8.3.13

Il Grande e Potente Oz - la recensione -


Fatto N. 1
La merce più preziosa dell'intrattenimento sono le proprietà intellettuali.
E' sempre stato così ma oggi è ancora più chiaro, rilevante ed evidente.
I personaggi sono più forti delle personalità che li creano e sostengono, presso il grande pubblico.
I personaggi non chiedono aumenti.
I personaggi non ti abbandonano.
I personaggi vivono per sempre e puoi usarli quando vuoi.

Fatto N.2
Non c'è niente di più difficile che lanciare una nuova proprietà intellettuale di successo.
Il grande pubblico, inteso come pubblico planetario, è infinitamente diverso e praticamente impossibile da inquadrare. L'unico modo per pianificare e lanciare una nuova proprietà intellettuale in tutto il pianeta è produrla e promuoverla con un devastante impiego di mezzi e energie.
I fenomeni nascono da soli, vengono dal basso e sono visti dalle major come miracoli, eccezioni o la manna dal cielo. Ma nessuno prevede i miracoli e le major hanno bisogno di pianificare i loro successi. Quindi, devono creare artificialmente i fenomeni. E farlo, costa un sacco di soldi.

Fatto N.3
I soldi non ci sono. C'è la crisi. Non si rischia niente che del domani non c'è certezza.
Ma la macchina dell'intrattenimento deve essere alimentata. E allora, si gioca sul sicuro.
I soldi si spendono per comprare proprietà intellettuali già esistenti, già rodate, già conosciute a livello planetario.
Oppure, per investire su proprietà intellettuali note gratuite, come quelle non più protette dal diritto d'autore.


E veniamo a Il Grande e Potente Oz.
Film marchiato Disney. Quella del topo.
Prodotto da Joe Roth. Quello di Alice in Wonderland di Tim Burton e di Biancaneve e il Cacciatore.
Diretto da Sam Raimi. Quello de La Casa, La Casa II, L'Armata delle Tenebre, Darkman, Pronti a Morire, Hercules, Xena, Soldi Sporchi, Spider-Man, Spider-Man 2 e altra roba molto meno interessante, quando non proprio brutta.
Interpretato da James Franco (uello di 127 Ore, tra gli altri), Rachel Weisz (quella de quel meraviglioso culo che si vede a un certo punto ne Il Nemico Alle Porte), Mila Kunis (quella del ma quanto è bono il Cigno Nero?) e Michelle Wiliams (quella de ma la bionda di Dawson Creek non era morta?).
Il film si basa sulle opere di L. Frank Baum e, ancora di più, sul film Il Mago di Oz, capolavoro del '39 a opera Victor Fleming (e di un sacco di altra gente), di cui la pellicola di Raimi vorrebbe essere il prequel.
Ora, confronti impossibili a parte, c'è da dire che questo nuovo Oz non è malvagio.
Si apre benissimo, con un lungo prologo in bianco e nero in cui la stereoscopia è sfruttata meravigliosamente. E si chiude quasi altrettanto bene, con un terzo atto pieno di ritmo e di tocchi alla Raimi.
In mezzo, c'è una lunga porzione piena di cose poco interessanti e momenti non riuscitissimi a cui si sopravvive solo grazie al fatto che sullo schermo ci sono sempre la Kunis, o la Weisz o la Williams e uno si può immaginre un bel porno saffico a base di sorelle incestuose e il film scorre che è una bellezza.
Per il resto, effetti speciali a tratti davvero belli e convincenti, una direzione artistica generalmente ispirata, un Danny Elfman alle musiche che riesce a servire degnamente la pellicola senza strafare, delle prove attoriali molto buone e qualche battuta divertente, fanno in modo che Raimi il film se lo porti a casa con maggiore dignità di quanto ci si potesse aspettare.
Nel complesso, il film è un 8 (la prima parte), un 5 (la porzione centrale) e un 7 (il terzo atto).
Diamogli un sette meno meno e non pensiamoci più.

Ah, per chi come me fosse interessato alla cosa: la storia del film, più che Oz, è un remake non accreditato dell'Armata delle Tenebre.
Giuro.