7.5.13

Le Streghe di Salem (The Lord of Salem) - la recensione -


Scrivo questo pezzo fuori tempo massimo perché l'ho rimandato all'infinito, sapendo bene che sarebbe stato complicato.
Perché Lord of Salem non è un film riuscito e non è nemmeno un film sbagliato ma bello.
E' un film sbagliato e basta.
Che a me è piaciuto un sacco. E cercare di spiegare perché sarà una faticaccia.
Ma perché darmi tutto questo cruccio per un film minore dalla diffusione limitata?
Perché è diretto da Rob Zombie, uno dei pochi registi horror degli ultimi dieci anni che sembrava avere qualcosa da dire. E perché c'è quella dea di sua moglie come protagonista.

Ora, chiariamoci: Rob Zombie non è un genio, ma qualche freccia al suo arco ce l'ha.
In particolare, è bravo a intercettare le tendenze e a declinarle secondo la sua estetica.
Lo ha sempre fatto con la musica, mettendo a segno una felice commistione tra hard rock, industrial, doom, heavy metal e elettronica, cavalcando e affiancando tutta l'ondata nata da Marylin Manson e Nine Inch Nails e gli è venuto bene anche con il cinema.
Almeno per qualche tempo.
Perché al suo esordio alla regia nel 2003, Zombie è un regista che sa dove sta il suo asciugamano, per dirla con le parole di Douglas Adams.
Il suo primo film, House of 1000 Corpses (la Casa dei 1000 corpi da noi), è una rilettura psicotronica, blasmefa, post-modernista del classico di Tobe Hopper, Texas Chainsaw Massacre.
E' un film furbetto, facile, per molti versi anche moltovisto, nobilitato però da tonnellate di gusto e stile. E, soprattutto, è un film pienamente nel suo tempo.

Passano due anni e Zombie ci riprova.
Il mondo dell'horror è percorso dalla moda del torture porn e di un rinnovato interesse verso il genere rape & revenge degli anni '70.
Zombie fiuta il cambiamento nell'aria e confeziona il suo capolavoro: The Devil's Reject (La Casa del Diavolo, da noi).
Il film è una lunga e crepuscolare cavalcata criminale che rimanda a opere come I Spit on Your Grave   e Straw Dogs ma che, sopratutto, ha un debito grosso come una casa sempre con Sam Peckinpah e il suo Mucchio Selvaggio. Per me è un piccolo capolavoro e questo è quanto.

I due film successivi sono mezzi passi falsi.
Hollywood capisce che Zombie è effettivamente un regista capace e cerca di inglobarlo in quel gigantesco meccanismo che tutto mangia, tutto digerisce e tutto trasforma in escremento.
L'Halloween di Rob Zombie è sicuramente il meno peggio dei molti remake fatti dai film di Carpenter ma questo non lo trasforma in un buon film in senso assoluto. Ci sono alcune cose molto carine ed è girato con un mestiere evidente. Ma lo stile di Zombie diventa  più anonimo e il film è dimenticabile.
Le cose vanno meglio e peggio con il seguito.
Meglio perché il film è decisamente più personale.
Peggio perché Zombie non è in grandissima forma.
Il risultato è un film  bello-brutto che sfiora più spesso il ridicolo che il sublime.

Passano tre anni e Zombie torna a girare un film personale.
Ora, in Italia non ce ne siamo ancora accorti perché siamo la provincia della provincia ma, mentre da noi parliamo ancora di hipster e ritorno delle mode anni '80, nel resto del mondo è  tutta l'estetica e la musica legata al satanismo che sta andando fortissimo.
Artisti come Justin Bartlett, Florian Bertmer, Scarful, lo splendido libro fotografico True Norwegian Black Metal,  band musicali come gli Orchid o Uncle Acid e, nel cinema, un gioiello come The House of the Devil di Ti West, hanno rilanciato le atmosfere tipiche del satanic-panic e di film come Rosemary's Baby e Omen. 
Il diavolo è tornato a essere figo, insomma.
E Zombie, che come dicevamo le tendenze le sa intercettare (le tendenze, non le mode, che quelle son buoni tutti) si è detto: "Pur'io, prima che arrivi un Eli Roth qualsiasi e sia troppo tardi!"
E quindi, ecco Lord of Salem.
Che è un film che gioca a mostrare tutti i suoi rimandi a Roman Polanski e Stanley Kubrick ma che cela (godendo del fatto che il film non lo ha visto quasi nessuno) il suo debito enorme con il già citato The House of the Devil di Ti West.
Ora, il film di West è rigoroso, asciutto, minimale e folle nella sua smania di apparire come una pellicola girata nei primi anni '80. West con quel film ha fatto il suo capolavoro e poi non è più stato in grado di esprimersi nemmeno alla metà di quel livello.
Adesso, non è che Zombie possa arrivare fresco, fresco e sperare di replicarlo.
Più che altro perché gli manca quella ossessione maniacale da nerd che caratterizza West.
Zombie è una rockstar e le rockstar, per quanto possano voler dimostrare di saper fare le cose a modino e con tutto il rigore necessario, alla fine voglioni l'esaltazione del pubblico perché dell'algido apprezzamento tutto cerebrale non sanno che farsene.

Quindi, Lord of Salem è un film che vorrebbe essere austero e giocato tutto sulla tensione.
Ma poi ci sono i mostri nascosti negli angoli a fare "bu" allo spettatore, come il peggiore dei film j-horror.
E' un film che vorrebbe essere asciutto e sobrio.
Ma poi non resiste alla tentazione di mostrare quello che non andrebbe mai mostrato, dando sfogo alle pulsioni estetiche più pacchiane (e divertenti) del regista.
E' un film che non vorrebbe essere facile.
Ma c'è il culo di Sheri Moon Zombie sempre in bella vista.
E' un film che vorrebbe essere grave, solenne e cupo.
Ma si risolve come una pellicola noiosa e, a tratti, involontariamente comica.
E' un film che vorrebbe essere solido.
Ma ha una sceneggiatura ballerina e il metaforone talmente marchiano da risultare stucchevole.

E, nonostante tutto questo, mi è piaciuto.
Perché più degli ultimi due Halloween è senza ombra di dubbio un film di Rob Zombie.
Più nel male che nel bene, sia chiaro.
Più negli eccessi scomposti che nella forma ricercata.
Più nella mancanza di una maturità contenutistica e formale che nella potenza della visione.
Più, insomma, per tutto quello che non ha permesso a Zombie di essere davvero un grande piuttosto che per le sue qualità.
Ma, perlomeno, è un film personale.
Sbagliato. Brutto. Noioso.
Ma anche coraggioso, privo di compromessi, privo di ironia (e questo, nell'horror, è un bene di questi tempi ), offensivamente serio e capace di suscitare sensazioni forti (anche negative).

Un film di un autore, non di un pupazzo senz'anima, chiamato a girare un horror da supermercato.
E sì, se lo vedrete, probabilmente vi farà incazzare.
Ma per me è un buon segno.

Qui sotto, un galleria di disegni dedicati al film.
Non tutti i fumettisti che ho portato a vederlo mi hanno ringraziato, lo ammetto :D







ancora Valerio Nizi



questa è mia.



7 commenti:

Deimos ha detto...

"E' un film sbagliato e basta.
Che a me è piaciuto un sacco. E cercare di spiegare perché sarà una faticaccia."

La stessa faticaccia che ho fatto anche io all'uscita dal cinema discutendone con gli amici che me lo hanno visto come una grandissima cagata.

Nicolò ha detto...

mi sembra solo un poco ingiusto la tua analisi sul Rob Zombie musicista: perché se è vero che da solista si è inserito (tanto furbescamente quanto originalmente) nel filone dei veri NIN e Manson, bisogna anche sottolineare che quel filone (e quell'immaginario) lui lo aveva forgiato con i White Zombie.
il film probabilmente lo vedrò in dvd, ma la tua recensione mi fa ben sperare.

Matteo ha detto...

D'accordissimo per La Casa del Diavolo, che è il capolavoro dell'orrore disumano del regista (umano, forse).
E d'accordo anche, più o meno, su tutto il resto.
Se il prossimo film di Zombie sarà un mix fra il visionario di Salem e la brutalità allucinata della Casa del Diavolo, a quel punto avremo l'horror del secolo.

Tommaso ha detto...

Dalle premesse in altri post pensavo ti fosse piaciuto di più.
Dico la mia riciclando senza vergogna un post in un forum, dove sostanzialmente scivo le tue stesse cose con un po' più di entusiasmo generale...

Il signor Zombie non è il genio che salverà il cinema, ma un tizio che fa le cose come andrebbero sempre fatte, quando vanno fatte e come gli va di farle.
Non è un ribelle all'interno del sistema alla Carpenter, non ne ha l'alterità e il rigore morale, ma è un genuino buzzurro, abbastanza furbo da finire nel giro di quelli che fanno cinema, ma "fregato" (questo non potrà che essere il suo secondo mega-flop consecutivo) dal suo entusiasmo, dalla sincerità con cui omaggia il cinema che adora, dalla sconsiderata voglia di filmare solo le cose che davvero lo interessano.

Ha iniziato girando un caleidoscopio marcio e malsano in un periodo in cui tutti giravano horror di plastica.
Poi ha preso l’horror come scusa per girare un road movie polveroso e disperato come non se ne vedevano da secoli. Burino, come sinceramente burino è tutto il suo cinema. Compreso il finalone con Free Bird, che è una cazzatona, ma che ha dimostrato quanta intensità può starci in una cazzatona.
Poi ok, ha fatto il compromesso e ha girato l'onesto remake di un classico, che se fossero tutti così i remake non starei a farmi venire il fegato marcio ogni volta che ne annunciano uno.
Poi ha preso tutte, ma proprio tutte le idee che non gli lasciavano fare (ma a cui lui teneva sul serio) e ne ha fatto un falò in un cartone animato di abissale stupidità, che conteneva tutte quelle cose di abissale stupidità che rendono la vita degna di essere vissuta... il culo di sua moglie, soprattutto, magnifico persino disegnato, anche perché non c'è differenza.
Poi ha girato il sequel del remake, ha mandato a fare in culo i compromessi e novello buzzurro surrealista ha fatto esplodere una cazzo di pietosa serie che da 35 anni vampirizza quell’unico capolavoro di 35 anni fa. E i tanti che si sono lamentati si meriteranno il prossimo capitolo diretto dal tizio di “San Valentino di sangue”.

E infine eccolo ancora tra noi, tutto contentone di immergersi in una giostra priva di gusto e confini, incurante di qualsiasi pubblico, un delirio pop molto moderno, ma basato tutto sulle suggestioni di un cinema ormai perduto, anche se magari ipocritamente celebrato. Lo "scandalo" è che stavolta non guarda alla solita serie B da drive-in, ma alla serie A di Polanski, Lynch, Friedkin, Roeg, Russell, dell'Argento che fu e persino di Kubrick. E il gioco si inverte: non un cinico autore moderno che si diverte a riabilitare la spazzatura di un tempo, ma l'ultimo degli entusiasti che trascina nel suo allegro inferno metallaro il cinema dei Grandi Autori.
Occhio però, che nelle loro epoche anche film come "Rosemary's Baby", "L'esorcista" e "Don't Look Now" erano accusati di essere dei prodotti di cattivo gusto ed esempi deteriori di un'estetica kitsch (tra l'altro in casi come quello di Ken Russel avevano pure ragione, per quanto mi riguarda).

Marco Grande Arbitro Giorgio ha detto...

il cinema di Rob Zombie: o lo ami o lo odi. In questo caso: lo amo assai!

Drigo ha detto...

Visto, mi è piaciuto e non poco.

Inoltre, prima di questo, non avevo mai visto un uso così coraggioso e calzante della musica dei Velvet Underground.

https://www.youtube.com/watch?v=JuR7BSzGEqI

Drigo ha detto...

Ah una velocissima aggiunta. Il primo film del nostro sembrava veramente un film anni 70, in tutto e per tutto.

Qui a proposito di hipster e merdine varie, un po' si è fatto influenzare:

- Bicicletta del tipo.
- Maglione di lei.
- Tipo di occhiali da vista
- I Vinili

Questo ovviamente non ne fa un modaiolo.