10.4.13

Californication - sesta stagione -


Facciamo una doverosa promessa:
Californication è finito con la quarta stagione.
In quell'arco di episodi, tutto era stato portato a compimento. Hank aveva risolto il suo rapporto con sé stesso e con la sua natura, lasciandosi alle spalle quello che era, Karen aveva trovato una sua strada indipendente,  lo sgorbio  la figlia aveva iniziato una sua vita adulta, Charlie si era umiliato come e più del solito e Marcie scopava con Stu.
Se la serie fosse stata interrotta in quel momento, con Hank diretto verso il tramonto, io non avrei avuto di che lamentarmi.
Ma Californication è una serie di buon successo e quindi, alla quarta stagione, ne è seguita una quinta, sbagliata tutti i punti di vista.
Hank è stato riportato al punto iniziale, Karen ha ricominciato a fare il tira e molla sentimentale, lo sgorbio  la figlia si è messa a scopare con uno scrittore wannabe, il rock è stato sostituito con il rap, e molto di quello che era buono e giusto è stato dimenticato.
C'è da dire che il finale non era malvagio e che apriva la strada a una possibile svolta.
Che questa sesta stagione, puntualmente, disattende.
Hank finisce in rehab e nei primi episodio viene fatto credere allo spettatore che la stagione si concentrerà su questo. E non sarebbe neanche una cattiva idea visto che un'ambientazione chiusa, con nuovi personaggi e Hank in una situazione inedita, potrebbe essere proprio quello che ci vuole per uscire dai meccanismi sclerotizzati della serie.
E, invece no.
Moody dal rehab ci esce subito (che ti viene da chiederti perché ci abbiano sprecato un paio di episodi su questa cosa visto che, in termini di storia, non ha praticamente peso alcuno) e ricomincia il solito teatrino.
Il solito amore impossibile con Karen, i soliti eccessi di sesso, droga e rock (e questo è un bene perché quello è l'elemento ideale in cui si muove Hank Moody), i soliti luoghi comuni sulla scrittura, il solito Charlie Runkle che viene umiliato nelle maniere più disparate.
L'unica novità reale della serie è che, una volta che gli sceneggiatori hanno capito che tutto quello che si aveva da dire lo si era già detto (spesso anche bene), tanto valeva lasciarsi andare e sprofondare nel più puro delirio.
La sesta stagione di Californication butta via la bussola narrativa e viaggia a vista, fregandosene di qualsiasi cosa, arrivando davvero (e forse, per la prima volta) a somigliare alle cose più scombinate di quel vecchio impenitente puttaniere alcolizzato di zio Bukowski.
Un successo, quindi?
Assolutamente, no.
Un disastro, semmai.
Ma un disastro fortemente cercato e voluto.
Un disastro meta-narrativo in cui la deriva tematica viene messa in scena attraverso una deriva artistica e produttiva.
Non è un caso che la band che meglio incarna lo spirito della serie (e che dalla serie è citata frequentemente) sono quei masters of disaster dei Motley Crue, il gruppo musicale che, più di ogni altro, ha trasformato in opera il loro stile di vita. Nel bene e (soprattutto) nel male, ovviamente.

E questa, grossomodo, è l'unica ragione reale per cui valga la pena di vedere questa sesta stagione di Californication. 

A no, ce ne sono altre due.


- Il culo di Maggie Grace (che dai tempi di Lost ha guadagnato mille punti in termini di fascino e almeno cento in termini di capacità attoriali).



- Tim Minchin. Che, senza farci troppo caso, si prende sulle spalle il peso dell'intera stagione.

Oltretutto, i due interpretano gli unici personaggi davvero belli e interessanti visti negli ultimi ventiquattro episodi e il fatto che non si sia voluto insistere su di loro dimostra che, di fondo, non c'è alcuna voglia di cambiare nulla nello status quo della serie.
E questo è davvero un peccato, anche perché, ormai, a me Karen sta sulle palle e non me ne frega più nulla se Hank la riconquisterà o meno.

Infine, un piccolo bonus: Tim Minchin che canta una canzone che voglio dedicare a certa gente simpatica che mi capita di leggere su Internet.




10 commenti:

Officina Infernale ha detto...

...pure a me karen ha iniziato a stare sulle palle, poi una roba che mi ha lasciato perplesso, lui va in senso di colpa per la tipa in coma, si distrugge e dopo passa tutto con una scopata e un po di coca...e tutto ricomincia as usual...concordo appieno...

Slum King ha detto...

Figa pochissima, per fortuna che c'era il culo di Maggie Grace, Tim Michin santo subito, che risate con Charlie. Stop.
Si guarda più per inerzia e affetto che per altro.

Francesco Asaro ha detto...

Sono d'accordo con te. Californication, dopo Breaking Bad, era la mia serie preferita ma questa sesta stagione si guarda a fatica.
Questo dimostra ancora una volta che i produttori non devono interferire col lavoro degli sceneggiatori.

Maria Rosaria ha detto...

Lunga vita a Hank.
Lunga vita a Runkle.
E 'sti cavoli del resto.

mymo ha detto...

D'accordo in tutto e per tutto sulla sesta serie.

La quinta serie, invece, a me era piaciuta. E non tanto perché non vi ritrovi i difetti che menzioni, ma piuttosto perché per la prima volta la serie è totalmente a briglie sciolte, un puro concentrato di divagazione cazzeggiona.

La sesta procede sullo stesso filone, ma spinge troppo sull'acceleratore, soprattutto sul lato della blasfemia (sono l'unico non credente a cui da fastidio quando è totalmente gratuita?). E, sinceramente, ho mal sopportato altri 12 episodi di nulla, quando oramai tutti i protagonisti sono diventati troppo imbolsiti, troppo 'anta e ripetitivi per recitare in maniera genuina la parte dei cazzari.

ivanhawk ha detto...

Comunque Faith a Atiicus (credo) escono di scena perché dovevano essere protagonisti di uno spinoff che poi Showtime ha abortito.

Mario De Roma ha detto...

Oramai questa è una miniserie di recensioni di serie: "Asso recensisce serie tv che hanno saltato lo squalo"

RRobe ha detto...

Tipo?
Perché di GoT parlo bene e non ho parlato di molte altre serie, recentemente.

Castellucci Ivan ha detto...

Finalmente qualcuno che lo scandisce ad alta voce, la puntata finale della quarta stagione di Californication era un fottuto capolavoro e doveva essere la vera fine.
Hank che si rivedeva negli attori, Hank che entrava con la sua macchina nel cartellone pubblicitario e poi via, verso l'orizzonte on the road con i rolling di sottofondo... era poesia.

YTSEJAM74 ha detto...

La quinta stagione mi ha strappato grasse risate, ma è piaciuta solo a me ? La puntata con la macchina della polizia, quella con la spogliarellista, un finale fantastico con il sogno nel bar con Ashby che ... "Benvenuto nel luogo dove il tempo va in frantumi
dove whisky e vodka scorrono a fiumi
il fegato non brucia il cuore non duole
e tu puoi fottere finchè il tuo cazzo vuole"