e i personaggi snocciolano battute irritanti.


Il tutto ripetuto per sei-otto ore di gioco e intervallato da sequenze (mai particolarmente riuscite) su binari o a bordo di qualche veicolo.
Ora, quando è arrivato il primo Gears questa struttura passava in secondo piano perché il sistema di combattimento era così innovativo e divertente, che la reiterazione degli scontri era un piacere.
Il secondo capitolo ha alzato talmente tanto il livello complessivo degli asset che lo giocavi anche solo per vedere cosa quelli di Epic si erano inventati sotto il punto di vista visivo. E comunque, il perfezionamento delle meccaniche di combattimento rendeva gli scontri ancora interessanti.
Il terzo capitolo lo portavi a compimento perché, per quanto la trama fosse brutta e confusionaria, ormai volevi sapere come andava a finire.
Ma perché giocarsi questo quarto capitolo quando non offre realmente nulla di nuovo e, anzi, reitera fino alla nausea lo stesso schema?
Non ho una buona risposta a questa domanda, lo ammetto.
Poi sia chiaro: quelli di People Can Fly ci hanno provato ad aggiungere elementi in grado di spezzare la monotonia (inserendo, per esempio, delle sottomissioni attivabili nel corso della campagna principale e caratterizzate da tutta una serie di limitazioni e obiettivi specifici da raggiungere) ma, di fatto, il gioco resta il solito shooter in terza persona, tutto giocato sul piano orizzontale, e ormai piuttosto legnosetto.
Aggiungiamoci che la storia ha lo stesso livello qualitativo dei capitoli precedenti (quindi pessima) ma, in più, racconta solo elementi di contorno della trama principale, e capirete come la campagna sigle player del gioco non mi abbia esaltato.

Decisamente meglio, invece, il lato multiplayer.
Il maggiore dinamismo dei personaggi e una minore rilevanza delle coperture cambia in maniera abbastanza radicale lo svolgersi delle partite che ora sono davvero una allegra festa di sangue e violenza digitale da giocare con il Lancer in resta e alla carica (inutile dire che chi amava uno stile di gioco più ragionato e tattico, sarà penalizzato).
Certo, il 95% delle mappe continua a proporre soluzioni di gioco tutte basate su un unico piano orizzontale (giuro che durante certe partite mi è sembrato di essere tornato a giocare a una versione più lenta di Doom) e che questo (per me) è da sempre un difetto enorme della serie, ma di fatto, se siete tra quelli che hanno amato il multi dei capitoli precedenti, credo che amerete anche questo. Forse pure di più.

Per concludere, mi tocca rifarmi a uno dei giudizi più logori e abusati nell'ambito delle recensioni videoludiche: avete amato alla follia i primi tre capitoli della serie di Gears of War? Allora vi piacerà anche questo. Dopo i primi tre capitoli siete stufi dello stile di gioco della serie Epic? E allora state alla larga da questa quarta iterazione.



4 commenti:

Avion ha detto...

Curioso, Baird invece è sempre stato il mio personaggio preferito perché era l'unico un po' umano. Nel senso che tutti erano eroi di guerra "yo yo fratelli di sangue andiamo a spaccargli il culo", mentre lui era l'unico che si lamentava della fatica, che non voleva infilarsi nei gineprai, eccetera.

btw lode ad Amazon che mi ha fatto arrivare il gioco già oggi quando credevo di dover aspettare la prossima settimana.

Irina ha detto...

Con voi ometti, se non è questione di pistolino (vostro), lo è di pistoloni (altrui).

stefano.passeri ha detto...

"Peccato che, sul gioco in questione, ci sia davvero poco da da dire"

E meno male che c'era poco da dire...se c'era da dire tanto, stavamo leggendo fino a domani mattina qui!!!

Irina ha detto...

E sai che palle!